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tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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Scienza

SCONTI ADELPHI, QUALE LIBRO SCEGLIAMO NOI DI TRA SCIENZA E COSCIENZA?

L’incredibile e ricchissimo catalogo Adelphi sta applicando da qualche giorno sconti del 25% su tutto il catalogo online: noi oggi vi segnaliamo quattro libri che appartengono al catalogo che ha sempre riportato e selezionato tanti interessanti libri di divulgazione scientifica in Italia.

1. MARTIN REES- IL NOSTRO AMBIENTE COSMICO
Un libro che parla di cosmologia e universo scritto dall’astronomo reale Martin Rees, una delle prime personalità contattate da noi di Tra Scienza e Coscienza, pochi giorni dopo la nostra nascita. Il libro vaga dalla filosofia alla scienza e racconta come le teorie sul multiverso, e non solo, siano diventate centrali nella formulazione di nuove teorie fisiche, dalla comprensione del nostro spicchio di universo deriverà sicuramente la comprensione e la formulazione definitiva di una teoria del Tutto.

2. JOHN HORGAN- LA FINE DELLA SCIENZA
Il libro del giornalista John Horgan, la Fine della Scienza, è uscito ormai parecchi anni fa, ma rimane uno dei titoli più provocatori. Come descritto dall’INFN: “Il titolo, deliberatamente non dubitativo, induce il lettore alla tesi provocante e in qualche modo sorprendente che la scienza, dopo le straordinarie e rivoluzionarie scoperte scientifiche del secolo scorso, si stia avviando verso una strada di progresso ormai marginale e settoriale. Se chiedete a uno scienziato qualunque se la Scienza stia finendo o comunque sia in declino, molto probabilmente la risposta sarà negativa, con l’argomentazione semplicistica che non si finisce mai di imparare, che ci saranno sempre nuove teorie che confuteranno quelle esistenti”. Il libro di Horgan sa stupire ed è utile per capire il nostro panorama scientifico.

3. OLIVER SACKS- MUSICOFILIA
Un libro tra Arte, Musica e scienza dove si intrecciano ricerche, casi e racconti. Il libro è una meditazione a ruota libera che racconta una serie di fenomeni cognitivi troppo interessanti per non essere scoperti. Musicofilia è una vera perla del catalogo Adelphi, va letto e amato.

4. CARLO ROVELLI- L’ORDINE DEL TEMPO
Dopo le Sette brevi lezioni di fisica e tutti i successi editoriali, il Professor Rovelli plasma un altro gioiello di divulgazione, dove lo scienziato è capace di legare con un filo rosso la storia, il presente e il futuro della fisica. Dai primi esperimenti alle enormi teorie contemporanee Rovelli colpisce ancora: vi consigliamo di usare questo 25% di sconto proprio su questo titolo.

Gli spunti sono molti di più di quattro, il nostro invito è quello di passare un po’ di tempo sul sito e investire qualche risparmio per arricchire la vostra libreria con questi titoli pieni di meravigliosa divulgazione.

LA VIA LATTEA CONTINUA A MANGIARE GALASSIE

Il Dark Energy Survey, osservando attentamente circa 400 milioni di oggetti astronomici, tra cui galassie lontane, ha scoperto tra i filamenti cosmici 11 resti di piccole galassie completamente divorate dalla nostra via lattea.

Lo scopo principale della ricerca, che ormai sta raccogliendo e collezionando successi da tempo, è quello di propagandare e ricercare nuovi indizi dell’energia oscura.

Per arrivare alla conclusione, interessante e bizzarra, della Via Lattea cannibale sono stati presi in esame oltre 40.000 fotogrammi da parte della fotocamera del Dark Energy Survey.
Queste immagini, continuamente scattate tra i cieli notturni cileni, occupano centinaia e centinaia di terabyte di dati che vengono rilasciati e aggiornati con una cadenza praticamente continua.

