Oggi parte una nuova serie di articoli che rispondono ad alcune domande sul clima, ogni contenuto è realizzato grazie alla competenza di Marco Morabito, ricercatore di III livello presso il CNR e membro dell’IBIMET: Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche. In questo primo appuntamento lo scienziato spiega a tutti cos’è la biometeorologia, nel corso delle prossime settimane si parlerà di ondate di calore, cambiamento climatico e tanto altro.



Cosa studia esattamente la biometeorologia?

L’organizzazione internazionale che si occupa di biometeorologia, la International Society of Biometeorolgy (http://www.biometeorology.org/index.cfm), la definisce come una scienza interdisciplinare che studia le interazioni tra processi atmosferici e organismi viventi – piante, animali e esseri umani. In modo molto schematico, quindi, è possibile distinguere tre branche fondamentali:

  1. biometeorologia vegetale, studia le interazioni tra processi atmosferici e le piante in generale, colture agrarie e foreste;
  2. biometeorologia animale, studia le interazioni tra processi atmosferici e il comportamento, la salute e il benessere degli animali, sia domestici, selvatici, animali da laboratorio e altri vertebrati o invertebrati del regno animale;
  3. biometeorologia umana, studia l’impatto derivante dalle interazioni tra processi atmosferici e meteo-climatici in particolare sugli esseri umani, mediante indagini epidemiologiche, valutazione del comfort termico, e includendo anche le relazioni tra clima e malattie trasmesse da vettori.

Tra gli argomenti di cui si occupa la biometeorologia, molto spazio è anche dedicato allo studio dei rapporti tra fattori climatici e manifestazioni stagionali di alcune fasi della vita vegetale e animale, nonché studi sulla valutazione del livello di tolleranza degli organismi viventi a condizioni ambientali e in particolare meteo-climatiche estreme.

Questi sono solo alcuni esempi dei campi di applicazione della biometeorologia dai quali emerge la caratteristica fondamentale, ossia quella di essere una scienza interdisciplinare in cui sono richieste competenze in vari ambiti scientifici, come la meteorologia, la climatologia, la fisica, la medicina, la biologia, l’ecologia e altre tematiche chiamate in causa a seconda della tipologia degli studi affrontati.

Il biometeorologo, quindi, è una persona specializzata soprattutto nei settori della meteorologia e della climatologia applicata agli organismi viventi con conoscenze generali sugli ecosistemi agricoli, naturali e antropizzati, e che, a seconda delle ricerche in corso, viene affiancata da esperti con competenze specifiche in altri settori scientifici.

Marco Morabito