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tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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“CONSIGLIEREI UN SOGGIORNO IN ORBITA A TUTTI”, INTERVISTA A UMBERTO GUIDONI

La redazione di Tra Scienza & Coscienza è felice di proporre il colloquio “spaziale” avuto con Umberto Guidoni. L’astronauta dell’ESA (European Space Agency) ha partecipato a due missioni NASA con lo Space Shuttle nel 1996 e nel 2001, nel secondo volo è stato il primo europeo a salire a bordo dell’ISS (International Space Station), attualmente, dopo un’esperienza nel Parlamento Europeo 2004-2009, si dedica alla divulgazione scientifica. Il suo ultimo lavoro è intitolato: “Otto passi nel futuro”

Che cosa vuol dire essere astronauti? Tutti sognano di vedere il mondo dallo spazio, ma che pianeta e che umanità si vede da quella prospettiva?

Potrei rispondere con una citazione da Star Trek: «…essere pronti a spingersi dove nessuno è mai stato prima…» anche se, dopo le missioni Apollo, nessun astronauta ha più lasciato l’orbita terrestre. Negli ultimi 40 anni abbiamo imparato a vivere e lavorare nello spazio e oggi abitiamo la Stazione Spaziale Internazionale che è la base ideale da cui osservare la nostra Terra: una magnifica sfera colorata circondata da un oceano di vuoto e di buio. Non si vede traccia dell’umanità, almeno di giorno ma, purtroppo, si vedono le cicatrici che l’attività umana ha inferto al nostro pianeta: smog, deforestazione, incendi.

Blue Origin e SpaceX stanno effettivamente cambiando il modo di andare nello spazio oppure è solo pubblicità per due grandi nomi come Bezos e Musk?

Entrambe le cose. Sono personaggi esperti di comunicazione e sanno dare risalto ad ogni loro progetto ma qualcosa sta cambiando davvero nelle missioni spaziali specialmente per quanto riguarda il volo umano. Da decenni i privati sono stati protagonisti dei lanci dei satelliti per telecomunicazioni o dell’osservazione della Terra; per i voli con equipaggi, però, c’è stato finora una sorta di monopolio delle agenzie spaziali nazionali. I cambiamenti sono evidenti, a cominciare dal fatto che la NASA non costruirà il nuovo veicolo che sostituirà lo Space Shuttle per portare in orbita i suoi astronauti ma “noleggerà” le capsule costruite dalla Space X, dalla Boeing e dalla Sierra Nevada. Possiamo dire che l’orbita terrestre diventerà l’arena della competizione tra compagnie private mentre, almeno per i prossimi decenni, l’ente americano sarà ancora il protagonista principale delle missioni abitate dirette nello spazio profondo (Asteroidi, Luna, Marte).

Com’è cambiato il lavoro dell’astronauta dai tempi delle prime missioni spaziali ad oggi? Come si preparerà un astronauta per Marte?

Negli anni ’60, nel clima della guerra fredda, la spinta alla conquista dello spazio è stata di tipo strategico-militare ed i vettori che trasportavano le armi atomiche erano utilizzati anche per lanciare i primi esseri umani in orbita. Per questo e per le molte incognite e difficoltà dei voli spaziali, i primi astronauti erano esclusivamente militari. Le permanenze erano di qualche ora e servivano soprattutto a raccogliere dati sul comportamento del corpo umano in orbita. Passo-passo, le missioni sono diventate più lunghe e finalmente, dopo lo sbarco sulla Luna, si è capito che proprio questo ambiente così ostile poteva esser usato per far avanzare le nostre conoscenze scientifiche. Con l’avvento dello Space Shuttle, una nuova generazione di astronauti ha potuto raggiungere lo spazio: tra di essi i primi scienziati civili e le donne. Gli equipaggi sono diventati più numerosi, con membri di diverse nazionalità che hanno vissuto per periodi sempre più lunghi in orbita. Grazie a missioni progressivamente più complesse e alla realizzazione della ISS (International Space Station), oggi percepiamo lo spazio come una risorsa da cui attingere materie prime, come un ambiente estremo in cui lavorare e forse, in futuro, come un luogo in cui abitare o andare in vacanza.

Per Marte si tratterà di una sfida tutta nuova. Per la prima volta gli astronauti dovranno tagliare il cordone ombelicale con la Terra e avventurarsi oltre l’orbita della Terra sapendo di poter contare solo sulle risorse del veicolo su cui stanno viaggiando e su quelle che riusciranno a trovare sul pianeta rosso. La preparazione è ancora da mettere a punto ma non potrà non tenere conto delle lezioni che abbiamo imparato operando ininterrottamente la SSI per oltre 15 anni.

Come stanno lavorando le varie agenzie spaziali per raggiungere obiettivi come Asteroidi, Marte e magari un ritorno umano sulla Luna?

