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"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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LA STELLA ZOMBIE, CAMBIA LA PERCEZIONE SULLE SUPERNOVAE

In una famosa serie TV, che sicuramente alcuni di voi avranno visto, viene detta una frase che suona più o meno così: “I morti quando tornano in vita non fanno razzia nelle dispense”, oggi grazie allo studio della Carnegie Institution for Science, pubblicato su Nature, possiamo applicare questa frase ad una categoria molto particolare di oggetti: le stelle.

Quando una stella arriva a diventare una supernova, sappiamo di trovarci dinanzi ad un evento di fine vita per il corpo celeste e dagli studiosi viene raccolta la luce emessa da queste esplosioni tanto spettacolari quanto importanti dal punto di vista cosmico.
Una stella però ha deviato in modo irreparabile il corso delle ricerche sulle Supernovae: l’astro iPTF14hls è il primo caso di stella esplosa più volte in un periodo di circa 50 anni e come in un film di Romero è tornata dall’aldilà cosmico.

La curiosa e esplosiva stella era stata categorizzata dal team come supernova II-P; la prima anomalia è stata registrata quando il team del Paloma Transient Factory ha rilevato che l’astro che doveva rimanere luminoso, post-esplosione, per circa 100 giorni ha registrato una luminosità intensa per un periodo di oltre 600 giorni.

Continue analisi inoltre mostravano come la graziosa iPTF14hls aveva subito un fenomeno esplosivo già nel 1954, insomma in mezzo secolo è sopravvissuta ed ha avuto la forza di risplodere nel 2014.

Parlando con Iair Arcavi, lo scienziato del Las Cumbres Observatory che ha guidato le analisi e il progetto, abbiamo notato il suo completo stupore sulla faccenda: “Ancora possiamo capire l’importanza di questo evento dato che non riusciamo a capacitarci di come sia stato possibile”. 

Manca effettivamente un chiaro e importante pezzo sull’evoluzione stellare in particolare per quanto riguarda gli astri estremamente massicci che vanno a esplodere nel loro fine vita: “Le teorie attuali- ha precisato Iair – non ci dicono nulla su questo evento”.

Un modello chiamato di instabilità pulsazionale può essere effettivamente ricondotto a questa stella,  gli scienziati infatti pensano che: “Una stella molto massiccia può subire molteplici esplosioni per espellere i suoi strati esterni”.

Cercando di dare una carta d’identità all’astro notiamo come sia 50 volte più massiccio del sole e ricco di idrogeno schizzato via durante l’ultima esplosione, ma questa indicazione fa presagire che la stella originaria (prima della morte numero 1 per capirci) sia stata massiccia ben oltre le 100 masse solari.

“Non abbiamo mai visto questo tipo di esplosione. inizialmente gli spettri ci hanno fatto capire che iPTF14hls facesse parte della Supernova di tipo 2P”, ovviamente dopo la seconda esplosione tutte le idee degli scienziati a riguardo sono andate a farsi benedire.

Lo spettro ottico osservato l’8 gennaio del 2015 mostrava già alcune anomalie, una volta superati i 100 giorni di fase di costante luminosità gli studiosi hanno visto come le caratteristiche spettroscopiche della stella avevano proprietà assolutamente uniche e non riconducibili a nessun precedente storico.

Altra caratteristica molto particolare è racchiusa nella potenza di espulsione del materiale:  il team ha misurato la velocità di espulsione del materiale che è stata calcolata tra i 4000 e 8000 Km al secondo, questa cifra è rimasta molto più alta rispetto ai casi simili osservati in precedenza.

“L’energia richiesta da un processo del genere è molta e noi non siamo sicuri da dove provenga questa potenza” ha concluso Arcavi.

L’osservazione e la catalogazione della Supernova è stata possibile grazie ad uno strumento chiamato Sed che viene utilizzato per classificare tutti gli eventi esplosivi sparsi nel cosmo.

