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tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

L’IMPATTO ECONOMICO E AMBIENTALE DELLE NUOVE STRADE RISCHIA DI ESSERE TROPPO ALTO

La maggior parte dei paesi in via di sviluppo ha piani ambiziosi per l’espansione delle strade, che vengono spesso progettate per promuovere la crescita economica. Ad esempio, in soli tre anni, la lunghezza totale delle strade asfaltate raddoppierà nei paesi in via di sviluppo dell’Asia ma se in un primo momento questa può sembrare una buona notizia, scavando nel profondo, come ha fatto uno studio su Current Biology, si intravedono profondi rischi ambientali, sociali e economici dietro queste nuove ramificazioni stradali.

25 milioni di km di nuove strade saranno costruite nel mondo entro il 2050 – abbastanza per circondare il pianeta più di 600 volte. Circa il 90% delle nuove vie saranno collocate nelle nazioni in via di sviluppo, come ad esempio in regioni tropicali e subtropicali.

Analizzare i benefici di questi nuovi collegamenti è fondamentale e lo studio guidato da Bill Laurance l’ha fatto, indicando come: “Se mal pianificate o costruite le nuove strade possono provocare gravi superamenti dei costi iniziali, a causa della corruzione e per l’impatto ambientale”.

Dal punto di vista ecologico il ricercatore ci ha spiegato come: “Nelle aree boschive o selvagge le nuove strade apriranno un vero vaso di Pandora pieno di problemi come il disboscamento illegale o l’estrazione mineraria con una conseguente grande speculazione sulla terra. Si strapperanno ai governi le imposte e le royalties provocando una straordinaria distruzione ambientale”.

Nel lavoro vengono citati alcuni modelli come la nuova via della seta o strade che potrebbero estendersi attraversando oltre 70 nazioni, altro esempio viene fatto sull’Africa dove sono previsti 35 corridoi di sviluppo pronti ad attraversare l’intero continente.

Il rischio economico rimane spesso elevato ed è a lungo termine, solitamente anche istituti di credito e investitori si impegnano spesso nella pianificazione di grandi progetti rimanendo coinvolti spesso subendo difficoltà.

C’è anche da considerare, come ha spiegato il ricercatore che: “I costi di costruzione e di manutenzione per aree molto umide, zone montuose e aree pericolose per alluvioni possono essere estremamente alti. Tali zone devono sostenere costi 100 volte più alti per la progettazione di una strada”.

 

Altri rischi economici possono essere collegati alla corruzione, ai contratti per la costruzione di strade o a fondi pubblici persi, inoltre come ha approfondito Laurance: “Tali strade possono durare solo pochi anni prima di richiedere riparazioni e rimpiazzi importanti. I percorsi spesso non producono il livello di crescita economica che si spera, anzi esaminando molti studi precedenti su questo abbiamo scoperto che molti dei progetti sono stati eseguiti con scarsa cura”.

Sull’utilizzo di risorse economiche e ambientali influisce una dinamica chiamata “boom-and-bust”, che si verifica quando una strada nuova permette un facile accesso ad una risorsa, come il legname, che viene rapidamente sfruttata, sino al crollo dell’economia locale.

Le sfaccettature messe in luce dallo studio sono molte e possono essere analizzate sotto molteplici punti di vista, partendo da implicazioni per la vegetazione, la fauna e gli sviluppi sociali legati ai territori che sono attraversati delle nuove strade. Anche se alcune proposte sono completamente fuori “strada” e saranno difficilmente realizzate o completate occorre pensare al loro impatto complessivo per comprenderne il reale beneficio.

 

 

 

Gianluigi Marsibilio

COELUM ASTRONOMIA, AL CENTRO DEL NUOVO NUMERO L’ASTRONOMIA GRAVITAZIONALE E LE SUE IMPLICAZIONI

Viviamo sicuramente in tempi molto interessanti. Densi di possibilità offerte dalla scienza e dalla tecnologia, di nuove scoperte e “nuove ere” che si sussegono l’una dietro l’altra. E in questo numero non potevamo che rincorrerle una dopo l’altra.

Il primo riferimento vi potrà apparire scontato: il 16 ottobre scorso, una data destinata a finire nei libri di storia dell’astronomia: la prima osservazione della controparte visibile di una sorgente di onde gravitazionali. Il tutto a seguito della quinta rivelazione, avvenuta lo scorso 17 agosto da parte degli interferometri LIGO-Virgo, della contemporanea rilevazione di un lampo gamma e della massiccia conseguente campagna osservativa che ha impegnato decine e decine di Osservatori terrestri e spaziali, Hubble compreso! L’inizio ufficiale ed effettivo di una nuova Astronomia, quella “multi-messaggero”. Facendo un passo indietro, non possiamo che tornare a quando venne annunciata la prima rivelazione di onde gravitazionali: 11 febbraio 2016 e già all’epoca si parlò di un nuovo inizio. E così è stato, ed ha anche portato all’assegnazione del Nobel per la Fisica 2017 ai fisici del gruppo LIGO.

