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tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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PROTEGGERE I PANDA PER SALVARE LE FORESTE

Il bambù e la sua coltivazione hanno origini antichissime ma il celebre sempreverde è fondamentale per il suo principale fruitore: il panda. Oggi i panda selvatici, che già sono in via d’estinzione in Cina, hanno bisogno di nuove foreste ricche di bambù, dato che il cambiamento climatico sta distruggendo intere aree della pianta, fondamentale per la sopravvivenza dei panda.

Su Nature, alcuni anni fa, gli scienziati della Michigan State University e l’Accademia delle scienze cinese, avevano pubblicato un paper legato alle previsioni dei danni che il cambiamento climatico sta facendo all’interno dell’habitat naturale dei panda. Il bambù e il mancato collocamento nelle foreste di questa pianta potrebbero rappresentare un grave problema.
Andres Vina del Center for Systems Integration and Sustainability ha spiegato l’importanza di queste piante: “ Il 99.9% del cibo dei panda giganti è composto dai bambù. Un’area boschiva è un habitat adatto per i panda solo se ha bambù”, per questo non tutte le foreste in cui ci sarà la riforestazione saranno adatte a questo animale simbolo.
Oggi sappiamo grazie ad un nuovo lavoro, guidato dallo stesso Andrés Viña e da Jianguo Liu, che i Panda riescono effettivamente a difendere le foreste, aumentando la biodiversità degli spazi verdi e combattendo i cambiamenti del clima.
“Non abbiamo delle informazioni sistematiche su come i panda stanno reagendo al cambiamento climatico- ha precisato Vina- tuttavia la nostra ricerca ha dimostrato che il cambiamento climatico induce a delle riduzioni nelle loro aree di habitat, insieme a dei continui spostamenti nella loro distribuzione”.
L’obiettivo è stato, nel corso degli anni, quello di produrre una riforestazione in grado di mantenere stabile la presenza d’acqua e il suolo con il bisogno principale di piantare nuove conifere, tuttavia con il corso degli anni, il sole bloccato dalle alte conifere non ha più permesso un regolare sviluppo del bambù.
Molte aree forestali nel mondo occidentale e in alcuni paesi in via di sviluppo sono in aumento a causa degli investimenti nella conservazione e nel restauro delle foreste. “Tuttavia- ha indicato lo scienziato- poiché la domanda di legname e dei suoi derivati ​​è in aumento in tutto il mondo, alcune di queste nuove foreste vanno a sostituire la deforestazione in atto in altri luoghi, in particolare nelle regioni tropicali caratterizzate da un’elevata biodiversità”.
C’è effettivamente bisogna di una visione più ampia del panda e delle foreste: “Proteggendo le foreste dove vivono i panda, sosteniamo anche molte altre specie che abitano nei loro habitat”. Proteggere l’habitat del panda, permette una completa salvaguarda delle foreste, dal punto di vista della conservazione, i simpatici animali giganti sono una vera specie ombrello per il resto della fauna.

 

“Sette Giorni di Scienza”: Dalla faina nell’LHC ad Exomars nel 2020

L’Italia ha ricevuto dalla Commissione Europea un richiamo per il modo in cui ha adottato la direttiva dell’Unione Europea sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici: viene contestata all’Italia l’aggiunta dei divieti per l’utilizzo di animali in alcune aree di ricerca, il governo ha due mesi di tempo per rispondere alla procedura della Commissione.

Una delle condizioni imposte dai politici italiani è stata anche quella di evitare l’uso di primati non umani, cani e gatti nella ricerca di base.

EXOMARS POSTICIPATA

Dopo la partenza e le prime immagini aspettavamo tutti il 2018 per la partenza della seconda parte della missione Exomars: in settimana però l’Esa ha fatto sapere che bisognerà aspettare il 2020 per vedere approdare sul Pianeta Rosso il nostro trapano ( targato ASI) pronto a perforare il suolo marziano.

I direttori dell’ESA e di Roscosmos hanno deciso di prendere la decisione a causa dei ritardi industriali e dei ritardi nella consegna del payload scientifico.

La nuova data da segnare sul calendario è luglio 2020, i siti di atterraggio su Marte sono segnati e aspettano solo di essere studiati.

