Search

tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

Tag

libri

SCONTI ADELPHI, QUALE LIBRO SCEGLIAMO NOI DI TRA SCIENZA E COSCIENZA?

L’incredibile e ricchissimo catalogo Adelphi sta applicando da qualche giorno sconti del 25% su tutto il catalogo online: noi oggi vi segnaliamo quattro libri che appartengono al catalogo che ha sempre riportato e selezionato tanti interessanti libri di divulgazione scientifica in Italia.

1. MARTIN REES- IL NOSTRO AMBIENTE COSMICO
Un libro che parla di cosmologia e universo scritto dall’astronomo reale Martin Rees, una delle prime personalità contattate da noi di Tra Scienza e Coscienza, pochi giorni dopo la nostra nascita. Il libro vaga dalla filosofia alla scienza e racconta come le teorie sul multiverso, e non solo, siano diventate centrali nella formulazione di nuove teorie fisiche, dalla comprensione del nostro spicchio di universo deriverà sicuramente la comprensione e la formulazione definitiva di una teoria del Tutto.

2. JOHN HORGAN- LA FINE DELLA SCIENZA
Il libro del giornalista John Horgan, la Fine della Scienza, è uscito ormai parecchi anni fa, ma rimane uno dei titoli più provocatori. Come descritto dall’INFN: “Il titolo, deliberatamente non dubitativo, induce il lettore alla tesi provocante e in qualche modo sorprendente che la scienza, dopo le straordinarie e rivoluzionarie scoperte scientifiche del secolo scorso, si stia avviando verso una strada di progresso ormai marginale e settoriale. Se chiedete a uno scienziato qualunque se la Scienza stia finendo o comunque sia in declino, molto probabilmente la risposta sarà negativa, con l’argomentazione semplicistica che non si finisce mai di imparare, che ci saranno sempre nuove teorie che confuteranno quelle esistenti”. Il libro di Horgan sa stupire ed è utile per capire il nostro panorama scientifico.

3. OLIVER SACKS- MUSICOFILIA
Un libro tra Arte, Musica e scienza dove si intrecciano ricerche, casi e racconti. Il libro è una meditazione a ruota libera che racconta una serie di fenomeni cognitivi troppo interessanti per non essere scoperti. Musicofilia è una vera perla del catalogo Adelphi, va letto e amato.

4. CARLO ROVELLI- L’ORDINE DEL TEMPO
Dopo le Sette brevi lezioni di fisica e tutti i successi editoriali, il Professor Rovelli plasma un altro gioiello di divulgazione, dove lo scienziato è capace di legare con un filo rosso la storia, il presente e il futuro della fisica. Dai primi esperimenti alle enormi teorie contemporanee Rovelli colpisce ancora: vi consigliamo di usare questo 25% di sconto proprio su questo titolo.

Gli spunti sono molti di più di quattro, il nostro invito è quello di passare un po’ di tempo sul sito e investire qualche risparmio per arricchire la vostra libreria con questi titoli pieni di meravigliosa divulgazione.

#LIBRODELLASETTIMANA- LA SCIENZA NELLE GRAPHIC NOVEL

Questa settimana non ci concentriamo su un unico lavoro, ma su alcune graphic novel che vi faranno apprezzare e scoprire scienziati, filosofi e storie dietro delle vere rivoluzioni del pensiero scientifico: tutto questo in un contesto leggero e con un’elevata qualità artistica.

1. Mooncop- Tom Gauld

Il primo consiglio non è strettamente legato apparentemente alla divulgazione scientifica, ma il lavoro di Gauld, un giovanissimo illustratore che da anni collabora come vignettista per il NY Times, the Guardian e New Scientist, esprime dei sentimenti e sensazioni importanti legati alla corsa allo spazio, e in particolare a dei personaggi che si ritrovano a vivere sulla Luna.

