Qualche giorno fa abbiamo fatto delle domande a Luciano Maiani, ordinario di fisica teorica all’università “La Sapienza” di Roma. Nel 1993 è stato eletto Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), nel 1997 è stato nominato direttore generale del CERN a Ginevra, il più grande laboratorio di fisica del mondo, nel 2008 è stato nominato Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, carica che ha mantenuto fino all’estate 2011. Abbiamo iniziato la nostra conversazione parlando dell’incontro all’Accademia dei Lincei su Edoardo Amaldi che si è tenuto lo scorso 9-10 ottobre a Roma, dove il professor Maiani ha presieduto le varie tavole rotonde in cui si è discusso di fisica, futuro dell’energia e tanto altro.

 

– La prima domanda non può che essere su Edoardo Amaldi. Cosa bisogna riscoprire della vita scientifica e privata di questo scienziato al giorno d’oggi? Quali sono i maggiori insegnamenti di questo scienziato per le prossime generazioni di ricercatori?

La prima cosa è la passione per la ricerca, che non lo ha mai abbandonato e lo ha portato a fare progetti di nuovi esperimenti sulla rivelazione delle onde gravitazionali fino al termine della sua (fortunatamente lunga) vita. La seconda e’ la convinzione che i progressi della scienza e del Paese si potessero realizzare solo in un ampie collaborazioni, superando le frontiere storiche delle Nazioni e le altrettanto storiche barriere di diffidenza. Questa convinzione lo ha portato a dedicare molte delle sue energie alla creazione del CERN (fisica delle particelle) di ESA (per la fisica spaziale) e, in Italia, dell’INFN (fisica delle particelle) e del CNEN (ora ENEA, fisica nucleare pacifica).


– Nel 2017 siamo a 2,5 minuti “dall’apocalisse nucleare” prevista dal Bullettin of Atomic Scientists. Cosa può fare la comunità scientifica in questo caso per migliorare la situazione diplomatica internazionale e la prevenzione su un cattivo uso del nucleare?

Amaldi si è battuto, in anni difficili, perchè gli scienziati di tutti i Paesi dialogassero tra loro e con i loro governi, per scongiurare il pericolo di una guerra nucleare, ricetta sicura per cancellare la specie umana dalla faccia del pianeta. In occidente, al tempo della guerra fredda, queste posizioni venivano guardate con sospetto e tacciate di disfattismo o peggio di acquiescienza al comunismo. Scienziati coraggiosi, come Wolfagang Panofsky, negli USA, e Edoardo Amaldi, in Italia, hanno aperto il dialogo del mondo accademico con i colleghi del mondo Sovietico. Amaldi incoraggio’ la formazione dell’USPID (Unione Scienziati per il Disarmo), in Italia, e l’Organizzazione Pugwash, sul piano internazionale. Nel 1989, pima della sua scomparsa, stava organizzando la terza conferenza sul disarmo all’Accadema dei Lincei.  I partecipanti a quella conferenza decisero di continuare la serie, chiamandole “Conferenze Amaldi”.

La XX Conferenza Amaldi si è tenuta ai Lincei il 9-10 Ottobre scorsi. Il tema dominante: il trattato del 2015 sugli ordigni nucleari tra Iran e USA, Russia, EU, Inghilterra e Germania, recentemente messo in discussione dal Presidente Trump, con interventi di Federica Mogherini (Alto rappresentante UE), di Ali Akbar Salehi (Commissione Energia Atomica, Iran) e di scienziati e rappresentanti di Israele, Pakistan, Cina, USA, Russia Francia, Germania altri Paesi. Un altro tema e’ stato il post-Fukushima, illustrato da  Tatsujiro Suzuki, ex direttore dell’Agenzia Atomica del Giappone, e le prospettive dell’energia nucleare in Giappone. Infine e’ stato presentato il progetto SESAME, un macchina di luce di sincrotrone realizzata in Giordania da una collaborazione che include Palestina, Israele, Egitto, Turchia, Pakista, Iran (oltre che Italia, Germania e altri paesi europei).SESAME e’ un esempio di collaborazione tra scienziati e governi dell’area medio-orientale, un’iniziativa che senz’altro Edoardo Amaldi avrebbe appoggiato senza riserva.


– C’è ancora troppo distacco tra organismi internazionali, come l’Unione Europea o le Nazioni Unite, e la ricerca scientifica?

L’Unione Europea finanzia direttamente la ricerca scientifica, anche fondamentale. Diverso il discorso delle Nazioni Unite, che dovrebbero farlo attraverso l’UNESCO, molto specificamente orientato sui temi della protezione del patrimonio culturale e dell’ambiente.

– L’Italia e la sua ricerca come si collocano in questo complesso panorama internazionale di ricerca sul nucleare?

Sulla pressione dell’ opinione pubblica,  dopo Chernobyl, l’italia, a differenza di altri Paesi Europei, ha sostanzialmente abbandonato la ricerca sul nucleare, una politica che personalmente non condivido.

– Cosa si fa oggi per promuovere la sicurezza nel settore e che cosa insegna l’incidente di Fukushima?

Ci insegna che la strada verso l’energia nucleare sicura è lunga e che solo investimenti nella ricerca, sostenuti dai governi e non solo dall’industria privata, porteranno a progressi significativi. Ma non bisogna abbandonare l’idea che l’umanità possa accedere a questa fonte inesauribile di energia, capace di risolvere molti problemi su scala planetaria, quali il riscaldamento globale, la fame e una distribuzione più equa delle risorse.

– Adesso se vuole può lanciarsi in una piccola previsione: come vede da qui a vent’anni questo settore energetico? 

I prossimi decenni saranno dominati, giustamente, dallo sviluppo delle energie rinnovabile e delle tecnologie per il risparmio energetico. Spero che tra vent’anni decolli la produzione di energia per fusione nucleare (il progetto ITER) e che la ricerca individui nuove forme per l’impiego della fissione nucleare. Queste forme di energia sono capaci di lanciare lo sviluppo del pianeta, anche verso realtà extraterrestri, quali la colonizzazione della Luna e di Marte. In questo, scienza e ricerca avranno un ruolo assolutamente fondamentale.

 

Gianluigi Marsibilio