Piccole, microscopiche capsule fatte di DNA pronte a consegnare DNA all’interno delle cellule. L’obiettivo è quello di raggiungere direttamente le cellule, con estrema precisione spaziale e temporale, tramite delle infusioni di piccole molecole. A permettere lo sviluppo di  tutta la tecnologia è il rilascio del deidroepiandrosterone, che attiva la neurogenesi e consente la sopravvivenza dei neuroni.  La ricerca è stata pubblicata su Nature Nanotechnology da alcuni scienziati dell’Università di Chicago.

Yamuna Krishnan, una professoressa di chimica presso l’Università di Chicago e autrice dello studio, ci ha spiegato cosa significa davvero sviluppare una piattaforma molecolare del genere, in grado di interagire con le cellule: “Una tecnologia simile può essere applicata a una grande varietà di sistemi – ha poi aggiunto-  come nella realtà una piattaforma di una stazione ferroviaria può servire a una grande varietà di treni anche la nostra tecnologia ha una proprietà multiuso”.

Questa tecnologia nano capsulata può essere usata per fornire una grande varietà di molecole alle varie cellule.

Il tipo di comunicazione che il team di scienziati è andata ad indagare è quella effettuata dai neurosteroidi, perchè spesso le cellule comunicano a voce troppo bassa per permettere agli scienziati di avere un’idea precisa su quali scambi vengono effettuati all’interno del nostro corpo.

I ricercatori conoscono l’importanza di questi neurosteroidi nella salute neuronale ma capiscono anche quanto sia difficile studiarli, l’appoggio di tecnologie del genere è infatti estremamente importante.

Gli innesti molecolari, introdotti dei ricercatori, potranno essere attivati attraverso dei particolari effetti come la fotolisi. I ricercatori, una volta che le capsule entrano nelle cellule riescono ad “illuminare” il loro percorso, per scoprire i sistemi di comunicazione, che altrimenti rimarrebbero nascosti.

La scienziata ci ha detto: “Una volta che le nostre capsule sono dentro le cellule possiamo “illuminare” ciò che veramente ci interessa e dare il via al rilascio di piccole molecole direttamente dalle nostre nanocapsule”.

Per focalizzarci meglio sulla grandezza di questi strumenti, bisogna considerare che ogni nanocapsula è fatta in laboratorio ed ha una piccola struttura icosaedrica, la grandezza è di soli 20 nanometri, 1000 volte inferiore alla larghezza di un solo capello umano. (Come potete vedere dalla foto in copertina)

Per sfruttare al meglio la tecnologia, è fondamentale capire il giusto indirizzo  per inviare la capsula.

La scienziata ci ha detto quanto sia fiduciosa sul fatto che la tecnologia in questione potrà essere utilizzata per fornire farmaci o trattamenti ad alcune parti del corpo difficili da raggiungere.

Adesso è fondamentale usare le capsule per capire al meglio il nostro corpo e come funziona.

Il futuro della nanomedicina è nelle mani di scienziate come la Krishnan che stanno cambiando il modo di pensare al nostro corpo, migliorando la capacità e la possibile integrazione tra la tecnologia e le cellule.