Abbiamo parlato con Luca Pozzi, brillante artista che da anni indaga il confine a cavallo tra arte e scienza cercando di raccontare in modo avvincente e tramite dei capolavori visuali le avventure della scienza. L’artista vanta delle collaborazioni con NASA, CERN e ESA ed è sempre attento a ciò che succede nel mondo della ricerca.

Nel nostro colloquio abbiamo parlato del connubio tra artista e scienziati, cercando di capire come la creatività influenza l’attività dei migliori uomini di scienza del pianeta.

Il connubio tra scienza e arte non è semplice o immediato per tutti. Tu come hai cominciato a orientarti in questo campo?

 

Inizialmente coltivando il “Dubbio” innato che avevo per le cose, alimentando e potenziando una specie di curiosità resiliente. Nutrivo semplicemente la necessità di immaginare le cose oltre le finestre sensoriali del mio corpo. L’arte lo ha sempre fatto ma a un certo punto della ricerca l’esperienza è diventata così poco intuitiva da aver bisogno di nuovi strumenti immaginativi su cui poter contare per poter evolvere.

Un giorno mi sono imbattuto in una frase di Paul Dirac, uno dei fondatori della meccanica quantistica nonché padre dell’anti-materia, secondo cui era possibile scoprire nuove leggi di natura, cito testualmente: “Giocando con le equazioni, modi diversi di scrivere la stessa equazione possono suggerire cose diverse sebbene logicamente equivalenti”. Così che è iniziato il mio interesse per la scienza, leggendo. Ho scoperto i libri di fisica teorica, i grandi classici come “la strada che porta alla realtà” di Roger Penrose, “l’universo elegante” di Brian Greene, “la rinascita del tempo” di Lee Smolin passando per “la leggerezza dell’essere” di Frank Wilczek e “La realtà non è come ci appare” di Carlo Rovelli per citarne alcuni. La cosa strana è che più li approfondivo e più riscoprivo la genesi di opere del passato più o meno recente. Ricalcando le orme delle problematiche di alcuni scienziati emergevano soluzioni formali in abito artistico. Questa correlazione mi ha dato molta fiducia e mi ha spinto ad andare oltre la letteratura verso un progressivo avvicinamento con la comunità scientifica, sia in ambito teorico che sperimentale.

 

In che modo l’arte completa la scienza? Quali sono i punti in comune tra un artista e uno scienziato?

 

Penso vivano in rapporto simbiotico e siano alimentate dallo stesso sforzo immaginativo, ma che rispondano ad attitudini diverse per certi versi complementari.

I punti in comune li si può rintracciare negli sforzi dei ricercatori che ci hanno preceduto. L’arte e la fisica durante il ventesimo secolo hanno cercato di descrivere come le cose si comportano nella grande e nella piccola scala. Entrambe a modo loro hanno forzato I nostri limiti immaginativi e ci hanno parlato dell’esistenza di barriere energetiche invisibili.

Incredibilmente semplificando la quesitone, la relatività generale, attraverso l’arte ad essa connessa, ci ha dischiuso il mondo dei pianeti e delle galassie, dei viaggi nello spazio, dove il concetto di simultaneità degli eventi non è permesso e dove il significato di forma e grandezza perde ogni senso di verità assoluta. Pensiamo a Picasso, Brancusi e Giacometti per esempio…grazie all’idea di movimento relativo, I viaggi nel tempo ci appaiono come qualcosa di concreto, quasi inevitabile, sappiamo dell’interconnessione tra figura e sfondo e che la velocità di un corpo produce una distorsione della forma. La meccanica quantistica invece, e l’arte ad essa connessa è capace di teletrasportarci in un mondo totalmente diverso dove è impossibile conoscere al tempo stesso la posizione e la velocità di un oggetto, dove ogni cosa che succede è probabilistica e dove il solo fatto di osservare la realtà provoca un inevitabile perdita di informazione. L’invenzione del dripping di Jackson Pollock è eclatante in questa prospettiva, sgocciolamenti casuali e sovrapposti generati dal movimento di un corpo nello spazio di probabilità di un campo circoscritto.

Ovviamente come in passato anche il nostro presente è ricco di sfide.