“Potenzialmente- in questi dati, in questi flussi di enormi fotografie scattate- ci sono tantissime nuove scoperte in attesa di essere scovate,”come ha detto Brian Yanny del Fermi National Laboratory.

Il principale strumento di osservazione, che sta portando avanti una delle più interessanti collaborazioni scientifiche nel campo dell’astrofisica, è un’interessante fotocamera che è uno dei dispositivi di immagine digitale più potenti al mondo. Il macchinario è stato costruito e testato al Fermilab ed è montato su un telescopio della National Science Foundation in Cile.
Una volta raccolti i dati e le immagini da parte del telescopio vengono smistate a vari centri di ricerca negli Stati Uniti.

La galassia, come è stato visto dagli studiosi, è circondata da un enorme alone di materia oscura che esercita una vera e propria forza di attrazione gravitazionale su galassie più piccole e vicine. Perseguendo questo movimento la Via Lattea riesce a lacerare, sfilacciare e alla fine inglobare le galassie più piccole.

A testimoniare la complessità di un’indagine del genere che utilizza strumenti così sofisticati è il fatto che questi flussi stellari sono molto difficili da rintracciare in quanto composti da poche stelle mal distribuite nel cielo, visto che l’area coperta è estremamente vasta.
Come ha specificato Alex Wagner dell’Università di Chicago: “Gli studi sui flussi stellari aiuteranno a vincolare le proprietà fondamentali della materia oscura”. Insomma capire la piramide alimentare della nostra galassia può essere utile per trovare risposte ancora difficilmente rintracciabili.

I flussi stellari offrono una fotografia ancora più grande della nostra galassia e vanno a puntare uno zoom sulle fondamenta galattiche: grazie a queste immagini riusciamo a capire come si sta alimentando e formando la Via Lattea del futuro.

Altri dati estremamente interessanti su ammassi galattici ci sono arrivati ieri grazie al Nasa Goddard Space Flight Center, infatti attraverso delle analisi compiute nel 2014 dal telescopio Hubble è stato possibile scoprire uno degli oggetti più massicci dell’universo: ACT-CLJ0102-4915, è il più grande, più caldo e brillante ammasso di galassie nell’universo. La sua massa potrebbe contenere 3 milioni di miliardi di soli.
Dopo aver parlato di obesità è anche importante vedere lo stato di salute delle nostre isole cosmiche che, a quanto pare, godono di ottima salute.

 

Crediti foto: DES

NASA, UN VIAGGIO AL CENTRO DELLA GALASSIA

Gli astronomi della NASA, utilizzando i dati dell’Osservatorio a raggi X Chandra della NASA e dati nell’infrarosso del Very Large Telescope dell’ESO, hanno simulato un viaggio al Centro della Via Lattea, la nostra galassia. Un vero e proprio viaggio nello spazio e nel tempo, dal punto di vista di un’osservatore che si trovi “seduto” sull’orizzonte degli eventi del buco nero al centro della Via Lattea, Sagittarius A*, un mostro cosmico con massa di circa 4 milioni di volte quella del Sole.

Il risultato è questo video navigabile a 360° che immerge lo spettatore nella simulazione del centro della nostra galassia, in evoluzione nel tempo. Il video mostra inoltre due simulazioni diverse, entrambe con inizio 350 anni nel passato e della durata di 500 anni.

La prima ci mostra Sgr A * in uno stato di calma, guardandoci attorno siamo in grado di vedere circa 25 stelle Wolf-Rayet (oggetti bianchi e scintillanti) in orbita attorno a Sgr A * che espellono venti stellari (in una scala di colori che va dal nero al rosso al giallo). Venti che possiamo vedere scontrarsi tra di loro,  mentre alcune bolle di materiale (in giallo) spiraleggiano verso Sgr A * contribuendo ad accrescere la sua massa.

La seconda simulazione ci mostra invece un Sgr A * più violento che espelle il suo stesso materiale, e vediamo così sparire le bolle di materiale di accrescimento che potevamo vedere nella prima simulazione.