Quasi tutte le agenzie spaziali, periodicamente, pubblicano studi su future missioni oltre l’orbita terrestre che finora non hanno avuto seguito. Negli Stati Uniti, ogni nuovo presidente ha rilanciato progetti di tornare sulla Luna o di raggiungere Marte, salvo poi lasciarli cadere nel dimenticatoio. E’ stato così con Bush, Clinton, Bush figlio e infine Obama. Negli ultimi anni, però, sono emersi segnali che fanno ben sperare.

Il primo è certamente lo sviluppo di un potente sistema di lancio come SLS (Space Launch System) senza il quale qualsiasi programma di esplorazione umana dello spazio rimarrebbe solo sulla carta. Il secondo è la realizzazione della capsula Orion che dovrebbe trasportare gli astronauti nello spazio profondo. A questo progetto partecipa anche l’ESA (European Space Agency) che potrebbe fornire il modulo di servizio di Orion. Il terzo, forse meno evidente, è la nascita di compagnie private che dichiarano esplicitamente la loro intenzione di utilizzare materiali estratti dai cosiddetti NEO (Near-Earth Objects), ovvero i circa 13.000 asteroidi che passano nelle vicinanze della Terra.

Naturalmente, l’estrazione mineraria dagli asteroidi solleva questioni giuridiche, visti i trattati internazionali che proibiscono il possesso dei corpi celesti come la Luna o gli asteroidi. Proprio per questo, il Congresso degli Stati Uniti ha appena approvato una legge che riconosce la proprietà del materiale estratto nello spazio. Sarà come per la pesca dove non si possono accampare diritti sugli oceani ma si può reclamare la proprietà del pesce pescato in acque extraterritoriali. Con questa legge le aziende americane potranno estrarre materiali dagli asteroidi modo perfettamente legale. Anche l’Europa sembra mostrare interesse verso la possibilità di realizzare miniere nello spazio: il Lussemburgo potrebbe diventare il primo paese europeo a perseguire questo obiettivo.

Insomma lo sforzo combinato delle agenzie nazionali (non dimentichiamo che l’Agenzia Cinese sta pianificando lo sbarco di astronauti sulla Luna per il prossimo decennio) e delle compagnie private (Space X, Planetary Resources) potrebbe rilanciare l’esplorazione umana dello spazio.

Le industrie italiane che lavorano nel settore aerospaziale vengono o sono state mai incentivate dalle attività dei nostri governi?

Alla fine degli anni ‘80, con la creazione dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), il nostro paese aveva messo a punto una visione per quanto riguarda il ruolo da svolgere in campo spaziale. Questo ha certamente impresso slancio alle industrie italiane che lavoravano nel settore aerospaziale: sono stati firmati gli accordi per missioni come TSS (Tethered Satellite System) e Lageos ma, soprattutto, l’Italia ha saputo ritagliarsi un ruolo nella realizzazione della ISS (Moduli Logistici, Cupola, Columbus). Le missioni con astronauti italiani e gli esperimenti inviati a bordo della base orbitante sono il frutto di quegli accordi. Purtroppo, nei decenni successivi, l’ASI non ha saputo trovare la stessa determinazione ed efficacia.

Quanto è importante la divulgazione scientifica per stimolare nell’opinione pubblica una visione positiva della ricerca spaziale?

La divulgazione scientifica è un fattore utile per stimolare una visione positiva della ricerca spaziale ma può diventare, soprattutto, un elemento importante per realizzare una cultura scientifica diffusa, elemento essenziale della “società della conoscenza”. Non si tratta tanto di allargare il confine degli addetti ai lavori ma di rendere i cittadini partecipi dei cambiamenti che le nuove conoscenze porteranno nel loro modo di vivere e di interpretare la realtà. Così il progresso scientifico non servirà soltanto ad alimentare il tumultuoso sviluppo tecnologico ma diventerà sapere condiviso e potrà contribuire a plasmare la cultura e i valori della futura società. La democrazia del XXI secolo avrà bisogno di un dialogo costante tra comunità scientifiche e opinione pubblica; un dialogo reso possibile grazie alla formazione continua (scuola, università, lavoro) ma anche attraverso l’importante funzione di uomini e donne impegnati nel difficile mestiere di divulgare la scienza.

A quale personaggio consiglierebbe un soggiorno in orbita? Perchè?

Consiglierei un soggiorno in orbita a tutti gli abitanti della Terra perché dallo spazio possiamo comprendere quanto sia meraviglioso ed unico il nostro pianeta. Lo si apprezza meglio quando ci si rende conto che il palco sconfinato delle vicende umane entra quasi nella ristretta visuale di un oblò e si può girargli intorno in appena novanta minuti. E’ un’esperienza che inevitabilmente cambia la percezione della realtà e ci fa capire che condividiamo lo stesso destino di miliardi di altri individui. Quando si ritorna, non importa in quale continente si atterra, comunque si “torna a casa”, perché questa piccola e fragile oasi abitata è la casa di tutta l’umanità.

