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tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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DI CHE COLORE è LA STATUA DELLA LIBERTA?

L’aria e lo smog nel porto di New York stanno cambiando il colore ad un monumento simbolo della città: la Statua della Libertà

Crediti: American Chemical Society

RIDE SHARING, IL FUTURO DEI TRASPORTI

Il concetto di condivisibilità nei trasporti si è sviluppato molto in questi anni grazie ad imprese come Uber: un gruppo di ricercatori del MIT, Cornell e CNR ha deciso di insistere e studiare nel profondo l’idea. Gli studiosi hanno monitorato decine di migliaia di taxi a New York, San Francisco, Singapore e Vienna e rilevando  che oltre il 90 per cento di corse hanno una durata 5 minuti e potrebbero essere abbastanza facilmente condivise.

Il loro studio è stato pubblicato alcuni giorni fa su Scientific Reports (Nature).
Noi abbiamo parlato con Carlo Ratti, direttore del MIT Senseable City Lab e Paolo Santi, research scientist al Senseable City Lab e senior researcher al CNR.
Il documento ha utilizzato diversi fattori come il numero di taxi, dei viaggi, della velocità degli spostamenti e l’area della città; il punto principale della ricerca, come ci hanno testimoniato gli scienziati: “è che un aumento della condivisione di mobilità non è solo auspicabile ma effettivamente realizzabile”.
Altro fattore vantaggioso in questo circuito di viaggi condivisi è che: “Assicurano sempre un impatto minore di carbonio”. Incentivare il ride sharing, secondo Ratti e Santi: “Può portare ad una riduzione del traffico, delle emissioni e, in ultima analisi, ad una migliore qualità della vita nelle città”.
Le curve elaborate sulla condivisibilità dei mezzi nelle città analizzate è sostanzialmente simile, gli studiosi chiamano il fenomeno come fast saturation: “Noi pensiamo che questo sia dovuto ad alcune caratteristiche universali del comportamento umano. In realtà, questo è un altro importante take-out del nostro studio: le opportunità di condivisione dei viaggi sono prevalentemente determinate dal modo in cui sono organizzate le nostre vite (ad esempio, come andiamo in città per lavoro ogni mattina tra le 8 e le 9)”.
Visti gli importanti risultati della ricerca è importante, come ci hanno spiegato Ratti e Santi: “Determinare la presenza di incentivi per il trasporto condiviso, come uno strumento importante di promozione di ride sharing”.

Lo studio della viabilità nel futuro ha tante implicazioni, il forte potenziale dei viaggi condivisi è un’ottima indicazione per le aziende, le città e l’ecosistema urbano perché come hanno precisato gli studiosi: “La mobilità condivisa potrebbe essere uno strumento fondamentale per migliorare la sostenibilità”.
Gianluigi Marsibilio

SIAMO VICINI ALLA NUOVA EPOCA DEL 5G

Al New York University Wireless Lab di Brooklyn, alcuni studenti stanno testando un nuovo equipaggiamento che potrà trasmettere dati alla velocità di 10 gigabits al secondo. Queste nuove tecnologie renderanno le nostre connessioni mobili circa 100 volte più veloci di quello che le attuali permettono.

Quando la nuova rete sarà standardizzata, verrà conosciuta come “5G”, coprirà una zona quattro volte superiore a quella attuale (4G) e consentirà una velocità minima di quaranta volte maggiore. È previsto che questa nuova connessione utilizzerà uno spettro radio ad “onde millimetriche”, oppure una lunghezza d’onda superiore a 24 gigahertz. Queste alte frequenze trasportano molti dati, ma sono facilmente ostacolate da edifici, fogliame e persino pioggia, tutto ciò rende complesso il loro uso, ma grazie ai passi avanti negli ambiti dell’elaborazione del segnale e delle tecnologie di antenna Samsung, AT&T, Verizon, Ericsson, e altre compagnie potranno usare questo spettro per le nuove generazioni di connettività mobile. La New York University ha dimostrato come le onde millimetriche possano essere usate per le comunicazioni mobili, aggirando così il più grande problema: che le stesse vengano bloccate con facilità da oggetti posti fra la trasmittente e il ricevitore. La soluzione è stata trovata in arrays (vettori) di piccole antenne su dei chips o su circuiti in miniatura che possono guidare il segnale così da eliminare il problemi di connessione. Questa tecnica è conosciuta come “phased array”; Samsung, per esempio, ha già creato prototipi di u phased array a 32 antenne in dispositivi wireless portatili. I primi dispositivi dotati di questa tecnologia potrebbero apparire sul mercato fra i due e i cinque anni. Alla base delle nuove tecnologie nel campo del wireless ci sono dei progressi nell’ambito dei microchips. Innanzitutto le nuove scoperte ci hanno portato a creare dei chips sempre più piccoli ma che riescono a processare una gran mole di dati senza prosciugare la batteria, e in secondo luogo, molti chips sono creati con un secondo strato di materiali che agiscono come antenne, minimizzando così la perdita di segnale e il consumo della batteria.