Ancora un passo indietro… se la scoperta di nuovi ed esotici fenomeni ci conferma che l’Universo è un luogo interessante, sicuramente il suo fascino aumenta ancor più se si considera che l’Universo stesso è mutevole, in espansione, e noi, che vi siamo all’interno, subiamo inconsapevolmente queste trasformazioni. Ed è proprio ciò che, nel 1929, ha intuito un astronomo chiamato Edwin Hubble, teorizzando per primo (oppure no?) l’espansione del Cosmo. Alberto Cappi, Astronomo presso l’Osservatorio di Bologna, ci racconta la lunga ricerca sulla misura della (forse non così) Costante di Hubble. E restando in tema, con Rodolfo Calanca andremo a scoprire la figura di Georges Lemaître e del perché la Costante di Hubble dovrebbe chiamarsi “di Hubble-Lemaître”…

E infine torniamo ai giorni nostri, “sull’uscio di casa” e parliamo della Missione VITA, in cui è impegnato il nostro connazionale Paolo Nespoli: quali esperimenti sta conducendo a bordo della Stazione Spaziale? E quali importanti ricadute avranno queste ricerche sulla nostra vita quotidiana?

Infine, per tutti gli amanti dell’astrofotografia, una davvero interessante intervista esclusiva, condotta da Pierluigi Giacobazzi, all’astrofotografo di fama mondiale Damian Peach.

Come sempre, non è tutto qui e vi lasciamo scoprire il resto.

Buona lettura!

Articoli in Copertina Coelum Astronomia n. 216 di novembre 2017

(Per il sommario completo: http://www.coelum.com/coelum/archivio/indici/coelum-n-216-2017)

  • Inizia l’era dell’ASTRONOMIA MULTIMESSAGGERO.
  • Dalle Onde gravitazionali alle kilonovae, passando per lampi gamma e astronomia osservativa. Ma cosa si intende con questo termine e perché questa scoperta è così importante?
  • Premio Nobel per la Fisica alla rivelazione delle onde gravitazionali. Il primo passo per una nuova era.
  • La Costante di Hubble. E’ davvero “così” costante? Il problema della misura, la storia e l’evoluzione dei metodi per ottenerla.
  • STORIA. Espansione dell’Universo: la Legge di Hubble o di Hubble-Lemaitre?
  • Missione VITA. Cosa combina Paolo Nespoli a bordo della ISS?
  • Un giorno con Damian Peach. Intervista in esclusiva con il popolare astrofotografo inglese.
  • Uno scatto al mese. Fotografiamo Orione, il mitico cacciatore dei cieli.
  • PHOTOCOELUM Le vostre migliori immagini del mese!
  • Tutti gli appuntamenti con il cielo di Novembre!
  • ISS da non perdere! Mai come questo mese tanti passaggi luminosi e visibili da tutta Italia.

Coelum Astronomia è gratuito per la lettura digitale su PC, tablet e smartphone ed è disponibile anche per il download in PDF. Leggilo online gratis: https://goo.gl/P3iVp2

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LA “COLORSFERA” DEL SOLE

Questa immagine colorata è uno “spettro flash della cromosfera” catturato durante l’eclissi solare totale che si è verificato negli Stati Uniti il ​​21 agosto di quest’anno, dal team della spedizione ESAche ha monitorato l’eclissi da Casper, nel Wyoming.

Durante un’eclissi, quando la Luna oscura temporaneamente la luce travolgente della fotosfera del Sole, gli astronomi possono effettuare misure non possibili in condizioni normali. Tra queste l’analisi della tonalità di rosso, normalmente invisibile, della cromosfera, lo strato dell’atmosfera solare direttamente sopra la superficie turbolenta della fotosfera.

Un’immagine di questo tipo può essere ottenuta solo dall’ultima e dalla prima luce del lembo solare, subito prima e subito dopo la fase totale dell’eclissi rispettivamente, quando è possibile riprendere questo tipo spettro chiamato “flash” proprio perché le misurazioni devono essere completate in pochissimi secondi. È così che l’emissione di luce che arriva dalla cromosfera del Sole può essere suddivisa in uno spettro di colori, che mostrano l’impronta digitale di diversi elementi chimici. L’emissione più intensa è dovuta all’idrogeno, così come l’emissione rossa in H alpha che vediamo all’estremo destro.

Nel mezzo, il giallo brillante corrisponde all’elio, un elemento scoperto proprio in occasione di uno spettro di questo tipo raccolto durante l’eclisse totale del 18 agosto 1868, anche se in quel momento ancora non si sapeva di cosa si trattasse. Solo tre decenni dopo, l’elio verrà scoperto sulla Terra e quello spettro associato ad esso, si scoprirà poi trattarsi del secondo più abbondante elemento nell’intero Universo, dopo l’idrogeno!

L’immagine è stata ripresa dal team del Cesar science educational project (European Space Astronomy Centre vicino a Madrid, Spagna). Altre immagini raccolte durante l’eclissi sono visibili sul sito del progetto Cesar eclipse.

