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"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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MISSIONE VITA, PAOLO NESPOLI PRONTO AL SUO TERZO VOLO NELLO SPAZIO

A bordo un equipaggio internazionale composto dal Comandante della Soyuz, il cosmonauta russo Sergey Nikolayevich Ryazansky, l’astronauta NASA Randolph James “Randy” Bresniked il nostro veterano dello spazio, l’astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea, Paolo Nespoli. I tre raggiungeranno l’avamposto umano nello spazio, dove si trovano già Fyodor Yurchikhin, Jack Fischer e Peggy Whitson, completando l’equipaggio composto da sei persone di Spedizione 52.

Per Paolo si tratta del suo terzo volo nello spazio, il secondo con una missione di lunga durata. L’astronauta Paolo Nespoli è nato a Milano lo stesso anno in cui lo Sputnik segnava l’inizio della corsa allo spazio. Al termine degli studi in aeronautica ed astronautica, Paolo è entrato a far parte al Centro Astronauti Europeo dell’ESA a Colonia, in Germania, ed ha contribuito alla creazione degli impegnativi programmi di formazione. Uomo d’azione con una mente da ingegnere, Paolo ha applicato tre volte per entrare a far parte del corpo astronauti. La sua testardaggine e la sua preparazione lo hanno infine ripagato: nel 1998 diventa astronauta dell’ESA. Paolo ha trascorso 174 giorni sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con le missioni Esperia (a bordo della navetta spaziale Discovery) e MagISStra, rispettivamente, nel 2007 e nel 2010.

Questa missione durerà complessivamente poco più di quattro mesi ed il rientro sulla Terra è previsto nel novembre di quest’anno.

Con i suoi 60 anni compiuti ad aprile, Paolo, il più ‘diversamente giovane’ astronauta che abbia mai volato per l’ESA, ha ancora voglia di rimettersi in gioco ed a lui l’ASI ha affidato la missione VITA con i suoi molti esperimenti, il terzo volo italiano di lunga durata sulla ISS dopo quelli di Luca Parmitano del 2013 (Volare) e quello di Samantha Cristoforetti nel 2014 (Futura).

E il 28 luglio, diretta in italiano con Astronauticast!

 

L’acronimo VITA sta per Vitalità, Innovazione, Tecnologia ed Abilità ed è stato scelto dall’Agenzia Spaziale Italiana, ASI, che fornisce la missione attraverso un accordo bilaterale con la NASA. Il significato italiano della parola “vita” riflette gli esperimenti che Paolo eseguirà e la nozione filosofica del vivere nello spazio – uno dei posti più inospitali per l’uomo. Il logo della missione è stato sviluppato dall’ESA insieme ad ASI ed a Paolo. Tre elementi si distinguono: un filamento di DNA come simbolo della vita e della scienza, un libro come simbolo della cultura e dell’istruzione, e la Terra come simbolo dell’umanità.

Il vasto programma scientifico della missione Vita comprende esperimenti di biologia, fisiologia umana nonché monitoraggio dell’ambiente spaziale, scienza dei materiali e dimostrazioni tecnologiche. Tutti gli esperimenti utilizzano il laboratorio “fuori da questo mondo” – (compreso il laboratorio europeo Columbus) per migliorare la vita sulla Terra o per prepararsi per future esplorazioni abitate del nostro Sistema Solare.

Quando non impegnato in esperimenti scientifici, Paolo lavorerà con i colleghi alla manutenzione della Stazione Spaziale e per mantenere l’avamposto in orbita in ordine per l’equipaggio di sei. La singolare casa di Paolo gli permetterà di ispirare la prossima generazione di ingegneri e scienziati in quanto condividerà il suo viaggio con i giovani a Terra. Incoraggerà le nuove generazioni a mantenere attivo il cervello ed a seguire uno stile di vita sano con due sfide internazionali. Paolo sostiene Mission-X ‘Allenati come un Astronauta’, un programma di istruzione nel quale giovani studenti di oltre 25 Paesi portano avanti delle attività scientifiche ed imparano come rimanere in forma. Paolo è inoltre ambasciatore per la sfida europea Astro Pi Challenge, un’opportunità unica per gli studenti europei di far girare i propri codici sui mini computer, denominati Raspberry Pi, installati sulla Stazione.