Gauld con le sue vignette è di una disarmante genialità, e nelle sue rappresentazioni c’è una forma di umanità tanto reale quanto surreale, per questo vi consigliamo veramente di correre a prendere i suoi lavori dopo aver letto la nostra chiacchierata (qui trovate una sua intervista). Le sue ispirazioni arrivano dalla letteratura scientifica: divertitevi a scoprirle e lasciatevi catturare da questo lavoro assoluto.

 

2. Heretics!- Steven Nadler and Ben Nadler

 

Galileo, Cartesio, Spinoza, Locke, Leibniz e Newton con i loro studi hanno permesso un vero cambio di paradigma nella comprensione della scienza e proprio in questo spostare i limiti oltre ogni tabù si sono spesso scontrati con ogni tipo di autorità. Heretics! Racconta con leggerezza queste storie con incredibile ironia, genialità e perspicacia in un momento che dal punto di vista storico è complesso da spiegare.

Non c’è mai un momento di noia e in ogni racconto tutto si intreccia attraverso una serie meravigliosa di disegni.

 

In questi anni lavori del genere si stanno moltiplicando: ad esempio è interessante leggere la storia di Feynman tramite il volume di  Jim Ottaviani  e Leland Myrick. L’immagine di uno degli scienziati più interessanti e rivoluzionari della nostra epoca si compone dentro queste pagine che dal 2011 catturano scienziati, divulgatori e lettori.

Ultima segnalazione, che potete vedere direttamente qui, arriva dalla storia a fumetti realizzata da Nature per  celebrare 50 anni di Star Trek e 150 anni dalla nascita di H. G. Wells: la graphic novel che è venuta fuori è appassionante e racconta tante sfumature sul rapporto tra scienza, fantascienza e ispirazione.

 

Gianluigi Marsibilio

COME LEGGERE UNA RICERCA SCIENTIFICA (PARTE 1)

Per leggere e comprendere articoli e paper scientifici, occorre capire determinati termini propedeutici. In questa serie di articoli affronteremo i temi salienti legati alla lettura di un articolo sulle scienze della terra: ci addentreremo nei meandri dei termini della geologia, in modo da aiutare i nostri lettori alla lettura delle ricerche che puntualmente linkiamo nei nostri articoli.

 

Il primo concetto da affrontare parlando di geologia è sicuramente quello del TEMPO.

Il tempo, trattando argomenti che si srotolano lungo tutta la storia del Pianeta, assume un significato totalmente diverso da quello che siamo abituati a considerare nella nostra quotidianità. Pensate all’età della Terra: circa 4,5 miliardi di anni. La differenza con la vita media di un uomo, come potete vedere, si attesta su un ordine di grandezza completamente diverso.

Altro esempio immediato: considerando la storia della Terra come racchiusa in 24 ore e considerando la formazione del Pianeta come ora 00.00, i dinosauri sarebbero comparsi alle 22.50 minuti, i primi mammiferi a venti minuti dalla mezzanotte e l’uomo alle 23.58 minuti e una manciata di secondi. Questo fa capire come tutte le testimonianze di cultura umana dagli uomini delle caverne, passando per gli egizi, greci e romani e ogni argomento contenuto nella sezione di storia del nostro sussidiario multicolore delle elementari, sia contenuto in 2 minuti scarsi di questo calendario immaginario.

Importante anche considerare come nel regno del Sedimentario un periodo come quello che va dall’anno zero ad oggi, equivale ad una deposizione di microscopiche lamelle di detriti che spesso a fatica raggiungono il millimetro di spessore totale.

Si pensi inoltre che i dinosauri hanno dominato il mondo nell’Era denominata Mesozoico, della durata complessiva di circa 200 Milioni di anni. Come quasi tutti sanno i dinosauri si sono estinti “solo” 66 milioni di anni fa: ciò significa che dalla loro estinzione è passato solamente un quarto del periodo complessivo in cui questi animali hanno svolto un ruolo dominante sulla Terra. Troppi numeri? Troppi calcoli? Perdeteci qualche minuto a ragionare, vi servirà per avere le idee più chiare.

