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tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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MOLECOLE ORGANICHE TRA ENCELADO E ANELLI DI SATURNO

La missione Cassini rappresenta un vero pezzo di cuore per il nostro sito e ogni nuovo aggiornamento e sviluppo cerchiamo di approfondirlo per i nostri lettori: un team di scienziati del Regno Unito proveniente da varie Università, da Cardiff all’Imperial College di Londra, ha rivelato la prima scoperta, attraverso anche l’aiuto di un telescopio terrestre, di una molecola organica associata alla luna Encelado, che con pennacchi e geyser spara la sua acqua liquida presente al di sotto della superficie del satellite.

Dave Clements, membro del team di scienziati e parte integrante dello staff dell’Imperial College, ci ha confermato la presenza di metanolo ( CH3OH (o, abbreviata, MeOH o MetOH)). “Le analisi svolte- ha indicato lo scienziato- sono essenzialmente indipendenti e si concentrano sulle varie parti del pennacchio”, Cassini nel corso della sua missione ha fatto più fly-by tra i vari geyser: “In modo da esaminare attentamente il contenuto durante il percorso di volo”.

Il materiale catturato, con l’aiuto del radiotelescopio IRAM (con oltre trenta metri di diametro) situato nella Sierra Nevada, è effettivamente sfuggito dalla luna, ma questo come ha precisato Clements: “Può esser stato riprocessato attraverso le varie reazioni chimiche innescate dall’esposizione alla luce ultravioletta del Sole”.

La novità e una speranza assoluta viene dal fatto che, studi recenti, hanno trovato simili quantità di metanolo negli oceani della Terra e pennacchi di Encelado. Nel frattempo questi getti continuano ad alimentare gli anelli più esterni di Saturno.

Logicamente la nostra mente in questo tipo di studi va sulla possibilità di trovare, non solo ingredienti, ma reali tracce di vita; il metanolo per ora sembra esser stato originato da reazioni chimiche successive all’espulsione e poche certezze e indicazioni arrivano su possibili forme di vita su Encelado e nel suo oceano.

“Il metanolo- ha confermato lo studioso- previene dalle stesse bocche di Encelado, tuttavia riusciamo ad osservare un’abbondanza di questo elemento estremamente superiore alle previsioni e ai risultati di Cassini, questo suggerisce che la chimica agisca una volta che le molecole sono espulse dal geyser”.

L’origine del metanolo è indubbiamente da rintracciare sulla luna ma sicuramente, o degli anelli esterni o una nube di gas, influiscono sulle quantità della molecola.

Lo studio mostra come anche da terra si può tranquillamente contribuire a questo tipo di scoperte, la nuova ricerca è infatti un perfetto esempio di come telescopi, missioni e strumenti nello spazio debbano collaborare con team, ricercatori e strumenti che hanno i piedi fissi nel terreno e gli occhi puntati al cielo.

Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: NASA

#LIBRODELLASETTIMANA – UN MONDO DI MONDI. ALLA RICERCA DELLA VITA INTELLIGENTE NELL’UNIVERSO

Il palcoscenico del cosmo viene analizzato in tutta la sua immensità in Un mondo di mondi. Alla ricerca della vita intelligente nell’Universo. Il libro dalla prospettiva, fortemente storica e filosofica, è una vera perla nel panorama delle nuove uscite divulgative; i due autori Giulio Giorello, docente di Filosofia della scienza all’Università degli Studi di Milano e Elio Sindoni, professore di Fisica generale e collaboratore con la Princeton University offrono una panoramica dall’antica Grecia alle teorie della fisica contemporanea, analizzando le varie visioni storiche sull’esistenza di altri mondi e sulla loro possibile abitabilità, tutto questo viene fatto attraverso uno sguardo critico e diverso dei due validissimi autori.

Le citazioni riprese, da cui partono tutti i ragionamenti, sono magnifiche e adatte a darci un’idea sul tema. Il libro analizza tutte le varie prospettive con le quali si è osservato il cielo nel corso dei secoli. Il volume è ottimo per chi non ha mai avuto una vera infarinatura sui vari concetti che hanno portato alle attuali scoperte di esopianeti.

Viene analizzato il palcoscenico sulla quale ci siamo appena affacciati con il pensiero e con gli strumenti. Tutto comunque rimane ancora da scoprire, dal punto di vista filosofico e scientifico. Non resta allora che augurare a tutti una buona caccia in questo scenario cosmico dalle frontiere infinite.