 

Redazione Coelum

Foto: ESA/M. Castillo-Fraile

L’ESEMPIO DI AMALDI E IL FUTURO DELL’ENERGIA, INTERVISTA A LUCIANO MAIANI

Qualche giorno fa abbiamo fatto delle domande a Luciano Maiani, ordinario di fisica teorica all’università “La Sapienza” di Roma. Nel 1993 è stato eletto Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), nel 1997 è stato nominato direttore generale del CERN a Ginevra, il più grande laboratorio di fisica del mondo, nel 2008 è stato nominato Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, carica che ha mantenuto fino all’estate 2011. Abbiamo iniziato la nostra conversazione parlando dell’incontro all’Accademia dei Lincei su Edoardo Amaldi che si è tenuto lo scorso 9-10 ottobre a Roma, dove il professor Maiani ha presieduto le varie tavole rotonde in cui si è discusso di fisica, futuro dell’energia e tanto altro.

 

– La prima domanda non può che essere su Edoardo Amaldi. Cosa bisogna riscoprire della vita scientifica e privata di questo scienziato al giorno d’oggi? Quali sono i maggiori insegnamenti di questo scienziato per le prossime generazioni di ricercatori?

La prima cosa è la passione per la ricerca, che non lo ha mai abbandonato e lo ha portato a fare progetti di nuovi esperimenti sulla rivelazione delle onde gravitazionali fino al termine della sua (fortunatamente lunga) vita. La seconda e’ la convinzione che i progressi della scienza e del Paese si potessero realizzare solo in un ampie collaborazioni, superando le frontiere storiche delle Nazioni e le altrettanto storiche barriere di diffidenza. Questa convinzione lo ha portato a dedicare molte delle sue energie alla creazione del CERN (fisica delle particelle) di ESA (per la fisica spaziale) e, in Italia, dell’INFN (fisica delle particelle) e del CNEN (ora ENEA, fisica nucleare pacifica).


– Nel 2017 siamo a 2,5 minuti “dall’apocalisse nucleare” prevista dal Bullettin of Atomic Scientists. Cosa può fare la comunità scientifica in questo caso per migliorare la situazione diplomatica internazionale e la prevenzione su un cattivo uso del nucleare?

Amaldi si è battuto, in anni difficili, perchè gli scienziati di tutti i Paesi dialogassero tra loro e con i loro governi, per scongiurare il pericolo di una guerra nucleare, ricetta sicura per cancellare la specie umana dalla faccia del pianeta. In occidente, al tempo della guerra fredda, queste posizioni venivano guardate con sospetto e tacciate di disfattismo o peggio di acquiescienza al comunismo. Scienziati coraggiosi, come Wolfagang Panofsky, negli USA, e Edoardo Amaldi, in Italia, hanno aperto il dialogo del mondo accademico con i colleghi del mondo Sovietico. Amaldi incoraggio’ la formazione dell’USPID (Unione Scienziati per il Disarmo), in Italia, e l’Organizzazione Pugwash, sul piano internazionale. Nel 1989, pima della sua scomparsa, stava organizzando la terza conferenza sul disarmo all’Accadema dei Lincei.  I partecipanti a quella conferenza decisero di continuare la serie, chiamandole “Conferenze Amaldi”.

La XX Conferenza Amaldi si è tenuta ai Lincei il 9-10 Ottobre scorsi. Il tema dominante: il trattato del 2015 sugli ordigni nucleari tra Iran e USA, Russia, EU, Inghilterra e Germania, recentemente messo in discussione dal Presidente Trump, con interventi di Federica Mogherini (Alto rappresentante UE), di Ali Akbar Salehi (Commissione Energia Atomica, Iran) e di scienziati e rappresentanti di Israele, Pakistan, Cina, USA, Russia Francia, Germania altri Paesi. Un altro tema e’ stato il post-Fukushima, illustrato da  Tatsujiro Suzuki, ex direttore dell’Agenzia Atomica del Giappone, e le prospettive dell’energia nucleare in Giappone. Infine e’ stato presentato il progetto SESAME, un macchina di luce di sincrotrone realizzata in Giordania da una collaborazione che include Palestina, Israele, Egitto, Turchia, Pakista, Iran (oltre che Italia, Germania e altri paesi europei).SESAME e’ un esempio di collaborazione tra scienziati e governi dell’area medio-orientale, un’iniziativa che senz’altro Edoardo Amaldi avrebbe appoggiato senza riserva.


– C’è ancora troppo distacco tra organismi internazionali, come l’Unione Europea o le Nazioni Unite, e la ricerca scientifica?

L’Unione Europea finanzia direttamente la ricerca scientifica, anche fondamentale. Diverso il discorso delle Nazioni Unite, che dovrebbero farlo attraverso l’UNESCO, molto specificamente orientato sui temi della protezione del patrimonio culturale e dell’ambiente.

– L’Italia e la sua ricerca come si collocano in questo complesso panorama internazionale di ricerca sul nucleare?

Sulla pressione dell’ opinione pubblica,  dopo Chernobyl, l’italia, a differenza di altri Paesi Europei, ha sostanzialmente abbandonato la ricerca sul nucleare, una politica che personalmente non condivido.