 

Paolo Nespoli, assieme a Ryazansky e Bresnik durante la consueta cerimonia, in Piazza Rossa a Mosca, per portare i fiori sulla tomba di Yuri Gagarin. Crediti: NASA, Bill Ingalls

Nespoli è arrivato domenica 16 luglio al cosmodromo, dal quale nel 1961 decollò Yuri Gagarin, per trascorrere le ultime due settimane prima del lancio. Non saranno però giornate di riposo per l’equipaggio. Ripasso delle procedure soprattutto quelle di aggancio con la ISS, visite mediche e controllo delle tute e della capsula saranno le attività che attendono i tre cosmonauti. E poi ci sono le tradizioni da rispettare alle quali i russi tengono molto. Ci sarà da far visita all’albero piantato da Gagarin prima del suo volo. Ogni cosmonauta prima della sua missione pianta un piccolo albero e quindi Nespoli e Ryazansky, già veterani con i voli Soyuz, aiuteranno Bresnik a piantare il suo. Poi faranno visita alla piccola dacia dove il primo cosmonauta della storia ha dormito la notte prima del lancio.

Un po’ di svago è comunque previsto. Insieme all’equipaggio di riserva, arrivato poche ore con un altro aereo per motivi di sicurezza, ci saranno a disposizione tavoli da ping pong, biliardi e scacchiere. Giornate dense quindi per i tre navigatori spaziali, organizzate appositamente per tenere alto il morale e la concentrazione. Tutto questo in attesa del conto alla rovescia che li porterà oltre l’atmosfera del nostro pianeta. In occasione del volo Paolo ha ripreso a twittare con il suo accont: @Astro_paolo in modo da renderci ancora più partecipi di questa missione che siglerà anche la conclusione della sua decennale carriera di astronauta.

Fonti: ASI ESA Italia

 

LE STELLE DAL BORGO, L’APPUNTAMENTO ESTIVO DI TRA SCIENZA & COSCIENZA

Quest’anno la manifestazione Le Stelle dal Borgo, organizzata dall’Ente Mostra dell’Artigianato Artistico Abruzzese con la supervisione scientifica del nostro portale Tra Scienza & Coscienza e la partnership della rivista Coelum Astronomia, crea un calendario ricco di eventi e serate astronomiche, che si svolgeranno nella città di Guardiagrele tra la fine di luglio e il mese di agosto.

All’interno della manifestazione saranno presenti due interventi di spicco: il 21 luglio il prof. Fabrizio Capaccioni, direttore dell’Istituto di Astrofica e Planetologia spaziali di Roma terrà una conferenza sulla missione Rosetta, le comete e l’origine del sistema solare e il 12 agosto con la dottoressa Francesca Altieri si parlerà del futuro dell’esplorazione su Marte.

Nelle varie serate inoltre ci saranno le osservazioni guidate da un team di astrofili che guiderà tutto il pubblico, dai neofiti ai più esperti, alla visione del cielo.

Nelle prossime settimane, per prepararci all’evento avremo interviste con i protagonisti e ulteriori novità sul programma.

Gianluigi

 

 

ONDE GRAVITAZIONALI, IL PUNTO DELLA SITUAZIONE TRA AGGIORNAMENTO DEGLI STRUMENTI E NUOVE TECNOLOGIE

Dove sono finite le onde gravitazionali? Ormai sono passati due anni dal primo storico annuncio e tra una rilevazione e l’altra gli strumenti vanno aggiornati, le tecnologie migliorate e le osservazioni raffinate. Di tutto questo abbiamo parlato con Massimiliano Razzano, ricercatore presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa e dell’INFN-Pisa, e membro della collaborazione internazionale Virgo.

 

– Come si migliora uno strumento come Virgo o Ligo? Cosa cercate nelle nuove tecnologie che applicate agli interferometri?