Studiare le esplosioni cosmiche è fondamentale anche per capire l’origine del nostro sistema solare, su questa affascinante anomalia rimarranno per molti anni alcuni dubbi ma forse con il passare del tempo riusciremo ad elaborare modelli adatti a spiegare anche le stelle zombie, trovando una scusa ulteriore per andare al cinema o in un osservatorio per vedere i non-morti e stupirci ancora una volta.

 

Gianluigi Marsibilio

LO STATO DI SALUTE DEI BAMBINI NEL MONDO. A CHE PUNTO SIAMO?

Il numero di bambini che muore prima dei cinque anni è sceso drasticamente rispetto ai 9,9 milioni del 2000. Le cifre raccolte nell’indagine dell’OMS mostrano come si è scesi di oltre 4 milioni di casi di morte prematura. Le percentuali di decessi, nel caso dei neonati, rimangono comunque pericolosamente in aumento da un 41% ad un 46% nell’arco di quasi un ventennio.

Il rapporto della World Health Organization stima che ogni giorno 15000 bambini muoiano prima del loro quinto compleanno e il 46% di loro, quindi circa 7000 bambini, muore nei primi 28 giorni di vita.

I principali killer per i neonati, e non solo, sono complicazioni alla nascita, polmonite, eventi correlati al parto, diarrea, sepsi e malaria.

Le zone in cui è possibile trovare più casi del genere sono i paesi in via di sviluppo dove c’è scarso accesso e considerazione a cure sanitarie di base. L’esempio dell’Africa sub-sahariana è emblematico: nell’arco dei primi 5 anni della vita, le possibilità di morire sono 15 volte maggiori rispetto a quelle paesi ad alto reddito.

I progressi dal 1990 sono comunque enormi: il tasso è sceso del 56%, grazie anche alla World Health Organization e le sue politiche. L’ultima idea è stata quella di stabilire, entro il 2030, il raggiungimento di un obiettivo di sviluppo sostenibile che prevede una riduzione delle morti che va dai 5 ai 10 milioni di bambini tra il 2017 e il 2030.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità dopo la nascita c’è bisogno di 4 accortezze essenziali per la buona salute del bambino: assicurarsi che il bambino respiri correttamente, avviare il neonato ad un allattamento al seno, mantenere il bambino sempre al caldo e lavare le mani prima di toccare il bambino.
Questi quattro piccoli accorgimenti potrebbero risultare fondamentali per garantire delle prime cure di qualità ad un neonato, basta pensare che ad oggi oltre il 50% delle morti sotto i 5 anni di età sono causate da malattie o complicazioni che nelle società ad alto reddito sono facilmente curabili e prevenibili.

Prendiamo la polmonite che può avere dei fattori di rischio come un basso peso alla nascita, la malnutrizione e le condizioni di sovraffollamento generale di alcuni paesi, in Occidente abbiamo da anni ormai dei trattamenti e dei vaccini che riducono notevolmente il rischio collegato a questa malattia.

L’ALTRA PARTE DEL MONDO COME REAGISCE ALLA MORTALITÀ INFANTILE?

Se per una parte del mondo c’è un problema visibile di malnutrizione, in altre aree c’è ormai il problema del sovrappeso, quasi 42 Milioni di bambini sono infatti colpiti da obesità o da un generale sovrappeso.
Risolvere problemi di alimentazione e di cure di base è fondamentale per alcuni ricercatori, la Michigan State University ha sollecitato, in un nuovo documento, un’idea che potrebbe portare ad una scansione delle impronte digitali nei bambini, in modo da portare i medici e le organizzazioni sanitarie a identificare correttamente i bambini e avere dei profili sempre aggiornati in modo da mettere a disposizione dei piccoli delle cure affidabili come vaccinazioni salvavita o integratori alimentari.

Applicare questo nei paesi in via di sviluppo, e non solo, è fondamentale. Ogni giorno 353.000 bambini nascono in tutto il  mondo e con la creazione di un database internazionale si potrebbe non solo avere una storia medica dettagliata di ogni bambino ma si potrebbe anche creare sistemi di identificazione nazionali o internazionali, monitorare situazioni dove c’è molta malnutrizione o estremo sovrappeso, nei paesi meno sviluppati il 14% dei bambini soffre di malnutrizione, senza dimenticare che una volta creato un profilo medico questo potrà accompagnare per tutta la vita i bambini aiutando particolarmente quelli che si trovano in situazioni di crisi, come rifugiati e immigrati.

