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"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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Roma

ANATOMIA DI UN BARIONE, INTERVISTA A FABRIZIO NICASTRO

 

Vent’anni di ricerca conclusi in uno studio pubblicato sull’ultimo numero di Nature. Ecco come i barioni, previsti da una teoria, sono stati trovati esattamente dove ci si aspettava di vederli.

La scoperta è stata realizzata grazie all’osservazione di un singolo quasar da parte del telescopio XMM-Newton dell’ESA.

A guidare la ricerca è stato Fabrizio Nicastro dell’INAF di Roma, noi l’abbiamo intervistato per capire al meglio le implicazioni di questo studio.

 

 

 

LE FRONTIERE E LE SFIDE DELL’EPIGENETICA: INTERVISTA A GIUSEPPE MACINO

Parlare di temi come la biologia molecolare o l’epigenetica in modo corretto, divulgativo e serio è un compito che pochi scienziati riescono ad assumere.

Ci sono, fortunatamente, delle menti illuminate come Giuseppe Macino, dell’Università La Sapienza, che da anni è impegnato nella divulgazione e nella comunicazione delle novità scientifiche legate alla genetica e a tutta una serie di temi, che per alcuni sembrano oscuri o controversi.

Noi abbiamo parlato con lui per farci spiegare in sommi capi tutti gli sviluppi odierni e futuri legati allo studio del DNA e dell’RNA.

 

 

 

– Tante volte ho come l’impressione che si diano delle interpretazioni sbagliate dell’epigenetica, quindi può spiegarci qual è l’area di studio di questa scienza e perché oggi è estremamente importante?

L’annuncio che il genoma umano era stato completamente, o quasi, sequenziato ci fece sperare di poter finalmente capire meglio il funzionamento ed il mal funzionamento delle nostre cellule e dei nostri organi. Presto ci rendemmo conto che non era così e che c’erano molte altre cose da capire per poter interpretare i dati che si andavano accumulando. Il DNA, come ormai tutti sanno, è la molecola che codifica per tutta l’informazione necessaria per il corretto sviluppo degli organismi e per il loro funzionamento per l’intero l’arco della vita. Questa enorme quantità di informazione deve essere usata in momenti diversi della vita di ogni singola cellula ed in modo diverso a seconda del tipo cellulare. Le nostre cellule sono molto diverse, si pensi alle cellule ossee, muscolari, epatiche, neuronali per fare degli esempi e si capisce subito che diversa funzione e diversa forma sono realizzate con l’uso di informazioni diverse. Allora se il DNA è lo stesso in ogni cellula come fanno ad essere così diverse? Il DNA nelle cellule è organizzato in modo molto complesso insieme a proteine, chiamate istoni,  che ne permettono l’avvolgimento regolare ed altre proteine che lo ricoprono. Queste strutture , che noi chiamiamo cromatina, possono essere più compatte o più lasche permettendo quindi di oscurare, silenziare, o di esporre le diverse parti del DNA che contengono i geni che codificano per le proteine, e non solo, necessarie per il funzionamento di ogni tipo di cellula. Il tutto in modo altamente regolato nel tempo e per ogni singola cellula. Tutto ciò lo si ottiene attraverso meccanismi che noi chiamiamo epigenetici che determinano quale porzione del DNA può essere utilizzata e quale no. In breve questi meccanismi fanno uso di modifiche chimiche di alcuni singoli aminoacidi che costituiscono le proteine intorno alle quali è avvolto il DNA. Queste modifiche, come la metilazione o l’acetilazione degli aminoacidi  lisina o arginina convogliano sul DNA altre proteine che rendono la struttura del DNA più accessibile o meno accessibile, con il risultato che il gene contenuto in quella specifica porzione della molecola di DNA sarà utilizzabile oppure sarà silenziato.

L’importanza dello studio dei meccanismi epigenetici appare quindi chiara se si pensa che le patologie, come il cancro, dipendono dalla utilizzazione di geni che non dovrebbero essere utilizzati che spingono le cellule a riprodursi anche quando non dovrebbero. Altre patologie importanti come quelle nervose spesso sono causate da meccanismi epigenetici mal funzionanti che alterano completamente il regolare funzionamento cellulare producendo danni sia strutturali che funzionale dei neuroni.

