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tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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SDO. LOTTE DI POTERE (MAGNETICO) SULLA SUPERFICIE DEL SOLE

Una drammatica battaglia di potere magnetico si combatte sulla superficie del Sole, proprio nel cuore delle eruzioni solari. È quanto emerge da un nuovo studio, pubblicato l’8 febbraio su Nature, su dati provenienti dal Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, che evidenzia il ruolo della “geografia” magnetica (topografia) nello sviluppo delle eruzioni solari che possono scatenare eventi meteorologici nello spazio attorno alla Terra.

Guidati da Tahar Amari, astrofisico al Centro di Fisica Teorica dell’École Polytechnique di Palaiseau Cedex, in Francia, gli autori dello studio hanno osservato i brillamenti solari, intense esplosioni di radiazione e luce. Molti di questi, quando particolarmente intensi, sono seguiti da un’espulsione di massa coronale, chiamata CME, una massiccia eruzione a forma di bolla di materiale solare e campo magnetico. Ma non a tutti i brillamenti segue una CME… e il motivo non è ancora chiaramente compreso.

Usando i dati dell’SDO, gli scienziati hanno esaminato un gruppo di macchie solari grandi quanto Giove dell’ottobre 2014, in un’area di complessi campi magnetici, spesso sito di attività solare. Si è trattato del più grande gruppo di macchie degli ultimi due cicli solari e di una regione estremamente attiva.

Sebbene le condizioni sembrassero quelle ideali pronte per una nuova eruzione, la regione non ha mai prodotto un’importante CME, ma ha emesso un potente brillamento di classe X, la classe più intensa di questo tipo di fenomeno. Ma allora, cosa manca perché avvenga anche un’espulsione di massa coronale?

Il team ha utilizzato le osservazioni dell’SDO di campi magnetici sulla superficie del Sole, in potenti modelli che calcolano il campo magnetico della corona solare, o dell’alta atmosfera, e hanno osservato come si è evoluto nel tempo poco prima del brillamento. Il modello ha rivelato una lotta tra due strutture magnetiche chiave: una corda di campo (o di flusso) magnetico attorcigliata – già nota per essere associata all’inizio di una CME – e una densa gabbia di campi magnetici che sovrastano la corda.

Quello che si è scoperto è che questa gabbia magnetica impediva fisicamente l’espulsione di massa coronale, ovvero la produzione di una CME. Poche ore prima del brillamento, la rotazione naturale della macchia solare contorceva la corda magnetica che diventava sempre più attorcigliata e instabile. Ma la corda non è mai uscita dalla superficie, non aveva abbastanza energia per rompere la gabbia, pur riuscendo a sferzare una parte della gabbia, innescando il brillamento.

Modificando nel modello le condizioni iniziali della gabbia, gli autori dello studio hanno scoperto che se la gabbia fosse stata più debole in quel momento, il 24 ottobre 2014 avremmo assistito a una potente CME. Il prossimo passo sarà lo studio di questa interazione tra gabbia e corda magnetica in altre eruzioni.

«Siamo stati in grado di seguire l’evoluzione di una regione attiva, prevedere la probabilità di eruzione e calcolare la quantità massima di energia che l’eruzione può rilasciare», ha detto Amari. «Si tratta di un metodo pratico che potrebbe diventare importante, con l’aumento delle capacità computazionali, nella previsione del tempo meteorologico spaziale».

Previsioni importanti, perché questi eventi hanno forte impatto anche per noi, non tanto per noi sulla superficie (che siamo comunque protetti dalla magnetosfera del nostro pianeta), ma per la fitta rete di satelliti dedicati alle comunicazioni ad esempio, o per eventuali future missioni spaziali con esseri umani a bordo.