Anche nelle società occidentali I bambini sono vittime molto spesso di sistemi non equi: uno studio pubblicato su Cancer ha evidenziato come i bambini senza alcuna assicurazione, negli USA, hanno un rischio del 26% più elevato di morire di cancro rispetto a quelli assicurati privatamente al momento della diagnosi.

La situazione è quindi come vediamo preoccupante a livello globale, ma bisogna necessariamente partire dai paesi in via di sviluppo dove ci sono ancora molti casi di parti in casa, con un 13% delle donne che riceve delle cure postnatali nelle prime 24 ore.

C’è dunque bisogno di un vero programma di assistenza a domicilio che vada a promuovere e sostenere l’allattamento al seno, individuare neonati che hanno bisogno di cure aggiuntive e che mostrano gravi problemi di salute, per non parlare dell’aiuto fondamentale a madri affette da HIV con sessioni di consulenza in grado di proporre trattamenti anti-retrovirali.

La strada per rendere più sicura la vita dei bambini è ancora molto lunga, Abbiamo anche visto come la situazione è generalmente migliorata e alcune innovazioni potrebbero facilitare e anzi accelerare il processo verso il 2030 con l’obiettivo della World Health Organization pienamente raggiunto.

Gianluigi Marsibilio

Fonti: http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs178/en/, http://www.who.int/mediacentre/infographic/new-born/en/,

https://data.unicef.org/resources/

L’ENERGIA OSCURA E LE SUE DINAMICHE

Il binomio costante cosmologica/energia oscura è sempre stato uno dei più interessanti nella storia della cosmologia: oggi un team di ricerca internazionale della University of Portsmouth ha rivelato un tassello in più sulle dinamiche seguite dall’energia oscura.

Scoprire delle chiavi per comprendere l’energia oscura è sempre stato uno degli obiettivi degli scienziati nel XXI secolo, la costante cosmologica elaborata da Albert Einstein è sempre stata un ostacolo duro da sormontare nello studio di questa misteriosa “forza”, troppo spesso direttamente associata alla costante.
Uno studio apparso su Nature Astronomy, grazie al grande database utilizzato per svolgere la ricerca, ha portato a risultati interessanti sulla comprensione del binomio costante cosmologica in rapporto all’energia oscura.

Noi abbiamo parlato con Bob Nichol,  direttore dell’ICG  ( istituto di cosmologia e gravitazione) che ci ha aiutato a districarci in questo complesso campo di studi: “La migliore spiegazione per l’energia oscura rimane la costante cosmologica, ma non con lo stesso valore e le stesse ragioni di introdotte da Einstein. Una costante cosmologica rimane insoddisfacente per la maggior parte di noi perché il valore osservato (tramite i vari esperimenti) è molto lontano da quello atteso”.
La proprietà fisica dell’energia oscura è rappresentata dall’equazione di Stato che è il rapporto della pressione con la densità di energia.

La squadra del professor Zhao, che ha contribuito attivamente nello svolgimento di questo studio, ha trovato una prova della dinamica dell’energia oscura ad un livello di 3.5 Sigma, questo va a indicare che la natura dell’energia oscura non può essere collegata a quella del vuoto ma piuttosto alla presenza di un campo dinamico.

Il futuro dello studio dell’energia oscura è affidato allo strumento DESI che proporrà una nuova mappa cosmica in 3D dal 2018 in poi, fino ad oggi i lavori hanno utilizzato dati della temperatura della radiazione cosmica di fondo, gli spettri della polarizzazione, lo studio delle supernove e i vari studi dei cluster di galassie.