LHC BLOCCATO DA UNA FAINA

LHC di Ginevra è stato bloccato a causa di un singolare incidente: una faina si è incastrata e ha occupato i tunnel dell’accelleratore. L’animale ha creato un cortocircuito e ha diminuito la potenza dello strumento, ci sono voluti alcuni giorni per ripristinare le funzioni dell’accelleratore.

Proprio in queste settimane sono numerose le indicazioni che stanno arrivando dall’esperimento al CERN, quindi continuate a seguirci e magari tra pochi giorni potrebbero esserci ulteriori novità, faine permettendo.

IMMIGRAZIONE: CHI PUO’ RESTARE IN ITALIA?

Proteste anti-immigrati in tutta Italia: ecco chi può restare e chi “per legge” è obbligato a tornare in patria

Probabilmente, la frase più ricorrente in questi giorni è la seguente: “Non sono profughi, vengono dall’Africa sub sahariana, non scappano da nessuna guerra. Sono solo clandestini”.Una frase vaga, che serve solo a creare confusione su chi ha diritto, o meno, di restare legalmente nel Bel Paese. L’Italia offre quattro forme di protezione, ma prima di addentrarci in questioni giuridiche, è meglio soffermarsi su alcuni termini, che spesso sentiamo ripetere in tv, ma di cui ignoriamo totalmente il significato.

Il rifugiato politico è colui che è riconosciuto, in base ai requisiti stabiliti dalla convenzione di Ginevra (http://www.unhcr.it/sites/53a161110b80eeaac7000002/assets/53a164240b80eeaac700012f/Convenzione_Ginevra_1951.pdf) “nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato”. Possono richiedere l’asilo politico chiunque si trovi al di fuori dei confini del proprio paese e presenta una domanda agli uffici competenti per l’ottenimento dello status.

Altri possono beneficiare della protezione sussidiari, cioè quelle persone che non rientrano nella definizione di rifugiato, ma necessita di protezione interzionale, poichè se rimpatriato, si troverebbe dinanzi a violenze, guerre e violazioni dei diritti umani. In ultima istanza, lo Stato riconosce la protezione umanitaria a quelle persone che non rientrano nelle categorie sopra citate, ma necessitano di protezione per gravi motivi di carattere umanitario.

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Se guardiamo attentamente i dati relativi alle richieste d’asilo, negli ultimi anni è proprio quest’ultima forma di protezione quella che prevale. Il ministro Alfano ha dichiarato che da gennaio sono state presentate più di 22 mila domande, ma lo status di rifugiato è stato dato solo al 6% dei richiedenti. La protezione sussidiaria è stata concessa solo al 18% dei richiedenti, mentre i permessi umanitari sono stati concessi al 25% dei richiedenti. La maggior parte di loro arrivai da paesi come la Nigeria, Mali, Gambia Pakistan e Senegal. Quindi, la maggior parte dei migranti accolti in Italia non sono dei veri e propri rifugiati.

“Se si dice che solo il dieci per cento di chi arriva è un rifugiato si sta dicendo una mezza verità, perché non si tiene conto delle altre due forme di protezione garantite in Italia. Andrebbe più correttamente sottolineato che lo scorso anno il 60% delle persone che hanno fatto domanda ha ricevuto protezione nel nostro paese. Vuol dire che a sei persone su dieci è stato riconosciuto il diritto di rimanere legalmente in Italia. Una media molto più alta di quella registrata negli altri paesi europei, ferma al 45%. È falso dire, dunque, come vuol far passare una certa propaganda, che stiamo accogliendo solo dei pericolosi immigrati irregolari”. È quanto afferma Valeria Carlini, del Consiglio Italiano per i Rifugiati.

Ogni paese dell’Europa, segue procedure differenti per il riconoscimento della protezione; in parte si basano su leggi nazionali, e in parte sull’interpretazione della normativa comunitaria. Carlini spiega che “Non di rado ci sono valutazioni differenti tra i paesi: ad esempio, essendo la protezione umanitaria uno strumento legislativo nazionale, è evidente che ha confini e applicazioni diversi nei diversi paesi. C’è invece maggiore accordo sul riconoscimento dello status di rifugiato e di protezione sussidiaria. Si tratta di decisioni che si basano anche su scelte di politica nazionale ed estera, che non sempre corrispondono a una giusta valutazione del caso”.

Fabio Beretta

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