La nana rossa Ross 128 e il suo presunto segnale anomalo hanno infiammato la comunità scientifica per quasi una settimana, ancora una volta però non dobbiamo farci colpire dai facili allarmismi o da dati prematuri: il segnale, che un gruppo di astronomi aveva ricondotto alla stella Ross 128 (nana rossa a circa 11 anni luce di distanza) è stato associato a semplice attività satellitare in orbita. In realtà per gli scienziati le possibilità sull’origine dei segnali si aggiravano su un 50% a testa tra un’attività anomala della stella o un satellite in orbita.

Chiaramente un segnale apparentemente strano fa scattare l’interesse per possibili trasmissioni con chissà quale civiltà aliena. Per ora però niente da fare: il SETI ha concluso che “La spiegazione migliore è che appartengano a satelliti geostazionari”.

 

Sono tanti quelli che ad ogni minimo “segnale” scatenano l’inferno, pronti per scrutare E.T.: questo indica effettivamente quanto il pubblico sia estremente legato ad un tema del genere.

I segnali in origine sono stati captati da Abel Mendez, direttore del laboratorio dell’Università di Puerto Rico, che insieme al suo team stava lavorando a varie ricerche sulle nane rosse, tuttavia è stato lo stesso studioso nella giornata del 21 a smentire ogni strana idea: “La spiegazione migliore è che il satellite sia stato trasmesso da uno o più satelliti geostazionari”.

La spiegazione è importante anche per capire il perché il segnale fosse presente solo al passaggio all’equatore celeste, dove effettivamente i satelliti sono presenti in gran quantità.

 

La telenovela, iniziata praticamente più di una settimana fa dal radio telescopio di Arecibo, sembra finita: i problemi erano legati anche alla mancata ripetizione del segnale, che facevano escludere la possibile presenza di E.T. dietro la rilevazione.

Il team di Mendez ha comunque dichiarato di voler continuare a osservare la stella e magari trovare altri dati sulle possibili anomalie legate all’astro.

 

Il nostro orecchio è teso nello spazio, comunque vada a finire la ricerca sarà fruttuosa e ricca di spunti per migliorare la comprensione diretta di noi stessi.