Abbiamo chiesto a Nichols in che modo le attuali osservazioni sono in grado di fornire le varie dinamiche dell’energia oscura, lo scienziato ci ha spiegato che ad oggi: ” Non siamo sicuri che l’energia oscura impatti sulla formazione di determinati ambienti cosmici, dato che è ovunque nell’universo, essa potrebbe fluire, secondo la teoria di Kashlinsky, in “flussi oscuri”. Resta comunque importante studiare l’influenza gravitazionale dell’energia oscura sull’universo, infatti nella relatività generale di Einstein qualsiasi forma di materia o energia può in un certo senso stravolgere lo spazio-tempo.

Ad oggi sappiamo che l’effetto principale dell’energia oscura è stato quello di causare un’accelerazione nelle espansione dell’universo.

Nichols ha chiuso l’intervista ricordando che: ” C’è bisogno di un modello che spiega come l’universo si sia potuto evolvere, tutto questo va poi confrontato con le varie misurazioni e se il modello si adatta alle misurazioni, possiamo indicarlo come coerente e valido”.

 

Questa considerazione finale ci fa effettivamente capire quanto sia importante, anche con il modello teorico più astratto, ricollegarsi a delle misurazioni reali su alcune costanti dell’universo.

 

 

Image credit: Gong-Bo Zhao, NAOC and the ICG, University of Portsmouth

La costante cosmologica (illustrata dalla linea gialla) viene introdotta per spiegare l’espansione accelerata dell’Universo (mostrato come il cono azzurro) a causa della presenza di energia oscura. Lo studio suggerisce che il contributo di energia oscura a questa espansione dipende dal tempo (curva grigia)

REALTÀ VIRTUALE E ROBOT, UNA NUOVA SFIDA PER IL FUTURO DEL LAVORO

https://youtu.be/4a-W3Od5-t8

Robotica e realtà virtuale uniti in questa nuova tecnologia di telepresenza che consente agli esseri umani di eseguire in remoto dei lavori molto pericolosi o sgradevoli.

A sviluppare questa tecnologia sono stati i ricercatori del laboratorio di informatica e intelligenza artificiale del MIT che hanno trovato un modo intelligente per combinare la realtà virtuale con la robotica. I robot utilizzati sono della Rethink Robotics e comprendono una cuffia VR e un braccio robotico altamente sofisticato, da poter utilizzare tramite il display che gli operatori umani indossano nel loro casco VR.
L’idea è quella di portare i lavoratori, che solitamente si occupano di mansioni su petroliere o aerei, ad essere in situazioni di totale comodità e portarli ad operare in modo completamente sicuro.

Su Digital Trend il ricercatore Jeffrey Lipton ha spiegato come loro sperano di estendere al meglio i vari tipi di mansioni a dei robot diversi e magari complementari tra loro.

Il tasso di successo del gruppo è stato del 100%, rispetto ai classici metodi automatizzati che prevedono una possibilità di riuscita del 66%, questo sistema può essere utilizzato per attività di posizionamento, montaggio e produzione.

ENTRO IL 2100 IL CICLO DEL CARBONIO RISCHIA DI SCONVOLGERE IL PIANETA

4,5 miliardi di anni, ecco quanto dobbiamo andare indietro per gli riavvolgere la storia della terra.

Noi vogliamo partire da una data molto più vicina: 540 milioni di anni. Nel lasso di tempo che ci porta al 2017 troviamo 5 eventi di estinzione di massa. Ognuna di queste catastrofi è associata al cambiamento nel normale ciclo del carbonio, all’interno dell’atmosfera e degli oceani.

Daniel Rothman, professore del Dipartimento di geofisica del MIT, in un suo paper su Science ha indicato chiaramente la via verso quella che potrebbe essere la sesta estinzione di massa e intorno al 2100, con i ritmi attuali di emissioni potremmo trovarci in situazioni assolutamente spiacevoli.

Secondo lo studio, realizzato con enorme perizia matematica, siamo alle soglie di una catastrofe infatti una volta che i livelli di carbonio saranno superati l’ambiente che ci circonderà sarà instabile e infine l’ennesima estinzione sarà più di una semplice possibilità.