COELUM ASTRONOMIA

Crediti foto: Tahar Amari et al./Center for Theoretical Physics/École Polytechnique/NASA Goddard/Joy Ng

FOTOSINTESI ARTIFICIALE, LA NUOVA FRONTIERA DELL’ENERGIA

 

 

Intervista e talk al professor Peidong Yang, dell’Università di Berkeley del dipartimento di chimica, abbastanza tecnici ma che vale la pena di vedere con attenzione per scoprire le nuove frontiere dell’energia e della tecnologia chimica. La stazione di servizio del futuro sarà tutta basata su carbonio, luce del sole e ossigeno?

La fotosintesi artificiale può essere il futuro dell’energia?

 

L’ESEMPIO DI AMALDI E IL FUTURO DELL’ENERGIA, INTERVISTA A LUCIANO MAIANI

Qualche giorno fa abbiamo fatto delle domande a Luciano Maiani, ordinario di fisica teorica all’università “La Sapienza” di Roma. Nel 1993 è stato eletto Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), nel 1997 è stato nominato direttore generale del CERN a Ginevra, il più grande laboratorio di fisica del mondo, nel 2008 è stato nominato Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, carica che ha mantenuto fino all’estate 2011. Abbiamo iniziato la nostra conversazione parlando dell’incontro all’Accademia dei Lincei su Edoardo Amaldi che si è tenuto lo scorso 9-10 ottobre a Roma, dove il professor Maiani ha presieduto le varie tavole rotonde in cui si è discusso di fisica, futuro dell’energia e tanto altro.

 

– La prima domanda non può che essere su Edoardo Amaldi. Cosa bisogna riscoprire della vita scientifica e privata di questo scienziato al giorno d’oggi? Quali sono i maggiori insegnamenti di questo scienziato per le prossime generazioni di ricercatori?

La prima cosa è la passione per la ricerca, che non lo ha mai abbandonato e lo ha portato a fare progetti di nuovi esperimenti sulla rivelazione delle onde gravitazionali fino al termine della sua (fortunatamente lunga) vita. La seconda e’ la convinzione che i progressi della scienza e del Paese si potessero realizzare solo in un ampie collaborazioni, superando le frontiere storiche delle Nazioni e le altrettanto storiche barriere di diffidenza. Questa convinzione lo ha portato a dedicare molte delle sue energie alla creazione del CERN (fisica delle particelle) di ESA (per la fisica spaziale) e, in Italia, dell’INFN (fisica delle particelle) e del CNEN (ora ENEA, fisica nucleare pacifica).


– Nel 2017 siamo a 2,5 minuti “dall’apocalisse nucleare” prevista dal Bullettin of Atomic Scientists. Cosa può fare la comunità scientifica in questo caso per migliorare la situazione diplomatica internazionale e la prevenzione su un cattivo uso del nucleare?

Amaldi si è battuto, in anni difficili, perchè gli scienziati di tutti i Paesi dialogassero tra loro e con i loro governi, per scongiurare il pericolo di una guerra nucleare, ricetta sicura per cancellare la specie umana dalla faccia del pianeta. In occidente, al tempo della guerra fredda, queste posizioni venivano guardate con sospetto e tacciate di disfattismo o peggio di acquiescienza al comunismo. Scienziati coraggiosi, come Wolfagang Panofsky, negli USA, e Edoardo Amaldi, in Italia, hanno aperto il dialogo del mondo accademico con i colleghi del mondo Sovietico. Amaldi incoraggio’ la formazione dell’USPID (Unione Scienziati per il Disarmo), in Italia, e l’Organizzazione Pugwash, sul piano internazionale. Nel 1989, pima della sua scomparsa, stava organizzando la terza conferenza sul disarmo all’Accadema dei Lincei.  I partecipanti a quella conferenza decisero di continuare la serie, chiamandole “Conferenze Amaldi”.