Gli strumenti attuali, Advanced LIGO e Advanced Virgo, appartengono alla cosiddetta seconda generazione di rivelatori, e avranno aregime una sensibilità di circa 10 volte le versioni precedenti, chiamate LIGO e Virgo. Per migliorare ulteriormente la sensibilità di questi strumenti occorre ridurre al massimo il rumore, cioè le possibili sorgenti si segnale spurio che potrebbero essere confuse con il segnale gravitazionale. Molte sono le nuove tecnologie allo studio, a partire da una maggiore riduzione del rumore sismico alle basse frequenze, del rumore termico e utilizzando laser più potenti, per ridurre il rumore quantistico più importante alle alte frequenze.

– Quali sono le onde gravitazionali più “facili” da captare? Quali oggetti esotici secondo voi potrebbero produrre onde?

E’ sicuramente un campo tutto nuovo, quindi è difficile immaginarsi tutte le sorgenti che potrebbero produrre onde gravitazionali. Quelle più “facili” da rivelare sono le sorgenti per le quali abbiamo delle ragionevoli previsioni sulla forma dell’onda emessa. Una delle tecniche di analisi dati più robuste e sensibili combina infatti i dati raccolti con il modello della forma d’onda attesa, per estrarre in maniera ottimale tutte le informazioni sulla sorgente. Ad esempio nel caso della coalescenza di due stelle di neutroni o buchi neri, la relatività generale ci fornisce gli strumenti per calcolare la forma dell’onda prodotta. A partire da queste previsioni è possibile compiere analisi più sofisticate per estrarre il segnale gravitazionale dal rumore. Ma ci aspettiamo che altri fenomeni celesti possano produrre onde gravitazionali, ad esempio l’esplosione di una supernova. In quel caso però , la rivelazione è più difficile perchè il segnale atteso è più debole e non ci sono ancora modelli teorici per spiegare fino in fondo l’emissione gravitazionale in questi casi. Si tratta tuttavia di un aspetto decisamente interessante, che potrebbe svelarci nuove sorprese sull’Universo gravitazionale.

 

– Abbiamo parlato a fondo delle nuove frontiere dell’astrofisica aperte dalla rilevazione delle onde. Quanto potrebbe aiutare nelle misurazioni avere uno strumento, simile ad un interferometro nello spazio, penso in particolare al programma LISA (eLISA)?

Un interferometro spaziale consentirebbe di andare a esplorare un intervallo di frequenze inferiori a 0.1 Hz molto inferiore a quello visibile con LIGO e Virgo, che sono sensibili all’incirca nella banda 10 Hz – 10 Khz. Per fare un paragone, LISA si confronta con LIGO e Virgo come un radiotelescopio si confronta con un telescopio ottico: entrambi osservano luce, cioè radiazione elettromagnetica, ma di lunghezza d’onda differente. Osservare a frequenze così basse ci permetterà di studiare fenomeni completamente diversi, ad esempio l’emissione di onde gravitazionali da parte di sistemi formati da due buchi neri supermassicci nel nucleo delle galassie.

– Quali sono i maggiori pericoli per uno strumento come VIRGO?

Virgo è uno strumento estremamente sensibile, quindi praticamente tutti i fenomeni fisici naturali, dai microsismi al rumore termico, sono dei “pericoli” che minacciano la rivelazione di segnali gravitazionali. Per questo motivo gran parte del lavoro consiste nel trovare nuovi metodi per abbattere queste fonti di rumore.

– L’ultima domanda è una piccola curiosità sulla vostra vita di scienziati: visto che le onde gravitazionali non vengono captate così spesso dagli strumenti, come si svolge una giornata scientifica di un ricercatore di VIRGO o LIGO?

In realtà uno strumento come LIGO o Virgo richiede un continuo studio, in modo da portarlo ad essere sempre più sensibile. Parte degli sforzi sono ad esempio in questa direzione. C’è poi un’attività di analisi continua dei dati che vengono raccolti, e che si concentrano non solo sui segnali transienti come ad esempio la fusione di due buchi neri, ma anche nel tentare di mettere in evidenza segnali gravitazionali continui, ad esempio dovuti a stelle di neutroni in rotazione oppure al cosiddetto fondo stocastico di onde gravitazionali. Inoltre è presente una continua attività di sviluppo di nuove tecniche di analisi dati, che verranno poi testate sui dati raccolti.

