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tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

SETTIMANA TRA SCIENZA & COSCIENZA, PRONTI AL LANCIO DEL DIARIO DI BORDO

Oggi vi diamo alcune anticipazioni sulla settimana di Tra Scienza & Coscienza, in particolare per quanto riguarda l’inizio di una nuova avventura.

Il ricercatore Federico Marinacci, originario di un piccolo paese vicino Perugia, trasferitosi dopo la maturità a Bologna per iniziare i suoi studi in astronomia, che attualmente lavora al MIT come post doctoral associates, inizierà il suo diario di bordo sullo stato della ricerca scientifica.

Marinacci ci parlerà non solo delle sue ricerche sull’evoluzione delle galassie, sui campi magnetici galattici e la dinamica dei gas, ma ci spiegherà in un appuntamento tra scienza, romanticismo e attualità, cosa significa per un giovane italiano fare ricerca all’estero. L’appuntamento sarà mensile e sarà sviluppato come un vero diario di bordo sulla ricerca scientifica e sulle sue implicazioni.

Questa settimana non solo questo su tra Scienza Coscienza, ci sarà infatti anche un articolo che spiegherà le funzionalità di  MasSpec pen e delle sue importanti applicazioni durante gli interventi chirurgici.

Nel frattempo godetevi questo video sulle funzionalità di questo incredibile strumento, a domani.

INQUINARE MENO ALLO STADIO: SFIDA POSSIBILE

Eventi sportivi pienamente sostenibili e che soddisfano ogni standard ”zero waste”.
L’operazione zero rifiuti applicata al mondo dello sport parte da uno studio condotto dall’Università del Missouri, pubblicato sulla rivista Sustainability.

Lo studio si è basato sulle partite di football americano dell’università ed ha mostrato come 47 tonnellate di rifiuti sono state generate a causa del pubblico presente allo stadio e praticamente la totalità, il 96%, è stato prodotto dagli alimentari rimasti invenduti nello stadio.

La “scena del delitto” è il Memorial Stadium: per avere un’analisi molto precisa è stata sviluppata una vera strategia di campionamento, infatti l’importanza di questo studio viene anche dalla possibilità di applicare un modello efficace contro l’inquinamento anche nei nostri eventi sportivi.

Christine Costello, del Dipartimento di bioingegneria dell’ Università del Missouri e autrice dello studio, ci ha spiegato: “Per la ricerca abbiamo individuato tutti i punti di raccolta dei rifiuti, successivamente siamo passati ad una selezione e categorizzazione di ogni campione di rifiuti raccolto”.

L’approccio descritto dallo studio dovrebbe comunque essere adattato ad ogni singola realtà analizzata,  infatti i dati sui flussi di rifiuti e sulla gestione provengono dalla discarica vicina allo stadio: per avere dunque un modello più generale occorre, in base alle singole situazioni, analizzare i singoli elementi.

Gli obiettivi dello studio sono stati principalmente quattro: sviluppare una strategia per comparare qualitativamente e quantitativamente i rifiuti generati durante le attività sportive, quantificare l’energia e i gas serra associati alla gestione dei rifiuti, individuare strategie di gestione che permettano al 90% dei rifiuti di essere smaltiti e infine individuare scenari che possano permettere il più grande numero di riduzione delle emissioni.

Le raccomandazioni venute fuori sono varie e comprendono ad esempio il donare il cibo invenduto ad enti di beneficenza locali o banche alimentari; sostituire i materiali che non sono riciclabili o compostabili; capire meglio quale cibo offrire ai punti ristoro; fornire più isole ecologiche e punti in cui è possibile buttare l’immondizia e fare raccolta differenziata in ogni settore dello stadio.

La scienziata ci ha detto: “C’è grande difficoltà nell’ottenere un aumento del riciclaggio e una riduzione dei rifiuti alimentari – ma sviluppare un’ arma pro riciclo e contenere lo spreco sarebbe fondamentale- queste due azioni ridurrebbero notevolmente l’utilizzo di energia e l’impatto ambientale degli eventi”.

Capire quanto cibo deve essere prodotto per questi eventi è una grande sfida per gli stessi operatori dello stadio.

“Attraverso delle interviste -ci ha spiegato la scienziata – abbiamo capito quanto sia importante gestire al meglio il cibo: logicamente per avere una buona esperienza di ospitalità l’esaurimento di risorse alimentari per gli spettatori non è un risultato desiderabile e per questo viene sempre preparata una gran quantità di alimenti”, finendo sempre per produrre quantità enormemente superiori alla domanda.

