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tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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ESPRESSO, la nuova speranza dei cacciatori di MONDI

ESPRESSO è il nuovo e fondamentale strumento del VLT (Very Large Telescope), noi abbiamo parlato con Francesco Pepe, dell’Università di Ginevra che ci ha spiegato l’importanza di questo strumento che ha coordinato finalmente i quattro specchi da 8m dell’osservatorio cileno: “ESPRESSO non è più importante di altri strumenti per il funzionamento di VLT. Però ESPRESSO ha due caratteristiche che nessun’altro strumento del VLT ha: 1) E’ capace di rilevare velocità stellari con grandissima precisione, e perciò è capace di trovare (cosi si spera) pianeti ‘tellurici’ nella ‘zona abitabile’ della loro stella madre. 2) ESPRESSO è capace di combinare la luce di tutti e quattro i telescopi di 8-m simultaneamente per osservare oggetti molto deboli e eseguire la spettroscopia di questi ultimi ad alta definizione e precisione”.

Unire gli specchi, per creare uno dei telescopi ottici più capaci sul pianeta, era uno degli obiettivi fondamentali dall’inizio del progetto, quindi dagli anni ‘80.

Un complesso e tecnologicamente elaborato sistema di specchi e prismi trasmette la luce raccolta da ciascun VLT Unit Telescope allo spettrografo ESPRESSO fino a 69 metri di distanza. Grazie a queste complesse ottiche, ESPRESSO può raccogliere la luce da tutti e quattro i Telescopi unitari insieme.
Per calibrare al meglio gli strumenti, come ci ha spiegato lo scienziato viene utilizzato il laser, infatti proprio : “Il Laser Frequency Comb è utilizzato per calibrare lo strumento durante la giornata. Il LFC è un riferimento di frequenza assoluto che non ha paragoni”.
Questa luce combinata in un unico strumento darà agli astronomi l’accesso a informazioni mai state disponibili prima. La nuova struttura è un punto di svolta per l’astronomia con spettrografi ad alta risoluzione.
“Espresso – ci ha spiegato il ricercatore- è uno spettrografo che separa la luce dell’oggetto che osserva in tantissimi canali spettrali (colori). In pratica, ESPRESSO forma sul rilevatore scientifico, a partire dalla luce dell’oggetto osservato, un larghissimo ‘arcobaleno’ di colori che è talmente disperso che si vedono tutti i dettagli dello spettro. Questi dettagli permettono di misurare la velocità, la composizione chimica, la temperatura, etc. degli astri con grandissima precisione”.

La caccia agli esopianeti è più aperta che mai e telescopi come il VLT insieme alla nuova generazione di strumenti riusciranno a spianare sempre di più la strada verso una Terra 2.0.

Gianluigi Marsibilio

Fonte foto: ESO/L.Calcada

LO STATO DI SALUTE DEI BAMBINI NEL MONDO. A CHE PUNTO SIAMO?

Il numero di bambini che muore prima dei cinque anni è sceso drasticamente rispetto ai 9,9 milioni del 2000. Le cifre raccolte nell’indagine dell’OMS mostrano come si è scesi di oltre 4 milioni di casi di morte prematura. Le percentuali di decessi, nel caso dei neonati, rimangono comunque pericolosamente in aumento da un 41% ad un 46% nell’arco di quasi un ventennio.

Il rapporto della World Health Organization stima che ogni giorno 15000 bambini muoiano prima del loro quinto compleanno e il 46% di loro, quindi circa 7000 bambini, muore nei primi 28 giorni di vita.

I principali killer per i neonati, e non solo, sono complicazioni alla nascita, polmonite, eventi correlati al parto, diarrea, sepsi e malaria.

Le zone in cui è possibile trovare più casi del genere sono i paesi in via di sviluppo dove c’è scarso accesso e considerazione a cure sanitarie di base. L’esempio dell’Africa sub-sahariana è emblematico: nell’arco dei primi 5 anni della vita, le possibilità di morire sono 15 volte maggiori rispetto a quelle paesi ad alto reddito.