Rothman ci ha detto: “Tutti gli eventi del genere sono stati associati a gravi perturbazioni nel ciclo del carbonio”.

Non solo l’analisi matematica dei parametri che caratterizzano la salute del pianeta, infatti sono stati studiati anche i contesti geologici, paleoambientali e paleobiologici di ogni epoca passata, è estremamente interessante leggere tutta la ricerca per vedere le similitudini con le altre ere geologiche.

Al centro della nuova estinzione, secondo Rothman, c’è il pericoloso aumento delle emissioni di anidride carbonica e l’enorme quantità di carbonio che nel corso del tempo si sta aggiungendo agli oceani, l’importo è di circa 310 miliardi di tonnellate di carbonio in più nei nostri mari.

La data segnata è il 2100, presumibilmente non per una totale estinzione, ma ci si potrebbe trovare in una situazione non conosciuta e difficile da ipotizzare attualmente.

I parametri utilizzati per avere una risposta matematica efficiente sono stati due: ” Ho misurato la geochimica dei cambiamenti nei rapporti di abbondanza tra il carbonio 13 e il carbonio 12 nei sedimenti antichi e ho effettuato misurazioni geocronologiche della durata del tempo in cui queste modifiche sono avvenute”.

I catastrofisti ad una notizia del genere si sono già scatenati ma un’indagine del genere non indica un collasso della vita sul pianeta Terra imminente ma ci porta a responsabilizzarci verso un maggiore controllo del ciclo del carbonio che dovrà essere stabilizzato.

Il professore ha trovato complessivamente 31 eventi negli ultimi 542 milioni di anni in cui c’è stato un significativo cambio nel ciclo del carbonio.

“L’obiettivo- secondo il professore- non è quello di portare il panico tra la gente bensì capire meglio il sistema Terra portando la società a prendere decisioni meglio informate”.

I vari scenari portano a vedere come nel 2100 il ciclo del carbonio sarà vicino o meno, secondo diverse previsioni, alla soglia di una possibile catastrofe.

“La conclusione, su una possibile estinzione di massa, deve essere considerata come un’ipotesi soggetta ad un gran numero di altre analisi” ci ha spiegato per concludere il professore, a noi non resta che approfondire e stare più attenti a questo tipo di studi.

Gianluigi Marsibilio

UN MONDO INFERNALE CON CIELI DI TITANIO

Un’equipe di astronomi, guidata da Elyar Sedaghati, borsista ESO e recentemente diplomato alla TU di Berlino, ha esaminato l’atmosfera dell’esopianeta WASP-19b con un dettaglio mai raggiunto prima.

Si tratta di un pianeta con massa simile a quella di Giove, ma così vicino al suo Sole da completare un’orbita in appena 19 ore e con una temperatura media che raggiunge i 2000° C.

Quando, dal nostro punto di vista, WASP-19b passa di fronte alla sua stella madre, parte della luce della stella filtra attraverso l’atmosfera del pianeta, che lascia tenui impronte che vengono rilevate quando la luce alla fine raggiunge la Terra. Usando lo spettrografo FORS2 installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, l’equipe è stata in grado di analizzare in dettaglio questa luce e dedurre che l’atmosfera contiene piccole quantità di ossido di titanio, acqua e tracce di sodio, oltre a un caligine globale che diffonde la luce.

«Trovare queste molecole non è un compito semplice», spiega Elyar Sedaghati, che ha lavorato per due anni su questo progetto come studente all’ESO. «Non solo ci servono dati di qualità eccezionale, ma dobbiamo anche elaborarli con programmi sofisticati. Abbiamo usato un algoritmo che esplora milioni di spettri alla ricerca di un ampia gamma di composizioni chimiche, di temperature e di proprietà della caligine, prima di poter trarre le nostre conclusioni».