 

– Da Watson e Crick, passando per Roger Kornberg e il Nobel al Professor Craig C Mello. Come sta cambiando oggi la ricerca in genetica? Quali sono state, in questi ultimi anni delle tappe fondamentali?

Da quando conosciamo la struttura del DNA tutte le nostre idee sulla biologia sono radicalmente cambiate. Gli studi che ne sono seguiti ci hanno fatto capire che dal DNA era possibile estrarre le informazioni attraverso la sua trascrizione in RNA e che non tutto il DNA era trascritto in ogni momento ma solamente le regioni che contenevano i geni nel momento che il prodotto del gene, spesso una proteina, era necessario per il funzionamento corretto delle cellule. Da questi studi pioneristici si è passati successivamente a capire che ci sono dei meccanismi cellulari che non solamente utilizzano le informazioni contenute nel DNA ma che raccolgono messaggi che derivano dall’ambiente sia extra cellulare che extra corporeo. Tra questi messaggi ci sono anche i virus e non solo che provengono dall’esterno, da cui le cellule si devono difendere. La scoperta di Mello, sul silenziamento genico, svelava un meccanismo di difesa da invasori esterni che serve a proteggere l’integrità del DNA che possediamo. Da allora è stato possibile comprendere che oltre al DNA anche l’RNA gioca un ruolo estremamente importante nel funzionamento delle cellule e che anzi ogni giorno di più assume ruoli che prima venivano considerati tipici delle proteine. Si è capito che gli RNA interagiscono tra loro, che sono indispensabili per la regolazione dell’espressione dei geni sia a livello trascrizionale che post trascrizionale. Si è scoperto che esistono in ogni cellula RNA tanto piccoli da essere definiti microRNA che sono indispensabili per il coordinamento della funzione di produzione di proteine, per regolarne la quantità ed anche la localizzazione cellulare.

Oggi la nuova frontiera è la determinazione della variabilità individuale sia a livello di DNA che a livello di espressione dei nostri geni. Non solo noi siamo tutt diversi geneticamente ma lo siamo anche epigeneticamente, come dimostrato nel caso dei gemelli monozigoti, identici geneticamente ma diversi epigeneticamente.

Inoltre le nuove tecnologie hanno permesso di generare strumenti di intervento mirato sul DNA capaci di modificare il genoma delle cellule di ogni organismo, inclusi gli organismi umani. Lo sviluppo di queste tecnologie produrrà un ulteriore accelerazione delle conoscenze sul funzionamento e mal funzionamento cellulare con ricadute nel campo della medicina prima impensabili.

– Come viene acquisita e cos’è l’identità cellulare?

Ciascuno di noi, per parlare di umani, possiede un genoma unico, diploide,che ci deriva in parti uguali dai due genitori. La sequenza di centinaia di migliaia di genomi umani completi ci ha rivelato che ciascuno di noi condivide con gli individui della nostra specie il 99.9% della sequenza di DNA. Il residuo 0.1% ci rende unici e determina le caratteristiche fenotipiche che possiamo osservare. Questi 3 milioni di coppie di basi, che sono diverse tra ciascun  individuo, sono rappresentate da singoli nucleotidi, o qualche volta da sequenze di pochi nucleotidi, diffusi su tutto il genoma. Raramente sono presenti nei geni, più frequetemente al di fuori dei geni, nelle loro sequenze vicine che controllano  l’espressione del gene stesso. Queste alterazioni producono degli sfasamenti, durante lo sviluppo embrionale, e successivamente nella vita di ogni singola cellula, nella produzione di proteine il cui risultato è la  differenza di aspetto e funzionamento dei nostri apparati vitali.

– Per aiutare il pubblico a comprendere questi processi genetici e cellulari può spiegare semplicemente come si studiano concretamente in laboratorio?