I progressi dal 1990 sono comunque enormi: il tasso è sceso del 56%, grazie anche alla World Health Organization e le sue politiche. L’ultima idea è stata quella di stabilire, entro il 2030, il raggiungimento di un obiettivo di sviluppo sostenibile che prevede una riduzione delle morti che va dai 5 ai 10 milioni di bambini tra il 2017 e il 2030.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità dopo la nascita c’è bisogno di 4 accortezze essenziali per la buona salute del bambino: assicurarsi che il bambino respiri correttamente, avviare il neonato ad un allattamento al seno, mantenere il bambino sempre al caldo e lavare le mani prima di toccare il bambino.
Questi quattro piccoli accorgimenti potrebbero risultare fondamentali per garantire delle prime cure di qualità ad un neonato, basta pensare che ad oggi oltre il 50% delle morti sotto i 5 anni di età sono causate da malattie o complicazioni che nelle società ad alto reddito sono facilmente curabili e prevenibili.

Prendiamo la polmonite che può avere dei fattori di rischio come un basso peso alla nascita, la malnutrizione e le condizioni di sovraffollamento generale di alcuni paesi, in Occidente abbiamo da anni ormai dei trattamenti e dei vaccini che riducono notevolmente il rischio collegato a questa malattia.

L’ALTRA PARTE DEL MONDO COME REAGISCE ALLA MORTALITÀ INFANTILE?

Se per una parte del mondo c’è un problema visibile di malnutrizione, in altre aree c’è ormai il problema del sovrappeso, quasi 42 Milioni di bambini sono infatti colpiti da obesità o da un generale sovrappeso.
Risolvere problemi di alimentazione e di cure di base è fondamentale per alcuni ricercatori, la Michigan State University ha sollecitato, in un nuovo documento, un’idea che potrebbe portare ad una scansione delle impronte digitali nei bambini, in modo da portare i medici e le organizzazioni sanitarie a identificare correttamente i bambini e avere dei profili sempre aggiornati in modo da mettere a disposizione dei piccoli delle cure affidabili come vaccinazioni salvavita o integratori alimentari.

Applicare questo nei paesi in via di sviluppo, e non solo, è fondamentale. Ogni giorno 353.000 bambini nascono in tutto il  mondo e con la creazione di un database internazionale si potrebbe non solo avere una storia medica dettagliata di ogni bambino ma si potrebbe anche creare sistemi di identificazione nazionali o internazionali, monitorare situazioni dove c’è molta malnutrizione o estremo sovrappeso, nei paesi meno sviluppati il 14% dei bambini soffre di malnutrizione, senza dimenticare che una volta creato un profilo medico questo potrà accompagnare per tutta la vita i bambini aiutando particolarmente quelli che si trovano in situazioni di crisi, come rifugiati e immigrati.

Anche nelle società occidentali I bambini sono vittime molto spesso di sistemi non equi: uno studio pubblicato su Cancer ha evidenziato come i bambini senza alcuna assicurazione, negli USA, hanno un rischio del 26% più elevato di morire di cancro rispetto a quelli assicurati privatamente al momento della diagnosi.

La situazione è quindi come vediamo preoccupante a livello globale, ma bisogna necessariamente partire dai paesi in via di sviluppo dove ci sono ancora molti casi di parti in casa, con un 13% delle donne che riceve delle cure postnatali nelle prime 24 ore.

C’è dunque bisogno di un vero programma di assistenza a domicilio che vada a promuovere e sostenere l’allattamento al seno, individuare neonati che hanno bisogno di cure aggiuntive e che mostrano gravi problemi di salute, per non parlare dell’aiuto fondamentale a madri affette da HIV con sessioni di consulenza in grado di proporre trattamenti anti-retrovirali.

La strada per rendere più sicura la vita dei bambini è ancora molto lunga, Abbiamo anche visto come la situazione è generalmente migliorata e alcune innovazioni potrebbero facilitare e anzi accelerare il processo verso il 2030 con l’obiettivo della World Health Organization pienamente raggiunto.

Gianluigi Marsibilio

Fonti: http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs178/en/, http://www.who.int/mediacentre/infographic/new-born/en/,

https://data.unicef.org/resources/

PROVE DI CUORE ARTIFICIALE

390 grammi e 679 centimetri cubi di volume, ecco le misure del primo cuore artificiale di silicone stampato in 3D e con la tecnica della fusione a cera persa.

Attualmente con oltre 26 milioni di persone in tutto il mondo che soffrono di problemi cardiaci, vengono usate pompe meccaniche fino a quando non viene trovato un cuore da un donatore. questa situazione non riesce ad accontentare l’enorme richiesta di interventi.

Gli innesti artificiali attuali hanno parecchi svantaggi: le parti meccaniche sono infatti suscettibili a delle complicanze e il paziente manca di un vero impulso fisiologico.

