Inutile nasconderlo, la materia oscura è una vera chimera per i ricercatori di cosmologia e fisica che negli ultimi 30 anni si sono avvicendati tra esperimenti e laboratori per cercare di trovarne un vago sentore.

L’ Axion Dark Matter experiment (ADMX) che si trova a Washington, ha riportato e pubblicato dei risultati importantissimi su Physical Review Letters, infatti si tratta del primo esperimento al mondo ad aver sviluppato la necessaria sensibilità per sentire i vagiti della materia oscura, più precisamente sarà il primo esperimento a cercare di scovare le traccie degli assioni.

Andrew Sonnenschein, membro fondamentale della collaborazione ADMX, ci ha spiegato a fondo il significato di questo nuovo esperimento: ” Gli assioni sono particelle ipotetiche inventate negli anni 70 dai teorici Roberto Peccei e Helen Queen come sottoprodotto dei loro tentativi di risolvere i problemi tra le interazioni tra i Quark e i gluoni”. I ricercatori hanno aspettato molto tempo per scoprire che, tramite queste particelle, potevano risolvere il problema della materia oscura o per farla breve cercare di capire di più sulla parte di universo che noi oggi non conosciamo, ovvero quello oscura.

“Queste particelle -ha spiegato il ricercatore- hanno masse molto piccole e possono interagire in modo debolissimo con la materia ordinaria e quindi sono molto difficili da rilevare”.

ADMX funziona grazie ad un fortissimo campo magnetico che converte gli assioni in fotoni ordinari in modo da permettere di essere rilevati più facilmente da quello che è il ricevitore radio più sensibile al mondo.

“Ora- come ci ha spiegato lo studioso- c’è una reale possibilità di sondare la materia oscura. Abbiamo dimostrato un grande salto di qualità nella sensibilità e questo trasforma il problema della rilevazione da quasi impossibile a estremamente impegnativo”.

L’esperimento utilizza dei componenti isolati da fonti esterne,ipersensibili e raffreddati a temperature vicine allo zero assoluto. Gli scienziati si aspettano e sperano di vedere interagire i fotoni con queste particelle enigmatiche.

Dal lontano 1933, anno in cui Fritz Zwicky propose per la prima volta la materia oscura come un sistema per spiegare la discrepanza tra le velocità di rotazione delle galassie, ancora si riesce ad avere una visione chiara di questa parte enigmatica e affascinante dell’universo.

Quello raggiunto dalla collaborazione ADMX è sicuramente una svolta tecnica che potrà produrre risultati fino ad ora irraggiungibili.

Crediti foto: Mark Stone/University of Washington