 

Gianluigi Marsibilio

DIESEL, I PROBLEMI SONO MAGGIORI DEL PREVISTO

Le emissioni di NOx a livello globale dei veicoli diesel possono rivelarsi superiori del 50% rispetto a ciò che precedentemente si credeva. L’aggiornamento di queste cifre viene dallo studio pubblicato su Nature da parte di un team di ricercatori dell’International Council on Clean Transportation and Environmental Health Analytics che fanno capo a diversi istituti universitari.

L’analisi delle emissioni in Australia, Brasile, Canada, Cina, i 28 Stati membri dell’UE, India, Giappone, Messico, Russia, Corea del Sud e Stati Uniti ha portato a delle novità assolutamente rilevanti sulle quantità di NOx che vengono emesse. Noi abbiamo parlato con Daven Henze, autore dello studio e ricercatore all’Università del Colorado, che ci ha spiegato perché le emissioni dei veicoli possono essere così nocive: “Le emissioni di NOx possono portare alla formazione di particelle particolarmente sottili e di ozono. – poi ha continuato- Queste hanno un impatto sulla qualità dell’aria, che a sua volta influenza la salute umana, i rendimenti delle colture e il clima”. I veicoli diesel su strada generano circa il 20% delle emissioni antropogeniche di ossido d’azoto, tutto ciò condiziona infinitamente l’ambiente.

Non è bastato aumentare gli standard dei livelli di emissione, su strada infatti questi veicoli supererebbero di 10-20 volte i valori ottenuti durante i test. Il grande scarto è incredibile ma Henze ci ha spiegato le reali motivazioni di questa differenza: “ Il divario si verifica a causa di molte ragioni, come la rappresentazione inefficace delle condizioni di guida del mondo reale (ad es. basse temperature o alte altezze) rispetto alle prove di certificazione e le manomissioni durante i test”. Attraverso lo studio è stato compilato un vero database globale di tutti questi eccessi.

I paesi più inquinati logicamente subiscono problemi rilevanti, basta osservare l’esempio della Cina, dove secondo un recente studio, pubblicato su Plos One, circa 1,6 milioni di persone muoiono ogni anno, circa 4.000 al giorno, a causa di disagi al cuore, ai polmoni e disturbi legati ad infarti, causati da una cattiva qualità dell’aria. Logicamente nel quadro drammatico non c’è solo da colpevolizzare il diesel ma tutta una serie di fattori industriali,  tuttavia in Europa la situazione si prova a migliorare.

A testimonianza di questo, come ci ha precisato lo studioso: “Nell’Unione Europea hanno già adottato gli standard Euro6 / EuroIV o equivalenti e l’UE si sono preparati anche gli Stati Uniti o l’India”.

I due unici modi per migliorare la situazione ci sono stati indicati da Henze: “L’adozione di standard Euro6 / EuroIV in paesi che non lo fanno ancora, come la Cina, il Brasile, il Messico e la Russia e migliorare l’attuazione delle normative vigenti, cioè l’adozione di programmi Real Emissions Driving (RDE) per far rispettare gli standard stabiliti che devono essere effettivamente soddisfatti nella pratica”.

L’obiettivo è quello di diminuire quel terrificante numero di 38.000 morti dovute alle 4,6 milioni di tonnellate di emissioni in eccesso di NOx. Per ridurre lo scarto c’è bisogno di lavoro sul fronte scientifico e politico, noi nel frattempo ci mettiamo la divulgazione.