La simulazione dei 30 giganti stellari, le stelle Wolf-Rayet, che orbitano entro circa 1,5 anni luce dal centro della nostra Galassia,  è stata ottenuta grzie ai dati in infrarosso del VLT. Potenti venti di gas fluiscono dalla loro superficie,  trasportando parte del loro strato esterno nello spazio interstellare. Qui i gas espulsi si scontrano con gas espulsi in precedenza da altre stelle producendo onde d’urto, simili a boom sonici, che permeano tutta l’area scaldando il gas fino a milioni di gradie e facendolo brillare nei raggi X. È qui che entrano in campo le osservazioni provenienti da Chandra, che hanno fornito i dati essenziali sulla distribuzione e la temperatura di questo gas.

Ma non è solo un bel gioco… tanto lavoro non è stato fatto solo per concederci questa straordinaria esperienza immersiva “virtuale”. Gli astronomi, coordinati da Christopher Russell dell’Università pontificia del Chile, sono infatti interessati a capire meglio quale ruolo giocano queste stelle Wolf-Rayet nel quartiere cosmico al centro della Via Lattea. In particolare, come interagiscono le stelle con il loro vicino, dominante del centro galattico: il buco nero supermassiccio Sagittario A *.

Dominante ma invisibile, Sgr A * ha una massa equivalente a circa quattro milioni di Soli. La forte gravità di Sgr A * tira verso il suo interno bolle di materiale, che le forze di marea allungano man mano che si avvicinano al buco nero.  Ma Sgr A *  non si limita ad attrarre materiale: occasionalmente esplosioni nella sua periferia provocano un espulsione di materiale (outburst) che si espande con violenza verso l’esterno, con l’effetto di eliminare parte del gas prodotto dai venti Wolf-Rayet, come possiamo appunto vedere nella seconda parte del filmato.

Gli astronomi hanno quindi utilizzato queste simulazioni per comprendere la presenza di emissioni in raggi X, rilevate da Chandra, dalla forma di un disco che si estende per circa 0,6 anni luce dal buco nero.  Il loro lavoro ha mostrato che proprio la collisione tra i venti generati dalle stelle e il materiale espulso dall’outburst alimentato dal buco nero, crea emissioni in raggi X che dipendono sia dalla forza delle esplosioni che dal tempo trascorso dall’esplosione.

Le informazioni fornite dal confronto dei modelli teorici con i dati in raggi X osservati,  hanno portato Russell e colleghi a determinare che Sgr A * ha molto probabilmente ha avuto un outburst relativamente potente iniziato negli ultimi secoli, che sta ancora colpendo la regione intorno a lui nonostante si sia concluso circa un secolo fa.

Il video a 360 gradi del Centro Galattico è ottimizzato per occhiali per realtà virtuale (VR), come i Samsung Gear VR o i Google Cardboard, ma la navigazione è anche possibile cliccando sulla rotella con le quattro direzioni nell’angolo in alto a sinistra nel video YouTube e trascinando il video nella direzione voluta. Da smartphone poi è possibile utilizzare i sensori di posizione muovendolo per guardarsi attorno, come fosse una finestra nello spazio, come per tutti i video a 360°.

fonte: Coelum Astronomia

Fonte Foto: NASA/CXC/Pontifical Catholic Univ. of Chile /C.Russell et al.

 

PRIMO SISTEMA DI ESOPIANETI TROVATO GRAZIE AI CITIZEN SCIENTISTS

Nella giornata di oggi potevamo scegliere di raccontarvi tante notizie interessanti, come ad esempio il ritrovamento di alcuni giacimenti di ghiaccio su Marte, ma abbiamo scelto una notizia leggermente diversa che punta al di là del nostro sistema solare e lo fa con delle coordinate che noi cerchiamo di indicare ai nostri lettori praticamente da sempre. Una nuova ricerca sui pianeti extrasolari, condotta grazie ai dati del telescopio Kepler ( in particolare con i dati della missione K2), ha permesso ad un progetto di Citizen Science la rilevazione di ben cinque pianeti che vagano in un sistema stellare nominato K2-138.

