52 teragrammi l’anno di metano: ecco le emissioni di CH4  rilasciate dagli esseri umani nell’atmosfera dell’Antartide tramite l’uso di combustibili fossili e attraverso la loro estrazione.

Questi risultati sono stati pubblicati in uno studio su Nature questa settimana, dal 2011 un team di ricercatori guidati da Vassili Petrenko,  un assistente presso l’Università di Rochester, sta raccogliendo dati sul ghiaccio, in particolare sono stati estratti i campioni per 2000 libbre di peso.

Nelle zone polari è possibile studiare l’atmosfera guardando, anzi tuffandosi nel passato preindustriale, perché proprio il ghiaccio contiene dei campioni rilevabili delle epoche passate.

I nuclei di ghiaccio sono stati estratti da Taylor Glacier in Antartide e alcuni risalgono a 12000 anni fa. Le emissioni di metano geologiche naturali sono inferiori al previsto, questo indica però un aumento della stima con un più  25% per le emissioni di metano fossile con origine antropica.

Per analizzare meglio la questione abbiamo parlato con lo scienziato Hinrich Schaefer, del National Institute of Water and Atmospheric Research: “Il nostro centro di ricerca  gestisce una stazione di monitoraggio proprio per controllare l’aria pulita in Antartide. Dal 1990 il centro invia campioni in Nuova Zelanda per l’analisi e raccoglie dati nelle zone polari”

Lo scienziato ci ha detto: ” le concentrazioni di metano sono aumentate costantemente, poi c’è stata una stabilizzazione dal 1999 al 2006 quando sono rimaste costanti e dal 2007 in poi c’è stato un ulteriore aumento”.

 

Una singola misurazione per studiare l’aria ha bisogno dell’analisi di circa 1000 kg di ghiaccio antico. La metodologia seguita per compiere le ricerche è la seguente: nel corso di centinaia o migliaia di anni la neve  tende a formare strati di ghiaccio, questi strati contengono delle bolle d’aria che sono come delle piccole capsule temporali, utilizzando delle piccole pompe a vuoto i ricercatori sono in grado di estrarre l’aria antica contenuta all’interno dell’atmosfera antartica migliaia di anni fa.

”Sappiamo da vecchi studi che le concentrazioni di CH4 sono aumentate dal 1800, con la rivoluzione industriale, aumentando di circa 2,5 volte i livelli misurati rispetto alla condizione preindustriale” ha indicato lo scienziato.

Il metano emesso proviene da zone umide o viene causato dagli incendi, dall’estrazione dei combustibili fossili, dall’allevamento di bestiame o dalle discariche.

Altro indicatore importante nell’antartide è il permafrost.

Studiare il permafrost rimane estremamente importante:  sappiamo con certezza che nel permafrost antartico non ci sono materiali vegetali morti che potrebbero essere convertiti in metano e generare false misurazioni.

La ricerca quindi punta, se mai ce ne fosse bisogno, ancora il dito sul riscaldamento globale causato dall’uomo.  Gli antichi campioni di aria hanno rilevato che le emissioni naturali di metano non sono così rilevanti per una futura pianificazione ambientale, tuttavia c’è da controllare attentamente le emissioni antropiche di metano, che possono essere attenuate solamente attraverso degli studi e nuove politiche ambientali.

Gianluigi Marsibilio