– Cosa si fa oggi per promuovere la sicurezza nel settore e che cosa insegna l’incidente di Fukushima?

Ci insegna che la strada verso l’energia nucleare sicura è lunga e che solo investimenti nella ricerca, sostenuti dai governi e non solo dall’industria privata, porteranno a progressi significativi. Ma non bisogna abbandonare l’idea che l’umanità possa accedere a questa fonte inesauribile di energia, capace di risolvere molti problemi su scala planetaria, quali il riscaldamento globale, la fame e una distribuzione più equa delle risorse.

– Adesso se vuole può lanciarsi in una piccola previsione: come vede da qui a vent’anni questo settore energetico? 

I prossimi decenni saranno dominati, giustamente, dallo sviluppo delle energie rinnovabile e delle tecnologie per il risparmio energetico. Spero che tra vent’anni decolli la produzione di energia per fusione nucleare (il progetto ITER) e che la ricerca individui nuove forme per l’impiego della fissione nucleare. Queste forme di energia sono capaci di lanciare lo sviluppo del pianeta, anche verso realtà extraterrestri, quali la colonizzazione della Luna e di Marte. In questo, scienza e ricerca avranno un ruolo assolutamente fondamentale.

 

Gianluigi Marsibilio

LO STATO DI SALUTE DEI BAMBINI NEL MONDO. A CHE PUNTO SIAMO?

Il numero di bambini che muore prima dei cinque anni è sceso drasticamente rispetto ai 9,9 milioni del 2000. Le cifre raccolte nell’indagine dell’OMS mostrano come si è scesi di oltre 4 milioni di casi di morte prematura. Le percentuali di decessi, nel caso dei neonati, rimangono comunque pericolosamente in aumento da un 41% ad un 46% nell’arco di quasi un ventennio.

Il rapporto della World Health Organization stima che ogni giorno 15000 bambini muoiano prima del loro quinto compleanno e il 46% di loro, quindi circa 7000 bambini, muore nei primi 28 giorni di vita.

I principali killer per i neonati, e non solo, sono complicazioni alla nascita, polmonite, eventi correlati al parto, diarrea, sepsi e malaria.

Le zone in cui è possibile trovare più casi del genere sono i paesi in via di sviluppo dove c’è scarso accesso e considerazione a cure sanitarie di base. L’esempio dell’Africa sub-sahariana è emblematico: nell’arco dei primi 5 anni della vita, le possibilità di morire sono 15 volte maggiori rispetto a quelle paesi ad alto reddito.

I progressi dal 1990 sono comunque enormi: il tasso è sceso del 56%, grazie anche alla World Health Organization e le sue politiche. L’ultima idea è stata quella di stabilire, entro il 2030, il raggiungimento di un obiettivo di sviluppo sostenibile che prevede una riduzione delle morti che va dai 5 ai 10 milioni di bambini tra il 2017 e il 2030.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità dopo la nascita c’è bisogno di 4 accortezze essenziali per la buona salute del bambino: assicurarsi che il bambino respiri correttamente, avviare il neonato ad un allattamento al seno, mantenere il bambino sempre al caldo e lavare le mani prima di toccare il bambino.
Questi quattro piccoli accorgimenti potrebbero risultare fondamentali per garantire delle prime cure di qualità ad un neonato, basta pensare che ad oggi oltre il 50% delle morti sotto i 5 anni di età sono causate da malattie o complicazioni che nelle società ad alto reddito sono facilmente curabili e prevenibili.

Prendiamo la polmonite che può avere dei fattori di rischio come un basso peso alla nascita, la malnutrizione e le condizioni di sovraffollamento generale di alcuni paesi, in Occidente abbiamo da anni ormai dei trattamenti e dei vaccini che riducono notevolmente il rischio collegato a questa malattia.

L’ALTRA PARTE DEL MONDO COME REAGISCE ALLA MORTALITÀ INFANTILE?

Se per una parte del mondo c’è un problema visibile di malnutrizione, in altre aree c’è ormai il problema del sovrappeso, quasi 42 Milioni di bambini sono infatti colpiti da obesità o da un generale sovrappeso.
Risolvere problemi di alimentazione e di cure di base è fondamentale per alcuni ricercatori, la Michigan State University ha sollecitato, in un nuovo documento, un’idea che potrebbe portare ad una scansione delle impronte digitali nei bambini, in modo da portare i medici e le organizzazioni sanitarie a identificare correttamente i bambini e avere dei profili sempre aggiornati in modo da mettere a disposizione dei piccoli delle cure affidabili come vaccinazioni salvavita o integratori alimentari.

Applicare questo nei paesi in via di sviluppo, e non solo, è fondamentale. Ogni giorno 353.000 bambini nascono in tutto il  mondo e con la creazione di un database internazionale si potrebbe non solo avere una storia medica dettagliata di ogni bambino ma si potrebbe anche creare sistemi di identificazione nazionali o internazionali, monitorare situazioni dove c’è molta malnutrizione o estremo sovrappeso, nei paesi meno sviluppati il 14% dei bambini soffre di malnutrizione, senza dimenticare che una volta creato un profilo medico questo potrà accompagnare per tutta la vita i bambini aiutando particolarmente quelli che si trovano in situazioni di crisi, come rifugiati e immigrati.