La XX Conferenza Amaldi si è tenuta ai Lincei il 9-10 Ottobre scorsi. Il tema dominante: il trattato del 2015 sugli ordigni nucleari tra Iran e USA, Russia, EU, Inghilterra e Germania, recentemente messo in discussione dal Presidente Trump, con interventi di Federica Mogherini (Alto rappresentante UE), di Ali Akbar Salehi (Commissione Energia Atomica, Iran) e di scienziati e rappresentanti di Israele, Pakistan, Cina, USA, Russia Francia, Germania altri Paesi. Un altro tema e’ stato il post-Fukushima, illustrato da  Tatsujiro Suzuki, ex direttore dell’Agenzia Atomica del Giappone, e le prospettive dell’energia nucleare in Giappone. Infine e’ stato presentato il progetto SESAME, un macchina di luce di sincrotrone realizzata in Giordania da una collaborazione che include Palestina, Israele, Egitto, Turchia, Pakista, Iran (oltre che Italia, Germania e altri paesi europei).SESAME e’ un esempio di collaborazione tra scienziati e governi dell’area medio-orientale, un’iniziativa che senz’altro Edoardo Amaldi avrebbe appoggiato senza riserva.


– C’è ancora troppo distacco tra organismi internazionali, come l’Unione Europea o le Nazioni Unite, e la ricerca scientifica?

L’Unione Europea finanzia direttamente la ricerca scientifica, anche fondamentale. Diverso il discorso delle Nazioni Unite, che dovrebbero farlo attraverso l’UNESCO, molto specificamente orientato sui temi della protezione del patrimonio culturale e dell’ambiente.

– L’Italia e la sua ricerca come si collocano in questo complesso panorama internazionale di ricerca sul nucleare?

Sulla pressione dell’ opinione pubblica,  dopo Chernobyl, l’italia, a differenza di altri Paesi Europei, ha sostanzialmente abbandonato la ricerca sul nucleare, una politica che personalmente non condivido.

– Cosa si fa oggi per promuovere la sicurezza nel settore e che cosa insegna l’incidente di Fukushima?

Ci insegna che la strada verso l’energia nucleare sicura è lunga e che solo investimenti nella ricerca, sostenuti dai governi e non solo dall’industria privata, porteranno a progressi significativi. Ma non bisogna abbandonare l’idea che l’umanità possa accedere a questa fonte inesauribile di energia, capace di risolvere molti problemi su scala planetaria, quali il riscaldamento globale, la fame e una distribuzione più equa delle risorse.

– Adesso se vuole può lanciarsi in una piccola previsione: come vede da qui a vent’anni questo settore energetico? 

I prossimi decenni saranno dominati, giustamente, dallo sviluppo delle energie rinnovabile e delle tecnologie per il risparmio energetico. Spero che tra vent’anni decolli la produzione di energia per fusione nucleare (il progetto ITER) e che la ricerca individui nuove forme per l’impiego della fissione nucleare. Queste forme di energia sono capaci di lanciare lo sviluppo del pianeta, anche verso realtà extraterrestri, quali la colonizzazione della Luna e di Marte. In questo, scienza e ricerca avranno un ruolo assolutamente fondamentale.

 

Gianluigi Marsibilio

DIESEL, L’IMPATTO DEI NUOVI VEICOLI è MINORE RISPETTO AL PASSATO

La situazione per le strade è irrimediabilmente calda in questi giorni, la Commissione Europea sta esaminando la possibilità di accusare nuovamente alcune case automobilistiche per i problemi legati agli hardware degli scarichi del motore. Alcune settimane fa ci eravamo concentrati sulla questione macchine Diesel, un nuovo aggiornamento è arrivato in settimana dai ricercatori del Paul Scherrer Institute (PSI) in Svizzera.

La novità è tutta nel numero di emissioni prodotte da un veicolo diesel di nuova generazione, infatti rispetto alle precedenti stime le moderne autovetture diesel dotate di filtri antiparticolato (DPF) emettono meno particolato carbonioso rispetto ai veicoli a benzina.

 

“Il diesel- ha chiarito Andrè Prevot, ricercatore del PSI- CHE era veramente peggiore della benzine, è per òcambiato drasticamente, dato che con le nuove tecnologie per le auto questo non è più vero”.

