UA-101332019-1
Search

tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

Tag

esplosioni

LA STELLA ZOMBIE, CAMBIA LA PERCEZIONE SULLE SUPERNOVAE

In una famosa serie TV, che sicuramente alcuni di voi avranno visto, viene detta una frase che suona più o meno così: “I morti quando tornano in vita non fanno razzia nelle dispense”, oggi grazie allo studio della Carnegie Institution for Science, pubblicato su Nature, possiamo applicare questa frase ad una categoria molto particolare di oggetti: le stelle.

Quando una stella arriva a diventare una supernova, sappiamo di trovarci dinanzi ad un evento di fine vita per il corpo celeste e dagli studiosi viene raccolta la luce emessa da queste esplosioni tanto spettacolari quanto importanti dal punto di vista cosmico.
Una stella però ha deviato in modo irreparabile il corso delle ricerche sulle Supernovae: l’astro iPTF14hls è il primo caso di stella esplosa più volte in un periodo di circa 50 anni e come in un film di Romero è tornata dall’aldilà cosmico.

La curiosa e esplosiva stella era stata categorizzata dal team come supernova II-P; la prima anomalia è stata registrata quando il team del Paloma Transient Factory ha rilevato che l’astro che doveva rimanere luminoso, post-esplosione, per circa 100 giorni ha registrato una luminosità intensa per un periodo di oltre 600 giorni.

Continue analisi inoltre mostravano come la graziosa iPTF14hls aveva subito un fenomeno esplosivo già nel 1954, insomma in mezzo secolo è sopravvissuta ed ha avuto la forza di risplodere nel 2014.

Parlando con Iair Arcavi, lo scienziato del Las Cumbres Observatory che ha guidato le analisi e il progetto, abbiamo notato il suo completo stupore sulla faccenda: “Ancora possiamo capire l’importanza di questo evento dato che non riusciamo a capacitarci di come sia stato possibile”. 

Manca effettivamente un chiaro e importante pezzo sull’evoluzione stellare in particolare per quanto riguarda gli astri estremamente massicci che vanno a esplodere nel loro fine vita: “Le teorie attuali- ha precisato Iair – non ci dicono nulla su questo evento”.

Un modello chiamato di instabilità pulsazionale può essere effettivamente ricondotto a questa stella,  gli scienziati infatti pensano che: “Una stella molto massiccia può subire molteplici esplosioni per espellere i suoi strati esterni”.

Cercando di dare una carta d’identità all’astro notiamo come sia 50 volte più massiccio del sole e ricco di idrogeno schizzato via durante l’ultima esplosione, ma questa indicazione fa presagire che la stella originaria (prima della morte numero 1 per capirci) sia stata massiccia ben oltre le 100 masse solari.

“Non abbiamo mai visto questo tipo di esplosione. inizialmente gli spettri ci hanno fatto capire che iPTF14hls facesse parte della Supernova di tipo 2P”, ovviamente dopo la seconda esplosione tutte le idee degli scienziati a riguardo sono andate a farsi benedire.

Lo spettro ottico osservato l’8 gennaio del 2015 mostrava già alcune anomalie, una volta superati i 100 giorni di fase di costante luminosità gli studiosi hanno visto come le caratteristiche spettroscopiche della stella avevano proprietà assolutamente uniche e non riconducibili a nessun precedente storico.

Altra caratteristica molto particolare è racchiusa nella potenza di espulsione del materiale:  il team ha misurato la velocità di espulsione del materiale che è stata calcolata tra i 4000 e 8000 Km al secondo, questa cifra è rimasta molto più alta rispetto ai casi simili osservati in precedenza.

“L’energia richiesta da un processo del genere è molta e noi non siamo sicuri da dove provenga questa potenza” ha concluso Arcavi.

L’osservazione e la catalogazione della Supernova è stata possibile grazie ad uno strumento chiamato Sed che viene utilizzato per classificare tutti gli eventi esplosivi sparsi nel cosmo.

Studiare le esplosioni cosmiche è fondamentale anche per capire l’origine del nostro sistema solare, su questa affascinante anomalia rimarranno per molti anni alcuni dubbi ma forse con il passare del tempo riusciremo ad elaborare modelli adatti a spiegare anche le stelle zombie, trovando una scusa ulteriore per andare al cinema o in un osservatorio per vedere i non-morti e stupirci ancora una volta.

 

Gianluigi Marsibilio

SUPERNOVE, CAPIRE L’UNIVERSO ATTRAVERSO LE ESPLOSIONI STELLARI

Le supernove sono degli importanti strumenti cosmologici, ma ad oggi gli scienziati non ne capiscono ancora bene il funzionamento.  Lo studio di questi particolari fenomeni ha addirittura portato ad un Nobel per la fisica nel 2011, grazie al monitoraggio che ha mostrato come l’universo si sta espandendo ad un tasso sempre più alto.

Al centro di una nuova ricerca, presentata dagli scienziati dell’Università di Santa Barbara in California, c’è proprio il desiderio di capire quanto sia importante rilevare il tipo di stella collegata all’esplosione di una supernova. A soli 55 milioni di anni luce di distanza è stata rintracciata una delle supernovae più vicine degli ultimi anni, precisamente nella galassia NGC 5643.

Il ricercatore che ha guidato lo studio Griffin Hosseinzadeh ha detto:”Nella maggior parte dei casi non ancora capiamo quali tipi di stelle creino determinate esplosioni di supernova”.