L’ossido di titanio è raro sulla Terra. Si sa che esiste nelle atmosfere delle stelle fredde. Nell’atmosfera di un pianeta caldo come WASP-19b agisce come assorbitore di calore. Se fossero presenti in quantità sufficiente, queste molecole impedirebbero al calore di entrare o di sfuggire attraverso l’atmosfera, portando all’effetto di inversione termica – la temperatura è più alta negli strati superiori dell’atmosfera e più bassa negli strati inferiori, l’opposto di quel che accade normalmente. Analoga all’azione dell’ozono nell’atmosfera terrestre, dove causa l’inversione termica nella stratosfera.

«La presenza dell’ossido di titanio nell’atmosfera di WASP-19b può avere effetti importanti sulla struttura della temperatura e sulla circolazione atmosferica,» spiega Ryan MacDonald, altro membro del gruppo e astronomo alla Cambridge University, Regno Unito. «Essere in grado di esaminare gli esopianeti a questo livello di dettaglio è promettente e molto emozionante» aggiunge Nikku Madhusudhan della Cambridge University che ha supervisionato l’interpretazione teorica delle osservazioni.

 

Gli astronomi hanno raccolto le osservazioni di WASP-19b per un periodo di più di un anno. Misurando le variazioni relative del raggio del pianeta a diverse lunghezze d’onda della luce che attraversa l’atmosfera del pianeta e confrontando le osservazioni con modelli di atmosfera hanno potuto derivare diverse proprietà, come il contenuto chimico, dell’atmosfera dell’esopianeta.

Questa nuova informazione sulla presenza di ossidi metallici come l’ossido di tianio e altre sostanze permetterà modelli molto più precisi di atmosfere esoplanetarie. Guardando al futuro, quando gli astronomi saranno in grado di osservare le atmosfere di possibili pianeti abitabili, i modelli più raffinati permetteranno di capire meglio come interpretare le osservazioni.

«Questa importante scoperta è il risultato di una ristrutturazione dello strumento FORS2, pensato proprio per questo scopo,» conclude Henri Boffin, dell’ESO e membro del gruppo, che ha guidato il progetto di ristrutturazione. «che lo ha reso lo strumento più adatto per questo tipo di studi da terra».

FONTE: COELUM ASTRONOMIA

Crediti foto: ESO

HIV, PIANI SANITARI E PREVISIONI GLOBALI

Le cure primarie per l’HIV sono fondamentali per salvare vite umane: una diagnosi precoce riduce mortalità, probabilità di trasmissione e relativi costi per la sanità. Werner Leber e i suoi colleghi hanno pubblicato su The Lancet HIV un nuovo studio contenente una proposta per incentivare la prevenzione nei piccoli centri medici e nelle cittadine. I casi di HIV se diagnosticati presto e con un tempestivo trattamento permettono alle persone con HIV di avere una aspettativa di vita normale e ridurre le possibilità di essere infette, ad oggi circa 18.000 persone nel solo Regno Unito non sanno di avere l’HIV.
Lo studio ha mostrato come per estendere il programma alle aree più remote con l’aiuto delle autorità locali, dal punto di vista economico c’è bisogno di quattro milioni di sterline l’anno.
Su the Lancet è stato esaminato come in un quartiere londinese come Hackney c’è un’incidenza di 8 su 1.000 adulti affetti da HIV: la pratica di capillarizzazione del controllo ha portato ad un tasso di diagnosi quattro volte più ampio.
Per la diagnosi, come ci ha spiegato Leber, ci sono molti problemi: “In primo luogo, i pazienti possono non voler andare dal loro medico per paura di discriminazione da parte del medico/infermiera o dalla loro comunità una volta effettuata la diagnosi”. La colpa però è anche del personale sanitario che spesso: “Non offre il test perché si pensa che i pazienti non vogliano sottoporsi al test”, sempre a causa di lacune sanitarie e educative: “molti medici non offrono test perché non hanno ricevuto una formazione o denaro di uno specialista HIV”.
Lo screening ha vari effetti importanti ed è inteso come processo. Un’operazione del genere significa intervenire in un determinato ambiente con pazienti spesso ad alto rischio. Lo screening è anche un criterio che rende responsabili le istituzioni nei confronti dell’HIV: “Per lo screening devono essere soddisfatti certi criteri, come fornire informazioni sul servizio ai pazienti, valutare e monitorare il servizio e garantire della qualità. Ovviamente, i governi sono riluttanti a farlo perché costa soldi e risorse extra (personale)”.
Come ci ha spiegato lo studioso: “ Il costo medio di un trattamento perenne di un paziente, con una diagnosi effettuata all’età di 20 anni, è di circa 300.000 sterline. Tuttavia, questa cifra finirà per scendere dato che i farmaci antivirali generici sono sempre più disponibili sul mercato”.