Gli esperimenti sono stati condotti presso il Laboratorio di emissioni dei veicoli (VELA) della Commissione Europea Centro Comune di ricerca, con l’obiettivo di testare il numero di emissioni in condizioni di alta e bassa temperatura. Gli studiosi hanno visto come le automobili nuove a benzina (in circolazione in EU e Usa) producono fino a 6.5 volte di SOA e POA, mentre le nuove vetture Diesel producono un SOA non rilevabile rispetto alle vecchie autovetture.

 

Lo studioso ha spiegato come lo sviluppo di filtri di particelle e catalizzatori di ossidazione sono stati necessari per lo sviluppo di un diesel pulito, inoltre: “ Le leggi sono state necessarie per accelerare le cose, in modo da poter sostituire la vecchia tecnologia molto inquinante che non poteva più essere venduta”.

Per attestare lo standard di emissioni le certificazioni vanno da euro 0 a euro 6: proprio il superamento di questi test, tramite hardware illeciti, è stato al centro del dieselgate di cui abbiamo parlato sopra. Per districarsi nelle normative relative alle varie categorie, postiamo due tabelle pubblicate su Dieselnet.

 

 

 

 

Table 1
EU Emission Standards for Passenger Cars (Category M1*)

Stage Date CO HC HC+NOx NOx PM PN

g/km

#/km

Compression Ignition (Diesel)

Euro 1† 1992.07

2.72 (3.16)

0.97 (1.13)

0.14 (0.18)

Euro 2, IDI 1996.01

1.0

0.7

0.08

Euro 2, DI 1996.01a

1.0

0.9

0.10

Euro 3 2000.01

0.64

0.56

0.50

0.05

Euro 4 2005.01

0.50

0.30

0.25

0.025

Euro 5a 2009.09b

0.50

0.23

0.18

0.005f

Euro 5b 2011.09c

0.50

0.23

0.18

0.005f

6.0×1011

Euro 6 2014.09

0.50

0.17

0.08

0.005f

6.0×1011

Positive Ignition (Gasoline)

Euro 1† 1992.07

2.72 (3.16)

0.97 (1.13)

Euro 2 1996.01

2.2

0.5

Euro 3 2000.01

2.30

0.20

0.15

Euro 4 2005.01

1.0

0.10

0.08

Euro 5 2009.09b

1.0

0.10d

0.06

0.005e,f

Euro 6 2014.09

1.0

0.10d

0.06

0.005e,f

6.0×1011 e,g

* At the Euro 1..4 stages, passenger vehicles > 2,500 kg were type approved as Category N1 vehicles
† Values in brackets are conformity of production (COP) limits
a. until 1999.09.30 (after that date DI engines must meet the IDI limits)
b. 2011.01 for all models
c. 2013.01 for all models
d. and NMHC = 0.068 g/km
e. applicable only to vehicles using DI engines
f. 0.0045 g/km using the PMP measurement procedure
g. 6.0×1012 1/km within first three years from Euro 6 effective dates

Table 2
EU Emission Standards for Light Commercial Vehicles

Category† Stage Date CO HC HC+NOx NOx PM PN

g/km

#/km

Compression Ignition (Diesel)