Il portale usato da questi cittadini-scienziati è il famoso Zooniverse ( nel nostro primo anno di vita intervistammo direttamente il fondatore del portale), di cui vi abbiamo poi parlato spesso. Ad essere utilizzata per rintracciare i corpi è stata la tecnica del transito: gli scienziati quando analizzano le curve di luminosità delle stelle cercano dei piccoli cali nella luminosità dell’astro osservato, queste flessioni stanno a significare il transito di un pianeta davanti alla stella.

K2 138 è di fatto il primo sistema multi planetario scoperto da un progetto di cittadinanza scientifica .
La stella al centro di questo agglomerato planetario è leggermente più piccola e fredda del nostro Sole e i suoi pianeti hanno dimensioni che vanno dalla Terra a Nettuno: uno di questi  sappiamo che potrebbe essere roccioso, altri tre invece sicuramente contengono grandissime quantità di gas e ghiaccio . I periodi orbitali degli esopianeti sono tutti intorno ai 13 giorni, questo sta ad indicare che le temperature vanno dagli 800 ai 1800 gradi Fahrenheit.

Kepler, in particolare la missione K2, ha osservato nel corso di 3 anni 287309 stelle e ha raccolto decine di migliaia di giga di dati in pochissimi mesi: per gli astronomi è sempre stato complesso analizzare questa grandissima mole di risultati.

Portali come Exoplanet Explorer (contenuto in Zooniverse) sono utilissimi per scienziati e non, a incentivare la scoperta è stata un’idea del programma Tv austrialiano Stargazing Live, che promuovendo l’attività in diretta ha fatto registrare oltre 2 milioni di classificazione con un totale di utenti superiore alle 10.000 unità.

Dopo la realizzazione di questo programma due astronomi Ian Crossfield dell’università di Santa Cruz e Jesse Christensen del Caltech hanno cominciato a mettere in ordine, tramite l’ausilio di un team sempre più folto di astronomi, i dati venuti fuori dall’attività di collaborazione tra le varie persone che avevano visto il programma e si erano attivate sul portale.

A questo team è toccato convalidare concretamente i dati, che sono stati pubblicati in un documento sul The Astronomical Journal. Il lavoro ha permesso di vedere un sistema veramente unico, che ha una catena di risonanze ininterrotta. Un’informazione del genere significa che K2-138 può offrire molti dati sulla formazione planetaria.

Al documento finale, redatto e pubblicato, hanno partecipato una grandissima quantità di scienziati provenienti da varie università, come l’Arizona State University, Oxford, l’Università Tecnica della Danimarca e da tante altre fondazioni scientifiche.
Il lavoro va ad indicare una via ben precisa per rendere le persone partecipi nell’attività scientifica dei ricercatori: trattandosi di astronomia il gioco di coinvolgere sempre più persone è molto più semplice per i divulgatori, dato che stiamo parlando di una delle scienze più amate dal grande pubblico.

Allora perché non provarci anche qui in Italia a unire le persone a caccia di esopianeti?
Crediti foto: Nasa/JPL

COLUMBUS, JOULE E FEYNMAN- ANNIVERSARI SCIENTIFICI DEL 2018

Quest’anno ricorrerà il decimo anniversario del modulo Columbus, presente tutto ora sulla Stazione Spaziale internazionale.
Il laboratorio è stato fondamentale per l’agenzia spaziale europea e rappresenta un esempio unico nel suo genere, rimanendo la vera pietra angolare del contributo ESA al laboratorio orbitante.
Un ambiente del genere consente agli astronauti di lavorare in totale sicurezza e tranquillità, con i suoi 4 metri e mezzo di diametro consente uno spazio perfetto per esperimenti di microgravità.
Nel Columbus, costruito a Torino, ci sono 5 ISPR e all’esterno vari attracchi e punti di aggancio.

