UA-101332019-1
Search

tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

Tag

juno

JUNO, TUTTE LE BUONE NUOVE DA GIOVE

Vi avevamo documentato l’arrivo di Juno nel mese di luglio: questa settimana sono arrivati i primi risultati  degli studi annessi alle osservazioni portate avanti dalla sonda in questo primo periodo in orbita del gigante gassoso.

I risultati vedono nuove indicazioni sul pianeta: una grossa quantità di ammoniaca, un campo magnetico incredibilmente potente e delle indicazioni nuove sul grande nucleo.

 

Attraverso vari strumenti è stato possibile concentrarsi su tutte queste caratteristiche, che hanno portato una vera aria di novità nel modo di guardare Giove.

Scott Bolton, ricercatore principale di Juno dell’Istituto di ricerca di San Antonio ha affermato: ” C’è così tanto che non ci aspettavamo che è arrivato il momento di fare un passo indietro e ricominciare a pensare al pianeta come un nuovo Giove “.

Le immagini ricavate grazie ad uno strumento eccezionale come la JunoCam hanno mostrato i poli del pianeta coperte da enormi tempeste vorticose. Bolton ha dichiarato: “Siamo sconcertati su come si possano formare e per quanto sia stabile la configurazione e perché il polo nord di Jupiter non sembra il polo sud”. L’urgenza ora è capire il sistema Giove e vedere come questo cambi nel corso del tempo. Stiamo effettivamente puntando lo sguardo sulla stabilità planetaria del gigante gassoso.

Un’altra sorpresa viene dal radiatore a microonde di Juno (MWR), che esamina la radiazione a microonde termica dell’atmosfera di Giove, dalla sommità delle nuvole di ammoniaca fino alla profondità dell’atmosfera, come ci ha testimoniato Bolton: “I dati MWR indicano che molte zone di Giove sono ancora misteriose”.

I dati suggeriscono che l’ammoniaca è abbastanza variabile e continua ad aumentare fino in fondo, come possiamo vedere con MWR, che è a poche centinaia di chilometri. Anche il campo magnetico ha mostrato delle novità, già prima della partenza il campo magnetico di Giove era indicato come il più forte del sistema solare, lo scienziato ci ha confermato: “I dati MAG (dal nome del rilevatore del campo magnetico) indicano che il campo ha superato notevolmente le aspettative con 7.766 Gauss, circa 10 volte più forte del campo magnetico più forte trovato sulla Terra”.

“Juno sta dandoci una visione del campo magnetico vicino a Giove che non abbiamo mai avuto prima”, ha dichiarato Jack Connerney, vicedirettore principale di Juno e principal scientist per l’indagine sul campo magnetico della missione nella NASA Goddard Space Flight Center.

Il campo è forte in alcuni luoghi e più debole in altri, ogni flyby eseguito ci avvicina a determinare dove e come funziona il sistema Giove.

Le aurore che riusciamo ad osservare sono causate da particelle che sbattono contro delle molecole in atmosfera, e il processo appare diverso da quello che possiamo osservare ai poli del nostro pianeta.

 

Altro gioiello della missione è senza dubbio la JunoCam, che è stata un’aggiunta assolutamente funzionale al progetto, come ci ha spiegato Deb Schmid, del Southwest Research Institute di San Antonio: “La camera raccoglie dati grezzi, elaborati da “scienziati cittadini” in tutto il mondo per creare immagini incredibili”.

Alcune immagini incredibili sono state quelle riprese sopra il ponte di nuvole di Giove: “Quelli che stiamo vedendo- ha affermato Candice Hansen, co-investigatore di Juno presso l’Institute of Planetary Science di Tucson- sono probabilmente cristalli di ghiaccio e ammoniaca”.

Noi ci siamo concentrati sui dati raccolti da Waves, strumento di Juno che studia le emissioni di plasma a banda larga, e abbiamo parlato con Sadie Tetrick del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Iowa, che ha guidato una delle prime ricerche uscite in questi giorni: “La maggior parte della materia nel sistema solare è sotto forma di plasma. Il plasma è un gas caldo costituito da elettroni negativi e da ioni caricati positivamente”.