In poche righe non è certo possibile spiegare qualcosa che richiederebbe delle enciclopedie. Tuttavia semplicemente si può spiegare che attualmente nei laboratori di genetica molecolare è possibile determinare la sequenza del DNA e di tutti, o quasi, gli RNA di ogni singola cellula di qual si voglia tessuto o organismo. Con lo sviluppo tecnologico sempre più veloce possiamo fare questi esperimenti in pochi giorni, e non molti anni come in passato, producendo conoscenza profonda su cosa accade momento per momento nelle cellule. Naturalmente possiamo anche determinare quali proteine sono presenti, anche se con maggiori difficoltà, e  quali complessi molecolari producono. Il confronto tra cellule sane e patologiche ci permette di ipotizzare quale meccanismo non funziona correttamente e proporre una ipotesi di intervento per evitare il problema derivante dalla patologia.

Si studiano contemporaneamente circa 50.000 geni negli organismi  sia animali che vegetali e si correla la loro funzione attraverso tecnologie bioinformatiche che permettono di estrarre significati importanti da una massa di dati semplicemente straordinaria. Sempre più la bioinformatica è indispensabile per analizzare i dati e proporre modelli di funzionamento cellulare da provare poi in pratica nel laboratorio.

– Qual è il legame tra l’epigenetica e i tumori? Cosa si sta sviluppando in questo settore di ricerca?

Le cellule tumorali sono molto diverse dalle cellule da cui derivano perchè un numero molto grande di geni vengono espressi in modo non corretto. Raramente la causa è determinata di un singolo gene mutato, più spesso le alterazioni sono di tipo epigenetico che modificano profondamente il livello di espressione di tantissimi geni e di conseguenza degli apparati di controllo che determinano il corretto accrescimento cellulare. Oggi spesso si definisce il cancro come una malattia epigenetica, tanto che si stanno sviluppando farmaci , chiamati epifarmaci, che incidendo sulle modifiche chimiche a carico degli istoni possono ripristinare il corretto funzionamento della struttura della cromatina nelle regioni geniche di interesse.

– Come si può manipolare il ciclo cellulare? Come questo è utile da un punto di vista sanitario?

Il ciclo cellulare deriva da una miriade di controlli incriciati sia intra che intercellulare. Attualmente non si può controllare per fini sanitari. Non sapremmo bene quali effetti potrebbe scatenare.

– Nel preparare questa breve intervista mi sono imbattuto spesso in un termine: homology-dependent gene silencing (HDGS). Cosa significa questo meccanismo di silenziamento per i geni?

Il silenziamento genico richiede una precisione assoluta che solamente gli acidi nucleici possono avere attraverso il riconoscimento di sequenze specifiche come conseguenza della complementarietà di legame tra le basi. Quindi silenziamento da sequenze omologhe significa che un RNA può essere riconosciuto da un altro RNA, raramente DNA, attraverso l’uso di sequenze complementari. Questo riconoscimento attiva delle nucleasi specifiche che tagliano l’RNA bersaglio e ne impediscono la funzione( silenziamento post trascrizionale). Per quello trascrizionale vale lo stesso concetto che implica che il DNA viene riconosciuto da un RNA complementare e questo istruisce proteine che ora possono sia modificare chimicamente le citosine del DNA, metilandole, sia modificare gli istoni dermminando un cambiamento della struttura della cromatina e un silenziamento della trascrizione del DNA coinvolto.

 

RIDE SHARING, IL FUTURO DEI TRASPORTI

Il concetto di condivisibilità nei trasporti si è sviluppato molto in questi anni grazie ad imprese come Uber: un gruppo di ricercatori del MIT, Cornell e CNR ha deciso di insistere e studiare nel profondo l’idea. Gli studiosi hanno monitorato decine di migliaia di taxi a New York, San Francisco, Singapore e Vienna e rilevando  che oltre il 90 per cento di corse hanno una durata 5 minuti e potrebbero essere abbastanza facilmente condivise.

