Il numero di bambini che muore prima dei cinque anni è sceso drasticamente rispetto ai 9,9 milioni del 2000. Le cifre raccolte nell’indagine dell’OMS mostrano come si è scesi di oltre 4 milioni di casi di morte prematura. Le percentuali di decessi, nel caso dei neonati, rimangono comunque pericolosamente in aumento da un 41% ad un 46% nell’arco di quasi un ventennio.

Il rapporto della World Health Organization stima che ogni giorno 15000 bambini muoiano prima del loro quinto compleanno e il 46% di loro, quindi circa 7000 bambini, muore nei primi 28 giorni di vita.

I principali killer per i neonati, e non solo, sono complicazioni alla nascita, polmonite, eventi correlati al parto, diarrea, sepsi e malaria.

Le zone in cui è possibile trovare più casi del genere sono i paesi in via di sviluppo dove c’è scarso accesso e considerazione a cure sanitarie di base. L’esempio dell’Africa sub-sahariana è emblematico: nell’arco dei primi 5 anni della vita, le possibilità di morire sono 15 volte maggiori rispetto a quelle paesi ad alto reddito.

I progressi dal 1990 sono comunque enormi: il tasso è sceso del 56%, grazie anche alla World Health Organization e le sue politiche. L’ultima idea è stata quella di stabilire, entro il 2030, il raggiungimento di un obiettivo di sviluppo sostenibile che prevede una riduzione delle morti che va dai 5 ai 10 milioni di bambini tra il 2017 e il 2030.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità dopo la nascita c’è bisogno di 4 accortezze essenziali per la buona salute del bambino: assicurarsi che il bambino respiri correttamente, avviare il neonato ad un allattamento al seno, mantenere il bambino sempre al caldo e lavare le mani prima di toccare il bambino.
Questi quattro piccoli accorgimenti potrebbero risultare fondamentali per garantire delle prime cure di qualità ad un neonato, basta pensare che ad oggi oltre il 50% delle morti sotto i 5 anni di età sono causate da malattie o complicazioni che nelle società ad alto reddito sono facilmente curabili e prevenibili.

Prendiamo la polmonite che può avere dei fattori di rischio come un basso peso alla nascita, la malnutrizione e le condizioni di sovraffollamento generale di alcuni paesi, in Occidente abbiamo da anni ormai dei trattamenti e dei vaccini che riducono notevolmente il rischio collegato a questa malattia.

L’ALTRA PARTE DEL MONDO COME REAGISCE ALLA MORTALITÀ INFANTILE?

Se per una parte del mondo c’è un problema visibile di malnutrizione, in altre aree c’è ormai il problema del sovrappeso, quasi 42 Milioni di bambini sono infatti colpiti da obesità o da un generale sovrappeso.
Risolvere problemi di alimentazione e di cure di base è fondamentale per alcuni ricercatori, la Michigan State University ha sollecitato, in un nuovo documento, un’idea che potrebbe portare ad una scansione delle impronte digitali nei bambini, in modo da portare i medici e le organizzazioni sanitarie a identificare correttamente i bambini e avere dei profili sempre aggiornati in modo da mettere a disposizione dei piccoli delle cure affidabili come vaccinazioni salvavita o integratori alimentari.

Applicare questo nei paesi in via di sviluppo, e non solo, è fondamentale. Ogni giorno 353.000 bambini nascono in tutto il  mondo e con la creazione di un database internazionale si potrebbe non solo avere una storia medica dettagliata di ogni bambino ma si potrebbe anche creare sistemi di identificazione nazionali o internazionali, monitorare situazioni dove c’è molta malnutrizione o estremo sovrappeso, nei paesi meno sviluppati il 14% dei bambini soffre di malnutrizione, senza dimenticare che una volta creato un profilo medico questo potrà accompagnare per tutta la vita i bambini aiutando particolarmente quelli che si trovano in situazioni di crisi, come rifugiati e immigrati.

Anche nelle società occidentali I bambini sono vittime molto spesso di sistemi non equi: uno studio pubblicato su Cancer ha evidenziato come i bambini senza alcuna assicurazione, negli USA, hanno un rischio del 26% più elevato di morire di cancro rispetto a quelli assicurati privatamente al momento della diagnosi.

La situazione è quindi come vediamo preoccupante a livello globale, ma bisogna necessariamente partire dai paesi in via di sviluppo dove ci sono ancora molti casi di parti in casa, con un 13% delle donne che riceve delle cure postnatali nelle prime 24 ore.

C’è dunque bisogno di un vero programma di assistenza a domicilio che vada a promuovere e sostenere l’allattamento al seno, individuare neonati che hanno bisogno di cure aggiuntive e che mostrano gravi problemi di salute, per non parlare dell’aiuto fondamentale a madri affette da HIV con sessioni di consulenza in grado di proporre trattamenti anti-retrovirali.

La strada per rendere più sicura la vita dei bambini è ancora molto lunga, Abbiamo anche visto come la situazione è generalmente migliorata e alcune innovazioni potrebbero facilitare e anzi accelerare il processo verso il 2030 con l’obiettivo della World Health Organization pienamente raggiunto.

Gianluigi Marsibilio

Fonti: http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs178/en/, http://www.who.int/mediacentre/infographic/new-born/en/,

https://data.unicef.org/resources/