N1, Class I
≤1305 kg
Euro 1 1994.10

2.72

0.97

0.14

Euro 2 IDI 1998.01

1.0

0.70

0.08

Euro 2 DI 1998.01a

1.0

0.90

0.10

Euro 3 2000.01

0.64

0.56

0.50

0.05

Euro 4 2005.01

0.50

0.30

0.25

0.025

Euro 5a 2009.09b

0.50

0.23

0.18

0.005f

Euro 5b 2011.09d

0.50

0.23

0.18

0.005f

6.0×1011

Euro 6 2014.09

0.50

0.17

0.08

0.005f

6.0×1011

N1, Class II
1305-1760 kg
Euro 1 1994.10

5.17

1.40

0.19

Euro 2 IDI 1998.01

1.25

1.0

0.12

Euro 2 DI 1998.01a

1.25

1.30

0.14

Euro 3 2001.01

0.80

0.72

0.65

0.07

Euro 4 2006.01

0.63

0.39

0.33

0.04

Euro 5a 2010.09c

0.63

0.295

0.235

0.005f

Euro 5b 2011.09d

0.63

0.295

0.235

0.005f

6.0×1011

Euro 6 2015.09

0.63

0.195

0.105

0.005f

6.0×1011

N1, Class III
>1760 kg
Euro 1 1994.10

6.90

1.70

0.25

Euro 2 IDI 1998.01

1.5

1.20

0.17

Euro 2 DI 1998.01a

1.5

1.60

0.20

Euro 3 2001.01

0.95

0.86

0.78

0.10

Euro 4 2006.01

0.74

0.46

0.39

0.06

Euro 5a 2010.09c

0.74

0.350

0.280

0.005f

Euro 5b 2011.09d

0.74

0.350

0.280

0.005f

6.0×1011

Euro 6 2015.09

0.74

0.215

0.125

0.005f

6.0×1011

N2 Euro 5a 2010.09c

0.74

0.350

0.280

0.005f

Euro 5b 2011.09d

0.74

0.350

0.280

0.005f

6.0×1011

Euro 6 2015.09

0.74

0.215

0.125

0.005f

6.0×1011

Positive Ignition (Gasoline)

N1, Class I
≤1305 kg
Euro 1 1994.10

2.72

0.97

Euro 2 1998.01

2.2

0.50

Euro 3 2000.01

2.3

0.20

0.15

Euro 4 2005.01

1.0

0.10

0.08

Euro 5 2009.09b

1.0

0.10g

0.06

0.005e,f

Euro 6 2014.09

1.0

0.10g

0.06

0.005e,f

6.0×1011e,j

N1, Class II
1305-1760 kg
Euro 1 1994.10

5.17

1.40

Euro 2 1998.01

4.0

0.65

Euro 3 2001.01

4.17

0.25

0.18

Euro 4 2006.01

1.81

0.13

0.10

Euro 5 2010.09c

1.81

0.13h

0.075

0.005e,f

Euro 6 2015.09

1.81

0.13h

0.075

0.005e,f

6.0×1011e,j

N1, Class III
>1760 kg
Euro 1 1994.10

6.90

1.70

Euro 2 1998.01

5.0

0.80

Euro 3 2001.01

5.22

0.29

0.21

Euro 4 2006.01

2.27

0.16

0.11

Euro 5 2010.09c

2.27

0.16i

0.082

0.005e,f

Euro 6 2015.09

2.27

0.16i

0.082

0.005e,f

6.0×1011e,j

N2 Euro 5 2010.09c

2.27

0.16i

0.082

0.005e,f

Euro 6 2015.09

2.27

0.16i

0.082

0.005e,f

6.0×1011e,j

† For Euro 1/2 the Category N1 reference mass classes were Class I ≤ 1250 kg, Class II 1250-1700 kg, Class III > 1700 kg
a. until 1999.09.30 (after that date DI engines must meet the IDI limits)
b. 2011.01 for all models
c. 2012.01 for all models
d. 2013.01 for all models
e. applicable only to vehicles using DI engines
f. 0.0045 g/km using the PMP measurement procedure
g. and NMHC = 0.068 g/km
h. and NMHC = 0.090 g/km
i. and NMHC = 0.108 g/km
j. 6.0×1012 1/km within first three years from Euro 6 effective dates

 

Complessivamente i motori diesel sarebbero meno tossici grazie ai filtri che mantengono il particolato carbonioso intrappolato, la differenza risulta enorme in condizioni di freddo.

La benzina invece è particolarmente pericolosa perché presenta inquinanti invisibili: “Gli inquinanti gassosi importanti- ha indicato Prevot- per l’effetto aerosol sono benzene, toluene, xilene, tri-metilbenzene.Altri gas importanti sono l’ammoniaca (non studiata in questo lavoro), ma anche il NOx (presente anche nel Diesel in parti maggiori)”.

