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tra Scienza & Coscienza

"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'' I. Kant

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COSA HA CAMBIATO LA SCIENZA NEL 2016?

Alla fine di ogni anno si fanno bilanci nella comunità scientifica e anche noi di Tra Scienza & Coscienza vogliamo farli con i nostri lettori, per questo chiediamo di segnalarci quale, secondo voi, è stata la ricerca scientifica più importante del 2016.

Oggi pubblichiamo una breve lista con i nostri articoli e le ricerche in allegato per farvi un’idea, segnalateci la vostra opinione nel sondaggio qui sotto e il 1 gennaio scopriremo il risultato finale.

LA RILEVAZIONE DELLE ONDE GRAVITAZIONALI: il giorno 14 settembre 2015, grazie agli interferometri LIGO, alle 10:50:45 (ora italiana) si è avuta la prova dell’esistenza delle onde gravitazionali, teorizzate da Einstein un secolo fa nella sua Teoria della Relatività Generale.

 

L’OSSERVAZIONE DI UN PIANETA INTORNO A PROXIMA CENTAURI: dopo anni di campagne osservative intorno a Proxima Centauri la comunità scientifica ha rilevato un earth like planet, ancora tutto da scoprire. Proxima B aspetta il vostro voto.

 

LA VIA LATTEA INVISIBILE: nel corso dell’estate avevamo parlato dell’atlante mondiale sull’inquinamento luminoso, oltre l’80% degli abitanti del pianeta non riesce più a vedere la Via Lattea.

 

ALPHAGO L’AI CHE HA BATTUTO L’ESSERE UMANO: 4-1 per l’Intelligenza Artificiale: questo è il computo finale delle sfide tra AlphaGo e Lee Sedol. Dopo vent’anni dal duello tra Deep Blue e Garry Kasparov un’intelligenza artificiale ha battuto ancora l’uomo.

 

LE NUOVE SPERANZE SULL’ALZHEIMER : Il farmaco Aducanumab è al centro della ricerca contro le malattie neurodegenerative e lo studio di Alfred Sandrock e Jeff Sevigny potrebbe essere veramente la ricerca dell’anno.

UNIVERSO ZIKA: Le novità su Zika sono state tantissime e le ricerche connesse a questo morbo si sono dimostrate fondamentali per comprendere al meglio il virus, ancora molte domande aspettano risposte nel 2017.

 

SUPERARE LA TETRAPLEGIA: Attraverso una rete senza fili è stato possibile, per una scimmia, tornare a camminare dopo aver subito una paralisi totale. Questo è un passo decisivo per riportare gli uomini affetti da paralisi a camminare di nuovo.

 

Quelle riportate sono solo alcune delle indicazioni che potete darci, aspettiamo le vostre scelte e speriamo di essere sorpresi dai nostri fedeli lettori.

Gianluigi Marsibilio

BUON COMPLEANNO TRA SCIENZA & COSCIENZA

Buon compleanno Tra Scienza & Coscienza.

Oggi è il primo anniversario del nostro blog che, pur essendo molto giovane, ha avuto parecchi successi e storie da raccontare in nome di una corretta divulgazione scientifica.

Vi linkiamo tutte le storie che siamo orgogliosi di aver raccontato nel corso di questi 365 giorni al servizio della scienza e non solo.

Il nostro primo articolo iniziava esattamente così: “Il 14 luglio 2015, da una distanza di quasi 13.000 km dalla superficie di Plutone, la sonda New Horizons, dopo 9 anni di viaggio nello spazio, scatta le prime foto del pianeta nano”.

La sonda della NASA aveva appena compiuto la storica impresa rilasciando le prime immagini di Plutone; nel corso del tempo ci siamo affezionati ai pianetini e proprio la scorsa settimana vi avevamo parlato del nuovo, probabile pianeta nano.

Non solo spazio, abbiamo parlato anche delle frontiere della medicina, come nel nostro approfondimento sulle IPSC.

Abbiamo analizzato continuamente lo stato di salute della ricerca, esplorando le disparità che nella comunità accademica persistono tra uomo e donna: su questo tema abbiamo intervistato anche la professoressa Amalia Ercoli Finzi.