Concludo con un ultimo esempio, per poi lasciarvi riposare il cervello intasato da numeri, dati e proporzioni: i Romani raggiungevano la massima espansione circa 2 mila anni fa. Le prime testimonianze di ominidi sulla Terra risalgono a circa 2 milioni di anni fa: gli Appennini iniziavano a sollevarsi (anche il concetto di orogenesi sarà affrontato in seguito) circa 20 milioni di anni fa, 200 milioni di anni fa iniziava il secondo periodo del Mesozoico, il Giurassico.

A presto con il secondo appuntamento con questa speciale guida che speriamo renderà la lettura dei vostri testi, un po’ più chiara.

Camillo Affinita

#LIBRODELLASETTIMANA- THE EVOLUTION OF IMAGINATION

Appoggiare il nostro successo evolutivo all’immaginazione e alle capacità creative: ecco lo scopo del libro del brillante filosofo Stephen Asma. Dietro il volume : “The evolution of imagination” c’è proprio il bisogno di comprendere questo motore della creatività, un’immaginazione che è origine della stessa cultura umana. Il punto di vista del filosofo parte da una vera indagine sul come la creatività vada oltre l’esperienza e ci porti a fare qualcosa di completamente nuovo.

Il linguaggio, per lo studioso, viene anticipato dalla facoltà di immaginazione per il filosofo, ma questa grande capacità di poter elaborare i pensieri in codici (quindi tramite un linguaggio) non è una limitazione del linguaggio, che rimane il più grande contributo all’immaginazione e alla fantasia. La componente musicale, vista la passione per il jazz dell’autore, è grande e gli esempi raccontati sono molti, dai freestyle hip hop a Miles Davis, senza dimenticare artisti e filosofi come Aristotele, Freud, Kant.

 

La definizione più bella dell’immaginazione viene offerta quando l’autore la definisce: “the adaptive meeting place between the organism and the environment”.

L’immaginazione viene vista come un motore per la scienza e l’arte, in una delle nostre prime interviste, Amedeo Balbi ci ha raccontato: “La scienza, sia quella sperimentale che teorica, può essere molto creativa, anche se poi le nostre idee devono sempre confrontarsi con la realtà. E senza la capacità di stupirsi non c’è la molla per capire come stanno davvero le cose. Asimov diceva che la frase più entusiasmante nella scienza non è “Eureka!” ma “Che strano!”. Agli scienziati piace risolvere i puzzle”.

Al centro di questo libro c’è proprio questo bisogno di capire da dove ha origine il bisogno di confrontarsi con creatività nei confronti della realtà.

 

Einstein disse: “play is the highest form of research”, in questo volume ricerca, gioco, filosofia e intuizione si mescolano e formano un volume imprescindibile per ricercatori, studenti o semplici curiosi.

#LIBRODELLASETTIMANA – UN MONDO DI MONDI. ALLA RICERCA DELLA VITA INTELLIGENTE NELL’UNIVERSO

Il palcoscenico del cosmo viene analizzato in tutta la sua immensità in Un mondo di mondi. Alla ricerca della vita intelligente nell’Universo. Il libro dalla prospettiva, fortemente storica e filosofica, è una vera perla nel panorama delle nuove uscite divulgative; i due autori Giulio Giorello, docente di Filosofia della scienza all’Università degli Studi di Milano e Elio Sindoni, professore di Fisica generale e collaboratore con la Princeton University offrono una panoramica dall’antica Grecia alle teorie della fisica contemporanea, analizzando le varie visioni storiche sull’esistenza di altri mondi e sulla loro possibile abitabilità, tutto questo viene fatto attraverso uno sguardo critico e diverso dei due validissimi autori.

Le citazioni riprese, da cui partono tutti i ragionamenti, sono magnifiche e adatte a darci un’idea sul tema. Il libro analizza tutte le varie prospettive con le quali si è osservato il cielo nel corso dei secoli. Il volume è ottimo per chi non ha mai avuto una vera infarinatura sui vari concetti che hanno portato alle attuali scoperte di esopianeti.

