L’uragano è un ciclone tropicale, ossia un sistema atmosferico caratterizzato da un movimento rotatorio (antiorario nell’emisfero boreale e orario in quello australe generato dall’effetto della rotazione terrestre) di masse d’aria umida intorno a un centro di bassa pressione, caratterizzato da venti particolarmente intensi, temporali e piogge torrenziali, che si origina a causa delle elevate temperature sulle superfici degli oceani (uragano quando si origina sull’oceano Atlantico e il Pacifico orientale) intorno all’Equatore (a nord e a sud dell’equatore tra gli 5° ed i 20° di latitudine). I cicloni tropicali assumono altre denominazioni (oltre a uragano) a seconda delle regioni dove si manifestano: tifoni se si si formano sull’Oceano Indiano, sul Mar della Cina e sul pacifico occidentale; ciclone in India; willy-willy in Australia; baguiros sulle Filippine.

Il ciclone tropicale, in particolare, è un grande sistema temporalesco caratterizzato da un centro di bassa pressione molto esteso (ossia una regione in cui la pressione atmosferica è minore di quella delle regioni circostanti alla stessa altitudine, con valori mediamente intorno a 960 hPa) il cui diametro è generalmente di qualche centinaia di chilometri. Il ciclone tropicale è una tra le più violente perturbazioni atmosferiche. Questo sistema di bassa pressione si origina a causa dell’elevata temperatura dell’acqua del mare (prossima a 30 °C) e che tende rapidamente a evaporare. Il vapore che si forma dall’evaporazione dell’acqua tende a condensarsi a una certa quota e libera calore nell’aria che inizia a diventare più calda e a salire rapidamente verso l’alto (moti ascendenti), diventando un vero e proprio centro di aspirazione. Quindi, la grande quantità di calore latente sprigionato dalla condensazione determina un aumento della temperatura del sistema (superiore all’aria circostante) che accelera il moto ascensionale dell’aria aumentando, quindi, la depressione a livello del mare che, a sua volta, favorisce la convergenza di altra aria umida. Quindi l’energia dei cicloni tropicali deriva dal calore liberato negli imponenti processi di condensazione del vapore acqueo. Questo meccanismo richiama dall’esterno, al livello del mare, altra aria carica di umidità che salendo libera ancora più calore. Quindi l’aria è richiamata dall’esterno in direzione del centro senza però convergere fino ad esso e diventando tangente a un cerchio del diametro di alcuni chilometri (tra 3 e 30 km generalmente), chiamato “occhio del ciclone”. Le forze legate alla rotazione della Terra obbligano l’aria in ascesa a ruotare sempre più velocemente dando origine a venti che in pochi giorni possono raggiungere intensità particolarmente elevate. I venti che convergono a spirale verso il centro generano un vortice atmosferico che può culminare con venti superiore ai 120 km/h, in questo caso si è formato un uragano. I venti aumentano di intensità verso l’interno in direzione del centro raggiungendo la massima violenza (che negli uragani più disastrosi supera anche i 200 km/h) in corrispondenza delle pareti di nubi che delimitano l’“occhio del ciclone”, all’interno del quale, paradossalmente, i venti sono generalmente deboli e il cielo è sereno.

L’intensità degli uragani è classificata (secondo la Saffir–Simpson Hurricane Scale, SSHS) in 5 categorie: dalla categoria 1 (minimo) con venti da 119 a 153 km/h, alla categoria 5 (disastroso) con venti superiori a 252 km/h.

I cicloni tropicali si esauriscono o quando raggiungono latitudini maggiori, a causa della più bassa temperatura dell’aria richiamata dalla convergenza, o quando i cicloni tropicali arrivano sui continenti, dove viene a mancare la fonte principale di energia rappresentata dall’aria umida. Nella fase comunque di contatto con i continenti gli uragani hanno ancora una forza tale che, prima di esaurirsi, se incontrano zone particolarmente antropizzate, possono determinare vere e proprie catastrofi, con morti e devastazioni enormi. I cicloni tropicali, infatti, sono tra i fenomeni naturali più disastrosi e che, secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite (UNISDR: Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione dei disastri) hanno il maggior impatto in termini di mortalità della popolazione: negli ultimi 21 anni (dal 1995 al 2015) a livello mondiale hanno causato la morte di circa 242000 persone, cioè circa il 40% del totale di morti legati a tutti i disastri naturali.

Situazione purtroppo confermata anche da due recenti uragani atlantici, Harvey (già esaurito) e Irma che sta attualmente devastando molte zone dell’America e alcune degli Stati Uniti. I morti attualmente accertati dalla forza di questi due devastanti uragani è purtroppo già di parecchie decine, con milioni di persone coinvolte (anche senza elettricità e rischio di blackout che potrà persistere per alcune settimane) e ingentissimi danni economici. In particolare, l’urgano Harvey è stato classificato nella categoria 4 del SSHS, con venti che nella fase più critica sono anche stati prossimi a 240 km/h ed effetti devastanti dovuti anche alle ingenti precipitazioni (e associate inondazioni) con picchi anche di 1000 mm di pioggia. In alcune zone, come il Texas, questo uragano è stato definito come il fenomeno più disastroso della storia. Il più recente uragano Irma (i cui effetti, purtroppo, non si sono ancora esauriti), invece, è stato addirittura classificato nella categoria 5 del SSHS, e allo stato attuale è tra gli uragani più forti mai registrati a nord dei Caraibi e a est del Golfo del Messico, con una velocità dei venti che hanno superato i 290 km/h. Recenti stime sui possibili danni provocati da Irma e Harvey parlano di costi per l’economia statunitense anche di 300 miliardi di dollari.

 

Marco Morabito