Tutta la catena alimentare deve essere anche sviluppata in ottica della partita stessa, infatti se la squadra sta perdendo i tifosi possono andare via anche molto prima dallo stadio, o se le condizioni atmosferiche non sono delle migliori le persone che si recheranno ad assistere alla partita saranno notevolmente inferiori.

 

Gli eventi sportivi spesso rappresentano delle sfide nelle sfide: fronteggiare l’inquinamento è anch’essa una partita da vincere a tutti i costi, un Superbowl dell’ambiente da portare a casa.

 

Gianluigi Marsibilio

SONDE VOYAGER, 40 ANNI DI STORIA NELLO SPAZIO

Le missioni Voyager hanno compiuto 40 anni diventando le più lontane e longeve navicelle spaziali. Voyager I e II sono state celebrate dalla NASA tramite dei manifesti celebrativi e delle infografiche con le illustrazioni delle varie tappe delle missioni.

Entrambe lanciate nel 1977, per la precisione a 16 giorni di distanza, queste due missioni hanno influenzato generazioni di scienziati e futuri ingegneri, colpiti dal messaggio che le sonde hanno portato attraverso il sistema solare e ora nello spazio interstellare.

Nel 2012 Voyager I è stato il primo veicolo spaziale ad essere entrato nello spazio interstellare, uscendo dalla zona del sistema solare e Voyager II ha testimoniato le prime attività vulcaniche oltre a quelle terrestri, per esempio sulla luna di Giove (Io).

Voyager I ha continuato ad inviarci dei dati molto interessanti, infatti gli scienziati hanno capito, proprio grazie ai segnali mandati dal 2012, che nel nostro spazio interstellare i raggi cosmici sono fino a 4 volte più abbondanti rispetto al nostro piccolo quartiere cosmico.

La NASA ha celebrato questo anniversario importantissimo, a cui nessuno scienziato puntava in maniera specifica con questa serie di poster e infografiche bellissime ecco qui il link per scaricarle.

Come vi avevamo spiegato alcune settimane fa le sonde Voyager hanno la particolarità di avere delle registrazioni che contengono della musica e altre informazioni sull’umanità, se volete potete segnalarci quali canzoni vorreste mettere nelle vostre personali sonde Voyager, portando avanti una compilation da mandare chissà nello spazio o semplicemente su Spotify.

 

Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: NASA/JPL

SERBATOI GALATTICI DI GAS CHE PLASMANO LE STELLE

Come un pittore alla fine di un suo quadro, anche all’universo piace mettere le sue firme sparse sotto forma di elementi chimici all’interno delle galassie. Il cosmo nemmeno questa volta ci ha delusi, come mostrato da un team guidato da Edith Falgarone, studiosa dell’Osservatorio di Parigi, ha messo la sua inconfondibile firma dentro dei serbatoi molto turbolenti di gas freddo che circondano galassie starburst. Il team ha messo sotto una lente di ingrandimento molto potente, ovvero quella di ALMA, il CH +, molecola importantissima per l’evoluzione delle galassie.


Il CH+ è una delle prime molecole mai scoperta nello spazio interstellare, la sua rilevazione è stata compiuta per la prima volta nel 1940.

Sì ipotizza inoltre che proprio questi serbatoi galattici di CH + siano all’origine degli aloni luminosi intorno alle quasar.


Il risultato dell’indagine è stato pubblicato su nature. 


La molecola in questione è molto speciale ed ha bisogno di grande energia per formarsi, rimanendo in tutto il processo estremamente reattiva.
Le galassie starburst sono estremamente importanti e vengono considerate come vere culle di stelle, come ci ha spiegato la scienziata Falgarone:”La maggior parte degli astri che oggi vediamo nel cielo si è formata quando l’Universo era ancora molto giovane, capire completamente come le stelle si formano all’interno dell’universo è una delle più importanti sfide della cosmologia”.

La sfida nascosta dietro la formazione stellare è rappresentata dalla comprensione dell’evoluzione delle galassie in rapporto a elementi come la materia oscura, elementi gravitazionali e altri particolari.


Nel corso degli anni sono state costruite delle simulazioni numeriche computerizzate che hanno studiato e in un certo senso visto, vissuto l’evoluzione dell’Universo, tuttavia queste simulazioni nascondono alcune falle, dato che nei modelli la formazione delle stelle è sempre troppo veloce.