Come potete vedere dal video il cuore messo appunto dagli scienziati dell’ETH di Zurigo è stato testato con un fluido di una viscosità paragonabile al sangue, e la funzionalità è simile a quella di un cuore umano. Il problema per ora, come rivela lo studio, è connesso alla durata della vita che è di circa 3.000 battiti, che si traduce in un’attività di meno di un’ora, dopo di che  infatti il materiale non riesce più a sopportare la tensione. Le prestazioni sono state valutate in varie condizioni fisiologiche.

La direzione di questa nuova area di studio però è stata tracciata e nei prossimi anni si cercheranno soluzioni nei materiali per rendere più duratura la vita media del cuore 3D. Le possibili ricadute su costi e fattibilità del trapianto sarebbero enormi.

 

 

Crediti foto e video: Zurich Heart

 

 

IL PARKINSON è UNA MALATTIA AUTOIMMUNE?

Considerare il Parkinson come malattia autoimmune è un’idea che parte da lontano, affermata circa un secolo fa: oggi una ricerca apparsa su Nature, che ha visto nel team Alessandro Sette, del Centro per le malattie infettive e Divisione di scoperta dei vaccini del La Jolla Institute for Allergy and Immunology e David Sulzer Professore del dipartimento di Psichiatria, Neurologia, Farmacologia della Columbia, ha confermato che una parte del sistema immunitario lancia degli attacchi all’alfa-sinucleina, proteina chiave nello sviluppo della malattia.

La ricerca, come ha spiegato il professor Sette: “Ha trovato prove di questi attacchi lanciati dal sistema immunitario al cervello con malattia di Parkinson. In modo particolare abbiamo visto che l’alfa sinucleina, che aggrega i neuroni in un’area chiamata substantia nigra, attiva le cellule T”.

Si deve ancora capire il ruolo della risposta immunitaria all’alfa-sinucleina: “Per comprendere se sia una causa iniziale della malattia o contribuisca alla morte neuronale, peggiorando i sintomi”.

David Sulzer ci ha dichiarato: “Ora il Parkinson avrà somiglianze con altri disturbi come il diabete di tipo 1 o la sclerosi multipla”. Il sospetto che il sistema immunitario svolgesse un ruolo determinante nella malattia era presente dal 1920. “L’ipotesi- ha precisato Sette- non ha più avuto attenzione, dato che gli scienziati pensavano che i neuroni fossero protetti da attacchi autoimmuni”. Per arrivare a rivoluzionare l’idea della malattia il team ha effettuato esami del sangue su malati, mostrando per la prima volta una risposta immunitaria a questi antigeni, mentre le persone sane non rivelavano alcun “attacco” in corso.

Lo sviluppo di questa ricerca potrà portare in avanti lo studio di terapie efficaci: “La scoperta fornisce una tabella di marcia per nuovi tipi di farmaci che possono arrestare o rallentare la progressione della malattia, attenuando la risposta immunitaria” ha indicato Sette.

L’idea è quella di colpire con terapie proprio i neuroni che iniziano a degenerare nel tempo: il deterioramento dei neuroni porta a modulare il movimento muscolare, far perdere la coordinazione, l’equilibrio e a sviluppare i tremori presenti nei pazienti.

I risultati della ricerca mettono in campo la possibilità di capire e aumentare la tolleranza del sistema immunitario all’alfa sinucleina, riuscendo a prevenire o bloccare il peggioramento dei sintomi.

La strada è ancora lunga, ma quella imboccata è giusta e oggi si può affermare che un nuovo tassello sulla ricerca al Parkinson è stato posato.

 

 

Gianluigi Marsibilio

ARRESTO CARDIACO IN AEREO? ECCO LE NUOVE LINEE GUIDA

Nel 2016 circa 3 miliardi di persone hanno percorso una tratta, piccola-media o grande, tramite il trasporto aereo. Un calcolo statistico afferma 1 passeggero tra i 14.000 e i 50.000 sperimentano problemi medici estremamente acuti in fase di volo, passeggeri che subiscono un arresto cardiaco rappresentano solo 0,3 % di tutte le emergenze sanitarie in volo. L’86% di questi eventi è responsabile di decessi, ad esempio ha fatto scalpore come l’attrice di Star Wars Carrie Fisher è morta in seguito ad un arresto cardiaco nel suo viaggio aereo per Los Angeles. Nonostante le gravi conseguenze dell’IFCA (in-flight cardiac arrest), fino ad oggi non ci sono mai state delle precise linee guida per il personale di volo; la German Society for Aerospace Medicine (DGLRM) ha deciso quindi di raccomandare delle principali azioni da compiere in questi casi:

 

 

– Attrezzature di emergenza devono essere fornite e la loro posizione dovrebbe essere indicata nel bando di sicurezza pre-volo.