Sicuramente siamo molto felici di aver coinvolto nel nostro processo di crescita tanti protagonisti dalla scienza, da Amedeo Balbi a Giovanni Bignami, passando per Roberto Battiston e tanti altri.

È stato un vero onore intervistare il padre della teoria delle stringhe Leonard Susskind.

Sappiamo tutti di essere solo all’inizio e dopo 365 siamo più attivi che mai, pronti a continuare la nostra missione.

Tra Scienza & Coscienza sarà partner delle serate astronomiche che si terranno a Guardiagrele ad agosto: vi invitiamo a partecipare numerosi, per continuare la nostra avventura insieme. Grazie a tutti.

Gianluigi Marsibilio

Gli americani annunciano la nascita di un fiore tra le stelle, ma i russi “sbocciarono” prima

A quanto pare nello spazio c’è vita. A darne la conferma e il cosmonauta statunitense Scott Kelly tramite i suoi social network, mentre si trova ancora sulla Stazione Spaziale Internazionale per la sua missione di lunga durata. Non si tratta di alieni, ma bensì di un fiore terrestre, con i petali arancioni e un rigoglioso fogliame verde: è la Zinnia, un genere appartenente alla famiglia delle Asteracee, una specie simile alle margherite che si trovano in Centr’America. Ma dal 15 gennaio 2016 le troviamo anche a bordo della ISS, accudite dagli astronauti dal pollice verde che si occupano degli esperimenti sulle piante.

Questi vegetali sono stati piantati da Kjell Lindgren (scienziato della NASA) lo scorso 16 novembre in una serra. Un paio di led rossi e blu (per imitare il Sole), terra e acqua: questi gli ingredienti per far si che anche nell’universo sboccino fiori. Ma a prendersi cura delle piantine, oltre a Kelly, c’è anche Tim Peake dell’ESA. Gli astronauti hanno dovuto affrontare anche diversi inconvenienti, tutti previsti nella tabella di marcia dell’esperimento. Problemi come muffa e qualche foglia morta che hanno permesso ai ricercatori di studiare meglio la crescita di questi esseri viventi in condizioni estreme, come la microgravità.

“È vero che le piante non sono cresciute perfettamente – afferma la responsabile del programma Veggie (Vegetable Production System) Gioia Massa -, ma abbiamo imparato molto da questo. Stiamo imparando molto sulle piante e sui fluidi. Indipendentemente dal risultato finale della fioritura avremo guadagnato molto”.

Un risultato importante per la NASA, ma l’eterna battaglia per la ricerca spaziale, questa volta è stata vinta dai russi. Infatti, la notizia del “primo fiore coltivato nello spazio”, è un falso. Almeno due esperimenti russi, prima di quello americano, portarono allo stesso risultato. Questi avrebbero fatto sbocciare in orbita, durante la missione Salyut-7, alcuni esemplari di Arabidopsis ben 34 anni fa.

In seguito, un altro americano, Don Pettit, nel 2012, ha coltivato un fiore di girasole conducendo il test in autonomia. Quello di Scott Kelly sarebbe, invece, il primo esperimento “ufficiale” per coltivare piante in ambiente di microgravità, con un monitoraggio costante da terra e all’interno del sistema “Veggie”.

Fabio Beretta

Quando la morte consegna l’uomo all’immortalità

Una settimana da dimenticare per i fan della musica rock e del cinema fantasy. Ci lasciano il cantante David Bowie, detto il Duca Bianco, e l’interprete del temuto professor Piton della saga Harry Potter, Alan Rickman, uno dei più amati e ammirati attori britannici degli ultimi 30 anni. Il primo ha incantato la scorsa generazione con le sue canzoni, rappresentando per molti musicisti un modello di creatività estrema. Bowie ha fatto una cosa che nessuno ha più il coraggio di fare: essere trasversale, portare Stockhausen nel rock. Il secondo ha insegnato alle nuove generazione la completa donazione di se per gli altri.

Una scomparsa che ha letteralmente traumatizzato milioni di persone in tutti il mondo. Alcuni hanno dato la colpa alla “maledizione” che aleggia sul giocatore inglese dell’Arsenal Aaron Ramsey. Pare, infatti, che tutte le volte che questo calciatore mette la palla in rete, il giorno dopo muore una personalità rilevante. E’ accaduto con Bin Laden, poi con Steve Jobs, e ora con Bowie e Rickman. Una bufala inquetante, ma che le malelingue continuano ad alimentare.

