In tv stiamo vedendo le immagini dell’uragano Harvey che si sta abbattendo sul Texas, mettendo una vasta area sott’acqua . Gli scienziati dicono che Harvey è stato bloccato più a lungo in un posto rispetto a qualsiasi tempesta tropicale. Per la nostra serie sul clima, abbiamo parlato ancora con Marco Morabito per chiedere come saranno le condizioni meteo-climatiche in Europa nel futuro prossimo.

 

Ecco cosa ci ha raccontato lo scienziato.

Il cambiamento climatico che sta interessando il nostro pianeta sta procedendo a ritmi molto alti, come dimostrato dalle innumerevoli evidenze scientifiche pubblicate da vari organi di ricerca attivi in varie parti del mondo. E’ importante precisare che la variabilità climatica ha da sempre interessato il nostro pianeta con fluttuazioni stagionali, decadali e secolari che dipendono da cause naturali, come l’orbita terreste, la radiazione solare, la circolazione degli oceani e le eruzioni vulcaniche (per citarne alcune). Il problema però è che gli studi sull’attuale cambiamento climatico, e in primis le evidenze riportate dal pool di scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), organismo che raggruppa i maggior esperti sul clima a livello mondiale, dimostrano mutamenti più profondi e rapidi del sistema clima nel corso degli ultimi decenni, associati a un riscaldamento significativo della temperatura media della superficie terrestre e attribuendo un evidente contributo alle attività umane, principalmente tramite la crescente emissione di gas serra in atmosfera. Gli impatti del cambiamento climatico ovviamente sono diversi a livello geografico, con effetti particolarmente marcati in Europa e soprattutto sulle aree del bacino del Mediterraneo, ritenute zone particolarmente vulnerabili e sensibili ai cambiamenti climatici (definite hot spot). Ogni anno e in varie stagioni, purtroppo, continuano a registrarsi nuovi record relativamente alle temperature (sempre più elevate) e a una significativa modifica del regime delle precipitazioni, con periodi prolungati di siccità e precipitazioni particolarmente intense e di breve durata.

I cambiamenti climatici, sulla base di diversi scenari futuri di sviluppo socio-economico, continueranno ai ritmi attuali o anche superiori per i prossimi decenni e i loro impatti dipenderanno molto dall’efficacia degli accordi e degli interventi che saranno presi a livello internazionale per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Le regioni europee si troveranno ad affrontare situazioni particolarmente critiche come l’innalzamento del livello del mare e, come sta già succedendo da alcuni anni, a contrastare eventi meteorologici particolarmente estremi e sempre più frequenti, come le ondate di calore, siccità, inondazioni e tempeste molto intense.

Le località dell’Europa meridionale e sud-orientale, in particolare, come dimostrato anche dal nostro recente studio sulla frequenza, intensità e durata delle ondate di calore (http://www.mdpi.com/2073-4433/8/7/115), sono zone destinate a essere particolarmente interessate dai cambiamenti climatici, in quanto si prevede che dovranno affrontare il maggior numero di ripercussioni negative, tra cui una maggior frequenza di ondate di calore e una significativa diminuzioni nelle precipitazioni e della portata dei fiumi, con un conseguente incremento del rischio di prolungati periodi di siccità. Tale situazione avrà effetti diretti sul sistema agricoltura con un sensibile calo dei rendimenti dei raccolti, perdita di biodiversità e un consistente incremento del rischio di incendi boschivi, tutte situazioni a cui abbiamo tristemente assistito proprio durante questa estate in Italia (numerose regioni italiane hanno chiesto lo stato di calamità per l’emergenza siccità). Non è da sottovalutare poi il rischio associato a una maggiore diffusione a diverse latitudini di malattie infettive tipiche delle zone tropicali e favorite da condizioni climatiche che a causa del cambiamento climatico possono essere favorevoli alla sopravvivenza sia dei patogeni che dei vettori, favorite anche dal ruolo di altre variabili come l’aumento degli scambi commerciali e il rischio di importare con le merci anche parassiti e vettori, i viaggi internazionali e le migrazioni.

I rischi per il pianeta in generale e per le generazioni future associati all’attuale cambiamento climatico sono enormi, e ci obbligano ad intervenire con urgenza. E’ quindi fondamentale programmare e attuare rapidamente le strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici in atto, con una particolare attenzione al miglioramento della pianificazione urbana: le città sono zone particolarmente sensibili per il numero di persone che ci vivono e per le caratteristiche tipiche delle aree urbane caratterizzate prevalentemente da superfici antropiche impermeabilizzate e da poche e spesso male distribuite aree verdi.

 

Marco Morabito