Alcune case automobilistiche come Volvo si stanno impegnando a rendere la produzione elettrica o ibrida entro il 2019, certamente fino a quella data potete sempre consultare l’atlante della mobilità e decidere di prendere una bici o andare al lavoro a piedi.

 

Gianluigi Marsibilio

POZZI DI METANO, ALTE EMISSIONI ANCHE DOPO LA CHIUSURA

Le emissioni di metano connesse ai pozzi di scavo petroliferi abbandonati sono molto alte, gli emettitori più pericolosi risultano non solo quelli scollegati ma anche i pozzi riattivati e ventilati. Queste zone abbandonate hanno un impatto devastante e sono state studiate da un team di scienziati di Princeston e Stanford che ha pubblicato una ricerca su PNAS volta a sensibilizzare la politica, soprattutto quella degli Stati Uniti sul tema.

In Pennsylvania ci sono, secondo i ricercatori, dai 470.000 ai 750.000 siti abbandonati e a loro è riconducibile una percentuale che va dal 4% al 7% del totale delle emissioni di gas serra prodotte dagli Stati Uniti.

Noi abbiamo parlato con Mary Kang, autrice dello studio e scienziata dell’Earth Science System di Stanford. Il devastante impatto del metano deriva da un dato di fatto molto importante: “Il metano è un gas fortemente produttore dell’effetto serra, con una capacità di produrre un riscaldamento globale superiore di 86 volte alla CO2”.

Al gas in questione si connettono i pericoli legati ai siti abbandonati.

Il principale pericolo di questi pozzi ormai chiusi è nella possibilità, molto alta, di contaminazione di acqua e aria: “Le emissioni di metano dai pozzi abbandonati aumentano quelle di gas ad effetto serra. Oltre al metano, altri gas, che possono risultare nocivi, si spostano verso le acque sotterranee e l’atmosfera”.

Le stime di Kang e colleghi sono così elevate, rispetto a quelle dei dipartimenti ambientali, poiché

hanno considerato nella ricerca anche le cavità perforate per le iniezioni di acqua.

Con i dati elaborati nello studio le agenzie governative potranno finalmente agire sui siti che sono ritenuti più nocivi per l’ambiente circostante.

Il rapporto deve rappresentare un punto di svolta nella considerazione del fenomeno, e per questo gli occhi sono puntati sulla comunità scientifica e politica.

Le soluzioni secondo la Kang e colleghi potrebbero essere molte ma la migliore è sicuramente: “Concentrarsi sui pozzi ad alte emissioni di metano” attraverso delle bonifiche totali che non permettano più pericoli devastanti per l’ambiente.

Gianluigi Marsibilio

ITER, ASPETTANDO IL PLASMA DEL 2025

Il consiglio direttivo del progetto Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor) ha confermato che il primo plasma creato dall’esperimento vedrà la luce nel 2025, oltre cinque anni più tardi della prima data scelta.

ITER è una collaborazione tra l’Unione Europea , la Cina , l’India , il Giappone , la Corea del Sud , Russia e Stati Uniti . La costruzione dello strumento sta avvenendo in Francia e alla fine del 2020 doveva generare il primo plasma. Per raggiungere gli obiettivi scientifici dell’esperimento bisogna portare gli isotopi dell’idrogeno (deuterio e trizio) a temperature superiori a 100 milioni di gradi celsius, il plasma sarà mantenuto stabile con supermagneti e generatori di microonde.

 

Gli USA, tramite il Senato, hanno reso noto che continueranno a sostenere il progetto almeno fino al 2018 con un finanziamento di 6,5 miliardi di dollari.

Attraverso il segretario all’energia Ernest Moniz gli USA hanno espresso preoccupazioni sui membri del progetto che non riescono a rispettare i vincoli economici di Iter, i rallentamenti e i continui slittamenti sul primo plasma sono dovuti proprio a queste mancanze.