Maledizione o no, i fan  di tutto il mondo si sono subito attivati per trasformare la dipartita dei due artisti in vere e proprie consacrazioni all’immortalità. Sul web impazzano soprattutto le petizioni per omaggiare il musicista inglese. Tra gli appelli più singolari spicca quello lanciato sulla piattaforma Change.org dal sociologo italiano Andrea Natellache che si è rivolto direttamente a Dio per riportare in vita Bowie: “Diciamo no alla morte di David Bowie”, è il titolo della strana lettera indirizzata al Padre Eterno, ed è già stata firmata da oltre 5.000 utenti. Gli inglesi hanno fatto richiesta alla Banca d’Inghilterra affinchè il volto del Duca possa essere stampato sulla banconota da 20 sterline.

Pochi giorni prima di morire, il Duca aveva pubblicato un brano particolare (contenuto all’interno dell’album Blackstar). La sua dipartita alcuni l’hanno interpretata come un’operazione di mercato perfetta, altri come un segno premonitore. Fatto sta che su Youtube il video di Lazarus, nel giro di pochi giorni, ha raggiunto gli oltre 21 milioni di visualizzazioni. Per l’attore/regista Rickman, invece, le reti di mezza Europa hanno modificato i loro palinsesti. Facendo zapping, su molti canali si possono trovare film diretti o interpretati dal genio inglese. Immancabile l’appuntamento con Harry Potter: dalla prossima settimana Mediaset trasmetterà l’intera saga cinematografica del maghetto di Hogwarts. La nota sit comedy americana prodotta dalla Fox, i Simpson, hanno omaggiato i due artisti inserendoli in una puntata della fiction.

Sembra che la morte qui ha fatto l’opposto del suo lavoro. Ha consacrato i due artisti all’immortalità. Com’è possibile? Quando l’arte, sia essa musica o cinema, tocca la personalità di ognuno, quando è capace di far vibrare l’anima di ogni singola persona, la si vuole conservare per sempre, la si vuole far conoscere alle generazione che seguiranno la nostra, la si vuole conservare a perpetua memoria. Sempre.

Fabio Beretta

(Foto ANSA)

La violenza è sempre terribile, anche quando la causa è giusta

In Germania il 2016 non comincia nel migliore dei modi. A Colonia la tensione è alta: la città è blindata, con ben due manifestazioni nel centro della città, a seguito delle aggressioni contro alcune donne avvenute la notte di SanS ilvestro. La piazza è divisa in due fazione: da un lato i militanti del movimento anti-islamico Pegida e del partito di estrema destra Pro Koehln; dall’altro, con una contro-manifestazione di organizzazioni anti-razziste.

La situazione è precipitata: la polizia, presente con molti automezzi blindati (tra cui cannoni ad acqua) ha dovuto utilizzare i lacrimogeni per disperdere alcuni manifestanti, dopo che erano stati accesi fumogeni e lanciati alcuni oggetti. Dopo gli scontri la manifestazione è stata sospesa. Poco prima del corteo, Lutz Bachmann, il cofondatore di Pegida ha messo online la foto di una maglietta con la scritta “no ai rifugiati violentatori”.

Ma in piazza non è sceso solo chi è contro gli immigrati. Un flash mob è stato organizzato da gruppi di femministe sulla scalinata del duomo di Colonia: “Rispetto, solidarietà e nessuna tolleranza” è lo slogan più scandito. Un concetto ribadito anche nei tanti cartelli che coloravano le strade circostanti la basilica. Le femministe hanno utilizzato fischietti e agitano tamburelli riempiendo di suoni la piazza antistante il Duomo.

Un’intera città scende per le strade per manifestare contro lo stesso “nemico” con due modalità completamente differenti. Alcuni pensano di cobattere la violenza con altra violenza; sarebbe come dire: spegniamo il fuoco accendendo altro fuoco. Altri hanno pensato di fare rumore, di farsi sentire. Sono donne tedesce di ogni età che alla violenza subita rispondono con la musica, ricordando a tutti gli altri che “la violenza è sempre terribile, anche quando la causa è giusta”.