Viene analizzato il palcoscenico sulla quale ci siamo appena affacciati con il pensiero e con gli strumenti. Tutto comunque rimane ancora da scoprire, dal punto di vista filosofico e scientifico. Non resta allora che augurare a tutti una buona caccia in questo scenario cosmico dalle frontiere infinite.

Gianluigi

#LIBRODELLASETTIMANA – WHAT ALGORITHMS WANT 

Che siate dispersi su Facebook, su un motore di ricerca o imbattuti in un consiglio d’ascolto su Spotify, siete tutti nella stessa situazione e vari algoritmi stanno rispondendo in modo, più o meno efficace, ai vostri problemi.

Noi siamo ancora umani ma vogliamo darvi un consiglio su un libro da non perdere: “What Algorithms Want” di Ed Finn.

Finn è direttore e fondatore del Centro per la Scienza e l’Immaginazione dell’Arizona State University e si occupa di come gli algoritmi stanno cambiando la cultura umana.

Il libro punta a dimostrare come un algoritmo riesca a estendere, cambiare e adattarsi alle informazioni a cui aspiriamo e quindi in un certo senso alla nostra personalità.

Il modo di pensare è sostanzialmente cambiato, da un decennio a questa parte, e gli artefici di questo sono proprio loro: gli algoritmi.

Spesso descritti come funzioni logiche e imparziali,  oggi stanno imparando a umanizzarsi, Finn infatti scrive: “L’oggetto di studio dell’algoritmo è un sistema in movimento,  un sistema di iterazioni”.

In questo scambio continuo di informazioni c’è filosofia, meccanica, cibernetica, logica e tutto questo, non fa altro che farci innamorare di loro.

L’esempio cardine del volume è  lo studio del caso Netflix che ha rivoluzionato il suo servizio, studiando un sistema per essere più vicino al suo spettatore.

Il libro è innovativo e dettagliato,  niente viene lasciato al caso. Dietro questo lavoro si nasconde l’essenza di una rivoluzione mediatica e culturale, forse silenziosa, ma assolutamente in atto.

Gianluigi Marsibilio

13 REASONS WHY, COSA DICE LA SCIENZA SUL SUICIDIO GIOVANILE?

La serie del momento targata Netflix “13 Reasons Why” pone l’accento su una problematica sempre più presente tra i giovani, in particolare in una società come quella statunitense: il suicidio. Il direttore della Società per la prevenzione del suicidio tra i teenager, Phyllis Alongi, ha espresso all’Associated Press la sua perplessità sulla serie, in particolare sulla “scioccante” scena dell’estremo gesto della protagonista: “Sappiamo storicamente che esporre i dettagli di un suicidio non è raccomandabile- ha affermato- capisco che i produttori hanno qualcosa da comunicare, ma davvero questo può essere pericoloso e penso che dovremmo essere più responsabili”.

Secondo il Center for Disease Control and Prevention, il suicidio è stata la seconda causa di morte per bambini e giovani adulti di età compresa tra 10 e 24 anni nel 2014. Complessivamente i tentati suicidi sono in rialzo tra i giovani Usa: il problema riguarda particolarmente i maschi, che dall’età di 15 ai 19 hanno tre volte in più le probabilità di morire per suicidio rispetto alle donne. In quella fascia gli uomini hanno anche 8 possibilità in più di morire per colluttazione da arma da fuoco.

Per le donne che hanno già passato il periodo della pubertà invece c’è una grande incidenza, come ha mostrato un lavoro apparso su Pediatrics, di essere violentate dai propri coetanei maschi. Il 30% delle ragazze intervistate ha detto di aver subito attacchi verbali o fisici da parte dei loro “amici”.