I laboratori Tranquillity e Harmony, che compongono sempre la ISS, insieme a Columbus, furono completati a settembre del 2001 e lanciati tutti nel tra il 2008 e 2010.
Come ricordato dal sito web Science News ci sono altri e importanti appuntamenti da segnare sul calendario degli anniversari scientifici nel 2018.

Il primo anniversario da segnare sul calendario riguarda il venticinquesimo anno dall’invenzione del teletrasporto quantistico: Charles Bennett dell’IBM mostrò venticinque anni fa, in una riunione a Seattle nel marzo del 1993, la sua teoria del teletrasporto quantistico. Pochi giorni dopo uscì su Physical Review Letters un articolo in cui veniva mostrato il primo esperimento sul tema.

Su questo argomento si è sempre sbizzarrita la fantascienza, ma esattamente 25 anni fa due particelle sono state fatte interagire tramite teletrasporto quantistico, integrando per la prima volta scienza e fiction.

Altra data estremamente importante da segnare riguarda il duecentesimo compleanno di James Joule, nato il 24 dicembre 1818.
Il fisico è famoso per gli innovativi studi in termodinamica e oggi viene ricordato tramite una delle unità di misura più famose nella fisica, il Joule. Da notare come lo scienziato che ha portato nei laboratori innovativi strumenti non aveva alcuna formazione scientifica formale ma era semplicemente dotato di un acume sperimentale fuori da ogni logica comune.

Sempre per rimanere nel campo della fisica, nel 2018 saranno celebrati i 100 anni dalla nascita di Richard Feynman sicuramente uno dei fisici e scienziati più anticonformisti nella storia della scienza. Diventato celebre anche grazie a dei lavori con la NASA ha guadagnato un premio nobel nel 1965 per la formulazione della teoria dei campi quantici e per lo studio innovativo nella meccanica quantistica.

Ignaz Semmelweis, nato il primo luglio 1818, rappresenta un esempio anche poco conosciuto di scienziato che ha portato l’uomo e l’idea di salute pubblica verso una modernità senza precedenti.

Semmelweis ha inventato una soluzione per la pulizia delle mani dopo le autopsie, riducendo drasticamente il tasso di morte febbre puerperale, inoltre bisogna sapere che all’ungherese dobbiamo uno dei gesti più comuni della nostra quotidianità, lavarsi le mani. La pratica è infatti stata introdotta da lui prima di operazioni, in particolare per parti e altre procedure invasive.
Segnalateci anche voi alcuni anniversari che ritenete fondamentali per la storia della scienza, noi pubblicheremo un memorandum ad ogni segnalazione che arriverà sulla pagina Facebook o sulla nostra mail.

UNISCITI ALLA STRABILIANTE CACCIA AI NUMERI PRIMI DI MERSENNE

Abbiamo imparato nel corso degli anni che la cooperazione nella scienza è fondamentale per portare avanti numerose ricerche, il progetto GIMPS, basato su una larghissima rete di volontari che sta ricercando numeri primi di mersenne sempre più alti ha prodotto un nuovo e accattivante risultato: è stato infatti trovato il nuovo numero primo più grande conosciuto con una mole di 23.249.425 cifre.

(GIMPS) è stata costituita nel gennaio 1996 da George Woltman per scoprire nuovi numeri primi di Mersenne e stabilire nuovi record numerici a livello mondiale. Nel 1997 Scott Kurowski ha permesso a GIMPS di sfruttare automaticamente la potenza di migliaia di computer comuni costruendo una vera e propria rete, l’obiettivo è stato definito dagli stessi scienziati come una ricerca di “aghi nel pagliaio”, insomma cercare numeri di Mersenne è una sfida titanica ma allo stesso tempo possibile grazie ai nuovi calcolatori.

La particolarità dei numeri primi di Mersenne è che posso essere trovati tramite la formula: Mn= 2 (elevato alla n) − 1.