Forse questi test sono fallaci in particolare nella ricostruzione del processo di condensazione del gas che rimane una sfida incredibile che l’universo ha davanti durante la formazione stellare.

I gas infatti condensano ad un fattore di 100 miliardi di miliardi. 


Le galassie starburst sono un crocevia ideale per studiare l’interazione tra la crescita delle galassie e lo sviluppo dei gas.

Connessa all’evoluzione galattica c’è una lunga storia” ci ha detto la scienziata “probabilmente prima dell’avvento delle prime stelle i gas si sono riuniti in grandi masse fredde in cui si sono formate proprio le condizioni ideali allo sviluppo degli astri” ha poi continuato “in quel tempo era molto difficile identificare una galassia come tale, infatti stiamo parlando di grandi nubi di gas con poche decine di stelle”.


Oggi questi oggetti sono troppo distanti e quasi impossibili da osservare, tuttavia il panorama che ci troviamo davanti è fatto da galassie che hanno già tantissime stelle come la nostra Via Lattea, circa 100 miliardi. Purtroppo mentre l’universo si espande, la quantità di gas diminuisce e si disperde, dato che la massa delle stelle aumenta.

Aspettiamo dunque simulazioni e occhi più potenti per scrutare il cielo a caccia di risposte più convincenti e rilevanti.

Gianluigi Marsibilio

 

Fonte foto: Eso

NUOVO NUMERO DI COELUM ASTRONOMIA, CI SIAMO ANCHE NOI CON UN’INTERVISTA A UMBERTO GUIDONI

Il 15 settembre il tuffo finale dentro l’atmosfera di Saturno

ADDIO CASSINI

Di sicuro molti di voi hanno atteso la seconda decade di agosto per organizzare un bel viaggio: gli Stati Uniti sono stati una delle mete più gettonate… E come poteva essere diversamente, considerata l’opportunità di assistere alla magnifica Eclissi totale di Sole?

In questo numero potrete trovare una preview della gallery (che proporremo nel numero successivo) con le prime immagini che abbiamo ricevuto.

Potrete trovare poi i riferimenti a ben altri due eventi significativi. Il primo è costituito dallo speciale sulla Missione Cassini: tutte le cose belle prima o poi finiscono e, questo settembre, dovremo dire addio alla gloriosa sonda che, dal 2004, ci svela i segreti di Saturno e della sua corte di satelliti. Elisabetta Bonora e Pietro Capuozzo hanno composto un quartetto di articoli che ci consentiranno di ripercorrere l’intera missione, con tutte le immagini più belle del sistema di Saturno, e di entrare nei dettagli dell’ultimo, estremo, tuffo che la sonda compirà nell’atmosfera del Signore degli Anelli, portando così a compimento la sua missione.

E il secondo evento di cui parliamo in questo numero risale proprio al 1997, quando, mentre la Cassini iniziava la sua lunga avventura, l’Italia e il mondo intero erano affascinati dallo spettacolo celeste offerto dalla magnifica cometa Hale-Bopp. Rievochiamo quelle emozioni, così intense e significative, provate al cospetto della cometa, attraverso il ricordo e il racconto degli astrofili e astronomi italiani.

E dopo la grandiosa Hale-Bopp, restando in tema di comete, con Claudio Pra facciamo una carrellata degli “astri chiomati” più belli del nuovo millennio.

Ma non finisce qui, oltre alle consuete rubriche e attualità gli articoli di interesse e approfondimento sono ancora molti e di vario genere, nel sommario qui sotto, come sempre, qualche altra anticipazione!

Buona lettura!

Articoli di copertina

  • ADDIO CASSINI
  • Vent’anni di missione. Un diario di viaggio da sfogliare attraverso le straordinarie immagini e le storiche scoperte
  • Il Grand Finale e il tuffo dentro Saturno. Orbita dopo orbita, le scoperte dell’ultima parte della missione e i dettagli dell’ultimo estremo tuffo dentro l’atmosfera del pianeta.
  • Il futuro dell’esplorazione spaziale, da Marte allo Spazio Profondo, ne abbiamo parlato con Umberto Guidoni.
  • Hale-Bopp a vent’anni dal passaggio della grande cometa, i ricordi, le emozioni e le scoperte nel racconto di professionisti e appassionati.
  • Le comete più belle del nuovo millennio. Una carrellata degli astri chiomati che hanno attraversato i nostri cieli, dall’anno 2000 a oggi.
  • Come ho costruito un Dobson da 1 metro di diametro! III parte: la lavorazione dello specchio
  • ASTROFOTOGRAFIA: La Nebulosa Rosetta… multipalette!
  • Photocoelum: 26 pagine con le vostre migliori immagini del cielo, dell’Eclissi parziale di Luna e una preview sull’Eclissi di Sole USA 2017!
  • Tutti i fenomeni celesti di SETTEMBRE
  • LUNA: alla scoperta di Bullialdus e i “crateri fantasma” del Mare Nubium

