La serie del momento targata Netflix “13 Reasons Why” pone l’accento su una problematica sempre più presente tra i giovani, in particolare in una società come quella statunitense: il suicidio. Il direttore della Società per la prevenzione del suicidio tra i teenager, Phyllis Alongi, ha espresso all’Associated Press la sua perplessità sulla serie, in particolare sulla “scioccante” scena dell’estremo gesto della protagonista: “Sappiamo storicamente che esporre i dettagli di un suicidio non è raccomandabile- ha affermato- capisco che i produttori hanno qualcosa da comunicare, ma davvero questo può essere pericoloso e penso che dovremmo essere più responsabili”.

Secondo il Center for Disease Control and Prevention, il suicidio è stata la seconda causa di morte per bambini e giovani adulti di età compresa tra 10 e 24 anni nel 2014. Complessivamente i tentati suicidi sono in rialzo tra i giovani Usa: il problema riguarda particolarmente i maschi, che dall’età di 15 ai 19 hanno tre volte in più le probabilità di morire per suicidio rispetto alle donne. In quella fascia gli uomini hanno anche 8 possibilità in più di morire per colluttazione da arma da fuoco.

Per le donne che hanno già passato il periodo della pubertà invece c’è una grande incidenza, come ha mostrato un lavoro apparso su Pediatrics, di essere violentate dai propri coetanei maschi. Il 30% delle ragazze intervistate ha detto di aver subito attacchi verbali o fisici da parte dei loro “amici”.

Noi abbiamo parlato con Gregory Plemmons, esperto di disagi psichiatrici negli adolescenti e nei bambini e Associate Professor a Venderbilt, che ci ha spiegato: “La depressione e l’isolamento sono temi comuni nel libro (e nella serie), i traumi sessuali e il bullismo sono stati associati a suicidi e depressioni”.

Un lavoro pubblicato sempre su Pediatrics, esattamente nella giornata di ieri, mostra un’elevata incidenza statistica di diagnosi di depressione tra le vittime di bullismo in quinta elementare. In futuro, inoltre, questi ragazzi sono saranno più suscettibili all’abuso di sostanze stupefacenti e di alcool. I dati tra il 2004 e il 2011 provengono da 4300 bambini e mostrano come gli effetti siano uguali per ragazzi e ragazze.

La situazione rimane da monitorare per un’incidenza che diventa sempre più problematica: “I tassi di suicidio – ha affermato Plemmons- sono aumentati del 24% negli ultimi 15 anni (in praticamente ogni fascia d’età). L’aumento è stato visto, in modo più vertiginoso, per le ragazze adolescenti, per motivi ancora non chiaramente compresi”. Le ipotesi del dottore comprendono: “L’utilizzo maggiore dei social media e la possibilità del cyberbullismo”.

Lo show dunque ha toccato un nervo scoperto nella società, e ha catalizzato l’attenzione dei giovani, prendendosi oltre 340.000 followers su Twitter e quasi 2,5 milioni su Facebook.

In questa storia ci sono logicamente lati positivi e non: la parte migliore è nella possibile rimozione dello stigma che: “Può portare a parlare di sentimenti oscuri e depressione: riconoscere i segni infatti di questa malattia può essere positivo”. Alcuni psicologi sono preoccupati tuttavia dalla reclamizzazione del suicidio, ma come ha suggerito Plemmons: “ Quello che spero accadrà è che gli adolescenti non vedranno questo spettacolo in isolamento e senza parlare con i loro genitori, coetanei o con un consulente, se veramente si sentono senza speranza e non vedono una via d’uscita”.

Generalmente le esposizioni di storie legate al suicidio hanno portato ad un incremento di casi nel corso della storia: a mostrarlo è stato anche un paper di Madelyn S. Gould, della Columbia University, che ha analizzato come l’aumento di tassi sia connesso all’uscita di fiction o libri su temi del genere. Nella storia delle serie tv un caso è stato statisticamente rilevante: un dramma in sei parti trasmesso in Germania dell’Ovest nel 1981, “Morte di uno studente” ha fatto registrare, nei 70 giorni dopo la messa in onda, un aumento di suicidi causati dal salto sotto ad un treno.

La scelta di mostrare scene così dure nella serie “13 reasons why” è sicuramente artisticamente appagante, ma è altrettanto socialmente utile?

Plemmons ha chiuso il suo discorso con un elemento importante: “I pensieri suicidi sono di solito transitori e se ci si può collegare e farsi aiutare da  delle persone, si può sempre sperare di impedirli e prevenirli”.

Gianluigi Marsibilio