Il sistema stellare di Proxima, al centro anche della scoperta del pianeta Proxima B, ha fatto segnare una nuova importante scoperta per la comprensione dei sistemi planetari e della formazione di pianeti.

La nana rossa a soli quattro anni luce di distanza, grazie alle nuove osservazioni di ALMA, ha mostrato nubi di polvere cosmica fredda che circondano la stella.

La ricerca “ALMA Discovery of Dust Belts Around Proxima Centauri” sarà pubblicata sull’Astrophysical Journal Letters.

Per capire le implicazioni di questa scoperta abbiamo parlato con Pedro Amado, dell’Instituto de Astrofísica de Andalucía (CSIC) e Guillem Anglada proveniente sempre dall’istituto di ricerca andaluso.

 

Le parti che compongono queste cinte di pulviscolo cosmico possono essere grandi come asteroidi o avere un diametro di qualche millimetro. La polvere è una traccia residua del processo di formazione dei pianeti: “I corpi che non fiscono per diventare pianeti subiscono forti collisioni e si frammentano fino a formare cinghie di polvere, ghiaccio e corpi rocciosi”.

Tutta una serie di indicazioni, come la precedente, mette in luce come probabilmente intorno a Proxima Centauri ci sia una serie di pianeti ancora sconosciuti.

La temperatura della fascia è simile a quella della nostra cintura di Kuiper, situata nel sistema solare esterno, e si aggira intorno ai -230 gradi Celsius. Il prof. Amado ci ha spiegato le differenze e le possibili similitudini: “Le analogie sono molte, come la temperatura della polvere in entrambe le fasce e la massa totale. Una delle principali differenze è che la cintura di Proxima è molto più vicina alla stella rispetto alla zona di Kuiper”. Probabilmente questo dipende dalle dimensioni delle stella e dalle sue caratteristiche.

Guillem Anglada ha concluso dicendo che: “L’origine di tale cintura esterna in Proxima è difficile da capire nel quadro delle teorie standard della formazione dei pianeti”.

La polvere è un indicatore di una caratteristica molto importante: le stelle giovani solitamente sono circondate da grandi quantità di polvere, ma  nel caso di stelle mature come il Sole o Proxima, il pulviscolo viene spiegato come un risultato della collisione di grandi corpi che sono rimasti dopo la fine del processo di formazione del sistema planetario. Le dimensioni dei granuli di polvere e dei corpi più grandi: “Seguono una distribuzione- ha indicato Anglada- molto caratteristica, con un gran numero di piccoli chicchi e un piccolo numero di corpi grandi”.

 

In questo momento ci troviamo all’antipasto del succoso pranzo cosmico a base di Proxima, il progetto Starshot punta ad arrivare ad osservare e studiare da vicino la stella direttamente, in un futuro nemmeno troppo lontano, per ora i dati di ALMA sono la prova che anche scrutando i nostri vicini più prossimi possiamo imparare tanto per capire il passato e interpretare il futuro del sistema solare.

 

 

Gianluigi Marsibilio

FONTE IMMAGINE: ESO/M. Kornmesser