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LA STORIA DI ROMA NASCOSTA NELLE SUE ACQUE

La rete idrica romana ha sempre stupito gli archeologi e tutti gli studiosi,  infatti la rete di tubature di piombo viene ancora oggi considerata una vera meraviglia architettonica dell’antichità.
I dati sulla costruzione e sulle varie ramificazioni di questa incredibile struttura sono ancora difficili da decifrare, ma finalmente uno studio pubblicato su Pnas è riuscito a risalire a delle date più precise sulla costruzione delle infrastrutture idrauliche.
Partendo da 177 carotaggi nel porto di un’antica città portuale romana (Ostia), si è riuscito ad avere, tramite la datazione al radiocarbonio, un’età più precisa del sistema: i tubi, sono stati infatti installati, secondo le rilevazioni, intorno al 200 avanti Cristo.
Tutto questo è stato fatto durante le guerre civili del primo secolo. La certezza è arrivata proprio dalle analisi del piombo: infatti fino all’anno designato le acque del sito erano totalmente immacolate e prive di qualsiasi contaminazione. A guidare la ricerca è stato Hugo Delile, archeologo del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, il quale per mail ci ha spiegato: ” L’inquinamento da piombo ci informa sulla data di messa in servizio del sistema idrico dell’antica Roma; la sua estensione o la sua contrazione sono variabili nel tempo in base a questioni politiche, geopolitiche o finanziarie”. L’intero sistema idrico è al centro di quello che è lo sviluppo urbano delle varie città romane.

Le fonti storiche, nonostante l’imponenza dell’opera rimangono poche, ma nel primo secolo dopo Cristo comunque un commissario dell’acqua romana, Julius Frontinus, ha scritto un trattato a due volumi per l’imperatore della città, per informarlo su alcuni problemi che potevano essere legati alla pirateria delle acque: il pericolo era rappresentato da quelle persone che potevano rubare illegalmente l’acqua per uso agricolo o per bere.

La concentrazione di piombo indica i periodi di massimo benessere la città, proprio perché infrastrutture del genere venivano costruite in momenti di estrema prosperità.
Delile ci ha ricordato: ” Quando la Roma antica è cresciuta c’era bisogno di assicurarsi più punti di accesso all’acqua fresca per le case per l’utilizzo sanitario e delle botteghe artigiane”.

Collegare  l’aumento dell’inquinamento di piombo all’espansione del sistema e di conseguenza alla prosperità della città è stato fondamentale per i ricercatori.

Anche nella villa di Adriano si sorseggiavano bevande al sapor di piombo, tanto da indurre alcuni storici ad avanzare una tesi molto interessante: l’elite romana, avvelenata da piombo, potrebbe aver contratto malattie come la gotta, accelerando inevitabilmente la caduta dell’impero.

Il primo sistema idrico romano non era costituito da elementi di piombo: i due acquedotti principali, costruiti tra la fine del IV e nell’inizio del III secolo avanti Cristo, servivano solo poche fontane centrali pubbliche e avevano un sistema di canali murari e cavi di terracotta o legno.
Ben diversa è la situazione nella Roma imperiale, che si trovava a gestire centinaia di bagni pubblici e residenze private attraverso appunto una complessa rete di fistole di piombo.

 

L’ultimo periodo della storia di Roma è caratterizzato da una diminuzione importante del piombo nell’acqua, questa decrescita è stata osservata contemporaneamente in tutti i siti studiati.

 

In fin dei conti possiamo dire che il piombo potrebbe essere stato croce e delizia dell’Impero Romano. Oggi vediamo che in molti casi, come nel Midwest degli Stati Uniti, che le contaminazioni da piombo nell’acqua sono ancora molto frequenti e spesso pericolose.
Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: Elisabetta Bianchi

OGNI PERICOLO INFORMATICO HA IL SUO SUONO

Rendere internet un posto sicuro per ogni utente. Questa è la sfida del Texas Tech, che tramite un gruppo di ricercatori sta sviluppando una rete di suoni e segnali per migliorare l’approccio degli utenti, con problemi di vista, a delle possibili minacce alla loro sicurezza informatica.

