Una visione molto romantica dell’insonnia viene presentata nel film e nel libro cult Fight Club: “Con l’insonnia nulla è reale. Tutto è lontano. Tutto è una copia di una copia di una copia”, la ricerca apparsa su Nature Genetics firmata da Konrad Oexle, dell’Istituto di Neurogenomica di Monaco; Eus J W Van Someren, del dipartimento dell’istituto di neuroscienze olandese e Danielle Posthuma del Center for Neurogenomics e Cognitive Research, che abbiamo raggiunto via mail, ha aggiunto un tassello alla comprensione dell’insonnia, che troppo spesso viene indicata come una causa di problemi di natura psicologica.

Sette sono infatti i geni indicati come responsabili dei problemi legati al sonno, anche tre loci, posizioni di un gene o sequenze all’interno di un cromosoma, hanno degli effettivi collegamenti con l’insonnia.

La Posthuma ha scavato nell’idea dietro la ricerca: “Lo studio dimostra che l’insonnia non è semplicemente qualcosa “tra le nostre orecchie” infatti c’è una base biologica che può spiegare perché alcune persone soffrono di questa patologia e altre no”.

Il disturbo indagato dallo studio è il secondo più diffuso, con stime di incidenza del 10% in adulti e oltre il 22% negli anziani; l’insonnia è un importante fattore di rischio per la depressione e per le malattie cardiovascolari.

Il campione analizzato sfiora i 115.000 individui e proprio tra queste persone sono stati trovati i geni ribelli come ad esempio il MEIS1, precedentemente accostato ad altri disturbi del sonno come i movimenti degli arti nel sonno e la sindrome delle gambe senza riposo.

I fattori che portano all’insonnia sono molteplici e ancora tutti conosciuti: “Una percentuale del 40%-60% deriva dall’ereditarietà e dall’ambiente- ha indicato la Posthuma- i geni da noi rintracciati spiegano solo una piccola parte delle ragioni indicate come cause scatenanti dell’insonnia”.

I vari geni hanno effetti diversi: l’MEIS1, regola la trascrizione del DNA ed è importante per lo sviluppo di una cellula. Per avere un quadro più quadro della situazione la scienziata ha precisato: “Due altri geni sono coinvolti anche nella trascrizione e altri giocano un ruolo nell’esocitosi”.

Per chiarezza vogliamo nominare l’intero parco di geni coinvolto nella ricerca: DCBLD1, MEIS1, MED27, HHEX, RHCG, IPO7 e TSNARE1.

L’innovazione dello studio è da rintracciare anche nell’analisi della disparità di genere: le donne hanno una predisposizione più elevata per l’insonnia rispetto agli uomini, le divergenze potrebbero derivare da differenze sessuali legate all’architettura genetica.

La Posthuma ci ha chiarito: “Abbiamo visto che in questo campione il 33% delle donne con un’età superiore ai 50 anni, ha riferito di soffrire di insonnia, mentre è stata rinvenuta in solo il 24% degli uomini”.

L’insonnia è connessa in percentuale più o meno elevata all’asma, obesità, disordini depressivi gravi, diabete e disturbi coronarici; è importante scavare nell’origine di una malattia che colpisce una gran fetta silenziosa di uomini e donne.

Gianluigi Marsibilio