Eventi sportivi pienamente sostenibili e che soddisfano ogni standard ”zero waste”.
L’operazione zero rifiuti applicata al mondo dello sport parte da uno studio condotto dall’Università del Missouri, pubblicato sulla rivista Sustainability.

Lo studio si è basato sulle partite di football americano dell’università ed ha mostrato come 47 tonnellate di rifiuti sono state generate a causa del pubblico presente allo stadio e praticamente la totalità, il 96%, è stato prodotto dagli alimentari rimasti invenduti nello stadio.

La “scena del delitto” è il Memorial Stadium: per avere un’analisi molto precisa è stata sviluppata una vera strategia di campionamento, infatti l’importanza di questo studio viene anche dalla possibilità di applicare un modello efficace contro l’inquinamento anche nei nostri eventi sportivi.

Christine Costello, del Dipartimento di bioingegneria dell’ Università del Missouri e autrice dello studio, ci ha spiegato: “Per la ricerca abbiamo individuato tutti i punti di raccolta dei rifiuti, successivamente siamo passati ad una selezione e categorizzazione di ogni campione di rifiuti raccolto”.

L’approccio descritto dallo studio dovrebbe comunque essere adattato ad ogni singola realtà analizzata,  infatti i dati sui flussi di rifiuti e sulla gestione provengono dalla discarica vicina allo stadio: per avere dunque un modello più generale occorre, in base alle singole situazioni, analizzare i singoli elementi.

Gli obiettivi dello studio sono stati principalmente quattro: sviluppare una strategia per comparare qualitativamente e quantitativamente i rifiuti generati durante le attività sportive, quantificare l’energia e i gas serra associati alla gestione dei rifiuti, individuare strategie di gestione che permettano al 90% dei rifiuti di essere smaltiti e infine individuare scenari che possano permettere il più grande numero di riduzione delle emissioni.

Le raccomandazioni venute fuori sono varie e comprendono ad esempio il donare il cibo invenduto ad enti di beneficenza locali o banche alimentari; sostituire i materiali che non sono riciclabili o compostabili; capire meglio quale cibo offrire ai punti ristoro; fornire più isole ecologiche e punti in cui è possibile buttare l’immondizia e fare raccolta differenziata in ogni settore dello stadio.

La scienziata ci ha detto: “C’è grande difficoltà nell’ottenere un aumento del riciclaggio e una riduzione dei rifiuti alimentari – ma sviluppare un’ arma pro riciclo e contenere lo spreco sarebbe fondamentale- queste due azioni ridurrebbero notevolmente l’utilizzo di energia e l’impatto ambientale degli eventi”.

Capire quanto cibo deve essere prodotto per questi eventi è una grande sfida per gli stessi operatori dello stadio.

“Attraverso delle interviste -ci ha spiegato la scienziata – abbiamo capito quanto sia importante gestire al meglio il cibo: logicamente per avere una buona esperienza di ospitalità l’esaurimento di risorse alimentari per gli spettatori non è un risultato desiderabile e per questo viene sempre preparata una gran quantità di alimenti”, finendo sempre per produrre quantità enormemente superiori alla domanda.

Tutta la catena alimentare deve essere anche sviluppata in ottica della partita stessa, infatti se la squadra sta perdendo i tifosi possono andare via anche molto prima dallo stadio, o se le condizioni atmosferiche non sono delle migliori le persone che si recheranno ad assistere alla partita saranno notevolmente inferiori.

 

Gli eventi sportivi spesso rappresentano delle sfide nelle sfide: fronteggiare l’inquinamento è anch’essa una partita da vincere a tutti i costi, un Superbowl dell’ambiente da portare a casa.

 

Gianluigi Marsibilio