Gianluigi Marsibilio

CASSINI, NUVOLONI ESTIVI SU TITANO

L’estate si avvicina nell’emisfero settentrionale di Titano, la luna di Saturno che ha aiutato Cassini a inserirsi nelle ultime orbite del suo Grand Finale.
Pur non essendo più target principale di quest’ultima fase della missione, la sonda continua però a tenerla d’occhio da lontano, monitorando i cambiamenti della sua atmosfera. Queste immagini sono state ottenute mentre la sonda viaggiava nella sua orbita, in tuffo tra anelli e atmosfera del pianeta, il giorno dopo l’attraversamento del piano degli anelli del 6 maggio, quando si trovava a circa 500 mila chilometri dalla superficie della luna.

Le regioni oscure sono i ben noti laghi e mari di idrocarburi di Titano, ma saltano subito all’occhio le luminose nuvole di metano della sua alta atmosfera.

Con queste immagini, infatti, Cassini ci anticipa l’aumento dell’attività delle nuvole estive che appaiono alle alte latitudini settentrionali. Un’attività però particolarmente intensa, a solo un paio di settimane di distanza dal solstizio estivo, che si mostra come un’intrigante esplosione di formazioni nuvolose.

Si tratta infatti di alcune tra le più luminose ed estese nubi mai osservate da Cassini, da quando sono riapparse a inizio del 2016.

 

L’immagine è stata ripresa il 7 maggio, da una distanza dalla luna di 500 mila chilometri. Si tratta di una proiezione ortografica centrata a 37,5°N di latitudine e 45°O di longitudine. La visione orotografica è quanto di più vicino a ciò che potrebbe vedere un osservatore lontano. L’immagine ha una risoluzione di circa 3 km/px. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

Nell’immagine a destra un altro scatto alle nubi di Titano, dove sono visibili le tre formazioni principali: la formazione più a sud si trova tra i 30° e i 38° di latitudine nord, una zona in cui non erano mai state osservate nubi fin’ora. Una più sottile e evanescente formazione si trova in una zona in cui invece le nubi sono state osservate abbastanza regolarmente nel corso dell’ultimo anno, tra i 44° e i 50° di latitudine nord. E per finire una nuova terza e più robusta formazione è visibile tra i 52° e i 59° gradi.

Si possono poi notare alcune strisce sottili di nubi isolate, sia al di sopra delle tre formazioni principali (vicino al bordo meridionale del terreno polare nord, a circa Lat. 63°N ) che al di sotto (a soli 23°N).

Subito sotto al centro, appena sopra le oscure dunelands equatoriali, si fa notare invece una più piccola formazione scura,  una sorta di macchia scura che sfuma verso nordest: è chiamata Omacatl Macula, ed è probabilmente una regione di polvere scura organizzata in parte in dune.

Cassini continua il suo viaggio alla scoperta della zona interna tra gli anelli e l’atmosfera del pianeta, ma non senza guardarsi attorno, raccogliendo più dati possibili per questo suo finale di missione.
Il prossimo “tuffo” inizia, dal punto più lontano dell’orbita da Saturno, il 12 maggio, e il passaggio ravvicinato tra anelli e pianeta è previsto per le 18:42 (ora italiana) del 15 maggio.

COELUM ASTRONOMIA
Crediti foto:  NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

13 REASONS WHY, COSA DICE LA SCIENZA SUL SUICIDIO GIOVANILE?

La serie del momento targata Netflix “13 Reasons Why” pone l’accento su una problematica sempre più presente tra i giovani, in particolare in una società come quella statunitense: il suicidio. Il direttore della Società per la prevenzione del suicidio tra i teenager, Phyllis Alongi, ha espresso all’Associated Press la sua perplessità sulla serie, in particolare sulla “scioccante” scena dell’estremo gesto della protagonista: “Sappiamo storicamente che esporre i dettagli di un suicidio non è raccomandabile- ha affermato- capisco che i produttori hanno qualcosa da comunicare, ma davvero questo può essere pericoloso e penso che dovremmo essere più responsabili”.

Secondo il Center for Disease Control and Prevention, il suicidio è stata la seconda causa di morte per bambini e giovani adulti di età compresa tra 10 e 24 anni nel 2014. Complessivamente i tentati suicidi sono in rialzo tra i giovani Usa: il problema riguarda particolarmente i maschi, che dall’età di 15 ai 19 hanno tre volte in più le probabilità di morire per suicidio rispetto alle donne. In quella fascia gli uomini hanno anche 8 possibilità in più di morire per colluttazione da arma da fuoco.