Accompagnare gli utenti ipovedenti in rete è fondamentale ed è per questo che il Dipartimento di Informatica,  con l’aiuto della National Science Foundation, ha concentrato i suoi sforzi per avviare un programma di comprensione delle minacce attraverso una serie di suoni che rappresentano al meglio ogni singolo problema informatico.

Uno degli esempi che potrete trovare nel video è rappresentato dall’idea di associare ad un pericolo di phishing, il suono dell’amo da pesca che viene gettato in acqua.

Dietro questo progetto quindi si sviluppa un’idea che ingegneri informatici e del suono stanno rendendo possibile, consentendo di ridurre i pericoli per tutti gli utenti del web.

Il supporto audio in qualsiasi caso risulterà utile, non solo per le persone ipovedenti, ma permetterà un’ associazione di idee immediata anche per chi non riesce a ben interpretare ciò che esce scritto sullo schermo in casi di pericolo.

A SPASSO TRA LE CELLULE CON DELLE NANO-CAPSULE, ECCO GLI SVILUPPI DELLA MEDICINA DI PRECISIONE

Piccole, microscopiche capsule fatte di DNA pronte a consegnare DNA all’interno delle cellule. L’obiettivo è quello di raggiungere direttamente le cellule, con estrema precisione spaziale e temporale, tramite delle infusioni di piccole molecole. A permettere lo sviluppo di  tutta la tecnologia è il rilascio del deidroepiandrosterone, che attiva la neurogenesi e consente la sopravvivenza dei neuroni.  La ricerca è stata pubblicata su Nature Nanotechnology da alcuni scienziati dell’Università di Chicago.

Yamuna Krishnan, una professoressa di chimica presso l’Università di Chicago e autrice dello studio, ci ha spiegato cosa significa davvero sviluppare una piattaforma molecolare del genere, in grado di interagire con le cellule: “Una tecnologia simile può essere applicata a una grande varietà di sistemi – ha poi aggiunto-  come nella realtà una piattaforma di una stazione ferroviaria può servire a una grande varietà di treni anche la nostra tecnologia ha una proprietà multiuso”.

Questa tecnologia nano capsulata può essere usata per fornire una grande varietà di molecole alle varie cellule.

Il tipo di comunicazione che il team di scienziati è andata ad indagare è quella effettuata dai neurosteroidi, perchè spesso le cellule comunicano a voce troppo bassa per permettere agli scienziati di avere un’idea precisa su quali scambi vengono effettuati all’interno del nostro corpo.

I ricercatori conoscono l’importanza di questi neurosteroidi nella salute neuronale ma capiscono anche quanto sia difficile studiarli, l’appoggio di tecnologie del genere è infatti estremamente importante.

Gli innesti molecolari, introdotti dei ricercatori, potranno essere attivati attraverso dei particolari effetti come la fotolisi. I ricercatori, una volta che le capsule entrano nelle cellule riescono ad “illuminare” il loro percorso, per scoprire i sistemi di comunicazione, che altrimenti rimarrebbero nascosti.

La scienziata ci ha detto: “Una volta che le nostre capsule sono dentro le cellule possiamo “illuminare” ciò che veramente ci interessa e dare il via al rilascio di piccole molecole direttamente dalle nostre nanocapsule”.

Per focalizzarci meglio sulla grandezza di questi strumenti, bisogna considerare che ogni nanocapsula è fatta in laboratorio ed ha una piccola struttura icosaedrica, la grandezza è di soli 20 nanometri, 1000 volte inferiore alla larghezza di un solo capello umano. (Come potete vedere dalla foto in copertina)

Per sfruttare al meglio la tecnologia, è fondamentale capire il giusto indirizzo  per inviare la capsula.

La scienziata ci ha detto quanto sia fiduciosa sul fatto che la tecnologia in questione potrà essere utilizzata per fornire farmaci o trattamenti ad alcune parti del corpo difficili da raggiungere.

Adesso è fondamentale usare le capsule per capire al meglio il nostro corpo e come funziona.

Il futuro della nanomedicina è nelle mani di scienziate come la Krishnan che stanno cambiando il modo di pensare al nostro corpo, migliorando la capacità e la possibile integrazione tra la tecnologia e le cellule.

IL FUTURO DEL CLIMA IN EUROPA, COSA CI ASPETTA?

