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tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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CASSINI, TRA GRAND FINALE E BUONE NUOVE DA ENCELADO

Le scoperte degli oceani di metano su Titano, l’oceano interno ad Encelado, l’età delle lune estremamente giovani: questi sono tre degli immensi risultati raggiunti da Cassini, sonda NASA che da vent’anni è alla continua scoperta di Saturno e delle sue lune. Dal 26 aprile comincerà la definitiva manovra del Grand Finale della missione, che porterà Cassini ad avvicinarsi e monitorare, da una distanza mai raggiunta, anelli e composizione interna di Saturno.

Le fotocamere sono pronte ad incontrare le nuvole e gli strumenti sono disposti a rilevare la composizione dei gas del Lord of the Rings.

Il Deputy Project Scientist, Scott Edgington, ci ha parlato dei grandi risultati raggiunti dalla NASA. Cassini è stata una missione assolutamente gloriosa e i tre momenti da ricordare per lo scienziato sono: “La scoperta dei pennacchi attivi di materiale proveniente dal polo sud di Encelado, che ha portato alla scoperta di attività geotermica all’interno della luna; L’atterraggio su Titano con la sonda Huygen che ha portato a scoprire la sua somiglianza con la Terra e la scoperta del metano liquido su Titano, con i suoi mari e laghi di questa sostanza”. La missione, dal punto di vista scientifico, ancora smette di sorprendere: le indicazioni che potrebbero arrivare dalla discesa dovrebbero essere importantissime per capire meglio Saturno e la sua composizione.

Nella missione Cassini, la sonda secondaria Huygens ha svolto sicuramente un ruolo importante. Il gioiello di tre metri di diametro, staccatosi a Natale 2004, ha fatto una discesa su Titano portando per la prima volta delle immagini dirette da una luna di Saturno. Le misurazioni sono durate circa trenta minuti, dopo la discesa. I dati di Huygens sono stati trasmessi per oltre due ore a Cassini e le sue informazioni sono state fondamentali per capire la struttura della luna.

Oggi la discesa finale è sempre più vicina, lo scienziato ci ha detto: “Ci aspettiamo di conoscere composizione e struttura della parte superiore dell’atmosfera”: gli occhi sono puntati particolarmente sull’elio presente nell’atmosfera. Anche un’altra parte di Saturno sarà studiata per bene: “Saremo informati sulla composizione chimica delle particelle degli anelli”.

 

I piani per il futuro dell’esplorazione di Saturno sono molti e aspettano di essere selezionati, Edgington ha precisato: “ La NASA e l’Agenzia Spaziale Europea, in modo indipendente, hanno fatto proposte – tuttavia precisa lo studioso – è ancora troppo presto in questo momento sapere quali missioni saranno selezionate”.

 

Gianluigi Marsibilio

 

Credits: NASA/JPL-Caltech/SSI/Ian Regan

SPACEX, SU MARTE ENTRO IL 2018 CON L’AIUTO DELLA NASA

Space X, dopo i successi delle scorse settimane, ha cominciato a lanciarsi ancora più in là e nel 2018 intende sfruttare la finestra di lancio verso Marte per portare il suo Red Dragon, senza equipaggio, sul pianeta rosso.

La NASA non finanzierà il progetto, ma metterà a disposizione alcune componenti tecnologiche per portare la compagnia di Musk su Marte: molto importante per le future missioni sarà la condivisione dei dati tra l’ente spaziale americano e Space X.

Su Twitter la società lascia intravedere in questa missione l’inizio di un lungo progetto della Space X dedicato al pianeta, che dovrebbe culminare con l’arrivo di un equipaggio umano sulla superficie.

Il razzo Falcon sarà pronto a far partire la navicella Red Dragon (Dragon 2) progettata non solo per l’approdo su Marte, ma adatta a varie missioni nel sistema solare.

L’accordo siglato proprio in questi giorni tra NASA e Space X,  permetterà una collaborazione molto stretta nello sviluppo delle tecnologie e sarà possibile mettere in comune i dati raccolti dalla navicella durante la missione.