Gianluigi

KEPLER, 104 MONDI IN PIÙ E UNA CACCIA ANCORA LUNGA

104 su 197, questo è il numero dei pianeti confermati dal team internazionale di astronomi guidati da Ian Crossfield, del Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona (che abbiamo raggiunto in esclusiva). Il paper è stato pubblicato nel supplemento dell’Astrophysical Journal. I mondi al di fuori del nostro sistema solare, analizzati nello studio, hanno un diametro che va dal 20% al 50 % in più rispetto a quello terrestre. La notizia incredibile riguarda il sistema della stella nana M K2-72 che ospita ben quattro pianeti rocciosi, di cui due potenzialmente abitabili.

K2-72 è una nana rossa, questa caratteristica sposta la zona abitabile ad una distanza molto più vicina rispetto a quella del nostro Sole.

Tutti davano per morto Kepler alcuni anni fa, dopo il guasto delle due ruote di reazione che permettevano i movimenti del telescopio, nessuno si sarebbe aspettato un adattamento della missione verso un Kepler bis (K2) che oggi sta dando, attraverso una forte collaborazione con i più potenti telescopi terrestri, tante soddisfazioni agli astrofisici.

Come ci ha detto Crossfield: “Il malfunzionamento di Kepler ha reso necessario un cambio di strategia”, infatti la NASA nel 2014, dopo aver raggiunto buoni risultati sulle prime rilevazioni post adattamento, ha deciso di continuare la missione che ora sta portando dei risultati straordinari, anche a fronte dei problemi avuti dalla missione originale.

Il campo di cielo studiato da K2 è più largo e meno focalizzato sull’obiettivo iniziale di Kepler, tuttavia: “K2 con questa nuova strategia trova pianeti con “anni” più brevi. I pianeti che troviamo tendono ad orbitare a stelle più vicine alla Terra . Queste stelle più vicine appaiono più luminose , e quindi siamo in grado di studiare e comprendere questi sistemi in modo molto più dettagliato” .

Il metodo utilizzato è quello del transito, che René Heller in un’intervista spiegò molto bene: “Rileva le mini eclissi stellari in grado di oscurare una minuscola frazione della loro stella ospite quando passano sulla linea dello sguardo tra la Terra e la stella. Circa 1 su 100 esopianeti ha un fortunato allineamento geometrico che permette transiti. Molti esopianeti non transitano sulla loro stella ospite, e rimangono invisibili per chi osserva dalla Terra”.

Gli strumenti che hanno contribuito a questa scoperta, attraverso osservazioni da terra, sono: i due giganti sul Mauna Kea del Keck Observatory, la bellissima coppia di telescopi da oltre 8 metri di diametro ciascuno del Gemini Observatory, l’Automated Planet Finder, in California, e  LBT, di Mount Graham in Arizona a cui partecipa anche l’INAF.

I risultati di K2 ci stanno preparando ad una nuova generazione di telescopi, pronti a ridisegnare il panorama nella ricerca degli esopianeti. Ian Crossfield della University of Arizona ci ha parlato di una vera e propria rivoluzione: “K2 sta preparando la strada per le missioni NASA come TESS,che analizzerà tutta la volta celeste, alla prossima missione CHEOPS guidata dall”ESA e al James Webb Telescope realizzato in collaborazione tra NASA ed ESA, che sarà essere in grado di studiare le atmosfere di questi pianeti in modo molto dettagliato per comprendere di cosa sono fatti e , forse , come si sono formate”.

Amedeo Balbi, nell’articolo che ho pubblicato su Le Stelle di luglio, riguardo i nuovi metodi di rilevazione dei pianeti extrasolari, ha espresso il suo parere in merito al futuro dell’osservazioni di esopianeti: “È facile prevedere che i prossimi anni vedranno aumentare il bottino in modo vertiginoso. Inoltre, stiamo ormai passando dalla fase di scoperta a quella di caratterizzazione: ovvero, le prossime osservazioni mireranno a studiare i pianeti già noti, con l’obiettivo di determinare non soltanto le loro proprietà fisiche (distanza dalla stella, massa, raggio e quindi densità e composizione) ma anche la presenza di una atmosfera e l’individuazione degli elementi che la compongono”.

Come abbiamo visto anche i telescopi di terra daranno il loro contributo, il noto divulgatore scientifico, sempre su Le Stelle, ha parlato così dello sviluppo di questi strumenti: “Non bisogna dimenticare il contributo fondamentale dei grandi telescopi terrestri di prossima generazione, come l’E-ELT, di cui sta iniziando la costruzione”.

La caratterizzazione dei pianeti sarà importantissima per la prosecuzione di questi studi, che nel corso degli anni probabilmente, ci faranno trovare tanti fratelli del nostro Pianeta e forse ci permetteranno di osservare la presenza di vita al di là del nostro mondo.

Nel frattempo K2 continuerà a lavorare e siamo certi che fra non molto ci troveremo a raccontare di altre straordinarie scoperte.