 

Anche l’Italia sta partecipando al progetto con la realizzazione di uno dei supermagneti utili per la stabilizazzione del plasma, a costruire questo strumento è un’azienda con sede a La Spezia (ASG Superconductors).

 

Il progetto Iter ha un costo complessivo di oltre 20 miliardi ed è la più grande prova per la realizzazione di energia attraverso la fusione nucleare; da oltre 30 anni si cerca di mettere in moto il progetto, che con l’individuazione del sito a Cadarache in Francia, avvenuta dieci anni fa, sembrava finalmente in via di realizzazione.

Logicamente come ricordano gli amministratori del progetto, in particolare Bernard Bigot, amministratore generale di Iter, non è facile coordinare tutto lo staff internazionale intorno all’esperimento. Ad oggi, nonostante i ritardi e l’esperimento ancora in fase di costruzione, sono state fatte stime attendibili e tutti i partner possono prendere decisioni basate su prospetti più precisi.

I membri da qui al 2025 dovranno fornire un surplus di 5,2 miliardi di dollari: alcuni membri avevano già fatto sapere di non poter adempiere a queste cifre, per questo si sono studiate nuove adeguamenti di budget e nuovi modi per restringere queste grandi cifre.

Il rinvio di date permetterà a tutti i membri di gestire al meglio la loro partnership con Iter, infatti Bigot ha confermato: “ Tutti si sentono più a loro agio”.

Sono stati confermati anche nuovi posti di lavoro, oltre 700 persone in più saranno impiegate nel progetto ITER: l’atmosfera ora, come ricorda il presidente su Science, è molto positiva e nonostante i ritardi tutto sembra andare per il meglio.

 

Gianluigi Marsibilio

 

“Sette Giorni di Scienza”: dall’habitat spaziale all’evoluzione dei cani

“Sette Giorni di Scienza”: dall’habitat spaziale all’evoluzione dei cani

L’habitat spaziale Bigelow Expandable Activity Module, di cui già alcune settimane fa avevamo parlato, è stato testato nella Stazione Spaziale Internazionale. L’estensione della costruzione va dai dagli 1,7 metri ai 4 metri di lunghezza, con uno spazio di abitabilità di 16 metri cubi per vivere nello spazio profondo.

Il modulo rimarrà in orbita per due anni, e servirà a testare l’ambiente per possibili versioni più grandi da usare in missioni, ad esempio verso Marte.

Inizialmente in questo primo test alcune problematiche sono state riscontrate nella fase iniziale di gonfiaggio dell’habitat, superato l’attrito iniziale tutto è andato nel verso giusto.

EVOLUZIONE DEL PROGETTO ITER

In occasione delle notizie sulla fusione nucleare avevamo parlato del progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), questa settimana gli USA hanno reso noto che continueranno a sostenere il progetto almeno fino al 2018.

ITER è una collaborazione tra l’Unione europea , la Cina , l’India , il Giappone , la Corea del Sud , Russia e Stati Uniti .

La costruzione dello strumento sta avvenendo in Francia e alla fine del 2020 dovrebbe generare il primo plasma.

Entro il 2019 tutti gli edifici principali saranno completati.

EVOLUZIONE CANINA

Alleghiamo un articolo con un video sulla storia dell’evoluzione del migliore amico dell’uomo: per molti anni i ricercatori si sono chiesti se i cani siano stati addomesticati in Europa o in Asia, la risposta inattesa è stata che si sono evoluti in tutti e due i continenti.

Gianluigi Marsibilio

ENERGIE RINNOVABILI IN CRESCITA: LA CINA PRIMA PER INVESTIMENTI

Il settore dell’energia rinnovabile è in forte crescita, in testa per gli investimenti effettuati ci sono Paesi come Cina, Usa e India. L’Italia ha abbassato la sua percentuali di risorse spese rispetto al 2011. Tutto questo viene fuori da un rapporto della multinazionale Bloomberg che ha registrato i dati sul potenziamento delle energie rinnovabili nel 2014-2015.

