In attesa di capire di più sul lancio del James Webb Telescope dalla NASA ci godiamo questa ulteriore e nuova scoperta del telescopio Hubble: è stata infatti scattata una foto di Icaro, la stella più lontana mai individuata grazie all’aiuto di una particolarissima tecnica di cui spesso vi abbiamo parlato, quella della lente gravitazionale.

NASA e ESA hanno trasmesso questa immagine ottenuta grazie all’importante effetto delle lenti gravitazionali.

La ricerca è stata presentata da Patrick Kelly dell’università del Minnesota e da altri suoi colleghi su Nature Astronomy. L’importanza della scoperta è racchiusa anche nel fatto che si tratta di una prima storica volta in cui un’unica stella viene ingrandita da un effetto del genere, fino ad oggi erano state viste solo delle singole galassie o interi ammassi.

Icaro è una supergigante blu ed è molto più calda e grande del nostro sole. Per carpire i segreti di questa singola stella è stato importante capire gli allineamenti tra le galassie e le stelle nello sfondo, studiandone anche il redshift.

La stella si trova a 9 miliardi di anni luce, che apparentemente sembrano una distanza insondabile per catturare immagini di una singola stella singola, fino ad oggi infatti erano state prese delle immagini solo di alcune supernove a tali distanze.

Il lensing, utilizzato per studiare a distanze così ampie, si verifica quando un oggetto di grande dimensione (come una stella gigante o un ammasso di galassie) passa esattamente davanti ad oggetti sullo sfondo nettamente più lontani dal punto di vista della nostra terra. Quando questo accade è possibile rilevare la luce emessa dagli oggetti di sfondo ampliata dall’intenso campo gravitazionale degli oggetti stessi.

Icaro si trova dietro un enorme ammasso di galassie a 5 miliardi di anni luce dalla Terra, il superammasso è praticamente un telescopio cosmico super produttivo che amplifica la luce degli oggetti sullo sfondo.

La stella ha un redshift di 1.5, caratteristica che rende ancora più interessante studiare questo tipo di oggetti. Sostanzialmente stiamo parlando di una grande fucina di informazioni.

Con gli strumenti di oggi è difficile riuscire a combinare il puzzle delle molte migliaia di immagini di corpi e stelle all’alba dell’universo, ma in futuro con un approccio tecnico migliore sarà possibile ricomporre veramente, immagine dopo immagine, le fasi iniziali dell’universo.

Crediti foto:

NASA/ESA/P. Kelly

Gianluigi Marsibilio