Questo appena scoperto è solo il 50 numero primo mai scoperto con questa tecnica, Marin Mersenne era un monaco francese che ha elaborato questa formula oltre 350 anni fa. GIMPS però è in piedi dal 1996 e fino ad oggi ha permesso l’elaborazione di 16 nuovi numeri primi.

Il nuovo primo, impossibile da scrivere,  è stato verificato in modo indipendente utilizzando quattro programmi diversi su diverse configurazioni di hardware.

  • Aaron Blosser ha verificato utilizzando Prime95 su un server Intel Xeon a 37 ore.
  • David Stanfill ha utilizzato un gpuOwL su un AMD RX Vega 64 GPU in 34 ore.
  • Andreas Höglund ha usato un CUDALucas su un NVidia Titan Black GPU in 73 ore.
  • Ernst Mayer ha inoltre verificato utilizzando il proprio programma Mlucas sul server di Xeon a 32-core a 82 ore.
  • Andreas Höglund ha confermato il tutto utilizzando Mlucas su Amazon AWS in 65 ore.

 

Scoprire un numero di Mersenne può anche essere redditizio per scienziati e ingegneri, infatti chi decide di iniziare questa caccia ha la possibilità di guadagnare premi per la ricerca che vanno dai $ 3.000 ai 50.000 dollari, in caso di scoperta di un nuovo numero primo.

 

Nel caso vogliate far parte di questa comunità di cacciatori di numeri, ecco il link per scaricare il software e buona caccia (https://www.mersenne.org/download/)

I BUCHI NERI DISEGNANO L’AMBIENTE GALATTICO

“Did you know dung beetles navigate by the Milky Way? They roll balls of dung before placing on their heads little dung-caps that let them perceive the stars”. (Edie Meidav)

 

Si apre all’insegna degli astri e delle galassie il primo numero di Nature di questo 2018. La massa e l’imponenza del buco nero al centro di ogni giovane galassia va a determinare il ritmo complessivo della formazione stellare: a rivelarlo non solo le longeve ipotesi fatte dai vari teorici, ma uno studio pubblicato su Nature da un team di scienziati Usa e europei.

Ogni Galassia presenta al suo centro un buco nero supermassiccio, che è milioni e milioni di volte più imponente del Sole. Oggi gli astronomi segnano però una svolta su un’ipotesi di lunghissima data: i buchi neri favoriscono la formazione delle stelle e nello studio c’è la prima evidenza osservativa delle ipotesi in questo campo di ricerca.

Per capire al meglio gli scienziati hanno studiato l’età della stella tramite i vari spettri; come ha rilanciato un articolo su Newsweek: “Le stelle non sono dotate di certificati di nascita”, quindi tocca agli scienziati raccogliere l’impronta chimica delle stelle, determinandone le informazioni fondamentali.

Rivelare la presenza di un buco nero è possibile tramite una lente gravitazionale che è possibile grazie alle stelle nella galassia, il buco sappiamo che va a irrorare la radiazione del nucleo galattico attivo. L’energia versata in una galassia da un NGA è utile per spegnere la continua formazione stellare, solitamente molto rigogliosa nei primi anni (milioni di anni) di vita della galassia.

Come precedentemente spiegato noi sapevamo che dalle simulazioni computerizzate il nesso tra creazione di astri e buchi neri era già evidente da anni.

Lo studio di Ignacio Martín-Navarro, un ricercatore post-dottorando presso la UC Santa Cruz, ha cercato di captare i segreti delle galassie massicce per le quali la massa del buco nero centrale era stata misurata in precedenti lavori analizzando i movimenti delle stelle vicino al bulge galattico .

Per determinare i dati sulla formazione stellare nelle galassie sono stati analizzati gli spettri dettagliati della luce ottenuta con l’Hobby-Eberly Telescope Massive Galaxy Survey.

La spettroscopia si occupa di separare e misurare le varie lunghezze d’onda, Martin-Navarro ha compreso che è possibile analizzare questi dati per recuperare tutta la storia della formazione stellare. Una delle domande alla base del lavoro era sicuramente il capire quanta luce producevano stelle di età differente.