Per le donne che hanno già passato il periodo della pubertà invece c’è una grande incidenza, come ha mostrato un lavoro apparso su Pediatrics, di essere violentate dai propri coetanei maschi. Il 30% delle ragazze intervistate ha detto di aver subito attacchi verbali o fisici da parte dei loro “amici”.

Noi abbiamo parlato con Gregory Plemmons, esperto di disagi psichiatrici negli adolescenti e nei bambini e Associate Professor a Venderbilt, che ci ha spiegato: “La depressione e l’isolamento sono temi comuni nel libro (e nella serie), i traumi sessuali e il bullismo sono stati associati a suicidi e depressioni”.

Un lavoro pubblicato sempre su Pediatrics, esattamente nella giornata di ieri, mostra un’elevata incidenza statistica di diagnosi di depressione tra le vittime di bullismo in quinta elementare. In futuro, inoltre, questi ragazzi sono saranno più suscettibili all’abuso di sostanze stupefacenti e di alcool. I dati tra il 2004 e il 2011 provengono da 4300 bambini e mostrano come gli effetti siano uguali per ragazzi e ragazze.

La situazione rimane da monitorare per un’incidenza che diventa sempre più problematica: “I tassi di suicidio – ha affermato Plemmons- sono aumentati del 24% negli ultimi 15 anni (in praticamente ogni fascia d’età). L’aumento è stato visto, in modo più vertiginoso, per le ragazze adolescenti, per motivi ancora non chiaramente compresi”. Le ipotesi del dottore comprendono: “L’utilizzo maggiore dei social media e la possibilità del cyberbullismo”.

Lo show dunque ha toccato un nervo scoperto nella società, e ha catalizzato l’attenzione dei giovani, prendendosi oltre 340.000 followers su Twitter e quasi 2,5 milioni su Facebook.

In questa storia ci sono logicamente lati positivi e non: la parte migliore è nella possibile rimozione dello stigma che: “Può portare a parlare di sentimenti oscuri e depressione: riconoscere i segni infatti di questa malattia può essere positivo”. Alcuni psicologi sono preoccupati tuttavia dalla reclamizzazione del suicidio, ma come ha suggerito Plemmons: “ Quello che spero accadrà è che gli adolescenti non vedranno questo spettacolo in isolamento e senza parlare con i loro genitori, coetanei o con un consulente, se veramente si sentono senza speranza e non vedono una via d’uscita”.

Generalmente le esposizioni di storie legate al suicidio hanno portato ad un incremento di casi nel corso della storia: a mostrarlo è stato anche un paper di Madelyn S. Gould, della Columbia University, che ha analizzato come l’aumento di tassi sia connesso all’uscita di fiction o libri su temi del genere. Nella storia delle serie tv un caso è stato statisticamente rilevante: un dramma in sei parti trasmesso in Germania dell’Ovest nel 1981, “Morte di uno studente” ha fatto registrare, nei 70 giorni dopo la messa in onda, un aumento di suicidi causati dal salto sotto ad un treno.

La scelta di mostrare scene così dure nella serie “13 reasons why” è sicuramente artisticamente appagante, ma è altrettanto socialmente utile?

Plemmons ha chiuso il suo discorso con un elemento importante: “I pensieri suicidi sono di solito transitori e se ci si può collegare e farsi aiutare da  delle persone, si può sempre sperare di impedirli e prevenirli”.

Gianluigi Marsibilio

#LIBRODELLASETTIMANA – AN AMERICAN SICKNESS

In un momento di transizione del sistema sanitario americano è bene leggere, per tutti gli appassionati di Obamacare e sanità pubblica/privata, il libro An American Sickness: How Healthcare Became Big Business and How You Can Take It Back
di Elisabeth Rosenthal. Il lavoro presenta un’indagine attenta di un sistema sanitario, che come avevamo già mostrato in un nostro articolo, ha molti problemi strutturali.