Anche nelle società occidentali I bambini sono vittime molto spesso di sistemi non equi: uno studio pubblicato su Cancer ha evidenziato come i bambini senza alcuna assicurazione, negli USA, hanno un rischio del 26% più elevato di morire di cancro rispetto a quelli assicurati privatamente al momento della diagnosi.

La situazione è quindi come vediamo preoccupante a livello globale, ma bisogna necessariamente partire dai paesi in via di sviluppo dove ci sono ancora molti casi di parti in casa, con un 13% delle donne che riceve delle cure postnatali nelle prime 24 ore.

C’è dunque bisogno di un vero programma di assistenza a domicilio che vada a promuovere e sostenere l’allattamento al seno, individuare neonati che hanno bisogno di cure aggiuntive e che mostrano gravi problemi di salute, per non parlare dell’aiuto fondamentale a madri affette da HIV con sessioni di consulenza in grado di proporre trattamenti anti-retrovirali.

La strada per rendere più sicura la vita dei bambini è ancora molto lunga, Abbiamo anche visto come la situazione è generalmente migliorata e alcune innovazioni potrebbero facilitare e anzi accelerare il processo verso il 2030 con l’obiettivo della World Health Organization pienamente raggiunto.

Gianluigi Marsibilio

Fonti: http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs178/en/, http://www.who.int/mediacentre/infographic/new-born/en/,

https://data.unicef.org/resources/

MARTE A PORTATA DI SALOTTO CON LA VR

 

Vorreste andare su Marte ma non avete ancora a disposizione una comoda e pratica rampa di lancio o una tuta resistente ai raggi cosmici nel vostro giardino e nell’armadio?

Nessun problema, una nuova tecnologia elaborata dal JPL (NASA) di Pasadena, con la collaborazione di Google, che questa settimana su Earth ha reso disponibili anche i pianeti del sistema solare, permette di seguire fedelmente il percorso intrapreso da Curiosity sul pianeta rosso.

L’esperienza creata è stata adattata sul software on-sight, che assisteva già gli scienziati a pianificare i percorsi da seguire su Marte.
Il precedente software, come abbiamo detto, era utilissimo per studiare alcuni punti della geologia marziana, ma questo con tutte le migliorie tecniche si prepara ad essere un nuovo riferimento scientifico e divulgativo.
Oggi con il vostro headset per Vr o Ar potrete cominciare a camminare su Marte direttamente dal vostro salotto, l’accesso è molto facile ed è aperto a tutti quelli che hanno una semplice connessione internet.

Il programma è assolutamente divulgativo e permette a chiunque di riattraversare le fasi che hanno portato Curiosity sul pianeta rosso, anche la delicata fase di atterraggio.

Tutto quanto, nel corso del tempo, sarà  aggiornato in base alle varie fasi della missione, in ogni posizione gli utenti potranno concentrarsi su tutti gli oggetti di interesse scientifico come affioramenti rocciosi, i canyon, le valli e tutto il resto.

La visita sul pianeta sarà guidata da vari scienziati che lavorano al progetto da ormai tantissimi anni, sfruttare tecnologie come vr e ar può avvicinare veramente Marte a tutti.

L’accessibilità al programma è stata costruita su uno standard Open Source dal Creative Labs di Google che sta incoraggiando gli sviluppatori a migliorare costantemente i loro strumenti, inoltre la NASA ha collaborato rendendo il più interattiva e accurata possibile questa avventura.

È inutile spiegare quanto Marte sia effettivamente vicino ai nostri progetti futuri sull’esplorazione spaziale e sappiamo quanto sia importante per gli scienziati studiare Marte sempre più a fondo: proprio in settimana uno studio della NASA è andato a indagare  Phobos, interessante luna del pianeta, mettendo in luce come le potenti eruzioni solari potrebbero caricare elettricamente alcune zone di questa luna facendole arrivare a cariche dicentinaia di volt. C’è da considerare che queste scariche elettriche potrebbero avvenire con degli Astronauti molto vicini alla luna, l’idea dunque sarebbe quella di avere degli Astronauti che controllano dei lander sulla superficie della Luna direttamente dall’ orbita marziana in grado di monitorare tutti questi interessantissimi eventi.

 

 

Come  hanno fatto presente gli scienziati del JPL questa tecnologia è fondamentale  come strumento per gli scienziati ma deve essere anche in grado di coinvolgere il pubblico in un modo assolutamente nuovo e veramente a 360°.
Ad oggi sono disponibili, sempre grazie a Google che ha lavorato con la NASA applicazioni o programmi per visitare la stazione spaziale internazionale e tanti altri luoghi della NASA.