Nel 2018 ci troviamo di fronte ad altrettanto validi e sorprendenti interrogativi che, com’è accaduto in passato, coinvolgono indiscriminatamente ogni disciplina. Oggi ci fa riflettere l’incompatibilità profonda tra relatività generale e meccanica quantistica e ci confonde vedere l’incoerenza che nasce dallo scontro del molto grande e del molto piccolo in regimi energetici prossimi alla scala di planck. Le domande che la fisica teorica si pone in ambito di gravità quantistica trascendono la matematica e stimolano problemi immaginativi profondi. La teoria delle stringhe per esempio ci obbliga a riconsiderare, insieme ai pilastri della fisica moderna, anche la percezione della realtà a 360° parlandoci di dimensioni arrotolate e stringhe vibranti. La Loop Quantum Gravity, d’altro canto, mette persino in dubbio l’esistenza del tempo come fenomeno fondamentale della natura postulando l’esistenza di un network di pura topologia da cui emergerebbe il campo gravitazionale.

La fisica delle particelle nel suo processo di definizione del modello standard stà espandendo la conoscenza dei comportamenti intimi della natura fino a parlarci di come emerge la massa grazie al campo di Higgs, ma sappiamo che potrebbe esserci una fisica oltre tale modello…

C’è davvero tantissimo lavoro da fare, il problema è colmare il gap esperienziale dell’individuo che, mediamente tende a difendere i suoi sensi piuttosto che metterli in discussione.

 

Abbiamo spesso parlato nelle nostre interviste con vari scienziati del ruolo della creatività nelle scienze. Qual è per te uno scienziato, uno studioso modello?

 

Sicuramente Carlo Rovelli, con cui ho avuto il piacere di conversare dal 2010 a oggi. Ma anche Daniele Oriti, Francesca Vidotto ed Eugenio Bianchi! Tra i ricercatori stranieri Aurelien Barrau e Joao Magueijo.

 

Luoghi come il CERN, i laboratori NASA e tanti altri posti importanti dal punto di vista scientifico, come si legano alla creatività e all’arte?

Sono i templi della ricerca, ed hanno la capacità di catalizzare e aggregare l’attenzione delle menti più brillanti del pianeta come in passato è accaduto a Parigi per le avanguardie storiche e a New York per l’espressionismo astratto.

 

Nell’ultimo decennio si è parlato tanto di teorie sull’inflazione cosmica che generano ipotesi come il multiverso. L’arte però immagina universi paralleli e rimbalzi cosmici da tempo, nel tuo lavoro hai la percezione di riuscire a ispirare gli scienziati?

 

Nutro la speranza di contribuire alla “Global Picture” in quanto parte interna e non esterna di un sistema, senza avere la pretesa di sapere come funzioni questa complessa rete di influenze reciproche ricorsive più o meno subliminali.

In Italia si parla spesso di una scorretta divulgazione che genera notizie false come nel caso dei vaccini, scie chimiche e altro. Qual è il compito dell’artista in questo momento storico difficile dove fidarsi è un’impresa?

 

Bella domanda, non lo so. Anche se ragiono spesso sul concetto di SPAM e di “Storia”. In fin dei conti quello che è falso oggi potrebbe essere vero domani e viceversa. Una falsa notizia, come una vera notizia sostanzialmente può fare due cose: provocare interesse oppure no. Io mi concentrerei più sulla natura profonda dell’interesse piuttosto che sulla attendibilità o no di una notizia. Se c’è l’interesse poi se la notizia è sbagliata ne si verrà a capo, se non c’è interesse non lo sapremo mai.

Cosa stai programmando per il prossimo futuro? Su cosa stai lavorando?

 

Sto realizzando una serie di nuove sculture in bronzo equipaggiate di rivelatori di particelle studiati in collaborazione con l’Istituto Nazionale di fisica Nucleare (INFN). Vorrei arrivare ad integrare linguaggi espressivi provenienti dalla cosmologia multi-messaggera ai formalismi arcaici dell’arte a cui siamo abituati, al fine di riconsiderare le obsolete categorie di “disegno”, “Pittura” e “scultura” a cui siamo abituati. Un’opera secondo me va oltre queste definizioni, per analogia credo che si comporti piuttosto come un diamante: trattiene, potenzia e rilascia l’informazione che, nel caso della pietra preziosa si misura in luminosità, nel caso dell’opera…è indicibile.

 

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