Figli avventurieri dell’Universo, che vagano nello spazio interstellare. Non sto parlando dell’equipaggio dell’Enterprise ma di pianeti che stufi di rimanere ancorati alla loro stella, decidono di estromettersi dal loro sistema, o vengono gettati fuori, e vagano nello spazio.

Dal punto di vista meramente teorico si è visto come queste espulsioni dovrebbero essere abbastanza comuni, ma studiare le proprietà di questi corpi è estremamente difficile anche se fondamentale per capire le origini, ancora poco chiare, dei vari sistemi stellari.

 

I pianeti ribelli possono iniziare il loro viaggio in due modi: possono essere espulsi dai loro sistemi planetari madri o formarsi tramite una palla di gas e polveri.

Un nuovo studio pubblicato su Nature, condotto da vari studiosi dell’Università di Varsavia e dell’osservatorio astronomico polacco, ha stabilito come i mondi erranti possano essere 1/10 rispetto alle stime precedenti effettuati.

Przemek Mróz dell’Osservatorio Astronomico dell’Università di Varsavia ci ha spiegato l’origine della discrepanza tra le ricerche precedenti e il nuovo tassello appena aggiunto: “La differenza può essere spiegata, in parte, dal numero relativamente ridotto degli eventi riscontrati nell’analisi precedente- ha proseguito Mròz- inoltre grazie alla migliore qualità dell’immagine (scala dei pixel minori, migliore visione) e filtro più stretto la nostra fotometria è meno soggetta a tali effetti sistematici”.

La tecnica per provare a rintracciare i pianeti interstellari è quella del microlensing: un oggetto con massa grande che passa davanti al pianeta permette alla gravità di comportarsi come una lente di ingrandimento che va a concentrarsi sul pianeta.

“Il microlensing gravitazionale è complementare ad altre tecniche di rilevamento, questa permette di scoprire pianeti su grandi orbite o pianeti ribelli, inaccessibili ad altre tecniche- ha spiegato lo scienziato- Il segnale di microlensing è indipendente dalla luminosità dell’obiettivo, questo fa in modo di poter osservare anche oggetti scuri (come i pianeti)”.

Mróz e colleghi hanno esaminato 2.617 eventi di microlensing registrati tra il 2010 e il 2015. La statistica che è venuta fuori è che ci sono 0,25 pianeti ribelli di massa simile a Giove.

Le precedenti stime parlavano però di cifre di rogue planet estremamente maggiori, nel 2011 uno studio aveva affermato che i pianeti ribelli in circolazione fossero circa due volte più comuni rispetto alle stelle della sequenza principale. Il problema del vecchio studio è nella piccola mole di eventi osservati, rispetto alle novità introdotte da questo studio.

Non solo pianeti simili a Giove, infatti come ci ha spiegato lo studioso: “La maggior parte dei pianeti ribelli (rogue) dovrebbero avere una massa simil-Terra o di una Super-Terra. Questo perché è molto più facile espellere un pianeta di massa simile al nostro pianeta rispetto ad un corpo della massa di Giove”.

Un gigante di gas infatti ha una massa sufficiente a indurre una velocità di rilascio più grande rispetto alla velocità di fuga, quindi attraverso le perturbazioni della sua gravità è possibile espellere pianeti più piccoli da un sistema. D’altro canto un corpo più piccolino non potrà mai espellere pianeti simili a Giove da un sistema stellare.

 

Per trovare gli altri pianeti ribelli ci sarà bisogno di nuovi strumenti, in grado di rintracciare anche pianeti più piccoli che vagano nello spazio interstellare.

Ad oggi studi del genere vengono compiuti tramite l’OGLE (Optical Gravitational Lensing Experiment), lo strumento è composto da un telescopio di 1.3 metri che si trova in Cile.

Per avere una visione complessiva più accurata dovremo aspettare il Wide-Field Infrared Survey Telescope (WFIRST) della NASA, con un lancio previsto per il 2020, l’osservatorio avrà tra i suoi obiettivi principali proprio lo studio di corpi tramite il microlensing.

Gianluigi

Crediti foto:Nasa-JPL-Caltech