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"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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MISSIONE VITA, PAOLO NESPOLI PRONTO AL SUO TERZO VOLO NELLO SPAZIO

A bordo un equipaggio internazionale composto dal Comandante della Soyuz, il cosmonauta russo Sergey Nikolayevich Ryazansky, l’astronauta NASA Randolph James “Randy” Bresniked il nostro veterano dello spazio, l’astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea, Paolo Nespoli. I tre raggiungeranno l’avamposto umano nello spazio, dove si trovano già Fyodor Yurchikhin, Jack Fischer e Peggy Whitson, completando l’equipaggio composto da sei persone di Spedizione 52.

Per Paolo si tratta del suo terzo volo nello spazio, il secondo con una missione di lunga durata. L’astronauta Paolo Nespoli è nato a Milano lo stesso anno in cui lo Sputnik segnava l’inizio della corsa allo spazio. Al termine degli studi in aeronautica ed astronautica, Paolo è entrato a far parte al Centro Astronauti Europeo dell’ESA a Colonia, in Germania, ed ha contribuito alla creazione degli impegnativi programmi di formazione. Uomo d’azione con una mente da ingegnere, Paolo ha applicato tre volte per entrare a far parte del corpo astronauti. La sua testardaggine e la sua preparazione lo hanno infine ripagato: nel 1998 diventa astronauta dell’ESA. Paolo ha trascorso 174 giorni sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con le missioni Esperia (a bordo della navetta spaziale Discovery) e MagISStra, rispettivamente, nel 2007 e nel 2010.

Questa missione durerà complessivamente poco più di quattro mesi ed il rientro sulla Terra è previsto nel novembre di quest’anno.

Con i suoi 60 anni compiuti ad aprile, Paolo, il più ‘diversamente giovane’ astronauta che abbia mai volato per l’ESA, ha ancora voglia di rimettersi in gioco ed a lui l’ASI ha affidato la missione VITA con i suoi molti esperimenti, il terzo volo italiano di lunga durata sulla ISS dopo quelli di Luca Parmitano del 2013 (Volare) e quello di Samantha Cristoforetti nel 2014 (Futura).

E il 28 luglio, diretta in italiano con Astronauticast!

 

L’acronimo VITA sta per Vitalità, Innovazione, Tecnologia ed Abilità ed è stato scelto dall’Agenzia Spaziale Italiana, ASI, che fornisce la missione attraverso un accordo bilaterale con la NASA. Il significato italiano della parola “vita” riflette gli esperimenti che Paolo eseguirà e la nozione filosofica del vivere nello spazio – uno dei posti più inospitali per l’uomo. Il logo della missione è stato sviluppato dall’ESA insieme ad ASI ed a Paolo. Tre elementi si distinguono: un filamento di DNA come simbolo della vita e della scienza, un libro come simbolo della cultura e dell’istruzione, e la Terra come simbolo dell’umanità.

Il vasto programma scientifico della missione Vita comprende esperimenti di biologia, fisiologia umana nonché monitoraggio dell’ambiente spaziale, scienza dei materiali e dimostrazioni tecnologiche. Tutti gli esperimenti utilizzano il laboratorio “fuori da questo mondo” – (compreso il laboratorio europeo Columbus) per migliorare la vita sulla Terra o per prepararsi per future esplorazioni abitate del nostro Sistema Solare.

Quando non impegnato in esperimenti scientifici, Paolo lavorerà con i colleghi alla manutenzione della Stazione Spaziale e per mantenere l’avamposto in orbita in ordine per l’equipaggio di sei. La singolare casa di Paolo gli permetterà di ispirare la prossima generazione di ingegneri e scienziati in quanto condividerà il suo viaggio con i giovani a Terra. Incoraggerà le nuove generazioni a mantenere attivo il cervello ed a seguire uno stile di vita sano con due sfide internazionali. Paolo sostiene Mission-X ‘Allenati come un Astronauta’, un programma di istruzione nel quale giovani studenti di oltre 25 Paesi portano avanti delle attività scientifiche ed imparano come rimanere in forma. Paolo è inoltre ambasciatore per la sfida europea Astro Pi Challenge, un’opportunità unica per gli studenti europei di far girare i propri codici sui mini computer, denominati Raspberry Pi, installati sulla Stazione.