Le instabilità studiate si formano con le interazioni interne a questo stato della materia, la maggior parte delle onde si propagano, probabilmente, in modalità whistler, cioè un segnale naturale costituito da onde elettromagnetiche di frequenza molto bassa. Queste onde sono molto influenzate dal plasma che propagano al loro “interno”, l’analisi delle onde su Giove è ancora un aspetto importante dell’analisi di Juno.

“Le caratteristiche delle onde (in particolare le frequenze)- ha ampliato la Tetrick- possono essere confrontate con quelle ben studiate sulla Terra”: questo sarebbe ideale per comprendere le loro modalità di propagazione e determinare in ultima analisi la loro origine.

Capire i modelli di onde plasmatiche su Giove potrebbe aiutare anche a capire i termini di propagazione delle onde sulla Terra. I dati fino ad ora raccolti hanno considerato le onde propaganti nel modo whistler che si diramano tramite il campo polare, loro provengono, come ci ha specificato la scienziata: “dall’instabilità plasma-fascio”.

La terra e Giove, anche su un terreno che si pensava simile, si rilevano estremamente diversi: ora aspettiamo altre novità da Juno, pronto a sorprenderci un’osservazione alla volta.

Il prossimo fly-by, atteso per l’11 luglio, dovrebbe concentrarsi su uno dei più grandi misteri del sistema solare: la grande macchia rossa.

Gianluigi Marsiblio

EUROPA, POSSIBILI PENNACCHI D’ACQUA RILEVATI DALLA NASA

Nuovi evidenti pennacchi su Europa sono stati catturati dal telescopio spaziale Hubble. Le immagini sono state presentate dalla NASA nella giornata di ieri.

Le rilevazioni lasciano intravedere possibili colonne di vapore acqueo che fuoriescono dalla superficie della luna.

Il satellite di Giove è da tempo al centro di indagini: nel 2012 Lorenz Roth del Southwest Research Institute di San Antonio evidenziò che nella zona polare a sud di Europa, c’erano eruzioni di vapore acqueo.

Oggi con la nuova rilevazione si è riuscita ad avere una stima più precisa del fenomeno: il team di astronomi, guidato da William Sparks dello Space Telescope Science Institute, ha captato in 10 situazioni diverse, nell’arco di 15 mesi, 3 eruzioni.

Le fuoriuscite di vapore acqueo, se confermate nel tempo, sarebbero fondamentali per studiare uno dei posti più affascinanti del sistema solare: l’oceano sottorreaneo di Europa, da molti considerato come un luogo favorevole allo sviluppo della vita.

Una visione completa sui pennacchi ci è stata offerta da Curt Niebur, program scientist NASA che si occupa da anni di Europa: “I pennacchi rilevati, in modo indipendente da Roth e Sparks, sono abbastanza simili. Entrambi sono alti circa 200 km e hanno all’incirca la stessa quantità di acqua”.

Sparks ha precisato di non voler dare una certezza sull’esistenza di questo fenomeno, tuttavia con le nuove conferme arrivate dalle nuove osservazioni, la strada verso ulteriori conferme sembra spianata.

Perchè i probabili sbuffi d’acqua su Europa sono così importanti? Facile, Niebur ha spiegato: “I pennacchi espellono materiale dal sottosuolo, raggiungendo grandi altezze nello spazio. Il nostro veicolo spaziale potrebbe quindi volare attraverso di loro e raccogliere piccole quantità di campioni. Possiamo quindi analizzare quei campioni e ottenere un accenno a quelle che sono le condizioni nell’oceano”. Il principio è lo stesso applicato per Encelado, luna di Saturno, con un grande oceano sottorreaneo.

Il metodo della squadra di Sparks utilizza i transiti della luna sul pianeta Giove, infatti quando Europa transita davanti al pianeta gigante, i pennacchi presenti vengono retroilluminati fornendo prove della loro esistenza.

