CTA 102 è un blazar, cioè un nucleo galattico attivo, che ha però una grande particolarità: essere il più luminoso mai osservato.

L’osservazione è avvenuta con l’aiuto di 40 strumenti e ha prodotto un paper su Nature; la ricerca è stata guidata da Claudia M. Raiteri, prima autrice dello studio uscito sulla prestigiosa rivista e in forze all’osservatorio di Torino. Noi l’abbiamo intervistata e lei ha compilato per noi la “carta d’identità” di CTA 102.

La scienziata nell’intervista ci ha raccontato come è avvenuta la scoperta. Il monitoraggio di CTA 102 è una pietra angolare in questo campo dell’astrofisica che negli anni sta portando alla luce tante buone provenienti dal cielo.

– Sembra che CTA 102 sia il blazar più potente mai registrato. Cos’ha di tanto speciale? Cos’è esattamente un blazar?

Un blazar è un nucleo galattico attivo, potente sorgente di radiazione il cui motore è situato al centro della galassia ospite. La sua particolarità è data dal fatto che uno dei due getti di plasma che fuoriescono dal motore centrale è rivolto verso di noi, per cui la sua emissione di onde elettromagnetiche viene amplificata a causa di effetti relativistici.
Il blazar CTA 102 si è distinto perchè alla fine del 2016 e` diventato così luminoso da battere tutti i record precedenti. La nostra interpretazione, pubblicata in un articolo su Nature, è che questo sia stato possibile perché il suo getto, da cui proviene la luce osservata, si sia allineato con la linea di vista, spingendo al massimo gli effetti relativistici di cui sopra.

– Come lavorano oltre 40 telescopi per rintracciare un evento del genere?

Esiste una collaborazione internazionale , il Whole Earth Blazar Telescope (WEBT; http://www.oato.inaf.it/blazars/webt/), di cui Massimo Villata dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino è diventato Presidente nel 2000, che organizza e coordina campagne osservative su questi oggetti. Gli astronomi di tutto il mondo che vogliono partecipare devono rispettare certe procedure e mandare i loro dati a chi si occupa di analizzarli e di pubblicarli su riviste scientifiche internazionali. Nel caso della campagna su CTA 102 io e Massimo abbiamo assunto questo compito.

– Come si è comportato Cta 102 dal punto di vista della variabilità delle sue emissioni?

Nella banda ottica CTA 102 aveva mostrato un flare (aumento di emissione importante) nel 2012, dopodiché era rimasto in stato basso fino al 2016, quando abbiamo assistito ad un’improvvisa crescita della sua luminosità ottica che lo ha portato ai livelli straordinari di fine 2016.
Come WEBT abbiamo registrato un aumento di luminosità importante anche nell’infrarosso e nelle onde radio millimetriche, mentre nelle onde radio centimetriche la variazione non e` stata cosi` estrema. CTA 102 si è quindi comportato in modo diverso in bande osservative differenti. Questo ci ha suggerito l’immagine di un getto sinuoso, in cui la parte di getto che produceva l’emissione osservata nella banda ottica  puntava verso di noi, mentre la parte radio era meno allineata.

– Che ruolo hanno i buchi neri in queste esplosioni?

Il motore centrale di un nucleo galattico attivo e` un buco nero con massa da milioni a miliardi di volte quella del nostro Sole. Intorno ad esso ruota un disco di polveri e gas che vengono progressivamente risucchiate dal buco nero, rilasciando energia. Parte di questa energia puo` essere convogliata in due getti di plasma che escono dal buco nero in direzione perpendicolare al disco.

– Quali altri eventi degni di nota avete registrato con la collaborazione internazionale WEBT?

Il WEBT è nato nel 1997 e in 20 anni di attività abbiamo condotto decine di campagne osservative, molto spesso avvalendoci anche delle osservazioni di satelliti per osservazioni astronomiche lanciati dall’ente spaziale europeo, l’ESA, o da quello americano, la NASA. Un altro oggetto, per esempio, che ci ha dato molta soddisfazione è stato il blazar 3C 454.3, soprannominato “Crazy Diamond”, che abbiamo studiato a lungo anche in collaborazione con i colleghi del team del satellite italiano per astronomia gamma AGILE.

 

Gianluigi Marsibilio

Crediti: Gianluigi Bodo e Paola Rossi (INAF)