Fabio Beretta

(Foto ANSA)

“Mare Nostrum”

Il protagonista assoluto dell’anno appena trascorso è il Mar Mediterraneo. Nelle prime pagine dei quotidiani, nei servizi televisivi, non c’è stato giorno in cui gli eventi che si sono susseguiti nel 2015 non avevano come sfondo il “Mare Nostrum”. Un termine antico, di cui forse è bene riprenderne il significato.

Le innumerevoli tragedie legate all’imigrazione, le barbarie dello Stato Islamico, i venti di guerra che soffiano da occidente e oriente: tutto è passato, è continua a passare, per la vasta distesa di acua salata che bagna le coste italiane.

Un mare che, mai come in questo anno, si è spesso tinto di rosso. Un rosso sangue. Quella in alto è un fermo immagine di un video realizzato dai miliziani jihadisti. Decapitarono sulle coste dell’Egitto circa venti persone. La loro colpa? Essere di altro credo religioso.

Il Mediterraneo si è poi colorito di rosso durante le gelide notti invernali di febbraio e marzo, quando l’odissea dei migranti ha cominciato a raggiungere cifre esorbitanti. Gente in fuga dalla guerra, che ha visto perdere tutto quello che aveva in nome di un estremismo che di religioso ha ben poco.

Ma l’Europa è rimasta immobile, così come tutti gli altri paesi del mondo. L’opinione pubblica internazionale si è intenerita solo mesi dopo, quando è stata diffusa la foto di un bimbo di tre anni, Aylan, disteso con la testa nella sabbia, morto annegato, con le onde che cullavano il suo corpo, ormai senza vita. Quelle stesse onde che lo stavano portando verso la speranza di un futuro migliore gli sono state fatali.

Un mare meraviglioso, ricco di ecosistemi (troppo spesso alterati dalla mano dell’uomo) che, ben presto, si è trasformato nel più grande cimitero del continente: sono ben 3771 i migranti che hanno perso la vita nel tentativo di salvarla. Non possiamo restare inermi dinanzi a questa distesa di acqua, culla delle civiltà e delle democrazie, che continua a tingersi del sangue di innocenti. L’Europa e il mondo tutto si mobiliti per riportare il blu del cielo anche sulle increspature del Mediterraneo.

Fabio Beretta

(Foto fermo immagine video)

La Strage degli Innocenti

Sono passati più di duemila anni da quando un re, per brama di potere, ordinò alle sue guardie di giustiziare centinaia di bambini. Quell’evento passò alla storia come “la strage degli innocenti”. Dopo milleni, in una terra considerata benedetta da moltissime persone, la strage continua. La motivazione di tale conflitto? Tra Israele e Palestina non sono mai state definite le frontiere. Non esiste un confine riconosciuto a livello internazionale. Le frontiere sono oggetto di contenziosi, come lo status della Palestina; infatti, alcuni governi la considerano un Paese indipendente, altri (tra cui gli Usa) un insieme di territori occupati dagli israeliti.

La motivazione principale di questa guerra non è, come molti pensano, di carattere religioso, ma piuttosto una disputa riguardo chi ha diritto sui territori e come questi devono essere amministrati. Il tentativo, iniziato da decenni, di ovviare questo problema ne ha creato un altro: la gestione della coesistenza tra israeliani e palestinesi, che è sfociata da un lato nell’occupazione militare e dall’altro nell’azione terroristica di alcuni gruppi armati.

La scelta delle due fazioni di seguire una linea dura, imprigiona Gaza in un conflitto che si ripercuote innanzitutto sui civili palestinesi, sia in termini di morti, sia in termini di condizioni di vita. I fattori che rendono difficile la firma del trattato di pace sono quattro. Innanzi tutto Gerusalemme; entrambe le parti la considerano loro capitale. La disposizione stessa dei luoghi sacri, ebraici e musulmani, fanno sì che una divisione della città vecchia non soddisferebbe entrambe le parti.

C’è da considerare anche la questione della “West Bank”, sui cui confini non esiste un accordo preciso. Potrebbero essere utilizzati quelli definiti in occasione dell’armistizio del 1948, ma la presenza di colonie israeliane all’interno del territorio complica la questione. Inoltre, al momento ci sono circa 7 milioni di rifugiati. La Palestina chiede che sia concesso loro di tornare nella terra che fu dei padri, nell’attuale Israele, per goderne i diritti. Tel Aviv si oppone perché, nel caso in cui questo accadesse, la popolazione ebraica sarebbe in netta minoranza.