 

Paolo Nespoli, assieme a Ryazansky e Bresnik durante la consueta cerimonia, in Piazza Rossa a Mosca, per portare i fiori sulla tomba di Yuri Gagarin. Crediti: NASA, Bill Ingalls

Nespoli è arrivato domenica 16 luglio al cosmodromo, dal quale nel 1961 decollò Yuri Gagarin, per trascorrere le ultime due settimane prima del lancio. Non saranno però giornate di riposo per l’equipaggio. Ripasso delle procedure soprattutto quelle di aggancio con la ISS, visite mediche e controllo delle tute e della capsula saranno le attività che attendono i tre cosmonauti. E poi ci sono le tradizioni da rispettare alle quali i russi tengono molto. Ci sarà da far visita all’albero piantato da Gagarin prima del suo volo. Ogni cosmonauta prima della sua missione pianta un piccolo albero e quindi Nespoli e Ryazansky, già veterani con i voli Soyuz, aiuteranno Bresnik a piantare il suo. Poi faranno visita alla piccola dacia dove il primo cosmonauta della storia ha dormito la notte prima del lancio.

Un po’ di svago è comunque previsto. Insieme all’equipaggio di riserva, arrivato poche ore con un altro aereo per motivi di sicurezza, ci saranno a disposizione tavoli da ping pong, biliardi e scacchiere. Giornate dense quindi per i tre navigatori spaziali, organizzate appositamente per tenere alto il morale e la concentrazione. Tutto questo in attesa del conto alla rovescia che li porterà oltre l’atmosfera del nostro pianeta. In occasione del volo Paolo ha ripreso a twittare con il suo accont: @Astro_paolo in modo da renderci ancora più partecipi di questa missione che siglerà anche la conclusione della sua decennale carriera di astronauta.

Fonti: ASI ESA Italia

 

L’IMPORTANZA DI ESSERE ZANZARE

Le zanzare sono l’ultima sfida della cinematica. Uno studio pubblicato su Nature e realizzato da scienziati del Royal Veterinary College e di Oxford ha mostrato come il volo dei mosquitos ha delle caratteristiche uniche nel mondo degli insetti. I movimenti principali delle ali sono tre: un flusso d’aria nel bordo posteriore, uno nella punta e una diffusa rotazione.

Le ali non solo nascondono una manovra peculiare, ma battono con una frequenza di circa 800 volte al secondo.

Noi abbiamo parlato dello studio con Simon Walker, coautore della ricerca e professore della facoltà di zoologia di Oxford: “ Il nostro lavoro ha rivelato due meccanismi aerodinamici nuovi utilizzati da zanzare, i flussi d’aria in rotazione e sul bordo di uscita, che sono basati su un avvicendamento dell’ala alla fine di ogni metà-battito”.

L’insetto riesce a produrre forze aerodinamiche che sostengono il suo peso sia sulla discesa che in salita, come ci ha spiegato Walker: “Solo con una temporizzazione molto precisa e attraverso il moto le zanzare riescono a sostenere i due passaggi”.

A rendere osservabili i meccanismi, ovvero il trascinamento rotazionale e la cattura della scia, sono state otto telecamere da 10.000 fotogrammi al secondo. Nel primo caso c’è, grazie al colpo d’ala, un movimento che spinge l’aria verso il basso creando una pressione, generando una conseguente spinta verso l’alto. Nel secondo meccanismo il bordo dell’ala usa la scia prodotta dal colpo d’ala precedente. Lo studioso di Oxford ha definito il lavoro tecnologico dietro lo studio come: “Una miscela di esperienza e hardware molto buoni”.