Noi abbiamo parlato con Gregory Plemmons, esperto di disagi psichiatrici negli adolescenti e nei bambini e Associate Professor a Venderbilt, che ci ha spiegato: “La depressione e l’isolamento sono temi comuni nel libro (e nella serie), i traumi sessuali e il bullismo sono stati associati a suicidi e depressioni”.

Un lavoro pubblicato sempre su Pediatrics, esattamente nella giornata di ieri, mostra un’elevata incidenza statistica di diagnosi di depressione tra le vittime di bullismo in quinta elementare. In futuro, inoltre, questi ragazzi sono saranno più suscettibili all’abuso di sostanze stupefacenti e di alcool. I dati tra il 2004 e il 2011 provengono da 4300 bambini e mostrano come gli effetti siano uguali per ragazzi e ragazze.

La situazione rimane da monitorare per un’incidenza che diventa sempre più problematica: “I tassi di suicidio – ha affermato Plemmons- sono aumentati del 24% negli ultimi 15 anni (in praticamente ogni fascia d’età). L’aumento è stato visto, in modo più vertiginoso, per le ragazze adolescenti, per motivi ancora non chiaramente compresi”. Le ipotesi del dottore comprendono: “L’utilizzo maggiore dei social media e la possibilità del cyberbullismo”.

Lo show dunque ha toccato un nervo scoperto nella società, e ha catalizzato l’attenzione dei giovani, prendendosi oltre 340.000 followers su Twitter e quasi 2,5 milioni su Facebook.

In questa storia ci sono logicamente lati positivi e non: la parte migliore è nella possibile rimozione dello stigma che: “Può portare a parlare di sentimenti oscuri e depressione: riconoscere i segni infatti di questa malattia può essere positivo”. Alcuni psicologi sono preoccupati tuttavia dalla reclamizzazione del suicidio, ma come ha suggerito Plemmons: “ Quello che spero accadrà è che gli adolescenti non vedranno questo spettacolo in isolamento e senza parlare con i loro genitori, coetanei o con un consulente, se veramente si sentono senza speranza e non vedono una via d’uscita”.

Generalmente le esposizioni di storie legate al suicidio hanno portato ad un incremento di casi nel corso della storia: a mostrarlo è stato anche un paper di Madelyn S. Gould, della Columbia University, che ha analizzato come l’aumento di tassi sia connesso all’uscita di fiction o libri su temi del genere. Nella storia delle serie tv un caso è stato statisticamente rilevante: un dramma in sei parti trasmesso in Germania dell’Ovest nel 1981, “Morte di uno studente” ha fatto registrare, nei 70 giorni dopo la messa in onda, un aumento di suicidi causati dal salto sotto ad un treno.

La scelta di mostrare scene così dure nella serie “13 reasons why” è sicuramente artisticamente appagante, ma è altrettanto socialmente utile?

Plemmons ha chiuso il suo discorso con un elemento importante: “I pensieri suicidi sono di solito transitori e se ci si può collegare e farsi aiutare da  delle persone, si può sempre sperare di impedirli e prevenirli”.

Gianluigi Marsibilio

MARCIA PER LA SCIENZA, 500 EVENTI PER PROMUOVERE LA RICERCA

La Marcia per la Scienza di domani è partita da una richiesta molto chiara della comunità scientifica. Il segnale che sarà lanciato in oltre 500 eventi, in ogni parte del mondo, parte dall’esigenza di politiche ambientali e climatiche consapevoli. Il supporto all’iniziativa tra i vari ricercatori non è completamente unanime, noi abbiamo contattato più voci per avere un’idea complessiva dell’evento e continueremo ad aggiornare l’articolo per tutta la giornata di oggi e domani.

Gli organizzatori di SciencemarchIt, che nelle nostre città per la giornata di domani hanno programmato vari eventi, ci hanno spiegato in dettaglio il senso dell’iniziativa.