C’è poi il probelma della sicurezza: la Palestina altro non chiede che la costituzione di uno Stato Sovrano, mentre per Israele le cose si complicano. Infatti, questo teme che una Palestina indipendente possa trasformarsi in una nazione ostile capace di allearsi con i vicini arabi del Medio Oriente. E mentre i politici continuano a dibattere, oggi come ieri, è strage di innocenti.

Fabio Beretta

(Foto Google)

 

Archeologia Ferita

Tunisi, 18 marzo 2015. La vita nella capitale scorre tranquilla. I turisti affollano le spiagge e i poli archeologici delle antiche città romane. Una giornata come le altre, fino alle 12:30 circa, quando la follia del califfato irrompe nel Museo Nazionale del Bardo. Decine i feriti, 24 i morti. I proiettili dei miliziani non sono diretti solo ai visitatori delle sale, ma anche alle opere d’arte.

Ora, otto reperti sono in mostra ad Aquileia. Perchè un viaggio così lungo? Innanzi tutto, vuole essere una testimonianza da opporre alla cieca furia diretta a negare le radici del dialogo interculturale e interreligioso, poi per sottolineare i legami che caratterizzavano il nord Africa e l’alto Adriatico in età romana. Dove l’odio e le armi rischiano di minare e deturpare la storia dell’umanità, ecco l’impegno della civiltà moderna di custodire il patrimonio culturale di tutti.

Nel mettere in risalto l’importanza della mostra, il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, sottolinea che l’obiettivo è di mantenere alta l’attenzione e la sensibilità verso il tema della distruzione di monumenti di eccezionale valore, eredità delle grandi civiltà del passato. Come scrive nella prefazione al catalogo della mostra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “L’esposizione è un gesto di amicizia e l’affermazione, convinta e forte, che solo attraverso la riproposizione dei valori della cultura e della storia comune, sarà possibile sconfiggere la cieca violenza e la barbarie di chi vorrebbe proporre infondati scontri di civiltà”.

E anche il Presidente della Repubblica Tunisina Béji Caïd Essebsi, sembra sottoscrivere le parole di Mattarella quando scrive: “Questo male del secolo chiamato terrorismo non ha patria. E’ solo una conseguenza della mondializzazione, nonché una delle sue più abiette espressioni. Dobbiamo essere uniti nel proteggere il nostro patrimonio comune e rendere il nostro mare Mediterraneo un anello di congiunzione e non un confine”.

Fabio Beretta

(Foto Google)

Il Respiro della Terra

A Parigi i potenti del mondo hanno raggiunto “un accordo storico, il mondo trattiene il fiato e conta su tutti noi” ha detto visibilmente emozionato il ministro francese degli Esteri e presidente della cop21 Laurent Fabius. E il globo trattiene il fiato nel vero senso della parola: Pechino è invasa dai gas.

Per dimostrare a tutto il mondo la loro potenza economica, le nazioni hanno messo mano al portafolio per costruire fabbriche e industrie, non curanti dell’ambiente. Alberi tagliati, laghi inquinati, aria irrspirabile: questo è stato il risultato. Abbiamo barattato l’acqua e l’atmosfera del nostro pianeta in cambio di danaro. Troppo tardi ci siamo accorti che i soldi non si respirano.

Mentre l’Asia è avvolta dalla cortina dei gas, il Mediterraneo ha rivisto il “respiro” dell’Etna. Uno spettacolo magnifico, il pianeta che si rinnova. Da una parte un fumo che distrugge, dall’altra uno che ri-genera la Terra. Forse è stata solo una coincidenza che l’eruzione più violenta degli ultimi vent’anni dell’Etna sia avvenuta in contemporanea con la Conferenza del Clima di Parigi, come se il nostro pianeta dicesse: “Ehi, sono vivo! Se continuate così le cose andranno male!”

Quale futuro vogliamo lasciare ai nostri figli? Quale aria vogliamo fargli respirare? Ma soprattutto: siamo sicuri che la Terra non si ribelli al nostro scellerato disprezzo nei suoi confronti?

Fabio Beretta

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