Il costo che gestisce un programma di screening, come quello presentato dallo studio, è di circa £ 50.000 per una cittadina (di circa 250.000 abitanti) all’anno. Il costo di un solo test HIV è compreso tra £ 5 e £ 10.

La storia contenuta nello studio di The Lancet è un esempio di come sia imprescindibile far lavorare insieme governi, istituzioni locali e pazienti per migliorare complessivamente i servizi e allungare la vita delle persone.
In Italia i controlli sono gratuiti nelle strutture pubbliche, come specifica il centro nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità: “Nelle strutture pubbliche, il test è gratuito, come specificato dal Decreto Ministeriale del 1° Febbraio 1991, che individua le malattie che danno diritto all’esenzione dal ticket”.
L’AIDS attraverso l’infezione da HIV ha portato più di 35 milioni di morti, oggi circa 37 milioni ne sono affetti e molti di loro non ne sono effettivamente consapevoli.

L’editoriale uscito su Science spiega che: “Gli attuali sforzi ridurranno le nuove infezioni del 90% nel corso del prossimo decennio, ma ci saranno ancora 200.000 nuove infezioni ogni anno”. Oltre 40 milioni di persone vivranno con l’HIV, siamo ancora nel mezzo di una guerra.
Gianluigi Marsibilio

IL SEGNALE DELLA STELLA ROSS 128 ARRIVATO DA SATELLITI GEOSTAZIONARI

La nana rossa Ross 128 e il suo presunto segnale anomalo hanno infiammato la comunità scientifica per quasi una settimana, ancora una volta però non dobbiamo farci colpire dai facili allarmismi o da dati prematuri: il segnale, che un gruppo di astronomi aveva ricondotto alla stella Ross 128 (nana rossa a circa 11 anni luce di distanza) è stato associato a semplice attività satellitare in orbita. In realtà per gli scienziati le possibilità sull’origine dei segnali si aggiravano su un 50% a testa tra un’attività anomala della stella o un satellite in orbita.

Chiaramente un segnale apparentemente strano fa scattare l’interesse per possibili trasmissioni con chissà quale civiltà aliena. Per ora però niente da fare: il SETI ha concluso che “La spiegazione migliore è che appartengano a satelliti geostazionari”.

 

Sono tanti quelli che ad ogni minimo “segnale” scatenano l’inferno, pronti per scrutare E.T.: questo indica effettivamente quanto il pubblico sia estremente legato ad un tema del genere.

I segnali in origine sono stati captati da Abel Mendez, direttore del laboratorio dell’Università di Puerto Rico, che insieme al suo team stava lavorando a varie ricerche sulle nane rosse, tuttavia è stato lo stesso studioso nella giornata del 21 a smentire ogni strana idea: “La spiegazione migliore è che il satellite sia stato trasmesso da uno o più satelliti geostazionari”.

La spiegazione è importante anche per capire il perché il segnale fosse presente solo al passaggio all’equatore celeste, dove effettivamente i satelliti sono presenti in gran quantità.

 

La telenovela, iniziata praticamente più di una settimana fa dal radio telescopio di Arecibo, sembra finita: i problemi erano legati anche alla mancata ripetizione del segnale, che facevano escludere la possibile presenza di E.T. dietro la rilevazione.

Il team di Mendez ha comunque dichiarato di voler continuare a osservare la stella e magari trovare altri dati sulle possibili anomalie legate all’astro.

 

Il nostro orecchio è teso nello spazio, comunque vada a finire la ricerca sarà fruttuosa e ricca di spunti per migliorare la comprensione diretta di noi stessi.