 

UNA MAPPA GLOBALE DEL CALCIO E DELLA SUA ASSUNZIONE

L’assunzione giornaliera di calcio per gli adulti è incredibilmente e pericolosamente bassa in alcune aree del mondo, a riferirlo è uno studio su Osteoporosis International che mostra come l’assunzione di calcio sembra variare in modo molto diffuso in tutto il mondo in base a dei veri modelli regionali distinti.

La ricerca è stata pubblicata in vista della Giornata mondiale dell’osteoporosi che sarà esattamente venerdì 20 ottobre.

I dati suggeriscono che ci sono molte aree del mondo in cui si corrono rischi per la salute delle ossa.

La mappa elaborata dalla Brown University, che ha finanziato lo studio, illustra chiaramente la situazione globale.

Nei prossimi giorni indagheremo sui perché e su cosa comporta una situazione del genere in termini di salute globale.

In paesi come quelli asiatici si assumono solo 400 mg al giorno, mentre i paesi dell’Europa settentrionale hanno registrato assunzioni per più di 1.000 mg al giorno.

Anche se le quantità di calcio raccomandate variano nei vari paesi, ci si trova dinanzi sempre a delle quantità assunta nettamente inferiore a quelle consigliate.

A SPASSO TRA LE KILONOVAE CON ALESSANDRA CORSI

La rilevazione della Kilonova ha messo in moto tantissimi ricercatori, studiosi, dottorandi e studenti in tutto il mondo, tra questi c’è una massiccia quantità di giovani scienziate e scienziati italiani, tra loro c’è Alessandra Corsi, co-autrice dell’articolo uscito sul The Astrophysical Journal proprio sull’incredibile fenomeno registrato.

La professoressa lavora come docente presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia della Texas Tech University. Le sue ricerche si concentrano sull’astrofisica e in particolare sulla fisica delle onde gravitazionali. È membro della LIGO Scientific Collaboration e della collaborazionesquadra di GROWTH (Global Relay of Observatories Watching Transients Happen). Nel 2015 ha ricevuto un prestigioso premio NSF “CAREER ” per i suoi studi sulle onde gravitazionali. Noi abbiamo fatto alcune domande per addentrarci ancora di più in questa che si candida ad essere la scoperta scientifica del 2017.

Come è stato possibile coordinare tutti i team di lavoro per osservare un evento del genere?

LIGO e Virgo si erano preparati attentamente per questo evento. Alla fine del 2013, le due collaborazioni avevano di LIGO e Virgo hanno emesso un invito formale per gli astronomi professionisti a firmare accordi per i follow-up delle onde gravitazionali a partire dal 2015, quando i rivelatori avanzati sarebbero stati messi in linea per la loro prima corsa scientifica.

Questo ci ha permesso di disporre di un sistema tramite il qualein cui gli astronomi partner potessero comunicare tra loro e scambiare le loro scoperte in tempo reale emettendo quelleo che chiamiamo “circolari interne LIGO / Virgo”  interni (messaggi facilmente inviabiliti tramite e-mail).

Da cosa deriva l’incredibile potenza rilasciata da queste stelle di neutroni, sotto forma di onde gravitazionali?Quali sono le particolarità di queste stelle?

L’accelerazione di oggetti massicci produce onde gravitazionali. Queste onde sono molto deboli, quindi qui sulla Terra non possiamo generare onde gravitazionaliquelli rilevabili. L’Universo, però, è pieno di oggetti incredibilmente massicci che subiscono accelerazioni rapide. Un paio di stelle di neutroni che si orbitano l’una intorno all’altrao rappresenta un esempio di un sistema che emette efficientemente onde gravitazionali. Le stelle di neutronineutrone sono degli oggetti molto densi nel cimitero stellare. Immagina una massa paragonabile a quella del nostro Sole, impacchettata in una regione di spazio di soli confezionata nella regione a 20 km di distanza: queste stelle ormai “defunte” sono di fatto gli oggettile celesti più densie tra gli oggetti tra quelli cheche chiamiamo chiamiamo “stelle”.

Come le precedenti teorie vi hanno aiutato a scoprire questa Kilonova, quali sono le discrepanze tra le osservazioni e le precedenti teorie?

La teoria precedente ci ha dettoprevedeva che, dopo la collisione tra le due stelle di neutroni, un’emissione diuna “kilonova” da ottico a infrarossi si sarebbe attivata sotto forma di radiazione ottica e infrarossadopo la . Questa emissione sarebbe fusione e poi rapidamente sarebbe scomparsa nel giro di pochi giorni. La teoria ha permesso agli astronomi di organizzarsi e di avere una serie di diversi telescopi pronti a osservare l’area del cielo dove è stato a rivelato il segnale d’onda gravitazionale. Tuttavia, in questi modelli c’erano molte incertezze, e solo ora che abbiamo dati possiamo iniziare a mettere in evidenza la fisica dietro questi modelli. Abbiamo anche rilevato alcune altre cose inaspettate: un flash associato di raggi gamma associato all’evento gravitazionale, molto meno energico di quanto ci aspettassimo; un lampo di luce UV che svanisce rapidamente nel primo giorno dalla fusione;  un riavvio dell’un’emissione ritardata di raggi X (in raggi X (9 giorni dopo la fusionefusione) e nel ) eradio ( della radio (16 giorni dopo la fusione). Tutte queste osservazioni hanno prodotto diverse decine di articoli pubblicati in giornali prestigiosidecine di ricerche. I raggi gamma deboli e il ritardo nell’attivazione dei raggi X  e nel radio, in particolare, suggeriscono che, oltre al materiale ricco di neutroni che alimenta la kilonova, è stato lanciato anche un jet veloce nel mezzo interstellare burst.