Il loro studio è stato pubblicato alcuni giorni fa su Scientific Reports (Nature).
Noi abbiamo parlato con Carlo Ratti, direttore del MIT Senseable City Lab e Paolo Santi, research scientist al Senseable City Lab e senior researcher al CNR.
Il documento ha utilizzato diversi fattori come il numero di taxi, dei viaggi, della velocità degli spostamenti e l’area della città; il punto principale della ricerca, come ci hanno testimoniato gli scienziati: “è che un aumento della condivisione di mobilità non è solo auspicabile ma effettivamente realizzabile”.
Altro fattore vantaggioso in questo circuito di viaggi condivisi è che: “Assicurano sempre un impatto minore di carbonio”. Incentivare il ride sharing, secondo Ratti e Santi: “Può portare ad una riduzione del traffico, delle emissioni e, in ultima analisi, ad una migliore qualità della vita nelle città”.
Le curve elaborate sulla condivisibilità dei mezzi nelle città analizzate è sostanzialmente simile, gli studiosi chiamano il fenomeno come fast saturation: “Noi pensiamo che questo sia dovuto ad alcune caratteristiche universali del comportamento umano. In realtà, questo è un altro importante take-out del nostro studio: le opportunità di condivisione dei viaggi sono prevalentemente determinate dal modo in cui sono organizzate le nostre vite (ad esempio, come andiamo in città per lavoro ogni mattina tra le 8 e le 9)”.
Visti gli importanti risultati della ricerca è importante, come ci hanno spiegato Ratti e Santi: “Determinare la presenza di incentivi per il trasporto condiviso, come uno strumento importante di promozione di ride sharing”.

Lo studio della viabilità nel futuro ha tante implicazioni, il forte potenziale dei viaggi condivisi è un’ottima indicazione per le aziende, le città e l’ecosistema urbano perché come hanno precisato gli studiosi: “La mobilità condivisa potrebbe essere uno strumento fondamentale per migliorare la sostenibilità”.
Gianluigi Marsibilio

PAGINE DI SCIENZA – “THE POPE OF PHYSICS”

Noi di Tra Scienza & Coscienza oggi lanciamo una nuova rubrica: Pagine di Scienza.

Nella rubrica, che avrà una cadenza mensile, consiglieremo ai nostri sempre più numerosi lettori, un libro in italiano o in inglese da leggere per approfondire temi a noi cari.

La nostra segnalazione di novembre è dedicata al libro The Pope of Physics, scritto da Gino Segrè, professore di fisica emerito presso l’Università della Pennsylvania, autore di tantissimi saggi divulgativi e Bettina Hoerlin, professoressa presso l’Università della Pennsylvania e moglie del fisico.

Il libro è dedicato a Enrico Fermi, il più celebre dei ragazzi di via Panisperna, che nel 1938 si portò a casa il Nobel per la fisica grazie alla scoperta della radiazione indotta da neutroni lenti.

Fermi andato via dall’Italia per le leggi razziali, approda negli USA nel 1939 e nonostante la diffidenza di alcuni statunitensi nell’affidare ruoli importanti in progetti segreti a emigrati stranieri, tutti devono inchinarsi alla grandezza dello scienziato, che nel 1942 comincia a lavorare sotto l’Università di Chicago al primo reattore nucleare al mondo.

La bellezza di questo libro ruota intorno all’infallibilità scientifica di Fermi, proprio a Roma infatti i suoi colleghi diedero allo scienziato il soprannome “il Papa della fisica”: con questo libro si riesce ad entrare nella vita di una delle personalità più belle della storia della scienza.

Nel lavoro di Segrè e della Hoerlin riusciamo a scoprire aneddoti della vita e del lavoro di Fermi, comprendendo anche come i due aspetti siano estremamente interconnessi.

Dalla sua vita con Laura, moglie dello scienziato, al rapporto con i suoi allievi, tutto nel libro ruota intorno a lui. I lettori si trovano effettivamente dinanzi ad una sorta di agiografia che risulta piacevole e mai ripetitiva.

Il racconto viene dallo sguardo privilegiato di Segrè, figlio di Emilio, allievo di Fermi e vincitore del Nobel per la fisica nel 1959.

Attraverso la lettura si riesce ad entrare nella vita di uno scienziato come Fermi e immaginare il mondo visto dall’89 A di Via Panisperna e dalle stanze del Manhattan Project.