La NASA proprio in questi giorni sta tagliando dell’85% i fondi per lo sviluppo delle tecnologie di atterraggio su Marte. Il progetto è chiamato LDSD (Low Density Supersonic Decelerator): le due prove finora fatte di questa tecnologia non sono andate molto bene, il paracadute infatti non è riuscito ad aprirsi completamente e il deceleratore ha mostrato qualche falla.

Proprio grazie a questi tagli di bilancio, la NASA potrebbe sfruttare ancora meglio questo accordo con la compagnia di Musk per sviluppare tecnologia adatta a Marte senza ulteriori investimenti.

La Space X e il suo fondatore entro la fine dell’anno rilasceranno i piani per il “Mars Colonial Transporter”, che porterà gli uomini su Marte.

Marte è vicino o no? Space X ha dimostrato di riuscire in progetti molto ambiziosi: il 2018 è vicino e con  l’appoggio incondizionato della NASA a Musk tutto è possibile, nella scienza l’unione fa la forza.

Gianluigi Marsibilio

INCIDENTI DI VOLO: QUANDO UNA MISSIONE SI SCONTRA CON GLI ERRORI UMANI

Errori umani alla base di incidenti in volo. È ciò che è accaduto alla navicella spaziale SpaceShipTwo di Virgin Galactic lo scorso 31 ottobre

Esploso nel corso di un test di volo sopra il deserto del Mojave dopo essere stato sganciato ad alta quota. Il risultato è stato un incidente mortale per uno dei due piloti, Michaes Alsbury, e gravi ferite per l’altro, Peter Siebold. Quest’ultimo riesce a veder salva la propria vita grazie ad un tempestivo lancio con il paracadute da quasi 16000 metri di altezza. La causa? Un errore umano. Il malcapitato Alsbury avrebbe, infatti, attivato troppo presto il sistema di stabilizzazione, normalmente azionato a una velocità di Mach 1,4, corrispondente a 1,4 volte la velocità del suono (1.715 km/h). Il pilota lo avrebbe invece inserito a Mach 0,92. la conseguenza immediata è stata la perdita di controllo della navicella, non più in grado di ridurre la velocità, né di mantenere la traiettoria.

Gli investigatori ritengono che la manovra non sia frutto di un errore. Alsbury, temendo l’annullamento della missione, automaticamente previsto nel caso di mancato inserimento entro la velocità di Mach 1,8, potrebbe aver agito per preservare il suo incarico. Pare inoltre che la navicella non fosse dotata di adeguati sistemi di sicurezza atti ad impedire la manovra. Errore non significa rinuncia. Il mondo spaziale è ancora il chiodo fisso di Richard Branson, patron di Virgin Galactic. Ad oggi sono in corso le revisioni del sistema di sicurezza, delle componenti della navicella e del progetto totale. Resta chiaro l’obiettivo finale: offrire un mezzo adeguato al turismo spaziale.

Space Transportation System Number 6, Orbiter Challenger, lifts off from Pad 39A carrying astronauts Paul J. Weitz, Koral J. Bobko, Donald H. Peterson and  Dr. Story Musgrave.

Obiettivo che la Virgin Galactic condivide con altre compagnie. Blue Origin ha lanciato a sorpresa il 29 aprile, in un volo di prova, il suo veicolo suborbitale New Shepard: al successo della capsula si sovrappone il fallimento relativo al mancato recupero del razzo riutilizzabile. “Uno dei nostri obiettivi primari è il riutilizzo,” dice il creatore della società Bezos,“ma sfortunatamente non abbiamo potuto recuperare il modulo propulsivo a causa di una perdita di pressione del sistema idraulico nella fase di discesa.”

Così anche SpaceX, che il 14 aprile ha lanciato con successo verso la Stazione Spaziale Internazionale un missile Falcon con una capsula Dragon.
Il volo è stato seguito in diretta dagli astronauti a bordo della Stazione.
Il bilancio mostra un progressivo avvicinamento all’obiettivo ambizioso posto dalla compagnia: saper far rientrare in assetto controllato un primo stadio vettore completo e dirigerlo con precisione verso un bersaglio molto piccolo. Il volo spaziale procede spesso per miglioramenti graduali: ogni insuccesso fornisce dati in più da analizzare per correggere ed evitare eventuali errori nel tentativo successivo.

Chiara Pirani

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