La rete idrica romana ha sempre stupito gli archeologi e tutti gli studiosi,  infatti la rete di tubature di piombo viene ancora oggi considerata una vera meraviglia architettonica dell’antichità.
I dati sulla costruzione e sulle varie ramificazioni di questa incredibile struttura sono ancora difficili da decifrare, ma finalmente uno studio pubblicato su Pnas è riuscito a risalire a delle date più precise sulla costruzione delle infrastrutture idrauliche.
Partendo da 177 carotaggi nel porto di un’antica città portuale romana (Ostia), si è riuscito ad avere, tramite la datazione al radiocarbonio, un’età più precisa del sistema: i tubi, sono stati infatti installati, secondo le rilevazioni, intorno al 200 avanti Cristo.
Tutto questo è stato fatto durante le guerre civili del primo secolo. La certezza è arrivata proprio dalle analisi del piombo: infatti fino all’anno designato le acque del sito erano totalmente immacolate e prive di qualsiasi contaminazione. A guidare la ricerca è stato Hugo Delile, archeologo del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, il quale per mail ci ha spiegato: ” L’inquinamento da piombo ci informa sulla data di messa in servizio del sistema idrico dell’antica Roma; la sua estensione o la sua contrazione sono variabili nel tempo in base a questioni politiche, geopolitiche o finanziarie”. L’intero sistema idrico è al centro di quello che è lo sviluppo urbano delle varie città romane.

Le fonti storiche, nonostante l’imponenza dell’opera rimangono poche, ma nel primo secolo dopo Cristo comunque un commissario dell’acqua romana, Julius Frontinus, ha scritto un trattato a due volumi per l’imperatore della città, per informarlo su alcuni problemi che potevano essere legati alla pirateria delle acque: il pericolo era rappresentato da quelle persone che potevano rubare illegalmente l’acqua per uso agricolo o per bere.

La concentrazione di piombo indica i periodi di massimo benessere la città, proprio perché infrastrutture del genere venivano costruite in momenti di estrema prosperità.
Delile ci ha ricordato: ” Quando la Roma antica è cresciuta c’era bisogno di assicurarsi più punti di accesso all’acqua fresca per le case per l’utilizzo sanitario e delle botteghe artigiane”.

Collegare  l’aumento dell’inquinamento di piombo all’espansione del sistema e di conseguenza alla prosperità della città è stato fondamentale per i ricercatori.

Anche nella villa di Adriano si sorseggiavano bevande al sapor di piombo, tanto da indurre alcuni storici ad avanzare una tesi molto interessante: l’elite romana, avvelenata da piombo, potrebbe aver contratto malattie come la gotta, accelerando inevitabilmente la caduta dell’impero.

Il primo sistema idrico romano non era costituito da elementi di piombo: i due acquedotti principali, costruiti tra la fine del IV e nell’inizio del III secolo avanti Cristo, servivano solo poche fontane centrali pubbliche e avevano un sistema di canali murari e cavi di terracotta o legno.
Ben diversa è la situazione nella Roma imperiale, che si trovava a gestire centinaia di bagni pubblici e residenze private attraverso appunto una complessa rete di fistole di piombo.

 

L’ultimo periodo della storia di Roma è caratterizzato da una diminuzione importante del piombo nell’acqua, questa decrescita è stata osservata contemporaneamente in tutti i siti studiati.

 

In fin dei conti possiamo dire che il piombo potrebbe essere stato croce e delizia dell’Impero Romano. Oggi vediamo che in molti casi, come nel Midwest degli Stati Uniti, che le contaminazioni da piombo nell’acqua sono ancora molto frequenti e spesso pericolose.
Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: Elisabetta Bianchi