“Costruiremo un muro”, ecco come Trump tuonò durante la campagna elettorale per la presidenza. Da Presidente ha confermato di voler sigillare l’intero confine USA- Messico di 3.200 chilometri con un muro alto 10-20 metri. La zona intorno alla frontiera è tutt’altro che povera di fauna, infatti il ricco ecosistema ora è seriamente minacciato dalla colata di cemento che il muro rappresenterebbe.

Una recinzione, o comunque una barriera fisica, non distrugge in se l’habitat in modo diretto, infatti come ci ha precisato Lesley Evans Ogden, giornalista freelance che collabora con Scientific American, BBC Earth e altre importanti riviste scientifiche: “Le recinzioni occupano uno spazio lineare relativamente piccolo”. I problemi nascono quando la fauna viene divisa attraverso pezzi di habitat sempre più piccoli, questi infatti vanno a colpire: “La loro diversità genetica”.

Un più piccolo assortimento di individui disponibili per la razza- ha affermato Lesley Evans Ogden- può portare a problemi come l’inbreeding se la dimensione della popolazione si restringe in modo netto”. L’inbreeding è un incrocio genetico tra individui strettamente imparentati o consanguinei, come ad esempio un’unione fra fratello e sorella.

È ancora difficile pensare a quali animali sarebbero le prime vittime di questa selezione forzata, ad esempio come ha precisato la giornalista: “La genetista della conservazione Melanie Culver ha esaminato la connettività di molte specie di frontiera, tra cui la lucertola cornuta della pianura, la Chiricahua leopard frog e il Giaguaro, dimostrando una correlazione (tra barriere e conservazione)”.

Il confine in questione è lunghissimo e presenta varie zone e habitat, anche molto diversi tra loro, infatti come ci ha raccontato Lesley Evans Ogden, nel corso del tempo, si sono create vere e proprie sky island, con flora e fauna completamente diverse.

Preservare la zona è importante per la conservazione di mammiferi e animali che ormai da tempo immemore vivono in quelle aree. Ad oggi è ancora raro trovare studi sulle scienze della conservazione (in aree con recinzioni, barriere e muri) tuttavia noi avevamo parlato di questo tema analizzando la situazione nell’est Europa, dove addirittura alcune specie reintrodotte da pochi anni sono minacciate di estinzione, ad esempio il gatto delle montagne tornato sulle Alpi Dinariche solo nel 1973.

Lesley Evans Ogden ha concluso chiedendo più ricerca e attenzione ad un tema del genere: “è un campo di studio impegnativo da intraprendere perché i fondi sono difficili da acquisire e ci sono segreti e problemi di sicurezza associati alle regioni delle frontiere”.

Se i muri e le recinzioni diventano una caratteristica permanente potrebbero annullare decenni di conservazione e gli sforzi di collaborazione internazionale, e la situazione che si sta delineando non è delle migliori.

Gianluigi Marsibilio