Uno dei protagonisti assoluti delle osservazioni è ovviamente il telescopio Hubble: Ray Villard, del Space Telescope Science Institute, ci ha spiegato che: “Solo Hubble ha la risoluzione e la sensibilità per la luce ultravioletta per rilevare le caratteristiche di un pennacchio”.

La storia dell’osservatorio è legata a tanti successi ma la NASA da anni si sta preparando per lanciare il James Webb Telescope, secondo lo scienziato il nuovo strumento sarà capace di: “Indicare , spettoscopicamente, se i pennacchi sono effettivamente un segnale di presenza d’acqua”.

Ora rimane di grande importanza capire, come si è chiesto Villard se: “L’acqua dell’oceano – sotterraneo- può veramente emergere in superficie?”. Spostare più in là le nostre conoscenze su Europa ci permette di sperare, non solo di trovare vita in questo ambiente, ma anche di poggiare un nostro rover che vada alla ricerca di prove dirette dell’oceano, dei pennacchi e della vita stessa.

Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: Credits: NASA/ESA/W. Sparks (STScI)/USGS Astrogeology Science Center

3D NELLO SPAZIO, JUNO E NON SOLO: CRONACA DI UNA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA

La stampa 3D nello spazio è una solida realtà. Dopo i primi esperimenti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, la sonda Juno, che ha cominciato il suo risveglio per iniziare a raccogliere dati sul gigante gassoso Giove, possiede ben otto staffe stampate in titanio.

Le parti sono state fatte in questo materiale per ragioni di resistenza, gli oggetti sono i primi pezzi stampati in 3D a viaggiare così a lungo nello spazio.

La Lockheed Martin, azienda costruttrice della sonda, realizza da anni parti in 3D per velivoli e aerei.

Il procedimento per realizzare questi strumenti cosmici è legato all’uso di un fascio elettronico (simile ad un laser) che modella la polvere di titanio e rende i pezzi utilizzabili per la sonda.

La Nasa sta lavorando anche ad altre applicazioni della stampa 3D nello sviluppo delle nuove missioni: un nuovo motore a razzo, in sperimentazione, è principalmente composto da parti create da stampanti tridimensionali e anche una turbopompa 3D per erogare il carburante al nuovo motore.

L’era del 3D nello spazio è partita nel 2014: proprio alcuni giorni dopo l’arrivo della Cristoforetti sulla ISS, è stato realizzato il primo prodotto Made in Space (un pezzo di ricambio proprio per la stampante). Lo strumento sulla Stazione Spaziale ha il compito di confrontare la stampa a terra con quella in orbita e può dare un vantaggio enorme sui costi di lancio di alcuni oggetti.

Anche nel caso della sonda Juno, grazie alla stampa 3D, i costi sono dimezzati e i tempi anche sono stati ridotti drasticamente (nel caso del motore i tempi di costruzione sono passati dai 15/12 mesi a meno di 2 mesi).

Le future missioni saranno segnate da questa innovazione, e ambiziosi piani come l’approdo su un asteroide o un ritorno sulla Luna dovranno essere supportati da questo tipo di tecnologie.

Le stampanti 3D hanno un precursore letterario molto famoso, Primo Levi, che nella sua raccolta “I racconti Naturali” parla del Mimete, una macchina in grado di riprodurre tutto, persino la moglie e il protagonista stesso del racconto.

Oggi siamo ancora lontani da un pieno utilizzo di questa tecnologia nello spazio, le prossime missioni, grazie ai primi successi riportati dalle agenzie spaziali, vedranno l’uso di queste tecniche in modi sempre più frequenti: una nuova era è alle porte, e la strada è già stata aperta.

Gianluigi Marsibilio

“Sette Giorni di Scienza”: stupisce Astro-H e la riduzione del buco dell’ozono

Il telescopio progettato dalla JAXA, di cui vi abbiamo parlato più volte, nonostante la sua prematura morte ad appena un mese dal lancio, ha registrato importanti informazioni sull’ammasso di galassie di Perseo.

