Ormai da più di vent’anni siamo abituati a scoprire mondi esterni al sistema solare, ma oggi proviamo a capovolgere la situazione e domandiamoci come un osservatore alieno potrebbe rilevare la terra  attraverso i nostri metodi, ad esempio quello del transito.

Non siamo i primi a porci questa domanda, infatti sul Monthly Notices of the Royal astronomical Society, un gruppo di Scienziati della Queen University di Belfast e dell’Istituto Planck ha analizzato in uno studio questa domanda.

La missione intrapresa dagli scienziati è stata quella di scandagliare e dividere il cielo in varie parti, l’obiettivo era capire da quali regioni il nostro sistema solare può essere osservato e il nostro pianeta  riconosciuto attraverso un transito davanti al sole.

I pianeti come Mercurio, Venere, Marte e proprio la terra sono in realtà  più facili da osservare rispetto ai pianeti gioviani come Giove, Saturno, Urano e nettuno. Il tutto è dovuto alla vicinanza dal corpo alla stella madre.

Robert Wells, dell’università di Belfast ci ha spiegato come è stata eseguita la ricerca: “Il nostro compito è stato quello di trovare le coordinate dei confini della zona di transito terrestre, successivamente abbiamo trovato tutte le stelle simili al sole in questa regione in dei database”. Spulciando nel database SIMBAD è  stato possibile vedere come in questo quartiere che abitiamo ci siano circa 3000 stelle simili al sole che occupano l’area di transito della terra.

La dimensione di una zona di transito è data da due volte il raggio  stella- distanza dal pianeta, proprio un attributo come la distanza è fondamentale per rendere un pianeta visibile da un altro sistema solare.

Nel nostro quartiere i pianeti più piccoli sono molto più vicini al sole rispetto a quelli giganti per questo  la loro possibilità di essere catturati dai telescopi è nettamente superiore.

Wells ci ha anche spiegato quanto sia ininfluente la dimensione del pianeta: “Questa variabile ha un effetto molto più piccolo sulla dimensione della zona di transito”.

Partendo dagli esopianeti attualmente scoperti riusciamo a calcolare come dei 3600 esopianeti attualmente riconosciuti, solo 9 potrebbero osservare dei transiti della terra.

Il team per allargare  il campo ha identificato 68 mondi in cui gli osservatori potrebbero aver visto uno o più pianeti del nostro sistema solare.

Parlando in percentuale, un osservatore casuale ha una possibilità di 1 su 40 di osservare il transito di almeno un pianeta del sistema solare

Wells ci ha anche spiegato come:” La missione Kepler non ha puntato il suo sguardo nella regione in cui è possibile osservare il transito della terra”.

Il futuro di questo settore è legato all’obiettivo di allargare il cerchio delle zone di transito e osservare meglio esopianeti proprio in queste aree, in cui si spera ci siano pianeti abitabili.

 

La scoperta dovrebbe innescare un senso di responsabilità quando facciamo azioni poco consone alla nostra permanenza su questo pianeta.

Non sappiamo effettivamente se E.T. dai suoi telescopi ci stia guardando nel bel mezzo di un transito davanti al nostro sole, ma il pensiero di essere “studiati” dovrebbe bastare a innalzare la nostra consapevolezza nel proteggere e salvaguardare il pianeta, la responsabilità che abbiamo dinanzi è cosmica.

 Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: 2MASS/R.WELLS