La sua conoscenza in un campo del genere è più che ampia: “Sto registrando la cinematica degli insetti da quasi 15 anni, ma la tecnologia è migliorata molto durante questo periodo”. L’illuminazione è sempre una delle grandi difficoltà ma i miglioramenti ai LED stanno contribuendo a risolvere parecchi problemi: “Sono infatti abbastanza potenti per le nostre esigenze – lo scienziato ha precisato- noi usiamo LED infrarossi perchè sono invisibili ad insetti e non influenzano il loro comportamento in volo”.

Tante telecamere servono poi a dare un’immagine migliore del volo, estrarre i movimenti non è affatto facile: “Le gambe lunghe e le antenne piumate spesso oscurano la vista delle ali”, con un gran numero di strumenti però tutte le immagini escono più dettagliate e niente è più nascosto alla vista degli scienziati.

La grande capacità delle zanzare è tutta nell’utilizzo del movimento dall’alto al basso che creano, autosostenendo il loro volo.

Il funzionamento delle ali della zanzare è estremamente delicato e misterioso: gli scienziati infatti non riescono ancora a determinare la ragione dietro questa strana e delicata aerodinamica.

Le zanzare, come abbiamo visto, nascondono una perla di biomeccanica nelle ali che è ancora tutta da scoprire.

Lo studio sarà fondamentale per aiutare lo sviluppo di nuovi velivoli che operano a scale simili a quelle degli insetti, come ha spiegato il ricercatore: “Qualsiasi cosa possiamo imparare dalle zanzare per aumentare l’efficienza e la produzione di forza aerodinamica sarà utile”, infatti tanti e nuovi strumenti potrebbero beneficiare della capacità di volo dei mosquitos.

In questi giorni anche l’olfatto di questi animali è stato sotto inchiesta: un team di ricercatori della  Vanderbilt University ha pubblicato uno studio basato su oltre 15 anni di studi, dove sono stati analizzati gli oltre 70 recettori secondari dell’olfatto delle zanzare, che permettono a questi insetti di diventare portatori di malattie letali. I recettori indicano la strada verso gli stagni dove deporre uova dopo un buon pasto a base di sangue umano.

Questo dimostra che non siamo solo noi a indagare su di loro ma anche loro, tramite il loro senso super sviluppato, riescono a rintracciarci e pungerci. Anche se il fattore di preferenza verso gli esseri umani rimane un mistero, forse dovremmo dare priorità alla ricerca su questi piccoli e importanti insetti. L’importanza di essere zanzare deriva da questo. È più di una consapevolezza, è un mantra della natura.
Gianluigi Marsibilio

 

INCIDENTI AEREI, TRA STATISTICHE E CRONACA

Lo schianto dell’Airbus A320 solleva ancora una volta molti dubbi sulla sicurezza nei cieli. Quali sono i numeri della catastrofi in volo?

L’aereo russo diretto a San Pietroburgo partito questa mattina da Sharm El Sheik, dopo 23 minuti di volo è scomparso dai radar e si è schiantato sulla penisola del Sinai; a bordo 224 passeggeri di cui 17 bambini e 7 membri dell’equipaggio.

In questi anni abbiamo assistito a numerosi casi di incidenti: dai due jet della Malaysian Airlines, uno abbattuto in viaggio verso Kuala Lumpur con 298 passeggeri e l’altro improvvisamente scomparso con 238 persone a borde, al disastro provocato dal pilota della Germanwings; le statistiche elaborate dall’Aviation Safety Network mostrano un 2015 con 14 incidenti e 298 viaggiatori deceduti.

incidente aereo

I numeri sono in costante calo: il 2014 è stato l’anno con meno incidenti aerei dal 1942, solo 21 sono infatti gli episodi avvenuti. I dati di quest’anno sono però in controtendenza alla luce degli ultimi disastri. Il più grande incidente nella storia dell’aviazione risale al 27 marzo 1977: all’aeroporto di Los Rodeos (Tenerife) due Boeing impattarono tra loro sulla pista mentre effettuavano delle manovre, nello schianto si registrarono 583 vittime e 61 sopravvissuti.