 

Sotto la lente ci sono ospedali, aziende farmaceutiche e pazienti. Il volume parte da un’analisi storica in cui vengono affrontate tutte le problematiche del caso.

L’autrice è l’ex reporter del New York Times e che ora dirige il sito Kaiser Health News. La Rosental è stata pluripremiata per una serie di articoli: “Paying Till It Hurts”, dove si può trovare un primo embrione di quello che poi è  diventato questo libro.

 

Nel volume viene elencato un decalogo di regole del sistema sanitario, una delle più controverse è: “Una vita di trattamenti è preferibile rispetto ad una cura”. Proprio dalle dieci regole partono delle considerazioni che analizzano come gli ospedali sono stati trasformati, nel corso del tempo,  in miniere di profitto che hanno progressivamente ridotto i pazienti a semplici numeri.

La bellezza del libro sta nell’analisi delle prove, dei casi e dati che serviranno a stimolare un dibattito più proficuo per gli anni a venire. Il sistema sanitario deve essere diverso, allora occorre capire le sue peculiarità.

EXOMARS, ORA TOCCA A SCHIAPARELLI

Oggi è il giorno dell’atterraggio di Schiaparelli e noi continuiamo la nostra serie su Exomars dopo il primo articolo di ieri con le parole di Gian Gabriele Ori.

Per parlare a 360° della missione abbiamo contattato l’astrofisica Patrizia Caraveo che ci ha raccontato in che modo l’Italia ha contribuito alla spedizione e non solo.

Tra qualche ora, i sei minuti di discesa terranno in ansia tutti quelli che aspettano un atterraggio tranquillo per il lander: “Il momento più difficile sarà il frenamento e l’ammartaggio. E’ una manovra che durerà 6 minuti e sarà li che si giocherà il successo o il fiasco della missione”.

Proprio questa fase darà tanti spunti dal punto di vista scientifico e tecnico: “Lo strumento AMELIA (a guida italiana della collega Francesca Ferri dell’università di Padova) riprenderà la discesa e queste informazioni saranno certamente preziose per programmare la discesa del Rover che verrà inviato con la prossima missione ExoMars che partirà nel 2020”.

Lo strumento che partirà nel 2020 sarà molto più difficile da gestire per questo il ruolo di questo lander è fondamentale: “Schiaparelli è un Entry and Descent Module e deve mettere alla prova le tecniche necessarie per fare ammartare un rover molto più pesante”.

La presenza robotica su Marte verrà rinforzata missione dopo missione, l’ESA fino ad oggi sta subendo un duro 7-0 della NASA come numero di atterraggi su Marte.

L’Agenzia Spaziale Europea sicuramente avrà preso spunto da Curiosity per effettuare le manovre finali, nonostante qualche piccola diversità le azioni possono essere equiparate: “Grossomodo si perché entrambe usano retrorazzi invece degli airbags, come avevano fatto Pathfinder e dopo Spirit e Opportunity. Se vogliamo andare più nei dettagli, Curiosity ha usato la tecnica dello Sky Crane che Schiapparelli non userà”.

La tecnica dello Sky Crane consiste in una pratica di atterraggio morbido effettuato grazie ad una gru che ha accompagnato, per via della sua grande massa, il MSL (Mars Science Laboratory) al suolo.

Questa prima fase di ExoMars è dunque un punto di partenza per l’esplorazione di Marte. Tra la proposta di Obama (di cui vi abbiamo parlato nella scorsa settimana) e i piani di Elon Musk, in vista di uno studio più accurato del pianeta rosso: “Occorrerà unire le forze di tutte le agenzie spaziali mondiali. Non è un’idea nuova. L’aveva già proposta von Braun nel suo (poco noto) libro di fantascienza -Project Mars a Techincal Tale-”.

Il volume in questione uscirà a giorni con una prefazione di Giovanni Bignami.

Ora non resta che aspettare qualche ora per scoprire il destino del nostro lander Schiaparelli, è da lì infatti che cominceremo a scrivere la storia del nostro futuro su Marte.