Crawford Greenewalt disse di Fermi: “ He was really an extraordinary man. He happened to be a physicist, but I think he could have gone into any profession, whether by accident or by design, and done extraordinarily well at it”, in ogni professione Fermi sarebbe stato il migliore, fortunatamente per la comunità scientifica Fermi a 17 anni già padroneggiava perfettamente la fisica e oggi non si può non conoscere una figura del genere, per questo leggere il libro di Segrè e Hoerlin è un vero piacere per tutti gli innamorati della scienza.

Gianluigi Marsibilio

 

(Potete mandarci le vostre impressioni sul libro e delle idee per le prossime segnalazioni)

 

OBIETTIVO PROXIMA CENTAURI, INTERVISTA AD AMEDEO BALBI

La scoperta del pianeta intorno a Proxima Centauri ha lasciato un segno nella ricerca di nuovi mondi. Noi di Tra Scienza e Coscienza, dopo aver raccolto le voci dei ricercatori nel nostro articolo sullo studio, abbiamo chiesto a due vecchie conoscenze del blog, Amedeo Balbi e Renè Heller, di commentare la rilevazione.

Oggi pubblichiamo la prima delle due interviste.

L’astrofisico Amedeo Balbi ci ha parlato dell’esopianeta di Proxima Centauri, catalogandolo come un oggetto di straordinaria importanza per raggiungere un bersaglio come la vita extraterrestre.

Con la ricerca appena pubblicata siamo entrati in una nuova era per la ricerca agli esopianeti?

Sapere che la stella più vicina alla nostra ha un pianeta potenzialmente abitabile darà certamente un impeto forte alla ricerca nel campo degli esopianeti e all’astrobiologia. Basta pensare che i grandi telescopi di prossima generazione (penso ad esempio all’E-ELT, di cui è iniziata la costruzione) potrebbero riuscire a osservare direttamente Proxima b e investigare la sua composizione atmosferica. Ora che sappiamo che c’è un esopianeta “dietro l’angolo”, abbiamo un chiaro bersaglio su cui concentrare gli sforzi per cercare la vita fuori dal nostro sistema solare.

È possibile stabilire se Proxima Centauri sta influenzando il suo pianeta? Si può veramente parlare di “earth like planet”?

Per ora sappiamo davvero molto poco su Proxima b: abbiamo una stima della sua massa minima, e conosciamo la distanza dalla stella. Quest’ultima è compatibile con una temperatura superficiale moderata, che potrebbe consentire all’acqua, se ce ne fosse, di restare allo stato liquido. Tuttavia, ci sono probabilmente differenze molto forti con il nostro pianeta. Intanto, Proxima Centauri è una “nana rossa”, una stella molto più piccola e debole del nostro Sole. Poi, il pianeta orbita così vicino alla stella da essere esposto a radiazioni molto forti, e non sappiamo quali conseguenze ciò potrebbe avere sul suo ambiente. C’è da aggiungere che molto probabilmente il pianeta è bloccato in un’orbita “sincrona”, cioè tale da rivolgere sempre la stessa faccia verso la stella. Se fosse così, non ci sarebbe alternanza fra giorno e notte. Insomma, Proxima b non sarà certo come la Terra. Tuttavia, potrebbe essere adatto alla vita, magari in forme diverse da quelle del nostro pianeta. Solo ulteriori studi potranno chiarire come stanno davvero le cose.

Con questa conferma quanto può essere importante la missione proposta da Hawking e Milner?

Be’, a questo punto l’idea di mandare una sonda interstellare nel sistema di Proxima Centauri diventa davvero allettante. Per ora, è bene dirlo, siamo nel campo delle congetture. Ma, certamente, sapere che adesso abbiamo un obiettivo concreto potrebbe accelerare le cose. Mi auguro di vivere abbastanza a lungo per vedere come andrà!

La fantascienza racconta le realtà esoplanetarie da anni. Voi scienziati siete ispirati anche da racconti fantascientifici? È possibile coniugare fantascienza e scienza nel campo degli esopianeti?

