Un lavoro della John Hopkins University ha mostrato come i cervelli degli atleti che sono sottoposti a salti tripli, doppi e quadrupli lavorano durante le varie attività sportive in discipline come pattinaggio, snowboard e i vari salti con gli sci.

Il video qui sotto è perfettamente in linea con la notizia del giorno: l’apertura dei Giochi Olimpici invernali in Corea del Sud.

In primo luogo, i cervelli hanno costruito modelli intricati per l’input sensoriale che arrivano a percepire durante un triplo salto.
Il cervello di tutti crea modelli, in genere per attività ordinarie come camminare per strada o salire le scale. Ma anni e anni di pratica di mosse particolari e disorientanti possono forgiare modelli molto più complessi nel cervello degli atleti d’élite.
Quando un olimpionico è in rotazione o capovolta, il suo cervello riesce a immagazzinare i dati provenienti dagli occhi tramite questa particolarissima dimensione di orientamento spaziale, combinando dati con ulteriori informazioni forniti da nervi, muscoli e orecchie.
Se un flip è sulla buona strada, il cervello riesce sempre a percepirlo. Se non lo è, il cervello sa come risolvere il problema.
Qualcosa molto singolare accade a questi atleti quando c’è una mancata corrispondenza tra ciò che si aspettano e ciò che è effettivamente accaduto durante gli esercizi; gli sportivi hanno la capacità di non farsi prendere dal panico, possono infatti ricalibrare tutta la loro performance.
Le vertigini sono causate da segnali errati che arrivano alle orecchie. .
Nella vita di tutti i giorni, i sensori dell’orecchio interno sono responsabili di questo errore perché forniscono una sensazione di rotazione e generano movimenti oculari.
Il fluido dell’orecchio interno continua a muoversi per inerzia e anche gli occhi continuano a muoversi. Ci sentiamo come se il mondo fosse ancora vorticoso.

Gli atleti sostanzialmente durante i loro allenamenti imparano a controllare questi ingressi di informazioni e a sopprimere lquelle false. Solo nel tempo il cervello sviluppa queste capacità e gli atleti olimpici sono i principali soggetti per studiare il fenomeno.