La supernova al centro dello studio, pubblicato sul The Astrophysical Journal, è originata da una nana bianca, e ora gli scienziati della Santa Barbara stanno puntando gli occhi, non solo metaforicamente parlando, proprio su queste stelle simili al nostro Sole, quantomeno per dimensioni.

”La nana bianca in questione” ha affermato il ricercatore ”si trova in un sistema binario, tuttavia non ancora conosciamo il compagno di questa stella”.

Il documento comunque sembra suggerire che SN 2017 CBV è stata generata grazie all’aiuto di una stella compagna, di dimensioni nettamente più ampie.
Questa indicazione viene dal fatto che l’esplosione avuta per la supernova ha emesso un bagliore molto più grande rispetto a quello prodotto da una normale nana bianca.

La nana bianca probabilmente ha rubato la materia stellare da un astro molto più grande, con circa 20 volte il raggio del Sole. La supernova, una volta rintracciata, è stata monitorata continuamente da una rete di 18 telescopi sparsi in tutto il mondo.

L’importanza di queste supernove nella cosmologia  ci è stata spiegata dallo scienziato: ”Il tipo di supernovae Ia è utilizzato da tempo come candela standard per misurare le distanze nelle galassie lontane”.

 

Gli sviluppi negli strumenti permettono di osservare molto meglio fenomeni del genere, anche se c’è ancora una certa incomprensione sulla diversità delle varie esplosioni stellari.

Oggi è possibile vedere l’universo sotto molti punti di vista,  dai raggi X ai raggi gamma:  questa capacità fino a qualche anno fa era  semplicemente un sogno, ma ora tocca capire la natura delle supernove per addentrarci ancora di più nella comprensione dell’universo. Abbiamo materia letteralmente esplosiva tra le mani e gli scienziati vogliono vedere meglio l’orizzonte cosmico per capire come utilizzarlo.

Gianluigi Marsibilio

 

Crediti foto: UC Santa Barbara

QUANDO IL TACCHINO ESPLODE

 

L’ultimo giovedì di novembre negli Stati Uniti è tempo di preparare il tacchino per la Festa del Ringraziamento. Per la preparazione della classica pietanza legata a questo giorno, si registrano tre volte il numero di incendi rispetto ad altri giorni.

Tacchini surgelati e olio caldo possono essere, come dimostrano le statistiche, un mix esplosivo, per questo postiamo il curioso video dell’American Chemical Society che illustra precauzioni e attenzioni da prendere durante la preparazione del tacchino.

La società spesso pubblica dei video divulgativi, noi infatti abbiamo già mostrato quello realizzato durante le olimpiadi per spiegare la scienza e i pericoli dietro il doping.

Le reazioni che avvengono durante la cottura del tacchino sono potenzialmente esplosive, per rendersi conto della pericolosità vi consigliamo la visione del video.

 

.

Tra Scienza e Coscienza

LA NOTTE DI HALLOWEEN E’ LA NOTTE DELLE STELLE

Il cielo di Halloween questa volta non sarà pieno di strege volanti e fantasmi. Al loro posto stelle cadenti, esplosioni solari e asteroidi

Un asteroide sta viaggiando al altissima velocità in direzione del nostro pianeta ma, niente paura, ci “sfiorerà” soltanto. Questa “zucca spaziale” non viaggia da sola; è accompagnato da uno sciame di stelle cadenti e dal paesaggio di inquietanti relitti di vecchi velivoli spaziali. Stamane una gigantesca esplosione ha fatto sussultare la superficie del Sole: sembra che anche l’universo voglia prepararsi alla notte di Halloween.

Il primo evento cosmico rilevato dai telescopi di tutto il mondo, come già accennato, è stato il Sole, con una potente eruzione avvenuta sul lato che, in quel momento, non era rivolto verso la Terra. Tuttavia, i satelliti della Nasa sono riusciti a catturare delle immagini a dir poco suggestive: un’imponente nube di particelle scagliata nello spazio. La macchia che ha dato origine all’eruzione di povleri dovrebbe essere visibile dalla Terra fra 10 giorni, e chissà cos’altro potrebbe riservare.

La notte è lunga, e a movimentarla sarò l’arrivo di uno sciame di di stelle cadenti che sarà difficilie non notare: sono le Tauridi, corpi celesti di gran lunga più imponenti e brillanti rispetto alle stelle cadenti a cui siamo abituati. Ciò è dovuto ai grani della cometa Encke, che le generano bruciando nell’impatto con l’atmosfera. Le loro dimensioni? Grandi come ciottoli.

asteroide Terra meteorite

La Tauridi faranno da contorno al protagonista indiscusso del cielo di questo Halloween: l’asterodie 2015 TB145, che tra pochissime ora ci saluterà dalla distanza (di sicurezza) di circa 500.000 chilometri. La sua orbita potrebbe urtare alcuni relitti cosmici, resti di vecchi veicoli spaziali, dei veri e propri “fantasmi”, cui l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha voluto dedicare immagini spettacolari, trasformandoli in fonte di ispirazione per opere d’arte.

E, per concludere, una notizia che fa davvero paura:sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss), è stata scoperta la presenza di batteri potenzialmente pericolosi. A riconoscere le cellule “killer” è stato il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della Nasa nel corso della più completa pulizia di batteri e funghi mai realizzata sull’Iss.

Fabio Beretta

Powered by WordPress.com.

Up ↑