Le supernove sono degli importanti strumenti cosmologici, ma ad oggi gli scienziati non ne capiscono ancora bene il funzionamento.  Lo studio di questi particolari fenomeni ha addirittura portato ad un Nobel per la fisica nel 2011, grazie al monitoraggio che ha mostrato come l’universo si sta espandendo ad un tasso sempre più alto.

Al centro di una nuova ricerca, presentata dagli scienziati dell’Università di Santa Barbara in California, c’è proprio il desiderio di capire quanto sia importante rilevare il tipo di stella collegata all’esplosione di una supernova. A soli 55 milioni di anni luce di distanza è stata rintracciata una delle supernovae più vicine degli ultimi anni, precisamente nella galassia NGC 5643.

Il ricercatore che ha guidato lo studio Griffin Hosseinzadeh ha detto:”Nella maggior parte dei casi non ancora capiamo quali tipi di stelle creino determinate esplosioni di supernova”.

La supernova al centro dello studio, pubblicato sul The Astrophysical Journal, è originata da una nana bianca, e ora gli scienziati della Santa Barbara stanno puntando gli occhi, non solo metaforicamente parlando, proprio su queste stelle simili al nostro Sole, quantomeno per dimensioni.

”La nana bianca in questione” ha affermato il ricercatore ”si trova in un sistema binario, tuttavia non ancora conosciamo il compagno di questa stella”.

Il documento comunque sembra suggerire che SN 2017 CBV è stata generata grazie all’aiuto di una stella compagna, di dimensioni nettamente più ampie.
Questa indicazione viene dal fatto che l’esplosione avuta per la supernova ha emesso un bagliore molto più grande rispetto a quello prodotto da una normale nana bianca.

La nana bianca probabilmente ha rubato la materia stellare da un astro molto più grande, con circa 20 volte il raggio del Sole. La supernova, una volta rintracciata, è stata monitorata continuamente da una rete di 18 telescopi sparsi in tutto il mondo.

L’importanza di queste supernove nella cosmologia  ci è stata spiegata dallo scienziato: ”Il tipo di supernovae Ia è utilizzato da tempo come candela standard per misurare le distanze nelle galassie lontane”.

 

Gli sviluppi negli strumenti permettono di osservare molto meglio fenomeni del genere, anche se c’è ancora una certa incomprensione sulla diversità delle varie esplosioni stellari.

Oggi è possibile vedere l’universo sotto molti punti di vista,  dai raggi X ai raggi gamma:  questa capacità fino a qualche anno fa era  semplicemente un sogno, ma ora tocca capire la natura delle supernove per addentrarci ancora di più nella comprensione dell’universo. Abbiamo materia letteralmente esplosiva tra le mani e gli scienziati vogliono vedere meglio l’orizzonte cosmico per capire come utilizzarlo.

Gianluigi Marsibilio

 

Crediti foto: UC Santa Barbara