Credo che molti di noi si siano avvicinati alla scienza anche grazie al senso di meraviglia trasmesso dalle opere fantascientifiche. Penso che sia questa la connessione più forte tra scienza e fantascienza. Naturalmente, come scienziati poi dobbiamo dimenticare la fantasia e seguire le evidenze.

“Sette Giorni di Scienza”: Philae si addormenta e la medicina rigenerativa usa la stampa 3D

IL DESTINO DI PHILAE

L’Agenzia spaziale europea (ESA) ha perso le speranze per un futuro risveglio del lander Philae, tutti gli scienziati non hanno mai nascosto, in questi giorni, i timori legati all’avvenire della missione e questa settimana è arrivata la conferma del suo ”eterno letargo”.

L’atterraggio del lander sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko era avvenuto nel novembre 2014. Oggi gli scienziati cercano ancora di captare dati, gli ultimi sono arrivati nel luglio scorso, ma i tecnici fanno sapere che le possibilità di avere notizie da Philae sono “vicine allo zero”.

EINSTEIN AVEVA RAGIONE”: UN INCONTRO PER SPIEGARE LE ONDE

Reduce dalla scoperta delle onde gravitazionali, questa settimana la comunità scientifica ha avuto molte occasioni per spiegare il lavoro dietro VIRGO E LIGO, che ha permesso l’osservazione del fenomeno: una conferenza sulla rilevazione si è tenuta a Roma, all’Auditorium Parco Della Musica giovedì sera: “Einstein aveva ragione”. Sono intervenuti nel dibattito, molto divulgativo e aperto al pubblico: Fulvio Ricci, coordinatore VIRGO; Viviana Fafone, scienziata nel team dell’esperimento a Pisa; Antonio Masiero, fisico teorico e vicepresidente INFN e Fernando Ferroni, presidente dell’INFN. A moderare il dibattito è stato il direttore del mensile Le Scienze, Marco Cattaneo.

L’occasione  ha dato sicuramente luce a questioni legate non solo all’osservazione delle onde, ma anche al futuro dell’astrofisica gravitazionale.

TESSUTI IN 3D

Per la prima volta nella storia si è riusciti ad utilizzare una tecnica di “biostampa” che ha riprodotto un orecchio di bambino, un muscolo e un frammento osseo di mascella: la ricerca è stata presentata su Nature Biotechnology ed è stata guidata da uno staff internazionale, comprendente anche il pioniere della medicina rigenerativa Anthony Atala.

Il procedimento è chiamato ITOP (Integrated Tissue and Organ Printing System) e per realizzarlo si utilizza un materiale plastico biodegradabile: l’esperimento ha dimostrato come sia possibile creare tessuti stabili, grazie alla rete di micro-canali usati per il passaggio di ossigeno. Il prossimo passaggio della ricerca consisterà nella stabilizzazione del metodo, solo così potranno essere riprodotte anche altre cellule.

 

Una Porta per la Pace

“Aperite mihi portas iustitiæ” (Apritemi le porte della giustizia): sono le parole che nella tarda mattinata dell’8 dicembre riecheggeranno nel portico della basilica di San Pietro in Vaticano. In quel momento la Porta Santa spalancherà i suoi battenti, pronta a ricevere le migliaia di persone che si recheranno in pellegrinaggio, a Roma, per sperimentare la misericordia divina.

Un simbolo antico, ma allo stesso tempo attuale. Nell’epoca in cui viviamo, non è facile trovare una porta “aperta” che accolga chiunque. Il terrore regna sovrano. Quando la Francia è stata sconvolta dalla follia del califfato, i parigini hanno aperto le porte delle loro abitazioni per accogliere i tanti giovani che affollavano le strade ed erano impossibilitati a tornare a casa per via dei blocchi dei mezzi di trasporto.

Hanno accolto tutti, senza distinzione di sesso, lingua o religione. Francesco, fin da quando è stata eletto, ha capito che la missione della Chiesa è propria questa: accogliere tutti. E lo ha ribadito anche di recente: “Per favore niente porte blindate, niente, tutto aperto. La Chiesa – ha detto in un altro passaggio – è la portinaia della casa del Signore, la portinaia, non è la padrona della casa”.