I dati, secondo i ricercatori, erano eccellenti ed è un vero peccato che l’avventura di Hitomi sia finita così presto.

I risultati hanno portato i ricercatori a conclusioni importanti: gli scienziati hanno sempre visto l’ammasso studiato da Astro-H come un sistema attivo e turbolento, tuttavia le analisi parlano di un ammasso calmo e colmo di energia proveniente dai buchi neri che riscaldando il gas nelle zone galattiche, impedisce la formazione delle stelle. Gli atomi di gas si muovono, a causa dell’energia, troppo veloce per formare sistemi stellari.

Non dovevamo parlare più di Astro-H, tuttavia questo mancato strumento, ci ha stupito più che mai.

BUCHI MENO NERI

Dalla scoperta di Hitomi passiamo alle rilevazioni sulle condizioni del buco dell’ozono fatte sopra l’Antartide: la ricerca guidata da Susan Solomon, pubblicata su Science, mostra come dal 2000 il buco stratosferico si sia ridotto di oltre 4,5 milioni di chilometri quadrati dall’inizio del nuovo millennio.

L’unico momento in cui si è verificata una controtendenza è stato nel 2015, a causa di una eruzione vulcanica in Cile che ha causato una riapertura imponente del buco.

Questa vittoria è stata determinata dai vari protocolli firmati nei passati decenni: le analisi sono state effettuate con palloni metereologici che hanno scandagliato l’apertura del varco nella stratosfera.

Per celebrare anche l’arrivo di Juno e l’inizio del risveglio della sonda, in attesa che inizino le prime rilevazioni scientifiche, vi consigliamo di leggere l’articolo sulla missione uscito sul New Yorker .

Gianluigi Marsibilio

JUNO IN ORBITA, LA NASA FESTEGGIA L’ARRIVO DELLA SONDA

Alle 23:53, ora della costa orientale, un segnale dalla sonda Juno ha annunciato di aver portato a compimento correttamente le manovre e di essere entrata correttamente nell’orbita del gigante gassoso.

Con l’entrata nell’orbita della sonda, Juno vuole a tutti costi scoprire i segreti del pianeta che appare come una vera macchina del tempo del nostro sistema solare.

La sonda Juno, costruita dalla NASA e lanciata nel 2011, ha percorso circa 2,8 miliardi di chilometri, trascorrerà 20 mesi in orbita a scrutare il gigante gassoso. Se tutto va bene, Juno misurerà la quantità di acqua presente sotto l’atmosfera, mapperà l’interno del pianeta e fornirà delle informazioni importanti sui poli del pianeta.

STORIA DELLE SONDE SU GIOVE

Da 43 anni il re dei mondi è continuamente esplorato da sonde robotiche: la prima ad aver sorvolato Giove fu la sonda Pioneer 10 nel 1973, l’altra curiosità della missione guidata dall’Ames Research è legata al superamento della velocità di fuga del sistema solare; per aspettare la messa in orbita di una sonda intorno al gigante gassoso bisogna attendere Galileo nel 1995.

Un particolare legato alla missione dedicata allo scienziato italiano, durata ben 14 anni complessivamente, si intreccia con una ricerca riportata su Nature da Carl Sagan sulla ricerca della vita, che evidenziava la presenza di quattro criteri: “forte assorbimento di luce nell’estremità rossa dello spettro visibile (in particolare sopra i continenti), causata dall’assorbimento della clorofilla durante la fotosintesi delle piante; assorbimento nello spettro dell’ossigeno molecolare, come risultato dell’attività delle piante; assorbimento nello spettro dell’infrarosso provocato dal metano in quantità di 1 micromole per mole; trasmissione di onde radio modulate a banda stretta, che non possono provenire da alcuna sorgente naturale”.