Gianluigi Marsibilio

Crediti foto (NASA)

LA NUOVA ERA ALLA RICERCA DELLA VITA

La ricerca della vita nell’universo è entrata in una nuova era attraverso le recenti scoperte di Kepler e i miglioramenti delle tecnologie per la ricerca di segnali rivelatori che indicano la presenza di vita sulla superficie di pianeti extrasolari

Le indagini degli scienziati mettono sotto osservazione ogni processo chimico e biologico perché la vita si potrebbe celare anche sotto forme inaspettate e non convenzionali. Ellen Stofan,  che guida la commissione scientifica della NASA, ha rilasciato qualche settimana fa un’intervista in cui annunciava che avremmo trovato le prove della presenza di vita oltre la terra entro 10-20 anni. John Grunsfeld,  ex astronauta, si è detto fiducioso sul trovare elementi che riconducano alla vita anche all’interno dello stesso sistema solare, infatti recenti scoperte sembrano dare ragione alle sue ipotesi, dalle molecole trovate con Curiosity su Marte ai laghi sotto la superficie di Encelado.

L’acqua è sicuramente uno degli indicatori chiave per la vita e il direttore del centro astrofico della NASA ha dichiarato che secondo le più recenti scoperte, le galassie e lo spazio interstellare(nubi interstellari) sono ‘’inondati’’ di acqua. Al centro dello sviluppo di nuovi strumenti ci sono i telescopi come il James Webb, il cui lancio è previsto per il 2018 e il HSDT( di cui abbiamo parlato in un nostro articolo alcuni giorni fa).

Il-centro-e-il-rigonfiamento-galattico-al-di-sopra-del-telescopio-da-36-metri-dellESO

Altro elemento chiave per lo sviluppo e la ricerca delle vita è l’ossigeno: il Virtual Planetary Laboratory dell’Università di Washington si concentra proprio su questo aspetto perché, come indica un ricercatore di questo centro ‘’ l’ossigeno rappresenta una base solida per la vita’’, anche se sui pianeti molto vicini alle stelle madri l’ossigeno potrebbe crearsi non per la presenza di esseri viventi, ma perché i raggi solari scindendo le molecole di acqua immettono ossigeno nell’atmosfera.

Gianluigi Marsibilio

UN ACCORDO PER LA RICERCA DI ET

Siglato un accordo tra Breakthrough e Berkeley: un nuovo passo per la ricerca di vita intelligente extraterrestre

Il 20 luglio è stato reso pubblico un accordo storico per il SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligent), infatti la Breakthrough Prize Foundation e l’università della California hanno depositato alla Royal Society di Londra un contratto da 100 milioni di dollari. Il progetto Breakthrogh Listen avrà lo scopo di monitorare, attraverso il radiotelescopio di 64 metri Parkes in Australia e il radiotelescopio di 100 metri di Green Bank, oltre 1 milione di stelle vicine e almeno 100 galassie alla ricerca di segnali di origine extraterrestre.

I soldi della fondazione guidata da Yuri Milner, donati in un arco di dieci anni, saranno destinati all’università di Berkeley. L’iniziativa è stata resa nota alla presenza dello stesso Milner che si è fatto accompagnare da Stephen Hawking, Sir Martin Rees (astronomo reale, Presidente della Royal Society fino al 2010), Frank Drake (ideatore del progetto SETI) e da Geoff Marcy (il più prolifico scopritore di esopianeti).

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Questo accordo permetterà di scandagliare i cieli con una precisione mai avuta, infatti le misurazioni saranno 50 volte più precise e copriranno un’area di cielo 10 volte più grande della precedente. I fondi permetteranno in parallelo al Lick Observatory in California di continuare la caccia ai pianeti extrasolari e di renderla ancor più efficace con delle nuove trasmissioni ottiche via laser, finalizzate alla ricerca di vita. Con questi nuovi fondi si avrà la possibilità di studiare il cielo usando l’intera porzione dello spettro radio accessibile dal suolo terrestre, che va da qualche centinaio di megahertz a 10 gigahertz.

Il database originato da questo programma sarà enorme e di dominio pubblico, e nel caso in cui nessun segnale extraterrestre venga fuori, costituirà la base per le future ricerche, in modo da renderle più accurate e finalizzate alla ricerca di intelligenze extraterrestri.

Questo progetto si affianca al lavoro di seti@home, e permette a chiunque di scaricare un programma (qui) per contribuire alla ricezione e all’organizzazione dei dati che quotidianamente arrivano dai vari radiotelescopi del progetto SETI.
Qui troverete il link per scoprire cos’è il SETI (http://www.seti.org/)

Gianluigi Marsibilio

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