Nella giornata di oggi potevamo scegliere di raccontarvi tante notizie interessanti, come ad esempio il ritrovamento di alcuni giacimenti di ghiaccio su Marte, ma abbiamo scelto una notizia leggermente diversa che punta al di là del nostro sistema solare e lo fa con delle coordinate che noi cerchiamo di indicare ai nostri lettori praticamente da sempre. Una nuova ricerca sui pianeti extrasolari, condotta grazie ai dati del telescopio Kepler ( in particolare con i dati della missione K2), ha permesso ad un progetto di Citizen Science la rilevazione di ben cinque pianeti che vagano in un sistema stellare nominato K2-138.

Il portale usato da questi cittadini-scienziati è il famoso Zooniverse ( nel nostro primo anno di vita intervistammo direttamente il fondatore del portale), di cui vi abbiamo poi parlato spesso. Ad essere utilizzata per rintracciare i corpi è stata la tecnica del transito: gli scienziati quando analizzano le curve di luminosità delle stelle cercano dei piccoli cali nella luminosità dell’astro osservato, queste flessioni stanno a significare il transito di un pianeta davanti alla stella.

K2 138 è di fatto il primo sistema multi planetario scoperto da un progetto di cittadinanza scientifica .
La stella al centro di questo agglomerato planetario è leggermente più piccola e fredda del nostro Sole e i suoi pianeti hanno dimensioni che vanno dalla Terra a Nettuno: uno di questi  sappiamo che potrebbe essere roccioso, altri tre invece sicuramente contengono grandissime quantità di gas e ghiaccio . I periodi orbitali degli esopianeti sono tutti intorno ai 13 giorni, questo sta ad indicare che le temperature vanno dagli 800 ai 1800 gradi Fahrenheit.

Kepler, in particolare la missione K2, ha osservato nel corso di 3 anni 287309 stelle e ha raccolto decine di migliaia di giga di dati in pochissimi mesi: per gli astronomi è sempre stato complesso analizzare questa grandissima mole di risultati.

Portali come Exoplanet Explorer (contenuto in Zooniverse) sono utilissimi per scienziati e non, a incentivare la scoperta è stata un’idea del programma Tv austrialiano Stargazing Live, che promuovendo l’attività in diretta ha fatto registrare oltre 2 milioni di classificazione con un totale di utenti superiore alle 10.000 unità.

Dopo la realizzazione di questo programma due astronomi Ian Crossfield dell’università di Santa Cruz e Jesse Christensen del Caltech hanno cominciato a mettere in ordine, tramite l’ausilio di un team sempre più folto di astronomi, i dati venuti fuori dall’attività di collaborazione tra le varie persone che avevano visto il programma e si erano attivate sul portale.

A questo team è toccato convalidare concretamente i dati, che sono stati pubblicati in un documento sul The Astronomical Journal. Il lavoro ha permesso di vedere un sistema veramente unico, che ha una catena di risonanze ininterrotta. Un’informazione del genere significa che K2-138 può offrire molti dati sulla formazione planetaria.

Al documento finale, redatto e pubblicato, hanno partecipato una grandissima quantità di scienziati provenienti da varie università, come l’Arizona State University, Oxford, l’Università Tecnica della Danimarca e da tante altre fondazioni scientifiche.
Il lavoro va ad indicare una via ben precisa per rendere le persone partecipi nell’attività scientifica dei ricercatori: trattandosi di astronomia il gioco di coinvolgere sempre più persone è molto più semplice per i divulgatori, dato che stiamo parlando di una delle scienze più amate dal grande pubblico.

Allora perché non provarci anche qui in Italia a unire le persone a caccia di esopianeti?
Crediti foto: Nasa/JPL