Come reagiamo alla morte di una persona cara nell’epoca dei social network?

Le reti di interazioni sviluppate grazie alla morte di un amico o un parente sono amplificate e, in alcuni casi, rafforzate dall’utilizzo dei social media.

William R. Hobbs dell’Università di San Diego e Moira K. Burke di Facebook hanno pubblicato su Nature i risultati della loro ricerca, effettuata nel periodo tra il 2011 e il 2015, basata sullo studio di oltre 15000 “reti di interazioni”  nelle quali uno degli utenti era deceduto. 

Partendo da qui è stato possibile un confronto di rete con le interazioni degli utenti attivi.

Lo studio si è basato su dati di cittadini della California nati dal 1947 al 1993. Il campione preso in considerazione contava inizialmente più di 12 milioni di utenti. La prima scrematura è stata effettuata prendendo in esame solo le reti sociali nelle quali si trovava un individuo deceduto nel periodo tra gennaio 2012 e dicembre 2013. Questo gruppo contava 771.034 utenti, raggruppati in 15.129 reti sociali.

 

Ad esso è stato contrapposta una quantità doppia di reti sociali analizzate con un’altra peculiarità: non aver “subito lutti” al proprio interno.

Le interazioni registrate tra utenti dei gruppi analizzati sono aumentate sensibilmente nei primi due anni dopo la “perdita”. Tra persone e amici comuni, non in diretto contatto tra loro, possono crearsi legami anche forti ma di durata breve o rapporti di lunga maturazione ma più duraturi nel tempo. Tra parenti, invece, chi subisce in modo più vicino il lutto, ad esempio un nonno, crea legami più forti con gli altri membri del nucleo più prossimale (figli e nipoti).

Il tipo di manifestazione dell’interazione sociale cambia anch’essa: ad esempio i tag fotografici riflettono un’amicizia più profonda nella vita reale rispetto ad un semplice messaggio lasciato in bacheca o un commento.

La tipologia del decesso è un elemento importante nel tipo di reazione rispetto ad esempio alla fascia di età: una morte improvvisa (non violenta, quindi non omicidio né suicidio) ha come conseguenza un aumento simile alle interazioni registrate nella fascia 18-24 anni (+8,7%) e in quella 25-64 anni (+12,9%).

I risultati della ricerca suggeriscono inoltre come il sostegno social di amici sia più forte nei confronti di un coniuge che perde il partner, chi rimane vedovo quindi trova sollievo nel condividere il lutto con chi ha subito lo stesso tipo di perdita (esperienza condivisa).

Vi è inoltre una curiosità: risultati simili sono stati riscontrati in una ricerca a suo modo analoga, seppur opposta dal punto di vista dell’input iniziale: la nascita di un figlio. Un bimbo porta ad un raddoppio delle interazioni delle persone coinvolte con i contatti.

La conclusione è che, seppure in modo freddo, questi strumenti che utilizziamo in modo meccanico ogni giorno possono aiutare a ricordare chi perdiamo, grazie ad un confronto con persone che hanno vissuto esperienza simili o che, semplicemente, hanno condiviso momenti con il defunto.

Camillo Affinita