La nuova ondata di attività proviene da una maggiore richiesta di dati wireless da parte di miliardi di persone che si aspettano una crescente capacità dai loro dispositivi mobili. Grazie a nuove reti elettriche intelligenti e dispositivi sempre più all’avanguardia, il futuro si preannuncia davvero promettente.

Luigi Tatonetti

“Sette Giorni di Scienza”: stupisce Astro-H e la riduzione del buco dell’ozono

Il telescopio progettato dalla JAXA, di cui vi abbiamo parlato più volte, nonostante la sua prematura morte ad appena un mese dal lancio, ha registrato importanti informazioni sull’ammasso di galassie di Perseo.

I dati, secondo i ricercatori, erano eccellenti ed è un vero peccato che l’avventura di Hitomi sia finita così presto.

I risultati hanno portato i ricercatori a conclusioni importanti: gli scienziati hanno sempre visto l’ammasso studiato da Astro-H come un sistema attivo e turbolento, tuttavia le analisi parlano di un ammasso calmo e colmo di energia proveniente dai buchi neri che riscaldando il gas nelle zone galattiche, impedisce la formazione delle stelle. Gli atomi di gas si muovono, a causa dell’energia, troppo veloce per formare sistemi stellari.

Non dovevamo parlare più di Astro-H, tuttavia questo mancato strumento, ci ha stupito più che mai.

BUCHI MENO NERI

Dalla scoperta di Hitomi passiamo alle rilevazioni sulle condizioni del buco dell’ozono fatte sopra l’Antartide: la ricerca guidata da Susan Solomon, pubblicata su Science, mostra come dal 2000 il buco stratosferico si sia ridotto di oltre 4,5 milioni di chilometri quadrati dall’inizio del nuovo millennio.

L’unico momento in cui si è verificata una controtendenza è stato nel 2015, a causa di una eruzione vulcanica in Cile che ha causato una riapertura imponente del buco.

Questa vittoria è stata determinata dai vari protocolli firmati nei passati decenni: le analisi sono state effettuate con palloni metereologici che hanno scandagliato l’apertura del varco nella stratosfera.

Per celebrare anche l’arrivo di Juno e l’inizio del risveglio della sonda, in attesa che inizino le prime rilevazioni scientifiche, vi consigliamo di leggere l’articolo sulla missione uscito sul New Yorker .

Gianluigi Marsibilio

“Sette Giorni di Scienza”: dall’inquinamento dell’aria ai finanziamenti per le onde gravitazionali

La Simons Foundation di New York, grazie ad una donazione di 40 milioni di dollari, finanzierà un osservatorio per cercare le onde gravitazionali primordiali.

Il telescopio che dovrebbe svolgere la ricerca potrebbe essere costruito nel deserto di Atacama in Cile.

Trovare evidenza delle onde gravitazionali primordiali fornirebbe la prova di un periodo di inflazione, anche altri strumenti stanno lavorando in questo campo (BICEP3 ad esempio).

La sensibilità degli osservatori sarà dieci volte superiore a quelle con cui attualmente si stanno studiando questi fenomeni.

Un mondo senza respiro

L’OMS ha fornito un database aggiornato sulla qualità dell’aria nelle grandi città, gli aggiornamenti fatti all’attuale archivio hanno studiato e vagliato al meglio le aree suburbane di grandi metropoli.

Attualmente viene confermata la scarsa qualità dell’aria nelle grandi metropoli: in 3000 città di 103 Paesi viene controllata la situazione, nelle megalopoli come Delhi, Il Cairo e Dacca la situazione è grave e le polveri sottili aumentano il rischio di malattie cardiache, ictus, cancro ai polmoni e asma.

Tra il 2008 e il 2013, come ricorda anche Nature, l’inquinamento è peggiorato dell’8% in Europa e nelle Americhe.

Per chiudere il breve appuntamento con Sette Giorni di Scienza, vogliamo segnalare un articolo riportato su Science che spiega cosa rappresenta veramente il Brexit per la comunità scientifica.

In queste settimane avevamo riportato l’appello dell’astrofisico Stephen Hawking sulla non uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Gianluigi Marsibilio

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