Gli Strumenti di Juno sono stati progettati per misurare con precisione i campi magnetici e gravitazionali di Giove. Ci saranno importanti novità sullo studio della Grande Macchia Rossa, che secondo alcuni studi recenti sta diminuendo la sua estensione nell’atmosfera del pianeta.

Il costo della missione si aggira intorno agli 1.1 miliardi di dollari, i suoi principali obiettivi scientifici saranno quelli di capire il ruolo di Giove nella formazione del sistema solare.

 

LEGO COSMICI

A bordo dello strumento targato NASA ci sono tre pupazzi LEGO, l’iniziativa nata dalla collaborazione tra l’ente spaziale e la ditta di giocattoli ha come obiettivo quello di avvicinare i bambini alla scienza. I tre protagonisti sono Galileo, Giunone e Giove; tre personaggi molto importanti sia simbolicamente che scientificamente.

 

Il 27 agosto tutti gli strumenti (10 sono quelli principali per la raccolta di dati) della sonda saranno operativi e la NASA potrà finalmente dare il via a quella che è stata definita la più grande impresa di sempre dell’agenzia: proprio attraverso l’account Twitter dell’agenzia spaziale questa notte sono state dati continui aggiornamenti sui passi compiuti dalla sonda nel suo avvicinamento decisivo verso il pianeta.

La dotazione di Juno è anche made in Italy: sia il JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper) che il KaT (Ka-Band Translator) sono stati infatti realizzati o progettati nel nostro Paese.

 

La sonda resterà in attività per 20 mesi e cercherà di rispondere a domande fondamentali sulla formazione, non solo di Giove, ma dell’intero sistema solare. Buon lavoro Juno, ora tocca a te portarci più in là.

Gianluigi Marsibilio

(Crediti immagine: NASA/JPL)

ALLA SCOPERTA DEL NUOVO NUMERO DI COELUM: GRANDE SPAZIO A JUNO

Si rinforza sempre di più la collaborazione tra noi di Tra Scienza & Coscienza e Coelum Astronomia. Nel numero di luglio – agosto grande spazio alla scoperta della missione Juno, si va anche alla scoperta delle “stelle cadenti”.

È tempo di estate e il clima caldo ci porta a pensare alle vacanze per un po’ di meritato relax e magari per compiere qualche bella osservazione del cielo!

Coelum esce con un numero doppio, come sempre, per luglio e agosto. Appuntamento a settembre dunque con il prossimo Coelum? Non proprio!

Il vantaggio di disporre di un supporto digitale, al di là delle possibilità multimediali e di interazione che offre, è anche quello di poter apportare degli aggiornamenti! Novità assoluta per una rivista di astronomia: ad agosto potrete trovare in questo stesso numero, già molto ricco, alcuni aggiornamenti e nuovi contenuti!

Tornate quindi a leggerlo spesso per scoprirne le novità e non dimenticate di riscaricare il PDF!

Con più di 200 pagine, sono ben due gli speciali presenti: lo speciale sulla Missione Juno e lo speciale sulle Perseidi. Inoltre questo mese ospitiamo un interessante articolo sugli enigmatici Fast Radio Burst di Corrado Lamberti.

La notte tra il 4 e il 5 luglio la sonda NASA Juno (che porta con sé anche importanti contributi italiani) entrerà nell’orbita di Giove, il re dei pianeti del Sistema Solare, dando il via a una nuova grande missione di esplorazione spaziale! Il suo obiettivo è quello di svelare i numerosi segreti e misteri avvolti nelle fitte nubi del pianeta. Se volete sapere proprio tutto sulla missione leggete lo speciale di Pietro Capuozzo.

Parte dello speciale è anche l’articolo sulla Missione Galileo, la precedente missione di esplorazione di Giove, per ricordarne i passaggi fondamentali, le scoperte scientifiche e le questioni rimaste aperte. Rossella Spiga ci guiderà in un riepilogo del viaggio, corredando il tutto con magnifiche immagini. E proprio sulla base delle informazioni forniteci dalla sonda Galileo, con Stefano Severico scopriamo cosa potrebbe accadere simulando un ipotetico viaggio nell’atmosfera del gigante gassoso.

