Donald Trump ha deciso di ritirare gli USA dallo storico accordo raggiunto nel 2015 con la COP21; il dibattito durato per mesi è giunto ad una “conclusione” con questa scelta. L’obiettivo dei 190 paesi è quello di impegnarsi a mantenere le temperature in una media di 1.5- 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali.

Queste le parole esatte del Presidente, pronunciate in una conferenza del 1 giugno: “The United States will withdraw from the Paris climate accord but begin negotiations to re-enter either the Paris accord or an entirely new transaction on terms that are fair to the United States and its businesses, workers and taxpayers”. Noi abbiamo parlato con Jake Schmidt, direttore dell’ International Program del Natural Resources Defense Council (NRDC).

“La decisione di Trump è un assalto al futuro dei nostri figli, alla società americana e a tutti i paesi del globo. Il Presidente sta decidendo di allinearsi contro i desideri del popolo americano, delle imprese americane e dei lavoratori di tutto il mondo. La sua scelta va contro gli interessi degli USA, come si vede anche dalle reazioni delle persone che hanno sostenuto di voler rimanere nell’accordo. Gli Stati Uniti non saranno formalmente esclusi dall’accordo fino al 4 novembre 2020, dopo le prossime elezioni presidenziali. La prossima amministrazione dovrà rientrare rapidamente nell’accordo di Parigi. Mentre Trump cerca di ritirarsi dall’accordo di Parigi, è chiaro che egli è solo nel suo desiderio di ritirare gli Stati Uniti dagli sforzi internazionali per affrontare il cambiamento climatico. Aziende, stati, città e cittadini vogliono che gli Stati Uniti continuino gli sforzi sia in patria che all’estero per affrontare il cambiamento climatico. Questo perchè continuiamo a vedere l’azione sul clima in tutto il paese”.

Gli Stati Uniti comunque rimangono parte della Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC): l’accordo di Parigi non sarà comunque rinegoziato a causa della fuoriuscita di un’unica nazione.

 

L’AGU (American Geophysical Union) ha dichiarato: “Tirando fuori (gli USA) da questo accordo internazionale, il Presidente Trump assesta un duro colpo agli sforzi globali per combattere i cambiamenti climatici e mitigarne gli effetti. La decisione dell’amministrazione è quella che evidenzierà a molti in tutto il nostro paese e in tutto il mondo che il governo degli Stati Uniti non riesce a riconoscere la gravità del cambiamento climatico e l’urgenza con cui si deve agire”.

Chris McEntee, direttore esecutivo e amministratore delegato della American Geophysical Union in un comunicato ha precisato la posizione dell’ente: “Lungi dall’essere un cattivo investimento per gli Stati Uniti, l’accordo di Parigi rappresenta la miglior chance della comunità globale per limitare sia i rischi che i costi per l’economia globale del cambiamento climatico. Solo nel 2012 i disastri climatici sono costati all’economia degli Stati Uniti più di 100 miliardi di dollari.  Inoltre, il coinvolgimento degli Stati Uniti nell’accordo, ci permette di rimanere in corsa per i benefici tecnologici ed economici di un futuro di energia pulita. Al contrario, con il ritiro dall’accordo di Parigi si girano le spalle alla comunità globale, vanificando gli sforzi da parte delle imprese di competere a livello globale”.

Kaisa Amaral, del Carbon Market Watch, ci ha informato della posizione ufficiale dell’associazione: “La decisione del Presidente Trump è spiacevole, ma non cambierà la transizione verso una società a basso tenore di carbonio che sta già ponendo le sue basi negli Stati Uniti e altrove. Il resto del mondo rimane comunque impegnato nel continuare gli sforzi congiunti per limitare il riscaldamento globale entro livelli di sicurezza. Questo è chiaro dalle dichiarazioni dei leader di tutto il mondo – dal Canada all’India e dalla Cina all’UE ».

Con gli Stati Uniti che hanno perso la rotta, Cina e India stanno amplificando i loro sforzi in questo settore: saranno loro la bandiera contro il cambiamento climatico?
Gianluigi Marsibilio