Le galassie sono una splendida collezione di stelle, in spazi come quelli della Grande Nube di Magellano gli astronomi hanno sempre visto poco favorevolmente l’ipotesi di trovare molecole e elementi pesanti in ambienti del genere.

Nuove osservazioni con l’Atacama Large Millimeter (ALMA), tuttavia, hanno scoperto le impronte chimiche di molecole estremamente complesse, mai fino ad ora rilevate lontano dalla nostra Via Lattea. I risultati sono senza precedenti in particolare per quanto riguarda alcune molecole mai identificate chiaramente in altre galassie, i risultati sono stati pubblicati sull’Astrophysical Journal.

Noi abbiamo chiesto a Remy Indebetouw, astronomo presso il National Radio Astronomy Observatory a Charlottesville, Virginia, e coautore dello studio, quali sono le principali differenze con la nostra Via Lattea: “ Ci sono molte e importanti differenze: la più interessante per noi è questo risultato sulla minore concentrazione di “metalli” (per gli astronomi significa un atomo più pesante del litio). Quindi ci si aspetterebbe che forse le molecole formate da quegli atomi potrebbero anche avere una complessità inferiore”.
La formazione di molecole è un processo complicato, la massa della GNM (Grande Nube di Magellano) è inferiore e le sue braccia comunque non riescono a influenzare la formazione di stelle e pianeti come nella nostra galassia.

“Gli astronomi- ha continuato il professore- sanno quali molecole sono le basi della vita come nel caso del carbonio sulla Terra. Molte di queste molecole si trovano nello spazio ma non ne eravamo completamente sicuri, ma abbiamo sempre più prove che le molecole nello spazio possono essere trasportate e infine incorporate nei pianeti e contribuire a promuovere l’esistenza della vita su quei pianeti”.

Galassie con bassa concentrazione di elementi pesanti non presentano quantità ridotte di molecole complesse, dunque c’è possibilità di vita anche nei paraggi di galassie più piccole e meno massicce: “La vita è probabilmente possibile in quelle galassie come nella nostra”.

Gli astronomi hanno concentrato il loro studio sulla regione N113 che è una delle più ricche di gas della galassia. Osservazioni precedenti di questa zona con telescopio spaziale Spitzer della NASA e tramite l’Herschel Space Observatory dell’ESA hanno rivelato una sorprendente concentrazione di giovani oggetti (protostelle) che hanno appena iniziato a uscire dai loro vivai stellari.
L’astronomo ha concluso rassicurandoci sul fatto che: “ALMA rileverà molecole organiche ancora più complesse, in posizioni ancora più diverse tra il gas delle galassie, perchè le persone continueranno a fare osservazioni nei prossimi anni. In realtà, rilevare se tali molecole sono state incorporate nella vita sui pianeti è più difficile, ma gli strumenti futuri saranno in grado di farlo”.

Ad oggi ci sono diversi progetti per rilevare processi biologici con gli infrarossi, nei prossimi dieci anni potrebbero venir fuori molte e interessanti novità.

Gianluigi Marsibilio

 

 

 

Crediti foto: NRAO / AUI / NSF; ALMA (ESO / NAOJ / NRAO); Herschel / ESA; NASA / JPL-Caltech; NOAO