La gran parte degli incidenti avviene in fase di volo: dalle statistiche dello scorso anno, dei 21 episodi disastrosi, 13 si sono verificati in fase di volo, 2 nella manovra finale di atterraggio, 3 nella discesa precedente l’atterraggio e 3 nella fase iniziale di salita. La nazione che ha registrato più incidenti aerei nel corso della storia sono gli USA, primi in questa classifica con 788 incidenti e oltre 10.000 morti, fa loro seguito la Russia e poi il Brasile; l’Italia è ben lontana da queste cifre e si trova al 13 posto con 67 disastri avvenuti e 1299 vittime.

Gianluigi Marsibilio

INCIDENTI DI VOLO: QUANDO UNA MISSIONE SI SCONTRA CON GLI ERRORI UMANI

Errori umani alla base di incidenti in volo. È ciò che è accaduto alla navicella spaziale SpaceShipTwo di Virgin Galactic lo scorso 31 ottobre

Esploso nel corso di un test di volo sopra il deserto del Mojave dopo essere stato sganciato ad alta quota. Il risultato è stato un incidente mortale per uno dei due piloti, Michaes Alsbury, e gravi ferite per l’altro, Peter Siebold. Quest’ultimo riesce a veder salva la propria vita grazie ad un tempestivo lancio con il paracadute da quasi 16000 metri di altezza. La causa? Un errore umano. Il malcapitato Alsbury avrebbe, infatti, attivato troppo presto il sistema di stabilizzazione, normalmente azionato a una velocità di Mach 1,4, corrispondente a 1,4 volte la velocità del suono (1.715 km/h). Il pilota lo avrebbe invece inserito a Mach 0,92. la conseguenza immediata è stata la perdita di controllo della navicella, non più in grado di ridurre la velocità, né di mantenere la traiettoria.

Gli investigatori ritengono che la manovra non sia frutto di un errore. Alsbury, temendo l’annullamento della missione, automaticamente previsto nel caso di mancato inserimento entro la velocità di Mach 1,8, potrebbe aver agito per preservare il suo incarico. Pare inoltre che la navicella non fosse dotata di adeguati sistemi di sicurezza atti ad impedire la manovra. Errore non significa rinuncia. Il mondo spaziale è ancora il chiodo fisso di Richard Branson, patron di Virgin Galactic. Ad oggi sono in corso le revisioni del sistema di sicurezza, delle componenti della navicella e del progetto totale. Resta chiaro l’obiettivo finale: offrire un mezzo adeguato al turismo spaziale.

Space Transportation System Number 6, Orbiter Challenger, lifts off from Pad 39A carrying astronauts Paul J. Weitz, Koral J. Bobko, Donald H. Peterson and  Dr. Story Musgrave.

Obiettivo che la Virgin Galactic condivide con altre compagnie. Blue Origin ha lanciato a sorpresa il 29 aprile, in un volo di prova, il suo veicolo suborbitale New Shepard: al successo della capsula si sovrappone il fallimento relativo al mancato recupero del razzo riutilizzabile. “Uno dei nostri obiettivi primari è il riutilizzo,” dice il creatore della società Bezos,“ma sfortunatamente non abbiamo potuto recuperare il modulo propulsivo a causa di una perdita di pressione del sistema idraulico nella fase di discesa.”

Così anche SpaceX, che il 14 aprile ha lanciato con successo verso la Stazione Spaziale Internazionale un missile Falcon con una capsula Dragon.
Il volo è stato seguito in diretta dagli astronauti a bordo della Stazione.
Il bilancio mostra un progressivo avvicinamento all’obiettivo ambizioso posto dalla compagnia: saper far rientrare in assetto controllato un primo stadio vettore completo e dirigerlo con precisione verso un bersaglio molto piccolo. Il volo spaziale procede spesso per miglioramenti graduali: ogni insuccesso fornisce dati in più da analizzare per correggere ed evitare eventuali errori nel tentativo successivo.

Chiara Pirani

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