“La scala internazionale – tendenzialmente globale – dell’evento è forse l’elemento centrale della Marcia della Scienza. Gli elementi che l’hanno innescata (come il definanziamento della ricerca a favore delle spese militari, il negazionismo climatico, i cosiddetti “alternative facts”, la volontà di controllo politico sulle agenzie scientifiche e altro) trovano riscontro, in diversa misura, un po’ in tutto il mondo. Il fatto che chi fa ricerca si trovi fianco a fianco con tutta la cittadinanza per riaffermare l’importanza del metodo scientifico, della necessità di affermare la centralità delle scienze (tanto quelle cosiddette “dure” quanto quelle dei settori “umanistici”) e delle conoscenze – quindi anche della formazione – per poter prendere decisioni in modo consapevole è decisamente importante anche per il futuro. La scienza non è una dimensione separata dalle nostre società, ma una componente integrata e fondamentale per le nostre società. La ScienceMarch ha anche innescato in tutto il mondo una discussione sul ruolo della ricerca in rapporto alla società che genererà risultati (a nostro avviso potenzialmente positivi) di lungo periodo. Inoltre la scienza, da sempre, non si ferma ai confini, così come non si fermano la circolazione dei dati e la discussione dei metodi e neppure i danni all’ambiente, agli ecosistemi e agli equilibri del pianeta: i risultati delle ricerche derivano dalla collaborazione, diretta o indiretta, tra ricercatori di tutto il mondo. In un’epoca in cui gli esseri umani sono in grado di generare enormi effetti sugli assetti naturali, anche la responsabilità (tanto intergenerazionale che intragenerazionale) deve essere condivisa dall’intero genere umano. La libertà di ricerca è un prezioso patrimonio non solo per chi fa ricerca, ma, ancor di più, per l’intera comunità umana intesa nel modo più vasto possibile, per il suo profilo democratico e per delle prospettive di evoluzione sociale che siano eque, pacifiche e sostenibili”.

Lo scienziato Giorgio Colangelo, fisico del team di Morgan Mitchell dell’ICFO a Barcellona, parteciperà alla marcia a New York: queste sono le sue parole.

“Viviamo in un momento di importantissime sfide globali: cambio climatico, crisi idrica, fame, malattie e  una risposta a questi problemi non puó che essere globale.

Allo stesso tempo assistiamo a piani sistematici di smantellamento dell’educazione pubblica, al negazionismo dei cambiamenti climatici o a servire per i profitti di pochi invece che della società.

La giornata di domani è una chiamata per scienziati, educatori, divulgatori e per la società tutta per creare un movimento di coscienze globale è una celebrazione della scienza ma anche un invito a tutta la società civile a difenderla in modo da affermare quei valori liberali e progressisti a livello globale di cui la scienza si è sempre fatta promotrice”.

Il responsabile del team di comunicazione del comitato internazionale di March for Science, Atu Darko, ci ha parlato così del lavoro che la comunità scientifica sta svolgendo sull’evento.

“Ogni individuo coinvolto nel movimento March for Science ha i suoi motivi personali che lo hanno unito alla marcia, ma insieme siamo uniti attorno ad una grave preoccupazione per le azioni che mirano a screditare rispettati scienziati e a disfare le iniziative scientifiche. La scienza e l’istruzione scientifica sono fondamentali per una società sana e prosperosa. Quando la capacità di fare e condividere la scienza è minacciata, noi che facciamo e amiamo la scienza, dobbiamo alzarci e far sentire le nostre voci. Noi stiamo marciando per rendere visibili le scienze e l’innovazione nelle nostre comunità per tenere i nostri leader nella scienza e nella politica responsabili nei più alti standard di onestà, correttezza e integrità. Pensiamo di rendere visibile il bene che la scienza può fare nella comunità e il sostegno appassionato che la scienza ha in tutto il mondo. La marcia stessa è, ed è stata sempre destinata ad essere, solo l’inizio di un movimento duraturo”

DI COSA ODORA IL PASSATO?

L’idea portante di Cecilia Bembibre e Matija Strlic, dell’UCL (University College di Londra), è quella di dare un odore al passato che ha immagini, suoni e documenti, ma manca di una connotazione olfattiva.