È stato compreso dai ricercatori che le galassie con buchi neri più grandi sono state spente prima e più velocemente rispetto a quelle con buchi neri più piccoli.

La formazione stellare è durata più a lungo in galassie con piccoli buchi neri centrali.

La prossima domanda da farsi, tra le tante, secondo lo scienziato è: “Come un buco nero immette energia all’interno della galassia?”. Modelli e studi risponderanno gradualmente a questa domanda, che intrigherà ancora per molto la comunità scientifica.

 

ANATOMIA DI UN SUPERMASSIVE BLACK HOLE

La canzone dei Muse, ormai storico pezzo del rock, non rientra nei nostri piani, almeno per oggi. Un buco nero supermassivo ha varie caratteristiche: sono incredibilmente densi e si posizionano al centro delle galassie con masse che possono essere miliardi di volte quella del sole; agiscono come fonti intense di gravità e polveri e gas ruotano attorno a loro, l’attrazione gravitazionale permette alle stelle di compiere le orbite intorno a loro. Sono in un certo senso delle bilance galattiche che sostengono l’intera attività delle galassie.

Per formare un buco nero super massiccio, in passato sicuramente è avvenuta un’unione di buchi neri più piccoli. Il buco è “visibile” solo quando riesce a inghiottire materia nelle regioni interne della galassia.

 

QUALE SCOPERTA SCIENTIFICA HA SEGNATO IL 2017?

Adesso tocca a voi scegliere la scoperta scientifica del 2017, potete indicare nel sondaggio al massimo tre opzioni per contribuire a indicare la scoperta dell’anno.  Il 1 gennaio 2018 riveleremo il vincitore dell’ormai classico sondaggione targato Tra Scienza & Coscienza, inoltre sulla nostra pagina Facebook in questi giorni, per rinfrescarvi anche la memoria , ripubblicheremo i vari articoli al centro di questa speciale competizione a colpi di scienza.

 

Qual è la scoperta scientifica del 2017?

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IL 2017 RACCONTATO DA COELUM ASTRONOMIA

Tutte le Missioni Spaziali e gli Eventi Celesti del Nuovo Anno

Siamo virtualmente già in gennaio e un nuovo capitolo della nostra vita si apre. Ovviamente non parliamo di astrologia, ma anche noi tentiamo di fare il possibile per anticipare ciò che verrà. E così, in trepidante attesa, proprio come quando ci si trova al cinema e un film molto atteso sta per iniziare, andiamo a scoprire cosa ci riserva il 2018, con il nostro Speciale.

Anzi i nostri Speciali! Il primo dedicato allo “Spettacolo del Cielo”, curato da Giuseppe Petricca, che ci illustra, mese per mese, gli eventi celesti interessanti che ci offriranno stelle e pianeti, conditi da tante curiosità e consigli e, successivamente, con il nostro Direttore andiamo a scoprire le principali missioni di esplorazione spaziale che sono in partenza, o che raggiungeranno la loro destinazione, nel corso del nuovo anno.

Non abbiamo certo la presunzione di soddisfare la vostra curiosità riguardo il futuro, ma il nostro intento è in realtà quello di alimentarla! Solo mese dopo mese impareremo a conoscere la storia del 2018 e ci auguriamo che desideriate scoprirla insieme a noi.

Lasciamo al sommario il resto dei contenuti (uno più interessante dell’altro… sappiatelo e andate a vedere!) che trovate in questo nuovo numero.

Buona lettura e auguri a tutti per delle Feste Serene e un Magnifico 2018 da parte di tutta la Redazione.

Articoli in Copertina Coelum Astronomia n. 218 di gennaio 2018

Per il sommario completo: http://www.coelum.com/coelum/archivio/indici/coelum-n-218-2018

Coelum Astronomia è gratuito per la lettura digitale su PC, tablet e smartphone ed è disponibile anche per il download in PDF. Leggilo online gratis: https://goo.gl/JvT2hj

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