Non dobbiamo restare chiusi in noi stessi. Varcare quella soglia significa lasciarsi alle spalle tutto ciò che abbiamo sbagliato; significa tornare ad essere costruttori di un mondo che abbia come fulcro il dialogo e il rispetto reciproco; significa impegnarsi ad essere persone “migliori”; significa impegnarsi, senza se e senza ma, per costruire un mondo diverso da quello di oggi. Quella non è una semplice porta, è la Porta della Pace.

(Foto ANSA)

Fabio Beretta

#Iononhopaura

La Tour Eiffel si spegne. E con essa si spengono anche le parole. L’Europa trema, si sente vulnerabile dinanzi ad un gioco di potere che ha poco a che fare con la religione. Ad una settimana da quel tragico 13 novembre, è la paura a regnare sovrana anche in Italia, anche a Roma.

Le strade e le piazze sembrano vuote. Le metropolitane proseguono le loro corse con meno passeggeri a bordo. Uno zainetto incustodito è sinonimo di bomba. Ovunque ci si gira si notano soldati, fucili, presidi militari. Ma questo non ha scoraggiato i giovani. La movida romana si è svolta come di consueto. Campo de’ Fiori, piazza Trilussa, il quartiere di San Lorenzo o il Rione Monti non hanno perso il loro status di “luogo di ritrovo”.

Se ad un ragazzo gli si domanda: “E’ cambiata la tua vita notturna dopo gli eventi di Parigi?”, questo ti risponde: “Assolutamente no, rimarrà sempre uguale. Continuo ad uscire. Anche se noto poche persone in giro”. I ragazzi non temono di affolare i pub e i ristoranti del centro: “Non vogliamo cambiare la nostra vita”, dicono.

“Non ho paura – racconta un altro giovane che sta trascorrendo la propria serata al Rione Monti -. La paura è un modo per dargli ragione. Ci pensi quando vai in metropolitana, o allo stadio, o a ballare. Ma non voglio dargliela vinta. Se io fossi uno di loro non punterei agli obiettivi sensibili, ma a quelli di cui non si parla. Il terrorismo si sconfigge non avendo paura e dialogando. Bisogna fargli vedere che esiste un mondo più grande e più forte della loro follia. Io non ho paura”.

(Foto ANSA)

Fabio Beretta

LETTERA DEL PAPA CON LA QUALE SI CONCEDE L’INDULGENZA PER IL GIUBILEO – TESTO INTEGRALE

Di seguito riportiamo il messaggio che Papa Francesco ha scritto a Mons. Rino Fisichella, presidente dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, incaricato dell’organizzazione dell’Anno Santo. Testo integrale

Al Venerato Fratello
Mons. Rino Fisichella
Presidente del Pontificio Consiglio
per la Promozione della Nuova Evangelizzazione

La vicinanza del Giubileo Straordinario della Misericordia mi permette di focalizzare alcuni punti sui quali ritengo importante intervenire per consentire che la celebrazione dell’Anno Santo sia per tutti i credenti un vero momento di incontro con la misericordia di Dio. È mio desiderio, infatti, che il Giubileo sia esperienza viva della vicinanza del Padre, quasi a voler toccare con mano la sua tenerezza, perché la fede di ogni credente si rinvigorisca e così la testimonianza diventi sempre più efficace.

Il mio pensiero va, in primo luogo, a tutti i fedeli che nelle singole Diocesi, o come pellegrini a Roma, vivranno la grazia del Giubileo. Desidero che l’indulgenza giubilare giunga per ognuno come genuina esperienza della misericordia di Dio, la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso. Per vivere e ottenere l’indulgenza i fedeli sono chiamati a compiere un breve pellegrinaggio verso la Porta Santa, aperta in ogni Cattedrale o nelle chiese stabilite dal Vescovo diocesano, e nelle quattro Basiliche Papali a Roma, come segno del desiderio profondo di vera conversione. Ugualmente dispongo che nei Santuari dove si è aperta la Porta della Misericordia e nelle chiese che tradizionalmente sono identificate come Giubilari si possa ottenere l’indulgenza. È importante che questo momento sia unito, anzitutto, al Sacramento della Riconciliazione e alla celebrazione della santa Eucaristia con una riflessione sulla misericordia. Sarà necessario accompagnare queste celebrazioni con la professione di fede e con la preghiera per me e per le intenzioni che porto nel cuore per il bene della Chiesa e del mondo intero.

