Come ritieni siano le tue condizioni generali di salute rispetto agli individui della tua età?”. Questa l’apparentemente semplice domanda posta da uno studio effettuato in Svezia che ha avuto l’intenzione di mostrare come nel corso del tempo è cambiata la percezione delle condizioni di vita, in base all’età e al genere: i risultati sono stati incredibili considerando che provengono da una nazione con un’attenzione elevatissima sul tema della parità di genere.

La ricerca apparsa su Plos One ha messo in luce come i cambiamenti della società tra il 1990 e oggi hanno causato una differenza nella percezione del proprio stato di salute: il 20% delle donne non si sente conforme agli standard sociali, mentre, negli uomini, la stessa percentuale attesta una salute migliore della norma.

Lo studio Time trends of comparative self-rated health in adults aged 25-34 in the Northern Sweden MONICA study, 1990-2014 ha evidenziato un aumento della percentuale di donne che si ritengono meno in salute rispetto alla media, il trend è accompagnato da un aumento degli uomini che affermano nettamente il contrario.

La ricerca, effettuata da Waller Lidström e colleghi dell’Università di Umeå, ha analizzato un campione di 1811 donne e uomini di età compresa tra i 25 e i 34 anni, attraverso i dati raccolti dallo studio MONICA. La regione interessata è il nord della Svezia, che nonostante presenti un alto grado di uguaglianza tra i sessi, mostra un’elevata disparità tra la visione che le donne e gli uomini hanno di sé.

I ricercatori non aspettavano un simile risultato viste le condizioni socio-economiche della Svezia. “La percentuale di giovani adulti disoccupati è bassa se confrontata con altri Paesi. Larga percentuale di giovani adulti hanno un’educazione universitaria e un alto livello di attività fisica. Tutto questo avrebbe dovuto migliorare la SRH (“Self Rated Health”, trad. “Valutazione personale della Salute”). Eppure, la SRH femminile ha avuto un trend positivo fino al 2009, anno in cui ha subito un crollo tanto grave da tornare quasi ai livelli del 1990. Come si spiega un cambiamento così brusco?

Non sono tanto i dati oggettivi a fare la differenza, quali le statistiche sull’impiego e sull’educazione. Secondo gli studiosi, le cause sono da ricercare nella sfera soggettiva della persona. Si registrano nelle donne svedesi sempre più alti livelli di ansia, nervosismo e insoddisfazione della propria situazione economica, nonché l’aumento di malattie mentali nelle giovanissime (20-29 anni) dal 2010 in poi. Le donne risentono maggiormente della mancanza di parità sessuale sul lavoro, che genera frustrazione e depressione; allo stesso modo, risentono dei problemi che interessano l’intera popolazione: in Svezia, le donne sono più preoccupate degli uomini circa il surriscaldamento globale (vd. Gender differences in environmental concern among Swedish citizens and politicians).

Trovare un lavoro stabile, possedere una casa e occuparsi dei figli generano inquietudini che rientrano nel processo di creazione della persona adulta. Questo provoca un aumento del livello di stress, percepito maggiormente dalle donne secondo i ricercatori di Umeå. Capire questi dati è impossibile senza sovrapporli agli effetti che i costrutti sociali provocano sulla salute e sull’identità di tutti, uomini e donne.

Gaia Di Federico