– Un elettrocardiogramma (ECG) dovrebbe essere disponibile per i pazienti con arresto cardiaco; defibrillatori automatici esterni (AED) dovrebbero essere disponibili; molti aerei hanno ora un AED a bordo. Le linee guida raccomandano che questo apparecchio dovrebbe essere disponibile su tutti i voli.

– E’ molto importante per l’equipaggio chiedere aiuto al più presto dopo l’identificazione di un paziente con arresto cardiaco. L’annuncio dovrebbe affermare che c’è un sospetto arresto cardiaco, fornendo posizione e locazione dell’attrezzatura d’emergenza.
– Due persone in grado di effettuare il massaggio CPR (Cardiopolmonare) sono considerate l’ottimale. Questo deve essere eseguito, se possibile; l’equipaggio deve essere addestrato regolarmente per un supporto vitale di base, ovviamente con un focus sulla CPR in aereo.

– Il piano di emergenza deve essere fermato immediatamente se il paziente ha un ritorno della circolazione spontanea.

 

IL MURO DI TRUMP RAPPRESENTA UNA MINACCIA PER L’ECOSISTEMA?

“Costruiremo un muro”, ecco come Trump tuonò durante la campagna elettorale per la presidenza. Da Presidente ha confermato di voler sigillare l’intero confine USA- Messico di 3.200 chilometri con un muro alto 10-20 metri. La zona intorno alla frontiera è tutt’altro che povera di fauna, infatti il ricco ecosistema ora è seriamente minacciato dalla colata di cemento che il muro rappresenterebbe.

Una recinzione, o comunque una barriera fisica, non distrugge in se l’habitat in modo diretto, infatti come ci ha precisato Lesley Evans Ogden, giornalista freelance che collabora con Scientific American, BBC Earth e altre importanti riviste scientifiche: “Le recinzioni occupano uno spazio lineare relativamente piccolo”. I problemi nascono quando la fauna viene divisa attraverso pezzi di habitat sempre più piccoli, questi infatti vanno a colpire: “La loro diversità genetica”.

Un più piccolo assortimento di individui disponibili per la razza- ha affermato Lesley Evans Ogden- può portare a problemi come l’inbreeding se la dimensione della popolazione si restringe in modo netto”. L’inbreeding è un incrocio genetico tra individui strettamente imparentati o consanguinei, come ad esempio un’unione fra fratello e sorella.

È ancora difficile pensare a quali animali sarebbero le prime vittime di questa selezione forzata, ad esempio come ha precisato la giornalista: “La genetista della conservazione Melanie Culver ha esaminato la connettività di molte specie di frontiera, tra cui la lucertola cornuta della pianura, la Chiricahua leopard frog e il Giaguaro, dimostrando una correlazione (tra barriere e conservazione)”.

Il confine in questione è lunghissimo e presenta varie zone e habitat, anche molto diversi tra loro, infatti come ci ha raccontato Lesley Evans Ogden, nel corso del tempo, si sono create vere e proprie sky island, con flora e fauna completamente diverse.

Preservare la zona è importante per la conservazione di mammiferi e animali che ormai da tempo immemore vivono in quelle aree. Ad oggi è ancora raro trovare studi sulle scienze della conservazione (in aree con recinzioni, barriere e muri) tuttavia noi avevamo parlato di questo tema analizzando la situazione nell’est Europa, dove addirittura alcune specie reintrodotte da pochi anni sono minacciate di estinzione, ad esempio il gatto delle montagne tornato sulle Alpi Dinariche solo nel 1973.

Lesley Evans Ogden ha concluso chiedendo più ricerca e attenzione ad un tema del genere: “è un campo di studio impegnativo da intraprendere perché i fondi sono difficili da acquisire e ci sono segreti e problemi di sicurezza associati alle regioni delle frontiere”.

Se i muri e le recinzioni diventano una caratteristica permanente potrebbero annullare decenni di conservazione e gli sforzi di collaborazione internazionale, e la situazione che si sta delineando non è delle migliori.

Gianluigi Marsibilio

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