Lo stent e le più caratteristiche manovre di angioplastica sono state associate per la prima volta all’effetto placebo: a farlo è stato uno studio condotto in Inghilterra dai ricercatori dell’ Imperial College di Londra su oltre 200 pazienti che hanno avuto dei problemi al cuore, i risultati sono stati pubblicati la scorsa settimana su The Lancet.
La ricerca ha mostrato come la tecnica che permette l’allargamento dell’arteria dei pazienti non ha un significativo beneficio sulla qualità di vita delle persone, c’è da specificare che i casi presi in esame non avevano gravissime patologie che potevano rendere necessario l’intervento rispetto ad una completa e comune cura farmacologica. Per intenderci ad essere studiata non è stata quella parte di pazienti che usano lo stent per sbloccare effettivamente un’arteria durante un attacco di cuore, ma una seconda tipologia di pazienti in cui viene applicato lo stent per ridurre dolori e sforzi.

”Le tecniche PCI- come ci ha spiegato Rasha Al Lamee, professoressa di cardiologia dell’ Imperial College e autrice della ricerca- si portano dietro un rischio di complicazioni del 1-2% tra queste c’è la possibilità di emorragia, l’aumento del rischio di infarto miocardico o la necessità di un intervento urgente per applicare un bypass”.

Una procedura PCI è un’operazione teoricamente semplice in cui si va ad inserire una piccola parte metallica all’interno delle arterie coronariche per allargare l’area ristretta o bloccata.

Nello studio una metà dei pazienti è stata sottoposta ad un falso intervento, in cui i medici hanno riprodotto le manovre ma non hanno  inserito lo stent.

I pazienti sono stati poi sottoposti a delle rigide  verifiche, a partire da costanti analisi del sangue dopo pochi giorni passando per un controllo dell’attività fisica tramite delle prove su un tapis roulant, la prova è utile per scoprire se durante l’esercizio il dolore al petto era effettivamente diminuito.
I risultati raccolti non hanno mostrato differenze significativamente rilevanti tra i pazienti con stent e pazienti a cui era stata fatta la manovra placebo.

I pazienti in condizioni non gravi possono gestire tutta la loro situazione con dei farmaci come la nitroglicerina o dei betabloccanti comuni senza subire alcuna procedura invasiva.  Oltre 500.000 pazienti in tutto il mondo ogni anno subiscono interventi di PCI.
In alcuni casi, anche di entità minore, lo stenting è associato all’aiuto per ridurre i sintomi e permettere un maggiore sollievo.

La scienziata ha precisato: “In alcuni pazienti l’angioplastica potrebbe non essere efficace perché il dolore che sperimentano è dovuto ad una malattia di piccoli vasi che non possiamo andare a curare tramite l’intervento”.

A volte un farmaco che funziona molto bene ha degli effetti migliori delle procedure invasive, anche se c’è da specificare come le dosi prese durante l’esperimento dei vari medicinali sono state più alte rispetto alla norma.

Lo studio pubblicato apre una nuova frontiera nello studio e nell’applicazione di determinate procedure, la comunità scientifica è chiamata come sempre a farsi nuove e magari più efficaci domande.

Gianluigi Marsibilio