La piccola nube di Magellano e la grande nube di Magellano sono due galassie piccole e irregolari che orbitano intorno alla nostra. Da tempo nella comunità di scienziati si mormorava sulla possibile esistenza di un “ponte”, un filamento di gas che collega le due galassie che è stato confermato alcuni anni fa, ma oggi l’anatomia dei due oggetti aggiunge un nuovo tassello, infatti è stata confermata l’esistenza di un campo magnetico associato al ponte di 75 mila anni luce.

La scoperta aggiunge un nuovo pezzo ad una mappa del magnetismo nell’universo che, nel corso degli anni, strumenti come l’Australia Telescope Compact Array si sta impegnando a comporre.

Jane Kaczmarek, studentessa presso la Scuola di Fisica dell’Università di Sydney, autrice principale dello studio, ha descritto la scoperta spiegandoci le difficoltà che gli scienziati hanno con il rilevamento dei campi magnetici nel cosmo: “Il rilevamento del magnetismo nell’universo è stato storicamente difficile per diversi motivi- ha iniziato la ricercatrice- I campi magnetici non possono essere osservati direttamente in quanto invisibili, gli astronomi hanno dovuto indirettamente osservare i campi magnetici studiando fenomeni che sono una conseguenza del magnetismo cosmico”. Le tecnologie sono in continuo rinnovamento, come gli strumenti che studiano i campi magnetici associati a delle strutture estremamente deboli.

I campi magnetici guidano l’evoluzione delle galassie, il magnetismo influenza nascita e morte delle stelle, mostra la sua influenza con il gas che viene spostato intorno ad una galassia, il ruolo preciso che svolgono sulla formazione a grande scala, come ha precisato la Kaczmarek: “è ancora sconosciuto”.

Le principali tecniche di analisi dei campi magnetici possono essere usate su scale cosmiche: “A lunghezza d’onda radio, siamo in grado di utilizzare una tecnica chiamata rotazione di Faraday (un fenomeno magneto-ottico, o una interazione tra luce e campo magnetico)”. Nell’uso di questa tecnica viene usata la luce polarizzata per studiare le proprietà di un campo magnetico che interferisce con la luce.

La scienziata si è detta sicura che: “Andando avanti, molte delle tecniche saranno ancora utilizzate, ma utilizzando nuovi telescopi più sensibili ai campi magnetici e alla polarizzazione, saremo in grado di misurare i campi deboli su enormi scale fisiche, attualmente inarrivabili con la tecnologia attuale”.

Oggi stiamo vedendo come i campi occupano interi cluster di galassie, ogni oggetto è magneticamente legato all’Universo e il preciso ruolo del magnetismo deve ancora essere svelato, visto che i campi magnetici sono ovunque nel cosmo.
Gianluigi Marsibilio