(Se vuole può lasciare un piccolo augurio per il blog)

GODSPEED per il vostro blog! Vi siete posti un obiettivo ambizioso e difficile, proprio come una missione spaziale. E’ una parola entrata nella tradizione delle missioni spaziali, fin dai primi voli degli astronauti e, ancora oggi, è utilizzata durante i lanci della NASA.

E’ un augurio di successo e di buona fortuna che deriva da una contrazione della frase in antico inglese (God spede = “may God cause you to succeed”).

Tra Scienza & Coscienza

 

 

 

SPACE SHUTTLE CHALLENGER: 30 ANNI DAL DISASTRO

Alle 11:38 del 28 gennaio 1986, a Cape Canaveral (Florida), la NASA fa decollare lo Space Shuttle Challenger. Dopo 73 secondi dal lancio, la navicella si disintegra in una nube di vapore e le componenti del veicolo precipitano nell’oceano in una pioggia di detriti. Tutti i sette membri dell’equipaggio persero la vita: fra loro vi era Christa McAuliffe, una professoressa di scienze selezionata dal governo fra più di 10.000 insegnanti per essere il primo civile a volare nello spazio. La McAuliffe avrebbe tenuto delle lezioni durante il viaggio in orbita, attese dagli studenti di tutto il mondo.

“Il futuro non è libero: la storia dei progressi umani è un continuo sforzo contro ogni avversità. Abbiamo imparato che questa America è stata fondata su eroismo e nobile sacrificio da uomini e donne come i nostri viaggiatori spaziali, che hanno risposto alla chiamata del dovere, che hanno dato più dell’aspettato o del richiesto” Il rapporto della commissione presidenziale sull’incidente del Challenger si apre così, con le parole del 31 gennaio 1986 del presidente Ronald Reagan. Le cause dell’incidente, rese note il 6 giugno dello stesso anno, furono decretate da una commissione di esperti, fra i quali Neil Armstrong. Il consenso è unanime: la missione è fallita a causa di un guasto nella giuntura fra i segmenti inferiori del razzo a propellente solido di destra.

Il lancio era inizialmente programmato per il 22 gennaio, ma a causa di difetti tecnici e condizioni climatiche avverse fu rimandato più volte. Partire nella mattina del 28 fu una scelta “errata”. Secondo il rapporto, chi programmò il lancio non era a conoscenza dei problemi che possono verificarsi quando è presente del ghiaccio sulla rampa e la temperatura è inferiore ai 12 °C.

Reagan affermò subito dopo l’incidente: “A volte, quando cerchiamo di raggiungere le stelle, falliamo. Ma dobbiamo sollevarci nuovamente e andare avanti nonostante il dolore”. A trent’anni dal disastro del Challenger, l’uomo ha continuato a viaggiare nello spazio sviluppando tecnologie sempre più sicure e all’avanguardia, grazie anche agli errori del passato.

Gaia Di Federico

JEFF BEZOS E BLUE ORIGIN IN TESTA ALLA CORSA SPAZIALE

Il primo razzo riutilizzabile della Blue Origin, società fondata da Jeff Bezos, non ha fallito il collaudo avvenuto in Texas, questo evento sarà la piattaforma di lancio per l’approdo delle compagnie commerciali nello spazio, la sonda è arrivata al confine dei 100 chilometri che sancisce la fine dell’atmosfera terrestre e l’inizio dello spazio. Il fondatore di Amazon sembra aver battuto la concorrenza di Elon Musk e altri, riuscendo a portarsi avanti in questa battaglia a suon di collaudi e miliardi spesi per progetti aerospaziali.

L’obiettivo è portare per la prima volta un equipaggio umano nello spazio grazie ad una compagnia commerciale; la navicella “New Shepard” ha una capienza massima di sei astronauti. Il nome è dovuto ad Alan Shepard, primo uomo statunitense ad abbandonare l’atmosfera terrestre.

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Il successo di martedì scorso nasce dal 2006, anno in cui cominciarono i primi test, la compagnia di Bezos per ora si mette in prima fila in questo settore. Il vero avversario però non sembra essere la Space X di Elon Musk, infatti la Virgin Galactic ha già da anni pronto il cosmodromo, anche se i test sono stati stoppati dopo l’incidente che ha portato alla morte di uno dei due piloti del velivolo (l’abbiamo raccontato in un nostro articolo). La corsa allo spazio si prepara ad  essere gestita attraverso una forte cooperazione tra agenzie governative e compagnie private.

Gianluigi Marsibilio

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