Il secondo speciale è dedicato alle Perseidi, le famose “lacrime di San Lorenzo”. Tutto ciò che serve sapere, dalla storia ai dettagli osservativi di quest’anno, sono trattati nel completo articolo di Remondino Chavez. E se desiderate immortalare le fugaci “stelle cadenti” in una fotografia, sappiate che vi basta uno smartphone! Sebina Pulvirenti ci fornisce utili indicazioni sulle app e sugli accessori necessari per scattare fantastiche immagini. Daniele Gasparri completa il quadro con utilissimi consigli per la ripresa fotografica con Reflex e CCD.

Il numero è arricchito dalle rubriche relative all’astrofotografia, all’osservazione del cielo e alle ultime notizie di astronomia, astronautica e del mercato.

Giorgia Hofer ci guida nella fotografia della “danza dei pianeti”, suggerendoci un’originale tecnica per fotografare le congiunzioni planetarie.

Nella sezione astrofotografica, dopo le belle immagini di PhotoCoelum, potrete ammirare un affascinante nuovo Hubble Deep Field e Michele Diodati nel suo “Tutti insieme appassionatamente” ci fa riflettere sull’immensità del cosmo.

Nella sezione dedicata all’osservazione, il Cielo del Mese fornisce tutte le indicazioni utili per pianificare le osservazioni per l’estate. Con Giorgio Bianciardi dell’Unione Astrofili Italiani andiamo alla scoperta del cielo estivo mentre Stefano Schirinzi ci fornisce tutte le informazioni e le curiosità per conoscere la costellazione della Corona Boreale.

Nella sezione appuntamenti, segnalo l’articolo di approfondimento sulla Notte dei Ricercatori, evento che ci attende a settembre, da non perdere!

Più nell’immediato invece, il 30 giugno, si celebra l’Asteroid Day, di cui vi abbiamo parlato il mese scorso. Una novità è la grande “Maratona degli Asteroidi”: si tratta di un’entusiasmante sfida tra appassionati del cielo che si metteranno a caccia di asteroidi. Coloro che metteranno a segno il maggior numero di osservazioni di singoli asteroidi saranno proclamati vincitori della maratona! Partecipate numerosi dunque alla prima maratona italiana per l’osservazione delle “Fiamme Volanti” (dal 30 giugno all’11 luglio). Potete trovare maggiori informazioni nella rubrica Asteroidi o sul nostro sito web.

Ci sono poi numerosi altri contenuti interessanti che vi lascio però scoprire da soli!

Vi auguro quindi buone vacanze e spero potrete trascorrere piacevolmente il tempo in compagnia di Coelum Astronomia: leggetelo online o scaricatelo per portarlo con voi sotto l’ombrellone.

Buona lettura!

Leggi Coelum n.202 Online o in PDF: https://goo.gl/oGLXBZ

Sito web: http://www.coelum.com

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/coelumastronomia

ALLA SCOPERTA DI JUNO, ASPETTANDO IL 4 LUGLIO

Il 4 luglio entrerà nella fase culminante la missione Juno, che porterà per la seconda volta dopo Galileo una sonda NASA a lungo termine nell’orbita di Giove. Lo scopo principale della missione sarà studiare la formazione di questo gigante gassoso, investigando a fondo caratteristiche come il campo magnetico del pianeta e la sua formazione.

Il costo della missione si aggira intorno agli 1.1 miliardi di dollari, i suoi principali obiettivi scientifici saranno quelli di capire il ruolo di Giove nella formazione del sistema solare. Gli scienziati ad oggi sanno grossolanamente di cosa è composta l’atmosfera del pianeta, principalmente di Idrogeno e Elio, ora però con Juno si vuole avere una ricetta precisa della composizione del Pianeta.

Juno spera di trovare risposte anche sulle piccole quantità di acqua trovate nell’atmosfera di Giove, gli scienziati sono intenti a studiare anche i materiali pesanti che compongono l’oggetto, come il litio.