 

Dopo la fusione delle due stelle come è stata cambiata la chimica nell’ambiente circostante?

Crediamo che, dopo la collisione delle due stellesmashup, il sito dove è avvenuta lai fusione si sia è arricchito con gli elementi più pesanti della tavola periodica, come l’oro e il platino. Pensiamo che le collisioni binarie di stelle di neutronineutroniche contribuiscano sostanzialmente all’abbondanza di tali elementi nel nostro sistema solare. Quanto esattamente contribuiscaono, però, diventerà più chiari, mentrepiù chiaro quando saremo in grado di rivelare rileviamo altri sistemi del genere con LIGO e Virgo, e con  i vari telescopi che da un angolo all’altro del mondo partecipano a questa avventurain tutto il mondo!

Gianluigi Marsibilio

KILONOVAE, IL NUOVO INIZIO DELL’ASTRONOMIA GRAVITAZIONALE

rumors giravano già qualche tempo fa, quando si è avuta la conferma del quarto evento di onde gravitazionali rivelato da LIGO e primo per l’interferometro di Cascina Virgo, un twit lasciava pensare che ci fosse dell’altro, che un altro evento fosse stato registrato e che ci fosse anche l’osservazione della controparte visuale, e finalmente è arrivata la conferma, che va oltre le aspettative! È stata effettuata la prima osservazione diretta della controparte visibile di una sorgente di onde gravitazionali, ovvero… si è riuscito a vedere da dove ha avuto origine e cos’è rimasto di quell’evento.

La correlazione tra le due osservazioni, gravitazionale ed elettromagnetica, è stata possibile grazie a una collaborazione globale e alla rapida reazione di tutti gli enti e gli osservatori partecipanti.

Ma andiamo con ordine, il 17 agosto 2017 l’interferometro LIGO negli Stati Uniti, in collaborazione con l’Interferometro Virgo in Italia, ha ottenuto la quinta rivelazione di onde gravitazionali, a cui è stata data la sigla GW170817. Solo due secondi più tardi, due Osservatori spaziali, il telescopio spaziale a raggi gamma Fermi, della NASA, e INTEGRAL dell’ESA hanno raccolto un lampo gamma di breve durata proveniente dalla stessa zona di cielo.

L’area di provenienza di un’onda gravitazionale è sempre molto ampia, da qui la difficoltà a individuarne con esattezza l’origine, e in questo caso, proprio grazie alla collaborazione LIGO-Virgo, si è riusciti a identificarla in modo più preciso, con una regione del cielo meridionale comunque ancora ampia: circa 35 gradi quadrati, quanto svariate centinaia di lune piene e contenente milioni di stelle….

Dal Cile, appena calata la notte, si sono attivati diversi telescopi, per osservare a tappeto quell’area di cielo, alla ricerca di una sorgente. Tra gli altri: il telescopio nell’infrarosso e nel visibile VISTAdell’ESO e il VLT Survey all’Osservatorio Paranal, il telescopio italiano REM (Rapid Eye Mount) a La Silla dell’ESO, il telescopio da 0,4 metri LCO dell’Osservatorio di Las Cumbres e il DECamdell’Osservatorio Interamericano di Cerro Tololo. Ma il primo ad annunciare la presenza di un nuovo punto di luce è stato il telescopio da 1 metro Swope, quasi in contemporanea con le osservazioni di VISTA all’infrarosso.

La fonte sembrava molto vicina a NGC 4993, una galassia lenticolare nella costellazione dell’Idra, e man mano che la notte si è spostata verso ovest altri Osservatori da terra si sono attivati: dalle Hawaii, i telescopi Pan-STARRS e Subaru l’hanno individuata potendone anche osservare la rapida evoluzione.

«Ci sono rare occasioni in cui uno scienziato ha la possibilità di assistere all’inizio di una nuova era», osserva Elena Pian, astronomo dell’INAF e autore principale di uno degli studi pubblicati su Nature. «Questo è uno di quelli!».

La galassia sarebbe presto stata troppo vicino al Sole per essere osservata, l’evento si sarebbe potuto seguire solo entro la fine di agosto, e alla improvvisa chiamata all’osservazione dell’ESO, una delle più ampie che siano mai state fatte, hanno risposto in molti tra gli Osservatori dell’ESO stesso e dei suoi partner: oltre al VLT anche il New Technology Telescope (NTT), il VST, il telescopio da 2,2 metri MPG e ALMA(l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) e più di 70 Osservatori in tutto il mondo, incluso il telescopio spaziale Hubble (NASA/ESO). Tutti hanno osservato l’evento, la sua evoluzione e i suoi effetti su un ampio spettro di lunghezze d’onda (qui un elenco degli strumenti di alcuni osservatori utilizzati).