Penso, inoltre, a quanti per diversi motivi saranno impossibilitati a recarsi alla Porta Santa, in primo luogo gli ammalati e le persone anziane e sole, spesso in condizione di non poter uscire di casa. Per loro sarà di grande aiuto vivere la malattia e la sofferenza come esperienza di vicinanza al Signore che nel mistero della sua passione, morte e risurrezione indica la via maestra per dare senso al dolore e alla solitudine. Vivere con fede e gioiosa speranza questo momento di prova, ricevendo la comunione o partecipando alla santa Messa e alla preghiera comunitaria, anche attraverso i vari mezzi di comunicazione, sarà per loro il modo di ottenere l’indulgenza giubilare. Il mio pensiero va anche ai carcerati, che sperimentano la limitazione della loro libertà. Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà.

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Ho chiesto che la Chiesa riscopra in questo tempo giubilare la ricchezza contenuta nelle opere di misericordia corporale e spirituale. L’esperienza della misericordia, infatti, diventa visibile nella testimonianza di segni concreti come Gesù stesso ci ha insegnato. Ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l’indulgenza giubilare. Di qui l’impegno a vivere della misericordia per ottenere la grazia del perdono completo ed esaustivo per la forza dell’amore del Padre che nessuno esclude. Si tratterà pertanto di un’indulgenza giubilare piena, frutto dell’evento stesso che viene celebrato e vissuto con fede, speranza e carità.

L’indulgenza giubilare, infine, può essere ottenuta anche per quanti sono defunti. A loro siamo legati per la testimonianza di fede e carità che ci hanno lasciato. Come li ricordiamo nella celebrazione eucaristica, così possiamo, nel grande mistero della comunione dei Santi, pregare per loro, perché il volto misericordioso del Padre li liberi da ogni residuo di colpa e possa stringerli a sé nella beatitudine che non ha fine.

Uno dei gravi problemi del nostro tempo è certamente il modificato rapporto con la vita. Una mentalità molto diffusa ha ormai fatto perdere la dovuta sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita. Il dramma dell’aborto è vissuto da alcuni con una consapevolezza superficiale, quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta. Molti altri, invece, pur vivendo questo momento come una sconfitta, ritengono di non avere altra strada da percorrere. Penso, in modo particolare, a tutte le donne che hanno fatto ricorso all’aborto. Conosco bene i condizionamenti che le hanno portate a questa decisione. So che è un dramma esistenziale e morale. Ho incontrato tante donne che portavano nel loro cuore la cicatrice per questa scelta sofferta e dolorosa. Ciò che è avvenuto è profondamente ingiusto; eppure, solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza. Il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato, soprattutto quando con cuore sincero si accosta al Sacramento della Confessione per ottenere la riconciliazione con il Padre. Anche per questo motivo ho deciso, nonostante qualsiasi cosa in contrario, di concedere a tutti i sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono. I sacerdoti si preparino a questo grande compito sapendo coniugare parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso, e indicare un percorso di conversione autentica per giungere a cogliere il vero e generoso perdono del Padre che tutto rinnova con la sua presenza.

Un’ultima considerazione è rivolta a quei fedeli che per diversi motivi si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X. Questo Anno giubilare della Misericordia non esclude nessuno. Da diverse parti, alcuni confratelli Vescovi mi hanno riferito della loro buona fede e pratica sacramentale, unita però al disagio di vivere una condizione pastoralmente difficile. Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità. Nel frattempo, mosso dall’esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati.

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Confidando nell’intercessione della Madre della Misericordia, affido alla sua protezione la preparazione di questo Giubileo Straordinario.

Dal Vaticano, 1 settembre 2015

Francesco

(Fonte VATICAN.VA)

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