In tv stiamo vedendo le immagini dell’uragano Harvey che si sta abbattendo sul Texas, mettendo una vasta area sott’acqua . Gli scienziati dicono che Harvey è stato bloccato più a lungo in un posto rispetto a qualsiasi tempesta tropicale. Per la nostra serie sul clima, abbiamo parlato ancora con Marco Morabito per chiedere come saranno le condizioni meteo-climatiche in Europa nel futuro prossimo.

 

Ecco cosa ci ha raccontato lo scienziato.

Il cambiamento climatico che sta interessando il nostro pianeta sta procedendo a ritmi molto alti, come dimostrato dalle innumerevoli evidenze scientifiche pubblicate da vari organi di ricerca attivi in varie parti del mondo. E’ importante precisare che la variabilità climatica ha da sempre interessato il nostro pianeta con fluttuazioni stagionali, decadali e secolari che dipendono da cause naturali, come l’orbita terreste, la radiazione solare, la circolazione degli oceani e le eruzioni vulcaniche (per citarne alcune). Il problema però è che gli studi sull’attuale cambiamento climatico, e in primis le evidenze riportate dal pool di scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), organismo che raggruppa i maggior esperti sul clima a livello mondiale, dimostrano mutamenti più profondi e rapidi del sistema clima nel corso degli ultimi decenni, associati a un riscaldamento significativo della temperatura media della superficie terrestre e attribuendo un evidente contributo alle attività umane, principalmente tramite la crescente emissione di gas serra in atmosfera. Gli impatti del cambiamento climatico ovviamente sono diversi a livello geografico, con effetti particolarmente marcati in Europa e soprattutto sulle aree del bacino del Mediterraneo, ritenute zone particolarmente vulnerabili e sensibili ai cambiamenti climatici (definite hot spot). Ogni anno e in varie stagioni, purtroppo, continuano a registrarsi nuovi record relativamente alle temperature (sempre più elevate) e a una significativa modifica del regime delle precipitazioni, con periodi prolungati di siccità e precipitazioni particolarmente intense e di breve durata.

I cambiamenti climatici, sulla base di diversi scenari futuri di sviluppo socio-economico, continueranno ai ritmi attuali o anche superiori per i prossimi decenni e i loro impatti dipenderanno molto dall’efficacia degli accordi e degli interventi che saranno presi a livello internazionale per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Le regioni europee si troveranno ad affrontare situazioni particolarmente critiche come l’innalzamento del livello del mare e, come sta già succedendo da alcuni anni, a contrastare eventi meteorologici particolarmente estremi e sempre più frequenti, come le ondate di calore, siccità, inondazioni e tempeste molto intense.

Le località dell’Europa meridionale e sud-orientale, in particolare, come dimostrato anche dal nostro recente studio sulla frequenza, intensità e durata delle ondate di calore (http://www.mdpi.com/2073-4433/8/7/115), sono zone destinate a essere particolarmente interessate dai cambiamenti climatici, in quanto si prevede che dovranno affrontare il maggior numero di ripercussioni negative, tra cui una maggior frequenza di ondate di calore e una significativa diminuzioni nelle precipitazioni e della portata dei fiumi, con un conseguente incremento del rischio di prolungati periodi di siccità. Tale situazione avrà effetti diretti sul sistema agricoltura con un sensibile calo dei rendimenti dei raccolti, perdita di biodiversità e un consistente incremento del rischio di incendi boschivi, tutte situazioni a cui abbiamo tristemente assistito proprio durante questa estate in Italia (numerose regioni italiane hanno chiesto lo stato di calamità per l’emergenza siccità). Non è da sottovalutare poi il rischio associato a una maggiore diffusione a diverse latitudini di malattie infettive tipiche delle zone tropicali e favorite da condizioni climatiche che a causa del cambiamento climatico possono essere favorevoli alla sopravvivenza sia dei patogeni che dei vettori, favorite anche dal ruolo di altre variabili come l’aumento degli scambi commerciali e il rischio di importare con le merci anche parassiti e vettori, i viaggi internazionali e le migrazioni.

I rischi per il pianeta in generale e per le generazioni future associati all’attuale cambiamento climatico sono enormi, e ci obbligano ad intervenire con urgenza. E’ quindi fondamentale programmare e attuare rapidamente le strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici in atto, con una particolare attenzione al miglioramento della pianificazione urbana: le città sono zone particolarmente sensibili per il numero di persone che ci vivono e per le caratteristiche tipiche delle aree urbane caratterizzate prevalentemente da superfici antropiche impermeabilizzate e da poche e spesso male distribuite aree verdi.

 

Marco Morabito

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