Gli scienziati, partendo da un vecchio volume de Les Chardons du Baragan, del 1928, proveniente da un’antica libreria di Londra, hanno creato una Historic Book Odour Wheel.

 

 

I risultati sono stati pubblicati su uno studio apparso su Heritage Science.

Le statistiche sono basate sulle sensazioni provocate ai visitatori da un estratto creato con delle fibre del volume.

L’olfatto spesso viene dimenticato da un punto di vista storico, la Bembibre ci ha parlato così della loro idea di fondo alla ricerca: “Quando visitiamo un museo o una galleria, la nostra esperienza è per lo più visiva. In case storiche forse questo è diverso, perché ci immergiamo in un’eredità e in un contesto, e questo include anche suoni, texture e odori che appartengono allo spazio che visitiamo”.

Il potere dell’olfatto è spesso sottovalutato: “ La maggior parte di noi – ha detto la scienziata – riesce a evocare ricordi personali e raccontare storie che hanno vissuto legate all’olfatto”.

Il progetto di ricerca ha proposto di affrontare proprio l’immenso patrimonio olfattivo della storia e renderlo chiaro al pubblico.

Il pubblico del Birmingham Museum and Art Gallery hanno esaminato gli odori legati al libro: i profumi più comuni identificati sono, ad esempio, il legno nel 100% dei casi, vaniglia con il 71% di incidenza. L’odore è stato descritto come piacevole nel 70% delle volte e nel 14% come neutrale.

Uno dei due ricercatori, si è concentrato su un aspetto dei libri: “ Matija ha notato come i conservatori tendono a riconoscere l’odore dei libri con cui hanno lavorato, e hanno imparato a riconoscere lo stato del libro in termini di degrado”.

Non tutti gli odori logicamente hanno un valore culturale: la ruota costituita dai due ricercatori aiuta molto in questo, offrendo il carattere dell’odore e dell’intensità.

Il cuore del Smell of Heritage project, portato avanti dall’UCL, è nel: “Documentare che le informazioni in base all’odore possono essere preservate”.

Oggi gli studiosi, come ci ha testimoniato la Bembibre, si stanno concentrando su: “ Una selezione di odori associati al National Trust Knole House, una casa del patrimonio nel Kent con quasi 600 anni di storia. Alcuni di questi profumi includono: un paio di guanti di pelle, un campione di pot pourri utilizzato per aromatizzare le stanze della casa nel 1750 e una registrazione musicale dalla collezione della famiglia Sackville -West”.

La ruota degli odori ha permesso di capire, pur senza condurre uno studio specifico, quali sono gli odori unici e caratteristici. “Molti luoghi hanno un odore che li rende unici e memorabili- ha detto la studiosa- Paesi come il Giappone riconoscono il valore di questi beni dell’olfatto associati con i luoghi e hanno strategie per proteggere i diversi aspetti del patrimonio olfattivo”.

Le generazioni future meritano la protezione di questo immenso patrimonio culturale. Un odore si analizza in un modo molto preciso e lo studio ha messo a punto un vero modus operandi:

 

“L’analisi chimica è condotta prelevando un campione dei composti organici volatili (VOC) che sono emessi dall’oggetto storico o presenti nell’ambiente dello spazio patrimonio che ci interessa. La maggior parte degli odori (non tutti) sono il risultato di VOC. “. Gli strumenti utilizzati sono sensori molto sensibili che assorbono al meglio i campioni.

La fase di identificazione dei diversi composti chimici è fondamentale per capire e caratterizzare l’odore.

Un profumo è parte di un patrimonio che va documentato, ricordato e ricostruito: per questo è importante sostenere il gruppo di Cecilia Bembibre e Matija Strlic, che attraverso l’olfatto vuole ricostruire pagine di storia.

Gianluigi Marsibilio


			

Powered by WordPress.com.

Up ↑