Sia le osservazioni telescopiche che quelle gravitazionali concordano sulla distanza dell’evento: l’onda è stata generata alla stessa distanza in cui si trova NGC 4993, circa 130 milioni di anni luce dalla Terra. Una conferma che la rende anche la sorgente più vicina di un’onda gravitazionalerivelata, e anche di uno tra i più brevi raggi gamma mai visti.

C’è da dire che un’onda gravitazionale di questo genere difficilmente avremmo potuto rivelarla se fosse stata più distante, era infatti significativamente più debole delle prime quattro. L’ipotesi quindi è che l’origine sia stata non la fusione di coppie di buchi neri, come nelle prime quattro onde rivelate, ma una kilonova, un evento esplosivo luminoso 1000 volte più di una nova,  generata dalla fusione di due stelle a neutroni.

L’onda gravitazionale viene generata dal rilascio di energia del movimento dei due oggetti massici, come sono le stelle a neutroni, ma per poter essere sufficientemente ampia da essere “vista” dalla nostra strumentazione deve essere amplificata da un evento catastrofico, come l’improvvisa accelerazione dei due oggetti sul punto di fondersi e la conseguente esplosione di energia generata.

In aggiunta a questo, l’ipotesi principale per spiegare i lampi gamma di breve durata, vede proprio come sorgente la fusione di questo tipo di stelle. Le kilonovae sono quindi oggetti teorizzati da lungo tempo, più di 30 anni fa, ma non se ne era ancora mai osservata una, e la rilevazione simultanea del lampo gamma e dell’onda gravitazionale ha fatto pensare che forse la fine della caccia alla kilonova era vicina. Ma è grazie alle osservazioni dei telescopi ESO, che hanno rivelato una serie di proprietà dell’evento molto vicine a quelle delle previsioni teoriche, che se ne è potuta confermare l’identità.

A seguito della fusione delle due stelle di neutroni, l’energia liberata ha provocato un’esplosione di elementi chimici pesanti in rapida espansione, a quasi un quinto della velocità della luce. La kilonova si è mostrata all’osservazione in un rapido cambiamento di colore dal profondo blu al profondo rosso nell’arco di una sola settimana, più repentino di qualsiasi altra esplosione stellare osservata.

«Quando lo spettro è apparso sui nostri schermi ho capito che si trattava dell’evento transitorio più insolito che avessi mai osservato», racconta  Stephen Smartt, che ha condotto le osservazioni con il NTT dell’ESO, all’interno del progetto ePESSTO, una survey spettroscopica di oggetti transienti. «Non avevo mai visto niente di simile. I nostri dati, insieme a dati provenienti dagli altri gruppi, hanno dimostrato a tutti che questa non era una supernova o una stella variabile in primo piano, ma era qualcosa di molto notevole».

L’analisi degli spettri ha poi suggerito la presenza tra i resti diffusi nello spazio dall’esplosione di cesio e tellurium, indici della formazione di metalli più pesanti del ferro in reazioni nucleari all’interno di nuclei stellari a così alta densità, una nucleosintesi chiamata processo r anch’essa fin’ora solo teorizzata… per la prima volta abbiamo potuto assistere alla dispersione di questi elementi nello spazio e confermarne quindi la provenienza.

Non deve stupire quindi che la notizia sia stata data in contemporanea da più fonti: tre eventi simultanei che si sono tenuti a Washington, con la conferenza stampa organizzata dalla collaborazione scientifica LIGO-VIRGO presso la National Science Foundation (NSF), a Monacocon la conferenza stampa dell’ESO (European Southern Observatory) nel suo quartier generale di Garching, e a Venezia dove si terrà una conferenza stampa organizzata dall’ESA (European Space Agency).

In un colpo solo sono tanti i risultati raggiunti, tante le previsioni e le teorie che trovano conferma e il tutto grazie a una inter-collaborazione senza precedenti di progetti e strumentazioni capaci di raccogliere e analizzare diversi tipi di segnali.

«I dati analizzati fin’ora corrispondono sorprendentemente alla teoria. È un trionfo per i fisici teorici, una conferma che gli eventi rivelati dalla collaborazione LIGO-Virgo sono assolutamente reali e un risultato sorprendente per l’ESO nell’aver raccolto tali quantitò di dati sulle kilonovae», aggiunge Stefano Covino, autore principale di uno degli studi su Nature Astronomy.

L’ultima parola a Andrew Levano, autore principale di un altro degli studi pubblicati: «La grande forza dell’ESO è stata di avere a disposizione una vasta gamma di telescopi e strumenti in grado di affrontare grandi e complessi progetti astronomici e di farlo in tempi brevi. È l’inizio di una nuova era di una astronomia “multimessaggero”!».

COELUM ASTRONOMIA

Crediti foto:  Robin Dienel/Carnegie Institution for Science.

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