In questa pubblicazione sono state analizzate le diverse fonti di energia rinnovabile, tra cui: la solare, l’eolica, la geotermica, la marina, quella a biomasse e quella derivante dai rifiuti; confrontandole poi in relazione al capitale investito dai Paesi sviluppati e quello investito dai Paesi in via di sviluppo.

Il 2015 è stato infatti alquanto rilevante da questo punto di vista. Uno dei motivi più considerevoli è che per la prima volta gli investimenti nelle economie in crescita hanno superato quelle più sviluppate, facendo decollare così il valore dell’investimento mondiale a 155,9 miliardi di dollari (circa 137 miliardi di euro), superando in questo modo ogni record registrato in precedenza.

La Cina rimane il Paese più impegnato nel settore del rinnovabile; i valori riportati sono stupefacenti: nel 2004 investì 3 miliardi di dollari, moltiplicando poi la cifra di ben 13 volte nel 2010, raggiungendo quindi nel 2015 il valore di 102,9 miliardi di dollari.

Oltre la Cina, nella top 10 compaiono gli Stati Uniti, il Giappone, il Regno Unito, l’India, la Germania, il Brasile, il Sud Africa ed il Cile.

Gli Stati Uniti, pur non ricoprendo il primo posto dal 2011, permangono come miglior Paese per quanto riguarda il finanziamento delle aziende competenti nel settore.

Anche il Medio Oriente e l’Africa hanno registrato degli incrementi, così come i Paesi latino-americani, ad esclusione del Brasile che si è distinto tra gli altri, posizionandosi in ottava posizione.

In Europa, i cui investimenti totali nel 2015 hanno superato in piccola quantità quelli degli Stati Uniti, si distinguono il Regno Unito (principalmente nel campo dell’energia eolica) e la Germania.

In Italia invece l’investimento totale è stato di circa 880 milioni di euro, il 21% in meno dei valori registrati nel 2011.

Cristiana Picchi

Sette Giorni di Scienza: le Filippine nello spazio e l’esplosione delle rinnovabili

Da Cape Canaveral, storico sito di lancio NASA, le Filippine sono entrate ufficialmente nell’era spaziale, grazie al lancio del satellite Diwata-1. Il microsatellite è il primo progettato completamente nel Paese asiatico, sarà utilizzato per monitorare risorse d’acqua e il clima. La prima base d’arrivo sarà la ISS dove avverranno ispezioni e test sullo strumento, a fine aprile il satellite sarà rilasciato in orbita pronto a cominciare la sua missione.

Fondamentale nella costruzione e nelle prove il supporto della JAXA, che in questa settimana è stata in apprensione per Astro-H.

Per le Filippine è stato un grande passo verso un nuovo settore, le Università hanno supportato il progetto e sono pronte a percorrere questa corsa allo spazio.

Un Canada a tutta scienza

Ormai sono diventate celebri in tutto il mondo le mosse del Premier canadese Justin Trudeau: questa settimana il ministro delle finanze del suo governo, Bill Morneau, ha annunciato delle nuove misure per potenziare i finanziamenti alle agenzie scientifiche. Sono stati stanziati oltre 58 milioni di dollari per il biennio 2016-2017, inoltre sono stati previste manovre strutturali nella ricerca per oltre 2 miliardi da spendere in infrastrutture nei prossimi 3 anni.

Esplosione rinnovabile

Il mondo ha aggiunto 134 gigawatt di capacità di energia rinnovabile nel 2015. I dati emergono dal rapporto UNEP (United Nations Environment Programme) “Global Trends in Renewable Energy Investment 2016”.

Gli investimenti nel settore ammontano, a livello globale, ad una cifra vicina ai 286 miliardi di dollari.

I Paesi che più stanno puntando sulle energie pulite sono Cina, con investimenti che ammontano al 36% sulla percentuale totale, India e Sudafrica.

In Europa i dati sulla crescita delle rinnovabili sono ancora deludenti, anche a causa dei tagli sugli incentivi a queste forme energetiche.

Gianluigi Marsibilio

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