Gianluigi Marsibilio
Crediti foto: ESA

 

 

 

 

 

ASPETTANDO EXOMARS, ALLA SCOPERTA DI SCHIAPARELLI

Tra Scienza & Coscienza si prepara all’arrivo di Schiaparelli su Marte con una serie di articoli sulla missione ExoMars. Gli articoli sono realizzati grazie alla consulenza degli scienziati: Gian Gabriele Ori e Patrizia Caraveo.

Domani il lander Schiaparelli dovrebbe toccare la superficie del pianeta rosso. Se le manovre dovessero andare a buon fine, L’ESA segnerebbe il suo primo successo su Marte. L’arrivo del TGO in orbita e lo sbarco del lander sono la prima parte di una missione che prevede una seconda spedizione nel 2020, questa darà elementi molto importanti per una reale comprensione del pianeta.

L’Italia è da tempo un partner molto attivo per l’Esa, questa missione testimonia ancora una volta la grande partecipazione italiana ai programmi spaziali. Abbiamo contattato Gian Gabriele Ori, direttore dell’International Research School of Planetary Sciences dell’Università Gabriele D’Annunzio, per parlare di questo primo passo di Exomars.

Lo scienziato ha infatti curato le analisi del sito di atterraggio del lander e dall’inizio della missione collabora con l’Agenzia Spaziale Europea.

Ori ci ha spiegato che la missione del 2016 ha dei compiti molto precisi: “Lo scopo della missione ExoMars 2016 è tecnologico  e serve per provare la capacità di atterraggio su Marte. Un atterraggio su Marte è complesso a causa della forte rarefazione dell’atmosfera marziana che non rallenta, come fa l’atmosfera terrestre, la sonda in modo efficiente. Per cui la sonda deve rallentare dai suoi 21.000 km/h principalmente con un paracadute supersonico e con dei retrorazzi. Naturalmente tutta la sequenza di entrata nell’atmosfera, discesa e atterraggio è gestita in modo automatico dalla sonda e controllata da un radar/altimetro”.

Schiaparelli è un “dimostratore” utile per provare tutte le tecnologie necessarie, il sito di atterraggio è stato scelto in base a queste caratteristiche: “Si è cercata un’area che avesse una conformazione morfologica e una superficie che mostrasse il minor rischio nell’atterraggio. L’area scelta è infatti praticamente la più piatta su Marte, dove la sonda difficilmente potrebbe atterrare su una superficie inclinata che la renderebbe instabile. Inoltre si è cercata un’area con poche rocce per non creare rotture al momento del touchdown. Chiaramente il rischio di una rottura o di un “cappottamento” della sonda esiste sempre, ma il sito di atterraggio è stato studiato con attenzione e questo rischio è il meno elevato possibile”.

Il sito di atterraggio si trova nella regione Meridiani Planum ed è ottimale per ridurre al minimo i rischi.

Schiapparelli però non avrà solo compiti tecnici, ma raccoglierà anche informazioni scientifiche sul suolo del pianeta rosso: “Durante la breve vita di Schiaparelli sulla superficie sarà attivo Dreams, uno strumento per analizzare la meteorologia marziana e il comportamento del vento”, la vita del lander sarà molto breve perchè: “La sonda non possiede pannelli solari, ma solo batterie che la potranno mantenere in vita solo poche ore, comunque i dati raccolti in queste ore saranno i primi di questo tipo e forniranno informazioni importanti sia per l’avanzamento delle conoscenze dell’ambiente marziano, sia per preparare la futura missione umana”.

L’apporto del nostro Paese nello sviluppo della missione è stato fondamentale e lo scienziato lo tiene a sottolinearlo a tutti: “Lo strumento è stato costruito in Italia con contributi di istituzioni scientifiche europee ed è stato provato a lungo nel Sahara marocchino”.

Tutta la missione è stata costruita in Italia, e Ori ci tiene a riconoscere che è: “L’Italia che atterra su Marte”.

 

Gianluigi Marsibilio

 

(Domani la seconda puntata delle nostre cronache marziane)

 

 

 

 

 

 

Crediti foto: ESA

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