Il caso ‘Oumuamua ha interessato tutti, noi ne abbiamo parlato a inizio settimana, ecco perché ci siamo sentiti in dovere di approfondire sull’origine e la carta d’identità di questo strano oggetto di origine interstellare.

Abbiamo per questo parlato con Marco Micheli Marco Micheli, del NEO Coordination Centre dell’ESA e dell’Osservatorio Astronomico di Roma, che è anche autore dello studio pubblicato su Nature, al centro della nostra intervista sono stati anche gli scenari futuri nello studio di questi particolari corpi.

– Come è stato possibile capire la natura e le caratteristiche di ‘Oumuamua?

La prima e più interessante caratteristica di ʻOumuamua, cioè la sua origine interstellare, è divenuta chiara quasi subito, quando ci siamo accorti che le osservazioni di scoperta e quelle di conferma ottenute poco dopo non erano “interpolabili” con una normale orbita ellittica o parabolica, ma solo con un’orbita di eccentricità più elevata, cioè nettamente iperbolica. Tutti gli oggetti originati nel sistema solare hanno orbite ellittiche o paraboliche, oppure occasionalmente lievemente iperboliche se deformate dal passaggio ravvicinato con qualche pianeta. Nel caso di ʻOumuamua però, l’orbita era troppo iperbolica per poter essere frutto di una deflessione planetaria, e l’unica possibile interpretazione è rimasta quella che provenga da fuori del Sistema Solare.

– Questi oggetti provenienti dal di fuori del sistema solare cosa ci potrebbero dire sul nostro passato?

Ci potrebbero sicuramente dire tantissimo, perché se analizzati in dettaglio ci fornirebbero informazioni su come si sono formati altri sistemi stellari diversi dal nostro, fornendoci per la prima volta delle indicazioni su aspetti comuni o diversi nella formazione dei vari sistemi planetari.

– Quali similitudini e differenze può avere questo oggetto con i 750000 esempi di comete e asteroidi che abbiamo nel nostro sistema solare?

L’analisi spettrale della luce riflessa dall’asteroide ci ha rivelato che, per quanto possibile vedere da Terra, la sua composizione è compatibile con quella di corpi analoghi del nostro Sistema Solare
esterno. La forma molto allungata invece è estremamente peculiare, molto più estrema di gran parte degli asteroidi e comete del nostro Sistema Solare che abbiamo studiato.

– Con quale incidenza questi oggetti arrivano nel nostro sistema solare?

Difficile stimarlo sulla base di un solo caso osservato. In precedenza erano state fatte stime teoriche molto variabili, da molti oggetti all’anno a occorrenze più rare. Se nei prossimi anni o decenni se ne
scoprissero altri sarà più facile modellizzare meglio questo fenomeno e capire con più precisione la frequenza dei passaggi.

– Quali programmi futuri potranno studiare meglio questi oggetti di passaggio?

Vista la rarità di questi oggetti credo che l’obiettivo principale nei prossimi anni sarà di scoprirne altri e cercare di individuare similarità e differenze. Probabilmente futuri telescopi più potenti
permetteranno di aumentare non solo il numero di scoperte, ma anche la qualità delle osservazioni possibili per studiarne meglio le caratteristiche.

-Come si è comportato ‘Oumuamua dopo essere entrato nel nostro piccolo quartiere?

Si è comportato seguendo le normali leggi della gravità: è arrivato provenendo da una specifica direzione, ma avvicinandosi al Sole è stato deflesso dall’attrazione gravitazionale di quest’ultimo, che ne ha significativamente alterato la direzione del moto. Ora si sta allontanando dal Sole in una direzione molto diversa dal quella iniziale, e proseguirà lungo quella traiettoria fino a sfuggire
nuovamente all’attrazione solare.

Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: ESO