Una delle principali aree di studio sarà legata all’analisi delle zone interne, cosa si nasconde sotto l’atmosfera e le nubi.

Per scoprire se al centro del Pianeta si nasconde un nucleo si studieranno le interferenze e i cambiamenti nella frequenza dei segnali, così da riuscire a capire la natura del nucleo di Giove, che fino ad oggi è ancora oggetto di speculazione.

Anche i poli di Giove saranno studiati per la prima volta; le traiettorie che la sonda andrà a compiere sono state studiate nei minimi dettagli per permettere la minima esposizione alle forti radiazioni.

Oltre al set di strumenti scientifici, di cui torneremo a parlare nel corso della missione, all’interno della sonda c’è una targa dedicata a Galileo, con il testo della sua prima descrizione del Pianeta: “Nell’11esimo (giorno), era in questa formazione, e la stella più vicina a Giove era metà della dimensione dell’altra e molto vicina all’altra così che, durante le precedenti notti, tutte e tre le stelle osservate erano della stessa dimensione e distanti ugualmente; così che è evidente che intorno a Giove ci sono tre stelle che si muovono, invisibili a tutti fino ad ora”.

Se dopo l’accensione dei motori qualcosa dovesse andar storto, nessuno potrebbe riparare il danno. Il segnale impiegherebbe troppo tempo per arrivare alla sonda (48 minuti all’incirca), quindi cercare di riparare le manovre da terra è praticamente impossibile.

Questa missione avrà ricadute nello studio di altri giganti gassosi, in particolare di quelli al di fuori del nostro sistema solare, infatti capire l’origine del nostro quartiere galattico ci permetterà di comprendere come altre stelle danno vita ai loro sistemi.

La prossima missione su Giove si verificherà solo nel 2022 con una sonda ESA pronta a studiare le caratteristiche delle lune.

Gianluigi Marsibilio

(La Nasa per illustrare le caratteristiche della missione ha creato un video spettacolare in pieno stile hollywodiano che qui vi alleghiamo).

“Sette Giorni di Scienza”: dai provvedimenti dopo Astro-H in casa Jaxa, all’arrivo di Juno

Torniamo a parlare, anche se avevamo promesso di non farlo, di Astro-H. Tre direttori della Jaxa (Agenzia Spaziale Giapponese) hanno pagato per gli errori commessi durante la messa in orbita di Hitomi. Nonostante le cause non siano del tutto chiare i dirigenti, tra cui il Presidente Naoki Okumura, hanno operato sul loro stipendio un taglio di oltre il 10% per quattro mesi.

Lo scorso 28 aprile l’agenzia spaziale nipponica aveva fermato i tentavi per ripristinare i sistemi di comunicazione del satellite. Lo strumento era progettatto per osservare meglio fenomeni come buchi neri, cluster galattici e stelle di neutroni.

Uno per tutti, tutti per JUNO

Partita nel 2011 la sonda Juno della Nasa sta per entrare nell’orbita di Giove. Il prossimo 4 luglio arriverà e intraprenderà la sua avventura scientifica studiando parametri come composizione, gravità e campo magnetico.

Una delle missioni principali sarà studiare l’origine del pianeta, in modo da avere dati più chiari sull’origine del nostro sistema planetario.

Gli ingegneri della missione hanno studiato un modo anche per minimizzare l’esposizione alle radiazioni, e dalle 5 di mattina (ora italiana) del 4 luglio Juno sarà pronta a cominciare la sua caccia ai misteri di Giove.

Questa settimana Nature si è concentato su un tema a noi molto caro, lo sviluppo scientifico della Cina. Per chiudere la rubrica volevamo indirizzarvi a questo articolo uscito sulle colonne della rivista, che mostra come la Cina è diventata in meno di un decennio il leader mondiale per il sequenziamento del DNA.

Gianluigi Marsibilio

Powered by WordPress.com.

Up ↑