Mukherjee è uno dei più brillanti divulgatori in circolazione e lo dimostra il modo in cui racconta l’avventura dei geni, del cancro e della sua vita a contatto con la terapia genica.

La spiegazione di ogni passaggio è sintetica, accurata e frizzante, per esempio guardate come parla del genotipo: “Una particolare combinazione di geni (un genotipo) potrebbe predisporci a una particolare configurazione del naso o a una certa personalità, ma la forma esatta o la lunghezza del naso che avremo resta impredicibile. Una predisposizione non può essere confusa con la disposizione: una è una probabilità statistica; l’altra una realtà concreta”. Veloce, tempestivo e puntuale, ecco l’essenza di un volume da leggere e nato forse per caso, dopo il Pulitzer per la saggistica nel 2011.

La storia dei geni tocca Pitagora, Aristotele, Darwin e i novelli scienziati, sono tutti accomunati da un senso di ricerca quasi romantico, che viene espresso al meglio nel libro, anche grazie agli intermezzi di storie intime che lo scrittore racconta.

L’idea del gene è raccontata in modo sempre estroso, e parte proprio da una frase: “è necessario portare avanti bizzarri processi sperimentali per scoprire l’idea di particelle discrete di eredità”.

Dentro al gene si nasconde questo mistero dell’ereditarietà che affascina il lettore e lo porta a comprendere l’origine di tutti gli sviluppi della scienza moderna.

L’idea alla base è quella di poter leggere noi stessi, nel mentre siamo in procinto di applicare e studiare tecniche sempre più mirate per leggerci, perdetevi nelle pagine di Mukherjee, anche dei suoi precedenti lavori, non ve ne pentirete.

La traduzione italiana tralascia il sottotitolo originale del libro che è: “An intimate history”, effettivamente proprio da lì parte la necessità di raccontare i geni, da un collage di storie personali dell’autore tutto da scoprire.

 

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