Come un pittore alla fine di un suo quadro, anche all’universo piace mettere le sue firme sparse sotto forma di elementi chimici all’interno delle galassie. Il cosmo nemmeno questa volta ci ha delusi, come mostrato da un team guidato da Edith Falgarone, studiosa dell’Osservatorio di Parigi, ha messo la sua inconfondibile firma dentro dei serbatoi molto turbolenti di gas freddo che circondano galassie starburst. Il team ha messo sotto una lente di ingrandimento molto potente, ovvero quella di ALMA, il CH +, molecola importantissima per l’evoluzione delle galassie.


Il CH+ è una delle prime molecole mai scoperta nello spazio interstellare, la sua rilevazione è stata compiuta per la prima volta nel 1940.

Sì ipotizza inoltre che proprio questi serbatoi galattici di CH + siano all’origine degli aloni luminosi intorno alle quasar.


Il risultato dell’indagine è stato pubblicato su nature. 


La molecola in questione è molto speciale ed ha bisogno di grande energia per formarsi, rimanendo in tutto il processo estremamente reattiva.
Le galassie starburst sono estremamente importanti e vengono considerate come vere culle di stelle, come ci ha spiegato la scienziata Falgarone:”La maggior parte degli astri che oggi vediamo nel cielo si è formata quando l’Universo era ancora molto giovane, capire completamente come le stelle si formano all’interno dell’universo è una delle più importanti sfide della cosmologia”.

La sfida nascosta dietro la formazione stellare è rappresentata dalla comprensione dell’evoluzione delle galassie in rapporto a elementi come la materia oscura, elementi gravitazionali e altri particolari.


Nel corso degli anni sono state costruite delle simulazioni numeriche computerizzate che hanno studiato e in un certo senso visto, vissuto l’evoluzione dell’Universo, tuttavia queste simulazioni nascondono alcune falle, dato che nei modelli la formazione delle stelle è sempre troppo veloce.

Forse questi test sono fallaci in particolare nella ricostruzione del processo di condensazione del gas che rimane una sfida incredibile che l’universo ha davanti durante la formazione stellare.

I gas infatti condensano ad un fattore di 100 miliardi di miliardi. 


Le galassie starburst sono un crocevia ideale per studiare l’interazione tra la crescita delle galassie e lo sviluppo dei gas.

Connessa all’evoluzione galattica c’è una lunga storia” ci ha detto la scienziata “probabilmente prima dell’avvento delle prime stelle i gas si sono riuniti in grandi masse fredde in cui si sono formate proprio le condizioni ideali allo sviluppo degli astri” ha poi continuato “in quel tempo era molto difficile identificare una galassia come tale, infatti stiamo parlando di grandi nubi di gas con poche decine di stelle”.


Oggi questi oggetti sono troppo distanti e quasi impossibili da osservare, tuttavia il panorama che ci troviamo davanti è fatto da galassie che hanno già tantissime stelle come la nostra Via Lattea, circa 100 miliardi. Purtroppo mentre l’universo si espande, la quantità di gas diminuisce e si disperde, dato che la massa delle stelle aumenta.

Aspettiamo dunque simulazioni e occhi più potenti per scrutare il cielo a caccia di risposte più convincenti e rilevanti.

Gianluigi Marsibilio

 

Fonte foto: Eso