 

L’ATLANTE DEI PASSI E DELL’ATTIVITÀ FISICA, QUALE PAESE è PIÙ ATLETICO?

1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 passi. Non sto per iniziare a cantare nessuna canzone o chissà cosa, sto semplicemente iniziando a contare i passi che state facendo con il vostro smartphone in mano mentre leggete questo articolo.

Una ricerca pubblicata su Nature, redatta dagli scienziati dell’NIH e di Stanford, ha messo in luce le differenze tra oltre 100 Paesi, sulla varia intensità dell’attività fisica, in particolare sull’ampio o meno spettro di passi percorsi a piedi durante una singola giornata. Le cifre sono state raccolte in 111 diversi stati e rielaborate grazie ad un’ applicazione per lo smartphone, precisamente Argus.

Questa è la mappa uscita fuori dalle varie misurazioni del pionieristico studio.

 

La scienziata Grace Peng, direttrice del NIBIB (Computational Modeling, Simulation and Analysis at the National Institute of Biomedical Imaging and Bioengineering), ci ha spiegato come interpretare la cartina facendoci alcuni esempi: “Il Giappone è rappresentato in blu più scuro con 6.000 passi medi giornalieri per gli utenti, mentre l’Arabia Saudita è raffigurata in arancione con 3.500 passi quotidiani medi. Molti paesi sono invece in fasi intermedie rispetto a queste”.

 

Solitamente un minor numero di passi è legato ad una maggiore obesità, la classifica finale elaborata dagli scienziati parla chiaro:

 

 

Rank Country Activity Inequality
1 Hong Kong 22.2
2 China 24.5
3 Sweden 24.6
4 South Korea 24.7
5 Czech Republic 24.8
6 Japan 24.8
7 Singapore 24.9
8 Norway 25.2
9 Ukraine 25.2
10 Netherlands 26.1
11 Spain 26.1
12 Taiwan 26.2
13 Denmark 26.2
14 Russia 26.2
15 Chile 26.3
16 Switzerland 26.3
17 Turkey 26.4
18 Finland 26.6
19 Germany 26.6
20 France 26.8
21 Poland 26.9
22 Brazil 27.2
23 Israel 27.2
24 Thailand 27.2
25 Hungary 27.3
26 Italy 27.5
27 Portugal 27.6
28 Belgium 27.6
29 Mexico 27.9
30 United Arab Emirates 28.1
31 Indonesia 28.3
32 Romania 28.3
33 South Africa 28.4
34 Ireland 28.5
35 Malaysia 28.8
36 United Kingdom 28.8
37 Qatar 29.1
38 India 29.3
39 Greece 29.5
40 Philippines 29.8
41 New Zealand 30.1
42 United States 30.3
43 Egypt 30.3
44 Canada 30.3
45 Australia 30.4
46 Saudi Arabia 32.5

 

 

Gli Usa non godono certo di una situazione vantaggiosa, rischiando delle conseguenze davvero pesanti: “L’inattività fisica aumenta il rischio di molte patologie che portano a condizioni di salute avverse, comprese le principali malattie non trasmissibili come le malattie cardiache, il diabete di tipo 2, i tumori del seno e del colon e inoltre c’è una riduzione generale dell’aspettativa di vita”.

 

Sommariamente si stima che 5,3 milioni di persone muoiono ogni anno per cause associate alla mancanza di attività fisica.

Le varie stime di disuguaglianza tra i vari Paesi sono un problema per le donne, infatti in nazioni con gravi deficit nell’attività fisica le donne hanno sempre problemi a poter svolgere un numero di passi congruo ad un corretto stile di vita.

 

La ricerca svolta mette in luce come lo smartphone può effettivamente essere un dispositivo utile allo studio delle nostre abitudini, aiutando a sviluppare nuovi modelli di città a misura d’uomo e dove è possibile svolgere le attività muovendosi tramite aree pedonali, senza l’utilizzo di mezzi pubblici o privati.

 

Gianluigi Marsibilio

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