Oggi concludiamo la nostra piccola guida che in queste settimane abbiamo tenuto sui principi della geologia, come capitolo finale parliamo delle regine di questa scienza: le rocce e le differenze tra loro.

Le rocce ignee sono le prime di cui parliamo:  si formano dopo il raffreddamento di materiale mantellico attraverso eruzioni vulcaniche o raffreddamenti sotterranei e più lenti (plutoni). La Terra è costituita da tre macro livelli concentrici (come una cipolla per intenderci): Crosta, Mantello e Nucleo. Il gradiente di temperatura sotterraneo è di circa 1°C ogni 30 metri, il che significa che ogni 100 metri “scesi” in profondità si ha un aumento di 3 gradi Celsius. Questo, combinato con un contemporaneo aumento di pressione con la profondit,  fa si che il livello intermedio della Terra (il Mantello) sia formato da materiale fluido ad altissima temperatura, mentre il Nucleo è addirittura solido nella sua parte più interna (immaginate che immense pressioni si hanno a quelle profondità). Tornando però al Mantello, che è il livello che ci interessa per spiegare questa famiglia di rocce, esso è in fase liquida finché non subisce delle risalite dovute a fratture ed abbassamenti di pressione dei livelli superiori. Questo porta a veloci venute a giorno (vulcani) con origine di rocce perlopiù vetrose e amorfe come le ossidiane o lente fasi di stallo a profondità, temperature e pressioni minori che permettono la formazione di rocce cristalline o plutoniche (i cristalli hanno bisogno di tempo per organizzarsi in una loro struttura) come i graniti.
Le rocce sedimentarie si formano in archi di tempo lunghi milioni di anni attraverso un processo chiamato diagenesi che consiste nel lentissimo depositare di micro particelle sui fondali marini (e lacustri o fluviali) le quali andranno a stratificarsi e poi compattarsi formando roccia nuova. Il travertino che trovate diffusissimo a Roma, i calcari in genere, le argille e le arenarie sono tutti di origine sedimentaria, anche se di diversi ambienti deposizionali. Questa tipologia di rocce rappresenta un’importante record per la ricostruzione della storia del Pianeta poiché in esse restano impresse testimonianze che coprono lassi di tempo di mlioni di anni e, se la tettonica non ha agito sulle rocce dopo la diagenesi, le possiamo trovare in posizione perfettamente orizzontale (principio fondamentale dell’orizzontalità originale di Stenone), come dei fogli di un faldone che raccoglie, partendo dalla base, gli elementi dal più antico al più recente.

Il Grand Canyon scavato dal fiume Colorado è l’esempio che tutti hanno chiaro negli occhi: centinaia di milioni di anni conservati in modo perfettamente orizzontale e portati alla luce dall’azione erosiva del fiume.
Le rocce metamorfiche sono il risultato degli sforzi tettonici ai quali sono sottoposte le due precedenti tipologie. Se le condizioni di temperatura e pressione lo permettono, la “semplice” deformazione visibile a livello macroscopico diventa una riorganizzazione della struttura cristallina che dà origine, a tutti gli effetti, ad un nuovo tipo di roccia. Il marmo e l’ardesia (la lavagna) ne sono esempi celebri. In questi casi la combinazione tra pressione e temperatura del sottosuolo, modificate dagli sforzi tettonici, non sono sufficienti ad un nuovo melting quindi alla formazione di nuova roccia ignea.

Con questo breve excursus diviso in tre parti speriamo di aver fissato al lettore concetti che spesso capita di trovare nei nostri pezzi.

Camillo Affinita